Diario di bordo
Francesco Pullia. “Questione cattolica” o non piuttosto “questione clericale”?
16 Gennaio 2010
   

È possibile occuparsi in questo paese di politica ed esprimere liberamente il proprio programma di governo e/o elettorale senza che si ripresenti puntualmente la solita ipocrita “questione cattolica”? Diciamo la verità: non esiste una “questione cattolica”.

Chi la pone, facendone una bandiera, è dannatamente offensivo in primo luogo proprio nei confronti degli stessi cattolici stanchi di essere considerati tutto (merce in vendita, prede da allettare con specchietti e artifizi vari, serbatoio di voti e chi più ne ha ne metta) fuorché quello che sono, cioè cittadini, elettori con gli stessi diritti e doveri, e quindi con la stessa capacità di giudizio e di scelta, degli altri.

 

La cosiddetta “questione cattolica” non ha assolutamente nulla a che vedere con l’esercizio di un afflato religioso. I fatti inequivocabilmente dimostrano, anzi, proprio il contrario, se si devono considerare i comportamenti pubblici e privati di personalità che hanno utilizzato una presunta adesione al cattolicesimo in modo vergognosamente strumentale. Quella che viene chiamata “questione cattolica” è, in realtà, “questione clericale” e come tale va chiamata e intesa.

A chi artatamente la agita non interessa, infatti, cosa avverte realmente la stragrande maggioranza dei “credenti cattolici” (ed è bene specificare “cattolici” perché la religiosità non può essere appannaggio soltanto di una scelta confessionale, come se non la si avesse se la si esprimesse diversamente, se si fosse, ad esempio, protestanti, ortodossi, ebrei, islamici, buddhisti, induisti, jainisti, animasti ecc.).

 

Chi parla di “questione cattolica” vuole esclusivamente assecondare le volontà delle gerarchie ecclesiastiche, le sfacciate pretese dei vertici vaticani che, non paghi dei benefici concordatari, degli introiti difficilmente quantificabili (tanto sono ingenti) provenienti dall’otto per mille, da detassazioni e svariate facilitazioni, si permettono di ingerire senza posa nella vita del paese, di svolgere diuturna azione politica con tanto di veti o più o meno taciti sostegni.

Se il Vaticano si fa sempre più arrogante e pretenzioso è perché trova terreno fertile, facile sponda, in un mondo politico arrendevole, privo di senso dello Stato e, bisogna pur sottolinearlo, di senso religioso. Ecco, quindi, che le polemiche sollevate da qualche “anima contrita” nei confronti della candidatura di Emma Bonino a governatrice del Lazio sono infondate e pretestuose e rivelano, invece, molto bene un incontenibile terrore per i consensi che, a scapito di volgari giochi di potere, l’esponente radicale ampiamente riscuote nella moltitudine di “credenti cattolici”, in quella moltitudine che ha contribuito in modo significativo ad assicurare al paese conquiste civili. I cattolici sanno distinguere perfettamente il grano dal loglio, sanno benissimo che grazie ai radicali un’infinità di inferni familiari e individuali sono stati estinti, che nessuno più e meglio dei radicali si è battuto e si batte perché la legalità si affermi ovunque e per tutti, perché la legge, la norma si sostituiscano al sommerso. Non a caso i radicali ripetono, come un mantra, di volere “la vita del diritto e il diritto alla vita” esprimendo efficacemente la sensibilità di chi si rende conto che dove c’è assenza libertà e di regole certe e valevoli per tutti lì si producono sempre e soltanto oscurantismo e morte.

 

Francesco Pullia

(da Notizie radicali, 15 gennaio 2010)


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