Oblò Mitteleuropa
Barocco redivivo: il piccolo teatro nel castello di Gotha
Il teatro nel castello di Gotha
Il teatro nel castello di Gotha 
19 Ottobre 2010
 

Gioiello fra i teatri storici del barocco, il teatro di Gotha, sito nel torrione occidentale del Castello di Friedenstein, storica residenza dei duchi di Sassonia-Anhalt, ha conservato anche i macchinari scenici di legno originali ed è considerato il teatro del diciassettesimo secolo meglio conservato in Europa. Fu fatto costruire nel 1683 dal duca Federico I (1646-1691), in un’epoca in cui i sovrani delle piccole corti avevano l’abitudine non solo di assistere a spettacoli teatrali, ma anche di esibirsi personalmente come attori. Federico I aveva imparato fin da ragazzo l’arte della declamazione (recitando soprattutto versi latini e francesi) e a esercitarsi nella retorica, riproducendo testi drammatici in diverse lingue. Così, quando assunse il potere, si premurò di fare in modo che alla corte di Gotha si sviluppasse in tutta la sua scoppiettante magnificenza l’edonismo frivolo del tardo Seicento, che il suo severo padre - che forse non a caso si chiamava Ernst, ossia serio - aveva sacrificato a una più austera e utilitaristica concezione della vita e della cultura.

Il teatro di corte, che prima aveva perseguito finalità pedagogiche, fu da allora destinato al puro intrattenimento. Ma per le messinscene dei testi e della musica barocchi non bastava più la trasformazione temporanea in palcoscenico di uno dei locali del castello: i melodrammi francesi e italiani richiedevano, data la loro complessità scenica, una struttura teatrale professionale, fissa e non più trasferibile di stanza in stanza. Fu dunque costruito nella torre, al posto della sala da ballo, quel teatro che, anche nel sottopalco, conserva a tutt’oggi i macchinari di legno che permettevano già allora (grazie a un sistema di quinte sfilate e issate attraverso fessure sui due lati del palco) un rapido cambio di scena. Si tratta di un fatto straordinario, se si pensa che a quel tempo l’illuminazione veniva affidata esclusivamente a candele o a lampade a olio e che il fuoco era il peggior nemico di ogni palcoscenico.

Al suo massimo splendore il teatro di Gotha arrivò tuttavia solo nel tardo Settecento, quando, nel 1775, il successore di Federico I, Ernst II, vi fondò il primo teatro di corte con compagnia stabile, assumendo una troupe fissa che esibiva soltanto nel suo castello e aprendo gli spettacoli alla borghesia che vi poteva accedere a pagamento. Fu quello il tempo in cui a dirigere il teatro fu chiamato l’attore Conrad Ekhof (1720-1778), che trasformò la città di Gotha in uno dei centri culturali più vivaci dell’epoca.

Attore dalle eccezionali capacità istrioniche e promotore di una recitazione innovativa, più spontanea e realistica rispetto alla tradizione aulica, Ekhof contribuì in maniera essenziale allo sviluppo del teatro in senso moderno. Nato ad Amburgo nel 1720, Ekhof, conobbe i suoi primi successi già a vent’anni. Di molte delle parti da lui recitate si è persa memoria, perché i nomi degli attori allora non comparivano sulle locandine. Si sa solo che aveva una voce stupenda, benché il suo fisico – era piccolo di statura e aveva le spalle spioventi – fosse poco favorevole alla professione dell’attore. Ma Ekhof era uomo di grande tenacia e di grande zelo e non si lasciò demotivare al proprio aspetto esteriore, continuando a lavorare per e sul teatro e sfatando, con la disciplina e la severità (imposte anche al resto della troupe), molti pregiudizi sul mondo dello spettacolo.

Proprio a lui e al suo impegno è dedicato il teatro nel castello di Gotha, che, dal 1996 è di nuovo accessibile al pubblico ed è tornato a funzionare anche come palcoscenico, in quanto d’estate ospita un festival in cui, rimettendo in moto i macchinari di tre secoli fa per allestimenti “storici” (ossia con scenografie e costumi consoni) di opere del XVIII secolo, permette ai pochi spettatori - i posti a sedere sono soltanto 160 - di rituffarsi nel mondo magico di un teatro che oggi ricorda una preziosa bomboniera, ma, quando venne inaugurato, era un audace modello di modernità.

 

Gabriella Rovagnati


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