Diario di bordo
Camilla Spadavecchia. Nuove nomine europee, passo avanti nel processo politico dell’UE
22 Novembre 2009
 

Il 19 novembre si è tenuto a Bruxelles il “primo” vertice politico dell’Unione Europea (UE). I capi di Stato o di governo dei 27 Paesi membri si sono riuniti nella capitale belga per decidere i due nomi chiave per il futuro dell’Europa. Si tratta del primo ministro belga Herman Van Rompuny, che presiederà il Consiglio Europeo per i prossimi 2 anni e mezzo (sostituendo così la precedente presidenza a rotazione semestrale) e di Ms. Chaterine Ashton, che diventa così il primo “Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza” dell’UE, (ossia Ministro degli Esteri), una figura introdotta dal nuovo Trattato di Lisbona. Gli incarichi, che rappresentano una vera e propria innovazione politica dell’Unione europea, diventeranno effettivi il 1° dicembre 2009, quando entrerà ufficialmente in vigore il nuovo Trattato di Lisbona.

Per rendersi conto dell’importanza politica dell’evento basta guardare al forte interesse mostrato da alcuni Paesi europei non solo nel promuovere i candidati alle oggi prestigiose poltrone, ma anche all’effettivo peso delle loro proposte sulla decisione finale. Infatti mentre il premier britannico Gordon Brown, ha chiesto esplicitamente che all’Inghilterra andasse una delle due cariche, proponendo in primis Tony Blair come Presidente del Consiglio d’Europa (CoE), e in alternativa l’attuale commissaria al commercio internazionale dell’UE Ms. Cathrine Ashton; Francia e Germania hanno promosso la candidatura del fiammingo Van Rampuny alla poltrona di Presidente del Consiglio. Il risultato è stato un compromesso fra queste richieste, che ha visto assegnare al primo ministro belga (membro del Partito Popolare Europeo - PPE)  la Presidenza del Consiglio e alla commissaria al commercio dell’UE, Ms. Ashton, (membro del Partito Socialista Europeo - PSE) l’Alto commissariato per gli Affari esteri e la sicurezza.

I nomi dei vincitori, che seppur non hanno diviso troppo, hanno suscitato, la sorpresa dei più, soprattutto per la mancanza di notorietà di entrambi in relazione agli altri ben più noti candidati, e per l’inesperienza di Ms. Ashton, mai eletta al Parlamento inglese, nel settore della diplomazia internazionale. Tutte le maggiori testate europee e internazionali, hanno titolato “Scelta di basso profilo per i nuovi leader UE”. Lo stesso International Herald Tribune (20 novembre 2010), l’edizione internazionale del New York Times, sostiene che «sembra che l’Europa abbia, in qualche modo, scelto di “vivere” al disotto delle aspettative promosse dal trattato di Lisbona, che si propone di incrementare l’importanza dell’UE nello scenario globale».

Tuttavia i due nuovi leader europei, che insieme al Presidente della Commissione Europea (CE) J.M. Barroso e al Presidente del Parlamento Europeo (PE) rappresenteranno i quattro pilastri dell’UE nel mondo, sembrano avere alcune caratteristiche in linea con i valori europei.

In particolare, il nuovo Presidente del Consiglio Van Rompuny, si è guadagnato il rispetto di tutti e la nomea di “mediatore per eccellenza” grazie al suo recente operato come primo ministro in Belgio, chiamato dallo stesso sovrano lo scorso anno, per calmare le tensioni politiche e sociali del Paese, diviso culturalmente tra fiamminghi e valloni. Lo stesso presidente francese Sarkosy lo ha definito «un uomo che nel suo passato non ha fatto che mettere d’accordi tutti». La Sig.ra Ashton, che accontenta coloro che i quali chiedono il rispetto delle quote rosa nelle Istituzioni Europee, è una persona che molto si è battuta per i diritti umani, lottando soprattutto per il rispetto delle persone portatrici di handicap e per le famiglie omosessuali. 

   

Il passo compiuto segna un momento storico per l’Ue che durante il 2009 è riuscita, grazie alla firma del Trattato di Lisbona da parte di tutti i Paesi membri, compresi anche i più reticenti Irlanda, Repubblica Ceca e Polonia, ad uscire dall’impasse politico e istituzionale nel quale era caduta nel 2005 a seguito della mancata ratifica della Costituzione da parte di Francia e Paesi Bassi prima e Irlanda poi (2008). 

Oggi l’Europa può finalmente rispondere alla celebre domanda posta venti anni fa dall’allora segretario di Stato americano Kissinger «chi devono chiamare gli Stati Uniti per parlare con l’Europa?» con la frase, pronunciata dal presidente Barroso in occasione della conferenza stampa post - nomine: «Non ci sono dubbi: il Segretario di Stato americano deve chiamare Cathy Ashton. Perchè lei è il nostro Ministro degli Esteri».

 

I compiti del Presidente del Consiglio Europeo

Il Presidente del Consiglio Europeo presiede il Consiglio dei Capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’UE si occupa di:

- garantire un legame diretto tra l’elezione del Presidente della Commissione e l’esito delle elezioni europee;

- stabilire norme più chiare sulla cooperazione rafforzata e sulle disposizioni finanziarie;

- assicurare la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio europeo, in cooperazione con il Presidente della Commissione;

- facilitare la coesione e il consenso in seno al CoE;

- assicurare, per quanto di sua competenza, la rappresentanza esterna dell’Unione in merito alla sua politica estera e di sicurezza, fatte salve le competenze del Gruppo dell’Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Egli non può esercitare un mandato nazionale mentre è alla presidenza del CoE.

 

I compiti dell’Alto Commissario Estero e di Sicurezza

L’Alto Commissario Estero e di Sicurezza, che esercita un mandato di 5 anni, è anche vicepresidente della Commissione, e svolge il ruolo di ministro degli esteri dando così un’unica voce alle decisioni prese all’unanimità (dai 27 Stati membri) nel dialogo con i rappresentanti degli altri Paesi e degli organismi Internazionali (Spadavecchia, 2009).

In quanto tale egli deve:

- dirigere la politica esterna e di sicurezza dell’Unione

- presiedere il Consiglio Affari Esteri

- assicurare coerenza dell'azione esterna dell'Unione

- garantire le finalità della politica estera europea

- esprimere la posizione dell’UE all’interno degli organismi internazionali e delle conferenze intergovernative.

  

Per approfondimenti:

www.euronews.net

www.europa.eu

Corriere della sera, 20 novembre 2009

International Herald Tribune, 20 novembre 2009

El Pais, 20 novembre 2009

Le Monde, 20 novembre 2009

 

Camilla Spadavecchia


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