Prodotti e confezioni [08-20]
Vetrina/ Alberto Figliolia. Il pittore internato
28 Gennaio 2011
 

Il pittore internato

 

All'autoritratto manca la mano destra

e il braccio sinistro pende di là dei confini della tela.

Lo sfondo è notte pura senza vortici di stelle:

nera come la fame che ci divora.

Il mio viso è surrealtà iperreale:

vivo e vegeto senza un corpo animale.

Indosso una divisa di tela stracciata e dipingo

disperazione, odio, rancore,

umiliazione, vergogna, sopraffazione,

confessioni estorte, camere di sangue,

forni che bruciano carne e ossa

per farne fumo in un cielo artefatto.

La notte ascolto il vento fischiare

e i lupi ululare nelle desolate lande.

Guardo dritto quando non posso,

abbasso gli occhi quando non voglio.

Gli aguzzini ci rinchiudono in lerci sgabuzzini

dove sussurrano le voci di chi più non è.

La rete spinata (io la scorgo anche quando

non è alla vista) è come la siepe

dell’ermo colle, ma di qua e di là c'è il vuoto:

in essa passa la corrente

che potrebbe donare la pace

alla rovinosa cascata dei giorni.

La mia dignità può fare a meno del fantasma della libertà?,

io mi domando senza risposta.

Se un tempo ho avuto madre e padre,

moglie e figli, amici; se un tempo

ho amato, giocato e sperato...

ho scordato pure questo.

Ascolto la conta di ogni grigio mattino

e l’ossessiva, necessaria, decimazione

declamando nella mente

versi e colori corrosi dal tempo.

Talora, con la neve che mi cade sul volto,

incendiandolo di gelo,

sorrido alla mia immagine ideale

che mai più riavrò.

 

Alberto Figliolia


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