Oblò cubano
Gordiano Lupi. 'Peones' della dittatura 
Niente di nuovo sotto il sole: infiltrati denunciano la dissidenza cubana al soldo dell’Impero
01 Marzo 2011
 

Carlos Manuel Serpa Maceira e Moisés Rodríguez erano due agenti della Sicurezza di Stato, infiltrati per lungo tempo tra le fila della dissidenza. La rivelazione è stata annunciata dal programma speciale della televisione cubana “Peones del Imperio”, trasmesso sabato scorso in prima serata. Lo scalpore è stato grande, sia all’interno che fuori dall’isola, tra cittadini cubani ed esiliati. Nessuno può sorprendersi più di tanto, però, soprattutto chi segue da anni con attenzione le vicende cubane. Si tratta di un vecchio copione che le gerarchie governative hanno appreso dai servizi segreti sovietici e dal modus operandi della polizia politica dei vecchi regimi comunisti. Periodicamente a Cuba torna d’attualità la mai provata accusa governativa che descrive tutta l’opposizione interna come un’organizzazione finanziata dagli Stati Uniti.

Carlos Manuel Serpa Maceira, agente Emilio, e Moisés Rodríguez, agente Vladimir, sono stati presentati al folto pubblico che il sabato sera si riunisce davanti agli schermi televisivi. Serpa era un giornalista indipendente molto attivo, vicino alle Damas de Blanco, collaborava con organizzazioni di stampa di Miami, come Radio Mambí, Cubanet e Radio - TV Martí. Rodríguez, tra il 1987 e il 1989, ha fatto parte della Commissione Cubana per i Diritti Umani e la Riconciliazione Nazionale.

Il programma televisivo ha presentato l’opposizione cubana come un blocco monolitico diretto e pagato da Washington. Le accuse più gravi sono state rivolte ai dissidenti più prestigiosi: dalla blogger Yoani Sánchez, che riscuote grande credito internazionale, fino alle Damas de Blanco, che ogni domenica marciano per le strade dell’Avana chiedendo la liberazione dei prigionieri politici. Gli agenti hanno rivolto pesanti accuse al giornalista indipendente Guillermo Fariñas, che ricordiamo in un lungo sciopero della fame per reclamare la liberazione dei prigionieri politici e per aver ricevuto il Premio Sacharov dal Parlamento Europeo, nel 2010. Un altro obiettivo degli agenti infiltrati è stato Jorge Luis García Perez, alias Antúnez, un ex prigioniero politico che si è reso protagonista di numerose proteste contro il governo dei fratelli Castro. Secondo le accuse si tratterebbe di persone «pagate dall’imperialismo statunitense».

Antúnez, in un’intervista telefonica rilasciata a El Nuevo Herald, ha detto che gli oppositori non devono scoraggiarsi per la propaganda governativa, proprio adesso che nella popolazione sta crescendo simpatia e condivisione. Secondo Antúnez, Serpa non è un agente della Sicurezza di Stato ma un semplice traditore, un cittadino corrotto dalle autorità che hanno approfittato della sua debolezza e di uno stato di bisogno economico. 

Laura Pollán, leader delle Damas de Blanco, ha detto che non è sorpresa per l’infiltrazione di agenti, perché sono 52 anni che il governo cubano cerca di screditare la dissidenza. «È un modo per intimidirci e per creare sfiducia nei nostri confronti, ma non otterranno il loro scopo, anche se i mezzi di comunicazione sono tutti nelle mani del governo», ha detto la Pollán. Domenica scorsa le Damas de Blanco sono state insultate e percosse durante un lungo atto di ripudio da parte di gruppi governativi.

Serpa ha detto a Juventud Rebelde: «L’opposizione esiste solo per ottenere denaro, tutto è in funzione dei dollari statunitensi». L’agente infiltrato ha definito la Sociedad Interamericana de Prensa (SIP) e Reporteros sin Fronteras come «organizzazioni che servono soltanto a condurre battaglie mediatiche contro Cuba».

Cubanet e altre reti di attivisti sono state oggetto di accuse da parte degli agenti. È facile vedere che siamo di fronte a pura propaganda di Stato, condotta facilmente in un situazione di totale assenza di libertà di stampa e di impossibilità a controbattere le accuse. Un attacco per screditare l’opposizione, che giunge in un momento difficile, per evitare che a Cuba possano verificarsi ribellioni sul modello arabo. Il governo cubano vuole mantenere con ogni mezzo il controllo della situazione politica e sociale, anche se si rende conto che il movimento oppositore sta compiendo grandi passi in avanti. Si vuol far credere che l’opposizione esiste soltanto perché è sovvenzionata dall’estero. Si sta ripetendo il vecchio copione della Primavera Nera del 2003, quando l’ondata repressiva venne anticipata da pesanti accuse da parte di agenti infiltrati nelle fila della dissidenza. Le testimonianze dei poliziotti segreti servirono per condannare giornalisti indipendenti a lunghe pene carcerarie.

Non resta che attendere gli sviluppi.

 

Gordiano Lupi

 

 

La vignetta “Peones de la dictadura” è di Omar Santana (El Nuevo Herald) e non ha bisogno di traduzione.


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