Oblò cubano
Félix Luis Viera. Rodríguez si lancia di nuovo  
Il 2010 è stato un anno di sfortuna per Silvio Rodríguez, ci spiega l'autore di questo articolo
Coral Silverman, 
Coral Silverman, 'The Unicorn in Captivity' 
28 Maggio 2010
 

Il cantautore cubano Silvio Rodríguez è stato un uomo fortunato, grazie al suo indiscutibile talento. Da decenni è il principale esponente del Movimento della Nueva Trova (uno dei generi musicali cubani più antichi, ndt), anche se non è mai stata nuova – la trova – né fu mai un “movimento”; solo che negli anni in cui nacque tutto doveva essere nuovo e tutto era un “movimento”. Questo termine ha la sua origine probabilmente nel Movimento del 26 Luglio, embrione della dittatura di cui oggi soffre il popolo di Cuba. In questo modo, sorse la “nuova morale”, la “nuova società”, la “nuova scuola”, l’“uomo nuovo”… e via dicendo. Dalla parte opposta nacquero invece il “movimento degli artisti dilettanti”, il “movimento per l’indipendenza femminista”, il “movimento a favore della libertà dei popoli” eccetera eccetera.

Dico che la nascita della nuova trova non fu un “movimento” perché solo due o tre di questi trovatori si distinsero realmente (non so se, talento a parte, la fortuna – che sempre mette mano a favore o in contro dei suoi creatori – non aiutò a quelli che sono oggi dimenticati).

La fiamma della nuova trova apparve al momento giusto: quando era gradevole e produttivo, forse anche giusto, cantare lodi alla rivoluzione cubana e al “movimento di liberazione latinoamericana”, e cantare anatemi all’imperialismo americano. All’epoca la rivoluzione socialista di Cuba aveva non pochi adepti e il Sudamerica era attraversato da uragani di liberazione, indipendenza, giustizia sociale e tutto quello di cui oggi abbiamo bisogno. L’imperialismo, d’altra parte, faceva tutto l’opposto, come se volesse più uragani che gli andassero contro.

Un altro fattore che determinò il radicarsi della nuova trova fu la censura di molti cantanti stranieri e della musica straniera in generale da parte del castrismo, e alla stesso modo il regime – padrone di tutte le emittenti e televisioni – ridusse al minimo alcuni testi, melodie e ritmi che non seguivano la “nuova morale”. In questo modo, per la nuova trova con Rodriguez a capo, fu come calciare un pallone a porta vuota.

Già alla fine degli anni 70, Rodriguez, giustamente uno dei trovatori più famosi se ci atteniamo all’indiscusso valore letterario dei suoi testi, scalò la cima nazionale e si convertì in un emblema non solamente della “nuova canzone”, ma anche del potere rivoluzionario, di sinistra che continuava a scuotere tutta il Sudamerica – anche con passione – partendo dai suoi testi che difendevano i poveri, i nullatenenti, gli umili, il tutto chiaramente contro l’“impero”.

E con il passare del tempo, Rodriguez si arricchì. Deve provocare un conflitto interno essere un uomo ricco – con proprietà e conti in banca in molti posti – in un Paese di affamati. E ancora più conflitti deve provocare l’essere ricchi e continuare a mantenere una posizione rivoluzionaria a favore degli umili di una o altra parte. Andiamo, su, anche solo il mangiarsi una bistecca – di manzo – e pensare a quelli che invece stanno mangiandone un’altra – ma di pompelmo, furbizia del cubano – deve far scendere le lacrime al cantautore. Ne sono certo.

Rodriguez, fra le tante frasi che mantenevano affidabile il suo status rivoluzionario, ha dichiarato: “Fidel (Castro) è mio fratello”; fratelli e ricchi entrambi, bisognerebbe aggiungere. Frasi come queste devono essere capite, bisogna capire che il trovatore vuol salvaguardare non la sua ricchezza, bensì il macchinario che la genera: le tribune antimperialiste e tutto quello che ci gira intorno. Ma non sarebbe così tanto errato neanche pensare che al suddetto cantautore non gli interessino le sue ricchezze. È possibile, i reali estimatori dell’arte non sono molto propensi alle cose materiali. Detto ciò, le domande sarebbero, perché fa allora quello che fa e dice quello che dice? Com’è possibile che un uomo colto, intelligente, un intellettuale dica e faccia queste cose? Allora forse la risposta potrebbe essere: non ha marcia indietro, non può tornare indietro, non può scappare. Be', che ciascuno pensi se nella stessa situazione non si comporterebbe nella stessa maniera, ignorando le possibili ricchezze che possiede.

Ma il 2010 non è stato benevolo con Rodrí: lo scorso 26 marzo, all’estero e in un’apparizione pubblica ha commesso eresia. Ha chiesto che nel suo Paese ci sia evoluzionee non rivoluzionee dopo questo si è permesso anche di disprezzare il funzionamento delle istituzioni dittatoriali persino chiedendo una trasformazione totale di quest’ultime. Tuttavia, si rese conto della gaffefatta e cercò di fare un passo indietro: “La situazione a Cuba non è così negativa come viene descritta dai nemici della rivoluzione, quelli che appoggiano l’imperialismo o gente del genere”. Ma non è da mettere in discussione che questa abbia fatto abbastanza. La prima parte di quello che disse fu come un raptusdi onestà. E questo produsse come conseguenza che alcune persone sia qui che lì, nella loro ingenuità, pensassero che l’artista davvero stesse appoggiando la Verità Elementare. Be', si sbagliavano.

Non c’è bisogno di aver partecipato a quell’evento per sapere che una volta ritornato all’Avana, dopo queste dichiarazioni, Rodríricevette una meritata tirata d’orecchie per la sua eresia. Dunque il cantautore, convocò immediatamente quello che venne chiamato da lui e dalla dittatura il “concerto per la patria”, che si tenne sabato 10 Aprile nella tribuna antimperialista José Martí (o il manifestadio, come lo chiama la gente di solito). Lì, il trovatore, insieme ad altri artisti e alcuni intellettuali cubani, dimostrò in un concerto la sua “fiducia nel processo di trasformazione che esiste a Cuba da 50 anni”. La cosa strana è che questo annuncio fatto da Rodrí, la stampa cubana già lo conosceva prima che lui stesso lo pronunciasse. Dunque, non esiste niente di più simile ad un mea culpa. deve far male una cosa così, fatta pubblicamente.

Tuttavia già abbiamo detto che il 2010 è stato un anno di sfortuna per il cantautore. Primo, al “Concerto per la patria” non ci andò il pubblico di cui la rivoluzione aveva bisogno. Nonostante la massiccia promozione e il trasporto della dittatura, che lavorò con l’ardore che sempre attua in situazioni simili: grande partecipazione da parte dei media per la Tribuna Antimperialista, con autobus propri della quasi totalità della Scuola Sudamericana di Medicina - i quali non sono pochi – più un buon picchetto di appartenenti alla Scuola Militare “Camilo Cienfuegos” e ad altri centri studenteschi. Al concerto assistettero, secondo calcoli ottimistici, solamente quattro o cinquemila persone. Un fallimento. Una cifra allarmante se consideriamo che questo succede in una città di due milioni di abitanti dove raramente vengono realizzati spettacoli pubblici.

E con tutto ciò, a Rodríguez venne in mente, nel bel mezzo del concerto, pronunciare un’altra frase sfortunata che immediatamente circolò nei mezzi di comunicazione internazionali. “Se questo governo è così cattivo, da dove sarà venuto fuori un popolo così tanto buono?” Terribile. Sarà stata farina del sacco di Rodríguez o gli era stata affibbiata da qualcuno dell’alto Governo? Terribile. Una frase totalmente stupida che però fa ben pensare alle prime arringhe di Hitler. Be', voglio supporre che quando l’artista disse “questo popolo così tanto buono” includesse tutto il popolo cubano, quello che si trova dentro dell’isola, quello che sta fuori e quello sta dentro aspettando il visto o una zattera per partire. Un popolo buono. Già lo aveva detto José Martí in alcuni dei suoi scritti: “Quando un popolo emigra, i governi non servono più”. Un popolo buono.

Ebbene, ora il sessantenne trovatore ci riprova. Il governo statunitense gli ha concesso un permesso affinché possa visitare a giugno il presidio imperialista. Realizzerà diverse presentazioni in alcune città americane. Voglio scommettere che la maggioranza di cubani che assisterà a quei concerti, non lo farà per le sue canzoni, perché già questo è obsoleto. Lo farà soprattutto per vederedal vivo una rarità comunista.

Allo stesso tempo, il permesso del visto per Rodríguez tappa la bocca ai pappagalli della dittatura che passano il loro tempo protestando perché il visto non è concesso a questo o a quello. Aggiungo un’altra cosa: Ci sarà reciprocità? Concederanno dei visti ad artisti cubani che risiedono a Miami o in altre città per fare spettacoli a Cuba? No. Mi vengono in mente alcuni cantanti cubani esiliati che, se si presentassero a Cuba, raccoglierebbero più gente che se per strada regalassero carne di manzo. Verrebbero fin da Cacocún a piedi per assistere. E di quanto sforzo straniero avrebbe bisogno la Sicurezza di Stato? No. Impossibile.

Ma alla fine, quello che di più preoccupa a Rodríguez è che il 2010 è stato un anno sfortunato per lui. Dobbiamo però riconoscere che ha coraggio. Continua ad esibirsi, nonostante tutto, nelle viscere del mostro, né più né meno. Buona fortuna.

 

Félix Luis Viera

(da cubaEncuEntro, 27 maggio 2010)

Traduzione di Barbara La Torre

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