Diario di bordo
Sondrio. L'albero sano. E quello malato 
Lettera di Silvio Canova sul cronico immobilismo politico valtellinese
Alcide Molteni, Sindaco di Sondrio
Alcide Molteni, Sindaco di Sondrio 
06 Marzo 2010
   

Egregio Direttore, approfitto della sua disponibilità verso i cittadini che vogliono dire qualcosa, con l’intento di provare a smuovere questo “sclerotizzato” immobilismo politico valtellinese.

Sono perfettamente cosciente che fare politica e governare sia cosa complessa, che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma stare fermi su posizioni che erano egemoniche nel passato, ma che oggi sono “scadute” per i mutamenti degli scenari del mondo sempre in rapida evoluzione, sia deleterio. Dobbiamo metterci in sintonia con i tempi, dobbiamo intuirne la portata, leggere e vedere quello che altri non vedono se vogliamo esserne protagonisti, ma niente si muove. In questi scenari dobbiamo riscoprire un senso di appartenenza più materiale, più identitaria, con rappresentanze politiche che abbiano una visione del loro territorio, che sappiano costruire aggregazione, che sappiano dialogare, che sappiano essere aperte, che sappiano progettare, capaci di una valorizzazione complessiva delle risorse, cioè essere forza riflessiva che sappia opporsi al dominio della paura, dell’intolleranza, di idea del territorio leghista costruita sulla chiusura.

Sì al mescolamento di identità, sì al riconoscimento, controllato ma condiviso, severo ma attivo, verso coloro che immigrano per salvarsi; un modello non buonista ma severo, fondato sul rispetto delle regole, prima da parte nostra e poi di tutti quelli sul territorio; un modello da opporre alle attuali logiche di esclusione, in quanto identità chiuse. In quello che era il mio partito, ho chiesto più volte segnali di cambiamento, incominciando a mettere sul “tavolo” problemi piccoli e grossi, delle città, dell’intera provincia, anche per conoscerli, affrontarli con la “conoscenza” e cercare di risolverli, magari con il ”metodo della laicità”. Risposta: noi facciamo politica con la P maiuscola, non ci soffermiamo su questi problemini, ma voliamo alto; tanto in alto che ormai rappresentano solo loro stessi (Ho captato che solo in quel di Morbegno c’è, in embrione, un qualche tentativo, speriamo bene).

Un caso emblematico già trattato sul Gazetin: “il cedro di piazza Campello” a Sondrio. L’Amministrazione comunale ha progettato il restayling della piazza, mi risulta abbia anche presentato il progetto ai cittadini con alto indice di gradimento. Poi un sentimentalismo che personalmente trovo fuori luogo ha dato origine a un “comitato”(?) che ha raccolto circa 1.270 firme contro l’abbattimento dell’albero. La vecchia politica, quella della tattica, quella del non decidere, fa uscire la voce che la pianta va abbattuta perché gravemente malata. Risultato, il comitato ha chiesto, e ottenuto, una perizia sulla salute della pianta ed è arrivato il giudizio che la pianta è sanissima. E adesso? Silenzio.

Io non sono Sondriese di nascita, ma vi risiedo da oltre quarant'anni, provo anch'io un “quasi affetto” per questo cedro, ma ritengo che i cambiamenti, se sono migliorativi dell’esistente, non possano essere fermati da una pianta. Nello stesso luogo, nel secolo scorso, è stato abbattuto un “bene” molto più consistente, la “chiesetta del Suffragio”, non mi risulta vi siano state sollevazioni popolari, come non vedo sollevazioni contro lo scempio che si fa del territorio valtellinese. Penso che 1.270 firme meritano tutto il rispetto per il loro sentire, penso anche, però, che se in città vi sono 1.271 cittadini (e ce ne sono molti di più) favorevole al restayling della piazza, la golden share debba essere di questi ultimi. O no?

Da questa situazione si esce con un “governo trasparente” del bene pubblico: l’Amministrazione dovrebbe chiamare a un tavolo il progettista, un urbanista, la rappresentanza dei cittadini, per valutare se l’intervento proposto è migliorativo o meno della situazione attuale. Chiuso il confronto, l’Amministrazione prende la decisione nell’interesse di tutti. Amministrare significa accontentare ma anche scontentare, se il confronto si è svolto ascoltando le ragioni altrui, avendo avuto l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi, alla fine si accetta la decisione. Con un poco di presunzione, penso che questo modo di ragionare, sia quello che manca alla politica valtellinese. Si risolvono i problemi ad ogni emergenza, con interventi a pioggia, distribuiti con il “tumore” del sistema clientelare; non vogliamo mettere sul tavolo i problemi, non vogliamo progettare un modello di sviluppo compatibile della provincia, che ha un territorio completamente montano, preferendo modelli Nord-Est completamenti estranei alla nostra realtà; non vogliamo uscire dal tram tram dell’immobilismo.

Un vecchio democristiano doc, mi ha detto: guarda, caro Silvio (brutto nome in questi tempi), che l’acqua è sempre andata in giù e non puoi farci niente. È una sacrosanta verità, ma contrariamente al mio interlocutore penso che con opere intelligenti di regimazione, la si possa incanalare e renderla non pericolosa.

 

Silvio Canova

silvio.canova@fastwebnet.it

(per 'l Gazetin, marzo 2010)


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