Oblò cubano
Nuove licenze, lavoro privato e vecchi mestieri 
Raúl Rivero: “Il governo vuole riscuotere imposte e far ricadere sui privati le sue responsabilità”
(da
(da 'El Nuevo Herald') 
03 Ottobre 2010
 

Raúl Rivero, poeta e giornalista esiliato in Spagna, è un commentatore politico che analizza con lungimiranza il problema delle liberalizzazioni economiche concesse dal governo castrista.

«Le autorizzazioni a esercitare 178 mestieri prima proibiti dalle leggi cubane risolvono due problemi al governo. Prima di tutto tolgono dalla clandestinità migliaia di persone che da tempo vivevano grazie ad attività private. Da oggi questi cittadini cominceranno a pagare le tasse sul loro lavoro, mentre prima non lo facevano. In secondo luogo trasferiscono ai privati la responsabilità della miseria e delle mancanze che asfissiano la cittadinanza» (El Nuevo Herald, 03/10/10).

I nuovi lavori autorizzati sembrano prelevati da manuali ottocenteschi di storia delle attività produttive e non sono certo mestieri moderni capaci di risolvere i molteplici problemi economici. In certi casi l’elenco dei lavori privati ridonda di parole e di espressioni da anni cadute in disuso. Troviamo limpiabotas (lustrascarpe o sciuscià, che dir si voglia), criadas (serve di casa), forradores de botones (rivestitori di bottoni), reparadores de colchones (restauratori di materassi)… Da ora in poi sarà responsabilità individuale se le cose non funzioneranno, se non sarà possibile mettere insieme il pranzo con la cena non si potrà colpevolizzare lo Stato - che ha liberalizzato, cos’altro dovrebbe fare? - ma chi non sa sfruttare le opportunità. Nell’elenco dei liberi lavori privati spiccano mestieri come arrotino, riparatore di strumenti musicali, pulitore di scarpe… ecco le grandi opportunità concesse dal governo di Raúl Castro!

La stampa e la televisione sono al servizio dello Stato, quindi sarà impossibile leggere proteste e ascoltare liberi dibattiti, così come il sindacato è espressione del governo e non rappresenta le istanze dei lavoratori. La sola cosa vera è che mezzo milione di lavoratori statali finiranno per strada, senza sapere cosa fare, privi non tanto del magro stipendio quanto delle opportunità illecite legate al lavoro, vero fulcro dell’economia cubana insieme alle rimesse degli emigranti. Le uniche possibilità lavorative per i cubani sono legate al turismo: piccolo artigianato, licenze per affittare case e camere, apertura di ristoranti familiari, piccoli bar e strutture da spiaggia dove si confezionano panini e si vendono bibite. Tutte queste attività, in passato, sono state rese difficili da una tassazione spropositata agli effettivi guadagni, per impedire - parole di Fidel - che si formasse una casta di nuovi ricchi.

Raúl Rivero ritiene che la liberazione-deportazione di 36 prigionieri politici e queste pseudo aperture economiche siano poca cosa per pretendere che venga modificata la posizione comune europea nei confronti di Cuba. Condividiamo le sue parole e attendiamo ulteriori passi in avanti da parte del governo di Cuba. Non può bastare un astuto meccanismo per far pagare le imposte ai piccoli imprenditori che da anni lavorano in nero per modificare la nostra opinione nei confronti di una dittatura. I veri cambiamenti che i cubani attendono riguardano la libertà di movimento (eliminazione del permesso di uscita e di entrata), il sistema monetario (eliminazione della doppia moneta e valore reale degli stipendi), la libertà di espressione del pensiero e un sistema elettorale su base democratica. Non è poco.

 

Gordiano Lupi


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