Diario di bordo
Anche Sondrio fra le visite del secondo ferragosto in carcere 
I numeri allarmanti del sistema penitenziario italiano
Sondrio, 2002. All
Sondrio, 2002. All'ingresso del carcere di Via Caimi in occasione di una precedente visita 
14 Agosto 2010
 

Domenica 15 agosto, alle ore 10:30, il deputato Gianni Farina, di origini valtellinesi e membro per lungo tempo della Commissione Giustizia della Camera, visiterà il carcere di Sondrio accompagnato dai militanti radicali Giovanni Sansi, Federica Ciapponi, Gianfranco Camero e da Mario Dell'Oca. Al termine della visita (presumibilmente verso le 12:30) verranno rilasciate delle dichiarazioni alla stampa.

L'iniziativa rientra nell'ambito del “secondo Ferragosto in carcere” che vede circa 200 fra deputati, senatori, parlamentari europei e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici partecipare alla grande visita in massa delle 205 Case circondariali e di reclusione promossa, per il secondo anno, da Rita Bernardini, deputata radicale eletta nelle liste del Pd.

 

Lo scenario che si troveranno di fronte sarà persino peggiore di quello dell'anno scorso. I numeri che arrivano da fonti ufficiali delineano un quadro infernale, che parte dalla condizione di sovraffollamento delle celle: poco meno di 70 mila persone (68.206, in continuo aumento) in uno spazio che ne potrebbe contenere 43 mila; 40 detenuti suicidi nelle carceri italiane dall'inizio di quest'anno (594 dal 2.000 ad oggi), mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 105 (negli ultimi 10 anni i “morti di carcere” sono stati 1.703). Va detto però che non sono soltanto i detenuti a “morire di carcere”: da gennaio ad oggi già 4 agenti di polizia penitenziaria si sono tolti la vita, ai quali va aggiunto anche il Provveditore alle carceri della Calabria, Paolo Quattrone, suicidatosi il 23 luglio scorso.

Dunque, luoghi di pena che niente hanno a che vedere con quanto sancito dall'articolo 27 della Costituzione Italiana con cui si stabilisce che «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»; come, per altro verso, recita l’art. II-64 della Costituzione Europea dove sancisce che «nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti». Anche il ricorso eccessivo, e spesso illegittimo, allo strumento della custodia cautelare in carcere contrasta con il principio costituzionale in base al quale «l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva».

 

Al di là dello schieramento politico di appartenenza e del modo che può essere diverso di affrontare il problema carcerario, crediamo che ci unisca la volontà di adesione alle leggi e alla nostra Costituzione. Intendiamo fare un utile monitoraggio per tutti coloro che si occupano di carcere e, soprattutto, vogliamo portare il nostro saluto e la nostra attenzione a tutta la comunità penitenziaria che, ancora una volta pur nelle grandi difficoltà che vive, sta dimostrando un senso di responsabilità encomiabile al quale è doveroso che le istituzioni rispondano con atti concreti.

 

Gianfranco Camero

p. Radicali Sondrio


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