Oblò cubano
Eduardo Mesa. Cuba: oltre le mediazioni
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(foto 'Penúltimos Días') 
06 Giugno 2010
 

Il fatto che il governo di Raúl Castro abbia infranto le proprie regole per accettare la mediazione della Chiesa è significativo, perché le ha concesso un riconoscimento istituzionale finora negato. Rappresenta un boccone amaro per Raúl Castro l’incontro con alcuni porporati, ma molto più amaro sarebbe riconoscere istituzionalmente l’opposizione, uno sciroppo ancora più indigesto da sorbire.

Il generale continua a reprimere perché è il suo modo di fare e perché non vuole che altri negri e mulatti, vecchi ufficiali e internazionalisti, seguano i cattivi esempi di Fariñas e Zapata. Ma la punizione e il carcere presentano un inconveniente: più uomini in galera equivalgono a un maggior numero di Dame in Bianco, una cattiva equazione per il castrismo.

In questo momento storico la Chiesa annuncia una Giornata Sociale che pretende “praticare il dialogo e presentare argomenti partendo dalla ragione e dall’amore per la patria, per aiutare il paese a intraprendere sentieri di incontro, progresso e riconciliazione”. Noi ci incammineremo per questi sentieri, anche se manca ancora qualcosa e speriamo che la prossima convocazione - se non facciamo in tempo per questa - possa essere più ampia e arrivare a comprendere i leader dell’opposizione sull’Isola e nell’esilio, leader di diverso credo religioso e politico, oltre al governo e agli altri invitati. Sognare non costa niente e a volte i sogni diventano realtà. Mi piacerebbe che a questa Giornata Sociale venissero invitati Oswaldo Payá e Dagoberto Valdés, due laici cattolici che cercano da tempo di promuovere i principi della Dottrina Sociale della Chiesa nella società cubana.

In ogni caso, ha ragione la Chiesa quando invita a percorrere i sentieri dell’incontro, del progresso e della riconciliazione. Sarebbe di grande utilità per la nazione che vorremo costruire almeno il primo sentiero e che l’opposizione presente sull’Isola e nell’esilio sviluppasse l’attitudine all’incontro.

Un incontro tra noi che ci troviamo a vivere nelle due rive, che fosse precursore di un sospirato e definitivo incontro tra le due sponde.

Un incontro che proponesse i cambiamenti strategici e ideologici per raggiungere i primi accordi di una nazione che vuole superare il suo passato.

Un incontro che posponga interessi e protagonismi, legittimi senza dubbio, ma veri e propri ostacoli per un consenso fondamentale che è la prima cosa da ottenere.

Abbiamo bisogno di questo incontro, di un esperimento parlamentare tra entità diverse che superi in maniera positiva gli accordi esistenti. Un luogo democratico che diventi la pietra angolare delle istituzioni future.

Di fronte a un governo che prescinde dal dialogo perché preferisce l’uso della forza di cui ancora dispone, noi dobbiamo scegliere l’incontro rispettoso e partecipativo per portare le nostre proposte. Il mondo che già rispetta le persone in sciopero della fame e le Dame in Bianco rispetterà ancora di più il nostro impegno, e cosa più importante: noi rispetteremo ancora di più noi stessi.

I leader religiosi dell’Isola e dell’esilio dovranno animare questo incontro, essi non sono condizionati dagli impegni politici, dai programmi di partito e dalle piattaforme ideologiche. So che non è facile quel che sto suggerendo, ma se prenderanno questo impegno per quanto è in mio potere li accompagnerò nell’ingrato lavoro. Sognare non costa niente e a volte i sogni diventano realtà.

Cuba è un sogno che spera, oltre le mediazioni.

 

Eduardo Mesa

(da La Casa Cuba, 5 giugno 2010)

Traduzione di Gordiano Lupi


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