Diario di bordo
Marco Lombardi. La poltiglia della politica italiana
12 Aprile 2011
 

Le dichiarazioni del Ministro dell'Interno sul possibile recesso dell'Italia dalla UE hanno raccolto un sinistro consenso popolare. Cittadini convinti che tornare alla Lira risolverebbe i guai dell'economia nazionale, che ogni direttiva europea attacchi le nostre tradizioni. Arretriamo di vent'anni, bruciamo risorse avvitandoci su noi stessi.

Come asserire che l'Europa ci lasci soli, quando siamo noi ad averne preso le distanze? Ad oggi sono ben 147 le procedure di infrazione pendenti sull'Italia, per violazione o disapplicazione del diritto comunitario*. Abbiamo votato, con indicazione di preferenza, liste di europarlamentari incapaci anche solo di utilizzare un inglese da principianti. Questi, dal canto loro, non hanno fatto molto per migliorarsi. Ombre della parodia che ne faceva il duo comico Luca e Paolo, meglio pagati dei colleghi stranieri, distinti per assenteismo ed incompetenza. Forse gli Stati membri più forti, Francia e Germania in testa, ci stanno facendo pagare un prezzo troppo salato, ma è ciò che spetta a chi crede sempre di cavarsela con l'arte del sotterfugio. Se noi siamo furbi gli altri però non sono scemi e quando vale loro la pena picchiare, ci vanno giù duro. Altrimenti ci ignorano e noi a bearci e dannarci per le nostre inefficienze ed illiceità, restii al minimo cambiamento. Incapaci di comprendere che l'acquisto di bicchieri di vino alle bancarelle ambulanti, o la concessione ereditaria e senza gara dei diritti di utilizzo degli arenili balneari, prima di essere violazioni di norme europee sono lesioni dei nostri interessi. Le stesse compiute dalle banche nell'addebitare innumerevoli commissioni, o dalle società assicurative coalizzate in cartelli a difesa di premi esorbitanti.

Sto quasi rivalutando il modo di comunicare che aveva la politica della prima repubblica, quei discorsi accettati dalla gente per partito preso, fatti di paroloni che lasciavano intimoriti. Certo c'era chi destandosi sbottava, come il primo Fantozzi, in un “ma allora mi hanno sempre preso per il culo!”, tuttavia cosa si è guadagnato dalla volgarizzazione del linguaggio politico? Estimai la ventata attivistica che seguì tangentopoli, la spinta accolta dalla politica di una maggiore partecipazione civica, semplificando i contenuti ed adottando strumenti di democrazia dal basso. Bisogna ammettere però che questa operazione non ha migliorato il senso di responsabilità degli italiani, finendo solo per penalizzare i politici meno gigioni e favorendo così lo scadimento della politica in una poltiglia di luoghi comuni. In Italia più che altrove.

 

Marco Lombardi


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