News di TellusFolio http://www.tellusfolio.it Giornale web della vatellina it Copyright: RETESI Open Day ANFFAS. Lo Sport che crea Comunità Come ogni anno, il 28 marzo tutte le Anffas sparse sul territorio Nazionale condividono l’Open Day, una giornata in cui ogni associazione, con il protagonismo diretto delle persone con disabilità, promuove convegni, spettacoli e tante altre iniziative volte a diffondere la cultura dell’inclusione sociale, delle pari opportunità, della non discriminazione e del diritto di decidere. ANFFAS Sondrio, presente sul territorio da oltre 50 anni, si prende cura e carico di oltre 300 persone con disabilità e dei loro familiari, su tutto il territorio provinciale. All’interno del panorama di attività che offre a tutta la popolazione, il Gruppo GASP rappresenta ormai da anni una presenza concreta e tangibile di inclusione sociale attraverso l’attività sportiva. Persone con disabilità e persone senza disabilità hanno trovato nella pallavolo una passione comune, uno strumento per stare insieme e creare legami: allenamenti, partecipazione a tornei locali e nazionali sono la modalità in cui tutto questo siè realizzato. Attualmente sono attivi due gruppi GASP, uno a Sondrio ed uno a Morbegno: il 28 marzo i due gruppi si uniranno ed invitano la cittadinanza a partecipare ad un torneo di pallavolo aperto presso la palestra delle scuole medie LIGARI di Sondrio, in via Colombaro, appena oltre l’ingresso principale dell’Istituto. A partire dalle ore 20:30, ad accogliere gli sportivi ci saranno le persone con disabilità, i loro genitori o familiari, associati Anffas, volontari e tutti coloro che, a vario titolo si interessano di disabilità, con l’obiettivo primario di diffondere la cultura della disabilità basata sui diritti umani. Con “Anffas Open Day”, infatti, Anffas tutta vuole ancora una volta contrastare cliché, pregiudizi e discriminazioni che purtroppo continuano a circondare le persone con disabilità, in particolare con disabilità intellettive e del neurosviluppo, coinvolgendo la collettività nella costruzione di una società pienamente inclusiva e basata anche sul concetto e sulla cultura dell’autorappresentanza. Grazie alla disponibilità dell’Ufficio Sport del Comune di Sondrio, che ha concesso gli spazi per la realizzazione dell’evento, per motivi organizzativi, strutturali e di sicurezza, chi vorrà aderire all’iniziativa dovrà portare con sé un paio di scarpe da ginnastica e tanta voglia di mettersi in gioco: non sarà possibile essere spettatori dell’evento, quindi tutti i partecipanti dovranno togliersi la giacca e mettersi a giocare! In attesa del fischio d’inizio non resta che rinnovare l’invito a trascorrere insieme una serata di sport, che ci auguriamo possa essere l’inizio di un cammino in cui la Comunità si preoccupa di creare occasioni di accoglienza e inclusione, con gesti concreti. Emilio Ciapponi per Anffas Onlus Sondrio http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22530 Ci ha lasciati anche Alberto Bucci Grandissima persona, formidabile allenatore di basket, immenso uomo di sport. Qualità umane e qualità professionali a comporre il mosaico di una personalità straordinaria. Allenatore forse anche un po' sottovalutato rispetto alle sue capacità e ai risultati conseguiti sul campo, e sempre con il massimo rispetto verso gli avversari e con il proprio pubblico, i propri giocatori e squadre, individualità e organismi che nelle sue mani crescevano armoniosi: tre scudetti con la Virtus Bologna (compreso quello della stella) e quattro Coppe Italia, una delle quali con Verona (e questa fu un'impresa non da poco). E un quasi scudetto con Livorno. Un'autentica beffa con il canestro annullato a Forti in quanto realizzato poco dopo il sibilo della fatale sirena nella ultima gara della finale contro Milano, anno Domini 1989. Comunque quella stagione dei labronici fu epocale. Si arresero soltanto per quell'inezia, per quel misero frammento temporale, alla Milano di D'Antoni, Premier, McAdoo, Meneghin. E per un brevissimo lasso di tempo i concittadini di Monsieur Modigliani furono annunciati come campioni d'Italia, salvo l'amara per loro correzione a posteriori. Alberto era uno che dall'errore e dai dubbi traeva linfa di buon lavoro e bellezza con concretezza. Davvero è stato un grande grande grande l'Albertone bononiensis e cittadino del mondo. Un altro dei nostri della tribù cestistica, un umanista vero, filosofo dello sport e dei casi esistenziali, che se ne va, e troppo presto... Lo rimpiangeremo, lo ricorderemo. Ciao, Alberto. Alberto Figliolia http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22508 Alfredo Mazzoni. Giulia di Paulocc A livello di C.S.I. (Centro Sportivo Italiano) non penso che sulle magliette delle ragazze che giocano a calcio a 7 vi sia stampato anche il nome: lo chiederemo a Giulia Del Nero e le chiederemo anche che numero vorrebbe sulla maglia… Però provino i Barilocc ad immaginare, se allo ...stadio-olimpico di Albaredo vedessero la loro squadra del cuore entrare in campo con una divisa calcistica con scritto sulla schiena col n° 1: “Lea Del Nero”. Leardo Mazzoni era il mitico portiere dell’...Olimpic-(maschile)-Albaredo degli anni sessanta… “Paula di Paulocc”: Paolo del Nero era un terzino (zio di Giulia) della stessa epoca. “Giulietta de la Brüsada”: discendente di Giulietto Del Nero, il ruolo non me lo ricordo più... “Attilia de la Cuntradüscia”, nipote da parte di mamma del grande ...Rivera-locale (scomparso prematuramente) Attilio Del Nero… -anche mio zio-. Spero siate riusciti a capire l’accostamento… storico e nostalgico. Cosi come spero che con l’aiuto dei miei compaesani di gioventù riusciremo a ricostruire sportivamente quei tempi, quando si scendeva al campetto dell’Oratorio di via Vanoni a Morbegno anche a piedi a sfidare i Gavéi e i Cèch o i Talamùn u i Bemìn. In qualche prossima intervista o articolo, con l’aiuto dei miei compaesani proseguiremo l’argomento, magari eh! Stadio gremito in ogni ordine e grado, incasso record all’Olimpico femminile della Valle del Bitto di Albaredo, ecco che le squadre entrano in campo: con la fascia di capitano inquadrata in primo piano col numero n. 9: Giulia di Paulocc… E andiamo con l’intervista tra il serio, il faceto e il ...nostalgico! – Giulia! Non so che classe fai e che scuola frequenti… Forse sbaglio pure a dire che sei una mia cuginetta di secondo grado? ...adesso so di essere tua cugina di secondo grado! Ho sentito parlare di te dal nonno Pino e dagli zii. Frequento la prima superiore nell’Istituto “Saraceno - Romegialli” di Morbegno. – Ti ho assegnato il n. 9 come il Pipita, ...lo deduco da un trafiletto che parla anche di te, comparso su un giornale settimanale locale. Per che squadra fai il tifo? Hai indovinato, sono una tifosa sfegatata del Milan… e uno dei miei sogni è di andare in “Curva Sud” a S. Siro a cantare e diventare un “ultrà”… dei Rossoneri. – Sei ...brava a scuola? Io, come tutti coloro che… di-scendevano a valle in quei lontani tempi ero un po’ duro di comprendonio… A scuola me la cavo bene. ...Non vorrei mai fare la vita dura dei Barilocc. – Pensi che i Social: radio, televisione, Internet, cellulari abbiano contribuito a “svegliarci fuori un po’”? Faccio parte della nuova generazione, quella “tecnologica”: internet, cellulare, social che mi aiutano ad essere più sveglia e mi rendono la vita più facile sotto molti aspetti. – Ci sono altre ragazze che praticano il gioco del calcio in Albarii? Per ora sono l’unica ragazza che gioca a calcio qui in Albaredo per S. Marco. – Tu giochi in che squadra? Quante giocatrici siete e da che paese vengono: Argentina, Nigeria, Dazio, Croazia, Cosio, Morbegno...? Colore della maglia? Gioco nell’Enjoy Valtellina calcio a 7 di Talamona e ho solo iniziato. Ah! Ah! Veniamo da diversi paesi: Morbegno, Talamona, Cosio Valtellino, Lecco… I colori della maglia dell’Enjoy sono nero-verde. – Segui il calcio maschile e anche femminile a livello nazionale? Seguo più il calcio maschile a livello nazionale ed internazionale (mi sa che il calcio femminile lo seguo più io, anche se solo in televisione). – Hai già vinto qualche trofeo? Io ho vinto (stando in panchina) un campionato provinciale CSI a 7 giocatori negli anni sessanta del secolo scorso: non so se il nome Antonelli (“Dastin”) ti dice qualcosa? Purtroppo no! Porto la maglia n° 10 che nel passato è stata indossata da grandi campioni: Pelè, Maradona, Platini, Baggio, Antonioni… – e un certo Rivera, aggiungo io… Attualmente i miei idoli calcistici sono Suso del Milan e Isco del Real Madrid. Anche Kaka e Ronaldinho mi piacevano molto (anche il n° 9 del Pipita non è male… – Lo sai che io sono stato uno dei primi a mettere su una squadra di calcio femminile in Valtellina? Dopo o prima è stata fondata la Pontese? ...non ricordo. Se recupero qualche foto te le faccio vedere. No, mi spiace, però se hai qualche foto delle calciatrici dei tuoi tempi le vedo volentieri. – Quando ti è venuta la passione per questo sport? Ho nel DNA l’amore per il calcio; mi raccontava mio papà che ai suoi tempi si andava al Pitalone (uno spiazzo erboso sopra la frazione di Arzo nel Comune di Morbegno -si arrivava e si saliva da Valle arrivando da Albaredo- che aveva una particolarità: a valle c’era uno scalino un po’ roccioso alto all’incirca un paio di metri in modo che il pallone rotolava meno spesso giù verso Arzo, ah! Ah!): che tempi duri!! Bei tempi, mi sono divertito anch’io nel Camp de fubal di Penagìn. Io ho dato i primi calci ad un pallone nel cortiletto dell’Ort, che è quella piazzetta davanti al Municipio di Albaredo, e poi su al Palazzo scolastico, presumo io? Sì, certo, naturalmente. – Pensi di avere qualche possibilità di fare carriera? Ho solo cominciato a giocare da poco come ti dicevo, per ora mi trovo benissimo in squadra, non mi monto la testa, non ho ancora vinto nulla, siamo tutte brave, abbiamo tutte passione per questo gioco e ci divertiamo. – E in che squadra ti piacerebbe giocare? Ho sentito parlare molto bene della Pontese, purtroppo molto lontana dalla Valle del Bitto di Albaredo per poterci andare a giocare... Alfredo Mazzoni inviato speciale del Gazetin http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22428 Volo in deltaplano e parapendio alle soglie del nuovo anno Il volo libero in parapendio e deltaplano si appresta ad affrontare l’anno nuovo con tutte le carte in regola per i migliori successi. A cavallo tra la fine del 2018 e la Befana 2019 si è volata la prima edizione della Winter Cup Sicilia che ha coinvolto tutte le realtà di volo libero dell’isola. Ben 70 piloti di parapendio provenienti da tutta Italia e dall’estero hanno levato le loro vele dal letargo invernale, un indiscusso successo di partecipazione. Non hanno intaccato il generale entusiasmo le difficoltà con le quali gli organizzatori hanno dovuto fare i conti a partire dalla meteo non eccellente a dispetto delle aspettative. Alla fine hanno trovato il sito giusto per due voli: Niscemi in provincia di Caltanissetta. Dal decollo Belvedere, una terrazza panoramica a 322 metri d’altitudine con una magnifica vista sulla piana di Gela, la moltitudine di parapendio colorati si è alzata in cielo percorrendo tragitti ragguardevoli per la stagione invernale prima di toccare terra. Al termine sono state stilate tre classifiche: “open” con vittoria di Marco Busetta, geologo di Paternò, seguito da Alfio Ragaglia di Giarre e da Federico Brown Manzone di Pedara, tutti piloti del catanese. A pari merito con Brown Manzone un ragusano trapiantato a Bologna, Alberto Vitale, pilota come Busetta del team azzurro. Nella categoria “serial” vittoria del palermitano Ciro Spataro, seguito dai catanesi Nicola Scorza e Francesco Formica. Altri due palermitani nella categoria “sport”: primo Walter Lo Giudice e terzo Alessandro De Vivo. In mezzo a loro, mosca bianca tra tanti siciliani, Flavio Perona di Torino. Il grande successo dell’evento ha gettato le basi per la nascita di un nuovo progetto: il Campionato Regionale Siciliano (CReSi), patrocinato dalla FIVL come la Winter Cup. Una pagina importante per il volo in deltaplano si aprirà in Friuli tra il 12 e il 27 luglio dove l’Italia ospiterà la XXXII edizione dei Campionati del Mondo di deltaplano con base a Tolmezzo (Udine). Per la prima volta l’evento non si svolgerà in una singola nazione, ma le gare si estenderanno ai cieli delle vicine Austria e Slovenia. L’organizzazione, a cura di Aero Club Lega Piloti e Flyve sta lavorando a pieno regime per garantire il massimo successo alla competizione. Invece attendono al successo agonistico i piloti del team azzurro di deltaplano nove volte campione del mondo e quattro campione d’Europa. Subito dopo dal 5 al 18 agosto la squadra nazionale di parapendio, vice campione d’Europa in carica, volerà a Kruscevo in Macedonia, sito che la federazione internazionale ha scelto per la disputa della 16.a edizione dei Campionati del Mondo di questa specialità. Il CT della squadra, il milanese Alberto Castagna, è già al lavoro per scegliere i componenti del team in base ai risultati delle gare previste dal calendario ufficiale dell’Aero Club Lega Piloti. Gustavo Vitali http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22414 Alberto Figliolia. Gigi Radice e lo scudetto ‘76 Era un Toro aggressivo e poetico. Il Torino di Gigi Radice, che ci la lasciato, lui milanese di Cesano Maderno il giorno di Sant'Ambrogio del 2018, era una macchina, no, anzi... un organismo perfetto. Una squadra compatta negli intenti e formidabile negli esiti. Senza punti deboli, ogni uomo era quello giusto al posto giusto: operai e artisti, inventori, facitori o finalizzatori. Senso pratico, feeling con il gioco e creatività. Un portiere-giaguaro, davanti Puliciclone e Ciccio Graziani, i gemelli del gol, lo spauracchio di ogni difesa, a buttar dentro i suggerimenti che provenivano da quella devastante ala-mezzala di dribbling ubriacante e fantasia che era Claudio Sala o dagli altri centrocampisti, fra genio e regolatezza, Zaccarelli e Pecci. Senza contare tutti gli altri: Nello Santin, Roberto Salvadori, Patrizio Sala, Roberto Mozzini, Vittorio Caporale... E Gigi Radice era l'artefice di quella squadra che pressava secondo i dettami olandesi ed evoluiva secondo il genio individuale (tecnico-tattico) italico. L'anno era il 1976, ventisette anni dopo la tragedia di Superga che aveva seppellito, pur consegnandolo alla leggenda, il Grande Torino e nove anni dopo l'altrettanto drammatica scomparsa di Gigi Meroni, la farfalla granata. Per il popolo del Toro era tornato il tempo della gioia. Fu uno scudetto epocale. Gigi Radice era diventato allenatore dopo il ritiro da giocatore avvenuto a soli trent'anni, causa un gravissimo infortunio da cui mai si era ripreso pienamente. Nel suo curriculum vitae da terzino vi erano stati Milan, Triestina, Padova, ancora Milan, con tre scudetti nel 1957 (1 presenza), 1959 (2 presenze), 1962 (28 presenze e 1 gol) e la Coppa dei Campioni 1963 (anche se non avrebbe disputato la finale), oltre a 5 presenze in azzurro, di cui 2 agli sventurati Mondiali cileni (saltò soltanto la sciagurata e violenta gara contro i padroni di casa, la tristemente famosa Battaglia di Santiago). Se Radice fu un valentissimo giocatore, da allenatore fu addirittura grandissimo: nel suo itinerario poté sedere sulle panchine di Monza (2 promozioni dalla serie C alla B), Treviso, Cesena (promozione dalla B alla A, la prima per i romagnoli), Fiorentina, Cagliari, Bologna (settimo posto in classifica, recuperando i 5 punti di penalizzazione inflitti alla compagine felsinea), Milan, Bari, Inter, Roma, Genoa, alcune delle quali più volte in diversi periodi. Ma soprattutto lui era il Toro e il mitico tricolore 1976. Un'impresa indimenticabile. Un allenatore di forte personalità, ma gentiluomo, lungimirante, razionale e intuitivo. Un genio della panchina, possiamo dirlo senza tema. Gigi Radice, sottratto al mondo da una lunga e pesante malattia, è ora nei celesti prati a calciare il pallone e a spiegare schemi per tanti altri invincibili. Alberto Figliolia http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=87&cmd=v&id=22361 Aaron Durogati vola per 510 chilometri in parapendio Nuova impresa di Aaron Durogati (foto), pilota di Merano, che ha sfiorato il record mondiale di volo libero in parapendio volando per 509,6 chilometri. Teatro della ammirevole prestazione l’immenso territorio tra gli stati brasiliani del Rio Grande del Nord e quello del Piauì dove ha toccato terra dopo oltre undici ore di volo in una zona denominata Chapada do Frio nei pressi di Paquetá, piccolo comune di sole 4.000 anime Era decollato alle sei del mattino nei pressi di Caicó, cittadina di 60.000 abitanti sita nella regione del Seridó Ocidental, stato Rio Grande. Durante il lungo volo verso ovest il parapendio di Durogati ha viaggiato a oltre 46 km/h di media, toccando la quota massima di metri 3.096 con il notevole guadagno di ben 2.900, essendo decollato da un’altitudine di soli 196. Nei giorni precedenti il pilota aveva eseguito più voli alcuni anche oltre i 400 chilometri. Gli attuali record del mondo maschile e femminile sono appannaggio di piloti brasiliani e stabiliti nel loro paese. Il più recente quello rosa di Macella Uchoa che nello scorso ottobre ha superato i 414 chilometri. Più sostanzioso quello maschile realizzato nel 2016 da Donizete Baldessar Lemos con ben 572 chilometri. La carriera del trentunenne pilota sud tirolese è costellata di successi a partire dal titolo europeo conquistato con il team azzurro nel 2010 per passare alle coppe del mondo del 2016 e del 2012 e finire alle molte altre vittorie. È anche uno specialista di hike & fly, cioè la pratica del volo in parapendio alternata all’escursionismo, come dimostrano le sue partecipazioni alla X-Alps, la più lunga e dura gara di questa specialità. Gustavo Vitali http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22313 Alberto Figliolia. Ciao, Bob Se n’è andato anche Bob Lienhard. Un gran giocatore, una magnifica persona. Un americano che sapeva parlare il dialetto brianzolo. Uno che aveva scelto con il cuore l’Italia. Da New York a Cantù, per aiutare a far grande la squadra di quel piccolo centro, Davide contro Golia. Era un pivot forte fisicamente e tecnicamente, un giocatore completo e di squadra. E, come detto, le sue qualità umane erano straordinarie. Con lui se ne va un altro pezzetto della nostra vita, della nostra storia individuale e collettiva. Davvero è stato un privilegio averlo visto giocare e poterlo conoscere. Classe 1948, nativo del Bronx, il grande Bob, dopo il college disputato con la canottiera dei Bulldogs della University of Georgia (e prima ancora come high school la Rice di Manhattan), arrivò nel Bel Paese nel 1970, ventiduenne di immane prestanza fisica e belle speranze, rinunciando per sempre alla NBA dove forse sarebbe anche potuto andare (era stato scelto al quarto giro, n. 61 totale, dai Phoenix Suns). Il provino cui lo sottopose il Simmenthal del Principe Cesare Rubini, allora dominante con Varese (e Cantù), non andò però come avrebbe desiderato il pivottone della Grande Mela. Ma Cantù aveva fiutato l’affare e si fiondò sui magnifici 208 cm (x 110 kg) di Bob. E fu leggenda… Con Arnaldo Taurisano, alias Mastro Tau, in panchina, il Charlie (Recalcati) a sforacchiare retine e il Pierlo Marzorati a menare le danze e a volare in contropiede, il nostro caro Bob era il totem difensivo e offensivo di quell’irripetibile gruppo, baluardo, rimbalzista, blocchi granitici, passaggi e, senza mai essere stato un mangiapalloni, anche punti nelle mani. E furono lo scudetto 1975, le tre Korac di fila 1973-1974-1975, l’Intercontinentale 1975 e due Coppe delle Coppe, edizioni 1977 e 1978. Oltre 3300 i punti realizzati da Lienhard in quasi 200 partite con il team allora gestito dalla illuminata famiglia Allievi. Quando Bob decise di divenire cittadino italiano non fu tuttavia riconosciuto dal punto di vista cestistico come un giocatore nostrano. Non solo non poté mai giocare in Nazionale (e ci avrebbe fatto comodo un giocatore di quello spessore fisico e tecnico: fu uno dei pochi a impaurire, seppur per un attimo, un giocatore della tempra di Art Kenney), addirittura dovette ripartire dalle serie minori, vale a dire la C in quel di Treviglio. La passione per la palla a spicchi, l’amore per la coniuge, per la Brianza e l’Italia, lo fecero a ogni modo rimanere sul nostro suolo. Come giocatore avrebbe meritato un trattamento migliore (senza pensare all’autolesionismo di certe sponde federali). Bob aveva mani intelligentissime, anche fuori dal basket. Si era ristrutturato la casa canturina tutta da solo. La sua mente sapeva applicarsi agli schemi del basket come alle cose della vita quotidiana: laureato in Economia e commercio, esperto d’informatica, geniale artigiano autodidatta. E, con la sua forte personalità, simpatico, disponibile, tanto generoso e gentile. Lo andai a trovare a casa sua per una intervista e mi dedicò, con la moglie, l’intero pomeriggio (ecco il link dell’articolo, reperibile anche nelle note di Wikipedia). Lo invitai a parlare di basket nel mio paese, Cesano Boscone, e lui venne e raccontò e fu una serata magnifica. Ciao, Bob. Ogni tuo gancio, destro e sinistro, direttamente al canestro o con l’ausilio del tabellone, ogni appoggio, andrà sempre a segno, ogni passaggio sarà un assist. Ovunque tu sia. Riposa in pace, grande Bob. Alberto Figliolia http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=87&cmd=v&id=22250 Europei parapendio, argento e bronzo per l'Italia Dal 15° Campionato Europeo di parapendio gli azzurri tornano a casa con un soddisfacente risultato: medaglia d’argento per la squadra e bronzo per il bolognese Alberto Vitale nel singolo. La squadra campione d’Europa 2018 è la Spagna che precede appunto l’Italia, poi Francia, campione del mondo in carica, e Germania. La medaglia d’oro nella classifica individuale è stata messa al collo del britannico Theo Warden che ha superato d’un soffio il tedesco Torsten Siegel e il nostro Alberto Vitale, protagonista di una splendida rimonta. Migliore nella graduatoria femminile la francese d’origini nipponiche Seiko Fukuoka Naville. Argento per Yael Margelisch (Svizzera), bronzo per Meryl Delferriere (Francia). La campionessa d’Italia Silvia Buzzi Ferraris, milanese, ha terminato al sesto posto dopo aver vinto una prova femminile. Ventuno le quote rosa presenti. Un plauso per le prestazioni di Joachim Oberhauser di Termeno (Bolzano), di Marco Littamè (Torino) e Marco Busetta di Paternò (Catania) che si sono messi in luce durante alcune task, contribuendo al successo del collettivo. L’evento ha impegnato 150 piloti in rappresentanza di 28 nazioni per due settimane nei cieli di Montalegre, nel nord del Portogallo. Il team italiano si è presentato con la ferma determinazione di cancellare la prova opaca dello scorso anno ai mondiali di Feltre. Operazione riuscita. Questi i restanti piloti azzurri convocati dal CT Alberto Castagna di Cologno Monzese: Christian Biasi di Rovereto (Trento), Federico Nevastro (Padova) e l’emiliano Michele Boschi. Durante il campionato sono stati effettuati otto voli, uno al giorno, su distanze tra i 52 ed i 94 chilometri, percorsi contrassegnati da punti salienti del territorio, che i parapendio hanno aggirato prima di raggiungere l’atterraggio in media dopo due o tre ore, in un caso anche solo un’ora e mezza. Cancellate due task per avverse condizioni meteo, un dovere per riguardo alla sicurezza dei piloti. Gustavo Vitali http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22181 Alberto Figliolia. Pelé (Edson Arantes do Nascimento) La camicia di raso azzurra (scintillii da Messico e nuvole,) i pantaloni hippy, appoggiato al cofano di un'elegante autovettura targata SP-Santos WA 1000 (mille come quei gol tutti così diversi e speciali), lo sguardo di chi ha il mondo ai piedi... Si scrive Edson Arantes do Nascimento, si legge P-E-L-É! Eri poco più di un bambino a Stoccolma, 29 giugno 1958, quando piangevi dopo la finale contro i vecchi maestri di Scandinavia (ah l'impotenza del meraviglioso gol di Nils, quello che non sbagliava mai un passaggio... i suoi dribbling a liberare il sinistro dell'illusione) consolato dai tuoi mentori in verdeoro. Gilmar o Didi. Con i tuoi scatti e scarti, il sombrero, i colpi di testa riscattasti il Maracanazo facendo felice una nazione, dalle spiagge di Rio alle capanne nella foresta, dall'Atlantico al Rio delle Amazzoni, dalle case magiche di Bahia alle favelas, ai gravi palazzi di San Paolo. Ordem e progresso stava scritto sulla bandiera, anche nel 1970,quando João Saldanha fu abbandonato al suo destino, ma tu giocavi – dopo Garrincha, Didi, Vavá e Zagallo – con Jairzinho, Gérson, Tostão e Rivelino. e per prendere il cross di Roberto, il gatto mancino,salisti in cielo (e Burgnich proteso con il braccio in una fatica vana...) e colpisti di testa in un'elevazione eterna per affondare Albertosi e l'Italia: tricampeón, e la Rimet per sempre nel ventre del tuo gran Paese. Poi venne l'America... i Cosmos della Grande Mela, uno sgargiante vestito rosso in una foto con George Best, il 1281° gol, Andy Warhol e John Huston (mai finzione fu più vera della rovesciata di Fuga per la vittoria), la tua parabola sportiva divenne potere della rappresentazione, ma noi ti ricordiamo in quel balzo alle stelle dell'Azteca, la sospensione infinita, il tocco sapiente di un mago dalle formule segrete, il pensiero imprendibile, o come, quando poco più che bambino, piangevi a Stoccolma, 29 giugno 1958, non sapendo ancora dello stupore e della bellezza che avevi donato al tuo popolo e al mondo. Alberto Figliolia http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=87&cmd=v&id=22170 Geròla Alta aspetta il Giro rosa|Volontari impegnati nella stazione alpina per l’arrivo della 6ª tappa La presentazione della tappa sarà abbinata alla promozione di importanti eventi gastronomici Valtellina – È iniziato il conto alla rovescia per l’arrivo mercoledì 11 luglio della 6ª tappa del Giro d’Italia femminile 2018, la Sovico - Gerola Alta, 114,100 Km percorso prima estremamente panoramico. Si parte veloci nella Brianza e per la sponda lecchese del Lago di Como, poi attraverso i prati della Bassa Valtellina quindi per l’ascesa che porta dai 262 metri della città di Morbegno, ultimo passaggio della tappa in pianura, fino ai 1050 metri del paese di Geròla Alta. A Gerola i volontari del Comitato tappa hanno issato in questi giorni lo striscione ufficiale che indica l’attesa per l’evento, si tratta di una prima assoluta e di un debutto per il grande ciclismo internazionale nella località alpina valtellinese, striscione che saluterà l’arrivo della carovana. Si infittisce intanto la serie di iniziative che accompagneranno le “giornate rosa” in questa tornata 2018 tra le montagne della Valtellina. «Grande attenzione sarà riservata anche alla vigilia dell’arrivo di tappa» ha spiegato per Ecomuseo Valgerola il dirigente Walter Pasina. «L’arrivo di una corsa, una tappa di montagna di un grande Giro d’Italia con un importante arrivo in salita in una zona come la Bassa Valtellina, distante da alcuni dei nostri passi alpini più rappresentativi e celebrati, come Stelvio, Gavia, Mortirolo è considerato non solo da noi, una grande vetrina. Una preziosa opportunità di promozione del territorio. Per questo, in collaborazione con il Consorzio turistico Valtellina di Morbegno, che rappresenta tutti i comuni della zona, si è convenuto che, nella vigilia dell’arrivo di tappa a Geròla Alta, il 10 luglio sarà presentata oltre alla tappa stessa anche l’edizione 2018 della rinomata manifestazione gastronomica “Gustosando”. Evento top valtellinese di degustazioni e di pranzi e cene con piatti e in ambienti tipici, che si svolge in autunno e che coinvolge circa 10 borghi antichi e paesi. Manifestazione di punta della nostra terra per il turismo travel & food. Il Comune di Gerola Alta, l’amministrazione con il sindaco Rosalba Acquistapace, il responsabile e il Comitato tappa insieme ai vertici del Consorzio turistico accoglieranno i sindaci delle altre località che aderiscono a “Gustosando”. Ci sarà una presentazione pubblica condivisa della manifestazione, una cena con primi cittadini, amministratori, giornalisti e autorità. Non mancheranno altre attività di animazione e concorsi per rendere unico l’arrivo del Giro tra le nostre case». Ecomuseo Valgerola http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22113 L'Europa in deltaplano vola nei cieli del Friuli Presto i cieli del Friuli saranno presi d’assalto dagli appassionati di volo in deltaplano provenienti da tutta Europa. Si tratta di un appuntamento internazionale, lo Spring Meeting 2018 – Trofeo Friuli Venezia Giulia, valido anche come campionato italiano di questo entusiasmante sport. La competizione, organizzata dall’Aero Club Lega Piloti e da Flyve, si svolgerà tra Meduno e Travesio (Pordenone) dal 25 aprile al 1° maggio. Si attendono circa 100 piloti e tra questi il campione del mondo in carica, il ceco Petr Benes, i pluricampioni iridati Christian Ciech, trentino trapiantato a Varese, e il bolzanino Alex Ploner che difenderà anche il titolo tricolore conquistato nel 2017. L’Italia vanta ben nove titoli mondiali dei quali cinque consecutivi. La manifestazione non si esaurisce con la gara, ma gli organizzatori hanno voluto caratterizzarla come una festa del volo libero con numerosi eventi collaterali turistici, didattici, culturali oltre che una esposizione. Decollo principale dal monte Valinis presso Meduno, eventualmente sostituito dai decolli sloveni di Lijak e Ajdovscina, da quello sul Cuarnan sopra Gemona o del Passo Pura vicino a Ampezzo (Udine) se le condizioni meteo, alle quali è strettamente legato il volo in deltaplano e parapendio, detto volo libero perché non usa motore, lo riterranno necessario. Da questi punti i piloti spiccheranno il volo per completare percorsi che in condizioni di tempo ottimali possono superare i 100 km e contrassegnati da punti salienti del territorio da aggirare obbligatoriamente. Questi tragitti si snoderanno lungo la Pedemontana e non solo fino all’atterraggio ufficiale presso il centro operativo posto a Travesio. Qui sarà allestita un’area Expo con una grande zona coperta dove alloggeranno una ventina di espositori. Lo Spring Meeting 2018 è pure una prova generale di quanto avverrà il prossimo anno quando questa area di volo ospiterà l’evento mondiale per eccellenza, il XXII Campionato del Mondo di deltaplano. Gustavo Vitali http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=86&cmd=v&id=22025