Oblň cubano
Yoani Sánchez. Fucilazione mediatica
25 Maggio 2010
 

Mi pettino i capelli. Non si festeggia niente oggi, sarebbe meglio che me li lasciassi arruffati e opachi invece di disporli su tre fila che intreccio secondo una logica ben precisa. Il rito della pettinatura mi placa l’ansia e alla fine la mia testa è in ordine, mentre il mondo continua a essere agitato. Ho vissuto un fine settimana da capogiro e ho pensato che il rituale di sistemare la capigliatura e ridurla a una lunga treccia avrebbe annullato la tensione, ma non ha funzionato.

Venerdì è stato fatto il mio nome durante il noioso programma della tavola rotonda, unito a concetti come “ciberterrorismo”, “cibercommando” e “guerra mediatica”. Essere menzionato in modo negativo nello spazio più ufficiale della televisione, rappresenta per qualunque cubano la conferma della sua morte sociale. Una lapidazione pubblica che consiste nel riempire di improperi chi manifesta idee critiche, senza concedere neppure pochi minuti come diritto di replica. Gli amici mi hanno chiamato allarmati, temendo che la mia casa fosse piena di uomini che frugano sotto i materassi e dietro ai quadri. Malgrado ciò ho risposto al telefono esibendo il mio tono più gioviale: dimmi chi ti denigra e ti dirò chi sei, ho replicato a chi manifestava la sua preoccupazione. Se ti insultano i mediocri, gli opportunisti, se ti ingiuriano i salariati di un potente meccanismo ormai agonizzante, devi far conto che sia una decorazione… ho mormorato per tutta la notte come se fosse un mantra.

Il giorno dopo la realtà continuava a negare il discorso ufficiale e i miei vicini, impegnati a rincorrere uno sfuggente piatto di riso, non avevano avuto né tempo né voglia di guardare una così noiosa montatura televisiva. Le “fucilazioni mediatiche” non funzionano più, per questo mi chiedo cosa sta succedendo nella nostra realtà. Alcuni anni fa il disprezzo governativo avrebbero prodotto l’effetto di far allontanare tutti da me e dalla mia casa, mentre invece adesso si avvicinano, mi strizzano l’occhio e mi stringono le spalle in segno di complicità. Hanno utilizzato troppe volte la diffamazione come sistema per zittire il prossimo. Per questo motivo gli aggettivi incendiari non hanno più effetto su una popolazione oberata di slogan che non vede risultati.

Il balsamo riparatore è arrivato proprio questo sabato. Un argentino è riuscito a far entrare nel paese il trofeo del mio premio Perfil e quasi nello stesso tempo una cilena ha foderato con carta rosa l’edizione spagnola del mio Cuba Libre e gli ha fatto superare la dogana.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

 

 

Nota: Yoani Sánchez ha vinto il Premio di Giornalismo Perfil nella categoria Libertà di Espressione. Cuba Libre è stato pubblicato in spagnolo da Radom House-Mondadori ed è attualmente distribuito in Cile, Colombia e Venezuela. L’Italia ha il primato di aver pubblicato per primo il libro di Yoani Sánchez (Rizzoli, 2009), da me tradotto.


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