In tutta libertà
Gordiano Lupi. Il corno dell’abbondanza (2008) di Juan Carlos Tabio
28 Giugno 2010
 

Regia: Juan Carlos Tabío. Produzione: Spagna e Cuba. Durata: 107 minuti. Genere: Commedia. Soggetto e sceneggiatura: Arturo Arango e Juan Carlos Tabío. Produzione: Gerardo Herrero, Camilo Vives y Mariela Besuievsky. Musica: Lucio Godoy. Fotografia e Montaggio: Hans Burmann. Interpreti: Jorge Perugorría (Bernardito), Enrique Molina, Paula Alí, Yoima Valdés, Laura de la Uz. Uscito in Spagna: 24/10/2008. Uscito su DVD in Spagna e nei paesi ispanici: 25/02/2009.

 

 

Il cinema cubano dopo il 1989 è sempre più in primo piano, così come la letteratura prodotta nel periodo speciale resterà come specchio di un’epoca destinata a produrre un cambiamento storico. La caduta del muro di Berlino ha fatto nascere autori interessanti come Pedro Juan Gutiérrez, ma anche cineasti e scrittori di cinema come Juan Carlos Tabío e Arturo Arango, che con pennellate rapide ed efficaci raccontano il dramma di una società in perenne divenire. Juan Carlos Tabío, nato nel 1943 all’Avana, continua a essere il regista più interessante dell’isola caraibica. Ha realizzato pellicole a metà strada tra il realismo e il fantastico come Se permuta (1988), Plaf o demasiado miedo a la vida (1993), Fresa y chocolate (1994 - codiretto con Tomás Gutiérrez Alea - versione italiana Fragola e cioccolato), Guantanamera (1995 - codiretto con Tomás Gutiérrez Alea - versione italiana stesso titolo), Lista de espera (2000 - versione italiana Lista d’attesa), Aunque estés lejos (2003) e El cuerno de la abondancia (2008). Purtroppo le versioni italiane sono ferme al 2000, quando sui nostri grandi schermi del cinema d’autore abbiamo apprezzato Lista d’attesa, tratto dal racconto di Arturo Arango edito in Italia da Fazi.

El cuerno de la abondancia è ambientato nel piccolo paese immaginario di Yaragüey, situato all’interno di Cuba, in una zona di campagna. Il regista compone un affresco narrativo della Cuba contemporanea utilizzando elementi tipici del cinema fantastico. Abbiamo un narratore in prima persona che conduce lo spettatore alla scoperta di una storia improbabile riguardante un’eredità milionaria per i membri della famiglia Castiñeiras. La vita di tante persone potrebbe cambiare: dopo la notizia l’esistenza di tutto il paese e soprattutto dei Castiñeiras non è più la stessa, ma perde i vecchi punti di riferimento. Bernardito e sua moglie Marthica si dedicano soltanto a dare la caccia all’eredità e pensano di poter cambiare vita grazie al lascito milionario. Ci troviamo di fronte a una vera e propria caccia al tesoro che parte da un assunto fantastico per comporre un quadro realistico dei caratteri e della società cubana in pieno periodo speciale. La caccia all’eredità coinvolge tutti i cittadini del piccolo paese di campagna in un clima da corsa all’oro. La galleria di personaggi è prelevata dal quotidiano, anche se uno spettatore poco esperto di cose cubane potrebbe obiettare che certi caratteri sono troppo caricaturali. Vediamo le vicissitudini di Bernardito e Marthica che non riescono a fare l’amore in santa pace perchè la madre del compagno possiede la chiave di casa e li interrompe sempre. Questo evento comico è il filo conduttore del film, ma non è così paradossale, perchè a Cuba la mancanza di privacy di una giovane coppia è un problema concreto, visto che per necessità più generazioni convivono in pochi metri quadrati. Lo scemo del villaggio sposa la ragazza più bella del paese solo perchè sta per ereditare una fortuna, soffiandola a un gestore di azienda statale (un ricco secondo i parametri cubani). Pure questo assunto non è caricaturale perchè molti stranieri ricchi e stupidi portano via bellezze cubane dalla loro terra solo perchè possiedono soldi e beni materiali. Il protagonista è assediato sessualmente da una focosa compaesana che vuole il suo corpo ma soprattutto brama i suoi soldi. Un vecchio padre di famiglia comunista si preoccupa che le cose vengano fatte secondo legalità, ma pure lui si lascia abbagliare dal miraggio della ricchezza. Alla fine tutto sembra sfumare nel nulla e la colpa - nemmeno a farlo apposta - viene data all’embargo nordamericano, che esclude dall’eredità i cubani residenti sull’Isola. Il crollo dell’illusione produce nuova disperazione ma anche il ritorno alla normalità: Bernardito e Marthica si mettono a fare i pasticceri e confezionano dolci di compleanno e di matrimonio per recuperare un po’ di denaro. Lo scemo del villaggio viene mollato dalla ragazza più bella del paese che torna dal ricco cubano. Altri abbandonano l’Isola su zattere di fortuna fabbricate con il motore di una Chevrolet (si tratta di una citazione di fatti realmente accaduti). Il presidente della commissione per ottenere l’eredità brucia i documenti e si impicca.

Il film termina con una nuova illusione trasmessa dalla televisione nazionale: un altro presidente sta tentando di ottenere il denaro che spetta a tutti i cubani. La frenesia si impadronisce ancora una volta dei paesani che invadono la casa di Bernardito e Marthica interrompendo l’ennesimo tentativo di rapporto. La ragazza non è più così entusiasta della possibilità di cambiare vita, adesso le interessa soltanto di ottenere la sua privacy. Eredità o meno, Marthica vuole che Bernardito fabbrichi un muro per dividere la loro camera dal resto del paese e tenere lontani gli scocciatori.

El cuerno del la abondancia è un film interessante, che definirei realismo fantastico sullo stile di Lista d’attesa e Guantanamera. Sono ottime le parti oniriche, soprattutto quella dove Bernardito tenta di aprire una cassaforte spinta dalle onde sulla spiaggia e la madre consegna la chiave. Abbiamo un doppio simbolismo: l’eredità e il sogno della ricchezza, ma anche la madre che non lascia tranquillo Bernardito perché possiede la chiave di casa e non la vuol mollare. Gli inserti fantastici godono di una colorazione diversa, utilizzando uno stratagemma narrativo già visto in Lista d’attesa, ma ritroviamo persino l’uso dello spleet screen tipico del nostro cinema degli anni Settanta. La pellicola contiene un interessante fumetto che racconta la storia di un matto innamorato della ragazza più bella del villaggio che sogna di sposarla.

El cuerno de la abondancia contiene una velata critica alla società cubana dopo la caduta del muro di Berlino, perché ammanta di realismo magico una situazione di mancanze e racconta la vita di cittadini che praticano quotidianamente l’arte di arrangiarsi. Il denaro è visto come un sogno, la ricchezza è un’illusione irraggiungibile, un qualcosa che potrebbe cambiare la vita ma che resta sempre a un passo dalle persone comuni.

Tabío inserisce la televisione di Stato come una presenza ingombrante che racconta bugie, pure se il vecchio padre comunista la ascolta come se fosse il Vangelo. La società cubana sta cambiando, i rapporti sono sempre più interessati e guidati dal possesso di denaro, ma resta sempre il sesso - vero motore della vita - l’amore che trionfa anche dopo tanti tradimenti interessati.

La morale è che la ricchezza improvvisa piovuta dal cielo corrompe gli uomini, li modifica, li spinge a fare cose di cui si pentiranno. Forse è un avvertimento per il futuro, un tentativo di Tabío per dire che serve prudenza nel cambiamento perché essere è più importante che avere. Tabío maschera le critiche alla società cubana incolpando di tutto l’embargo nordamericano, ma pure questo è un colpo di scena caricaturale che nasconde una critica a chi usa il bloqueo come scusa per ogni problema. Il personaggio del vecchio comunista - sempre presente nei film di Tabío in chiave ironica - è più realistico di quel che può sembrare a un non cubano. A Cuba esistono ancora vecchi comunisti legati al passato che sembrano ligi al dovere, vogliono che tutto sia legale e si scagliano contro i mafiosi di Miami… ma in fondo pure loro non resistono al demone della cupidigia e dell’avidità. Tabío cita anche il mercato nero e i commerci sotto banco per tirare avanti, che bene o male tutti mettono in piedi. Il vecchio comunista non deve sapere che Bernardito e la compagna affittano cassette di contrabbando e preparano dolci fuori dal mercato statale per arrivare in fondo al mese. Il corno dell’abbondanza è l’ironico nome che i protagonisti danno al negozio di pasticceria che mettono in piedi subito dopo la fine del sogno milionario. Il film rappresenta una critica al mito dell’uomo nuovo di cheguevariana memoria, impossibile a realizzarsi perché l’egoismo trionfa sempre. Si tratta del primo film dove lavorano insieme Jorge Perugorría, Vladimir Cruz e Mirta Ibarra dopo Fragola e cioccolato (1993), diretta dallo stesso Juan Carlos Tabío insieme a Tomás Gutiérrez Alea. Arturo Arango, che aveva lavorato a Lista d’attesa - tratto da un suo racconto - ha dichiarato: «El cuerno de la abundancia è il lato negativo di Lista d’attesa, perché racconta una situazione estrema che fa affiorare i sentimenti peggiori dell’animo umano».

 

Gordiano Lupi

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