News di TellusFolio http://www.tellusfolio.it Giornale web della vatellina it Copyright: RETESI Sondrio. Sabato Cena a lume di candela|Con il WWF e con La Bottega della Solidarietà Sondrio, Sabato 24 marzo ore 20:30/21:30 evento internazionale WWF – EARTH HOUR 2018 CENA A LUME DI CANDELA La partecipazione all’iniziativa si fonda sulla semplicità, ma nello stesso tempo sulla significatività di un gesto: spegnere la luce di una casa, di un edificio, di un monumento, l’illuminazione di una strada o di una particolare area di una città per un’ora, partecipando in tal modo ad un’iniziativa di forte valenza simbolica, un’occasione per rendere esplicita la volontà di sentirsi uniti nella sfida globale al cambiamento climatico che nessuno può pensare di vincere da soli. Grazie all'accordo con Altromercato, la maggiore organizzazione del Commercio Equo e Solidale in Italia e tra le principali a livello internazionale, il WWF Valtellina Valchiavenna organizza con La Bottega della Solidarietà di Sondrio la terza edizione della “Cena a lume di Candela” Saremo alla “mensa IMMENSA” ospiti dell'Op. Mato Grosso Via privata Moroni, 7/9 - Sondrio (di fronte al tribunale, adiacenze parcheggio) prenotazioni: La Bottega della Solidarietà – via Piazzi 18 telefono (orario negozio) 0342 567310 Villiam Vaninetti responsabile WWF Valtellina Valchiavenna http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=21973 Renato Ciaponi. Valtellina: un’a­gri­col­tura sempre più giovane e rosa L'enogastronomia valtellinese ha radici storiche importanti molto lontane nel tempo. Il Bitto di origine celtica, la viticoltura di epoca romana o addirittura pre-romana, con i liguri. Senza dimenticare l'arte della preparazione dei salumi con i luganegat di Morbegno e Bormio che lasciavano d'inverno le montagne per dedicarsi alla lavorazione delle carni di maiale nelle zone del ferrarese e del basso veneto. Storie che dimostrano un lungo cammino di generazioni che nell'agricoltura hanno sempre trovato i prodotti per vivere, per mantenere una famiglia. Un' agricoltura un tempo davvero eroica, oggi forse meglio definibile semplicemente di montagna, perché quegli eroi si sono trasformati in imprenditori, magari coraggiosi, magari instancabili lavoratori che non contano le ore di lavoro, di sacrificio, che dimenticano il riposo domenicale, le ferie, costretti a lavorare in terreni scomodi, ma comunque sempre imprenditori alla ricerca di un reddito necessario per una vita dignitosa. Un'imprenditorialità spesso giovanile, che nasce dalla decisione di dedicarsi all'agricoltura per scelta, come professione, per continuare il lavoro dell'azienda familiare, magari dopo aver ottenuto il diploma di perito agrario, ma sicuramente con la consapevolezza di scegliere un lavoro forse più redditizio di altre opportunità lavorative. Da studi della Camera di Commercio di Sondrio e della Coldiretti regionale si evidenziano dati interessanti che mostrano l'evoluzione dell'agricoltura valtellinese negli ultimi anni attraverso un efficace ricambio generazionale. Le imprese agricole al 31 dicembre 2016 in provincia di Sondrio erano 2446 (17%), di queste 273 erano giovanili (under 35) e 401 (under 40). Nel confronto settoriale di tutte le imprese giovanili della provincia di Sondrio al 31 dicembre 2016 appare che il settore agricolo incide per il 20,47%, (a livello regionale è solo il 4,43%) superando il commercio (17,98) e i turismi (13.87%). E ancora: l'incidenza delle imprese femminili in agricoltura è il 37% (contro il 22% regionale) e supera Turismo 34,84%, Istruzione 28,81%, Commercio 25,18%, Sanità e assistenza sociale 22,34%. Naturalmente questi dati non tengono presente i giovani, figli di agricoltori, che lavorano nell'azienda familiare senza la titolarità dell'azienda partecipando comunque direttamente alle scelte aziendali dei genitori. Un'imprenditorialità giovanile che si muove agilmente nel mondo agricolo, che valorizza la tradizione in alcune pratiche colturali, ma che si evolve nelle scelte agronomiche, nei cicli produttivi, nelle dimensioni aziendali, nella ricerca di prodotti nuovi, di diversi modelli di vendita. Il settore zootecnico è passato dall'azienda media di 3-4 capi degli anni settanta a stalle con numero di bovini dimensionati al raggiungere di un reddito dignitoso e dove la mungitura a mano è quasi scomparsa, sostituita da sistemi di mungitura meccanica o addirittura robotizzata. Nel settore caseario possiamo trovare nuove tipologie di formaggi che pur non rappresentando la tradizione contadina vengono prodotti per diversificare ed arricchire le proposte per il consumatore: formaggi a pasta filata rappresentati da fresche mozzarelle, formaggi erborinati a due paste, come vuole la tradizione del Gorgonzola, taleggini quadrati, vari yogurt con frutta coltivata in valle, formaggi caprini freschi e stagionati, caprini aromatizzati con erbe di montagna ed ultimamente i formaggi e la ricotta senza lattosio. Tentativi di diversificazione anche nella frutticoltura, con produzioni di varietà diverse di mele o anche con la coltivazione di pesche, di pere e soprattutto di piccoli frutti, mirtilli, lamponi, ribes, more spesso trasformati in confetture o in succhi grazie anche alla Cooperativa “Il Sentiero” di Morbegno, sempre attenta alle esigenze degli agricoltori confezionando un prodotto perfettamente vendibile dal punto di vista igienico sanitario, ma lasciando all'agricoltore la possibilità di personalizzare il prodotto con una propria etichetta. E poi c'è il settore dei cereali, il ritorno della coltivazione della segale, per la produzione di un pane fatto totalmente con farine autoctone, l'intensificarsi della produzione di grano saraceno e delle patate, l'aumento del biologico, l'orticoltura con colture nuove come l'asparago, il settore della viticoltura e enologia con il recupero di vecchie vigne e la creazione di piccole cantine con produzioni di ottimi vini. Non mancano i settori nuovi come l'itticoltura, l'olivicoltura, la lombricoltura, la coltivazione dello zafferano, della canapa. Un'imprenditorialità giovanile che dedica tempo e risorse alla commercializzazione dei propri prodotti considerando la vendita diretta un punto di forza della propria attività. E così sono nati diversi agriturismi, spacci di vendita all'interno delle aziende, mezzi attrezzati per la vendita nei mercati. Ma anche pagine web o sui social media per pubblicizzare i piatti della ristorazione dell'agriturismo o i vari prodotti aziendali. Visi sorridenti di giovani contenti della propria scelta professionale che non solo propongono i prodotti dell'azienda, ma ne raccontano anche la storia, i sistemi di produzione, le caratteristiche organolettiche. Un'imprenditorialità giovanile che ha trovato e trova supporto nella Fondazione Fojanini, nelle istituzioni locali, ma anche nella scuola, l'istituto tecnico agrario, molto spesso frequentato dai nuovi imprenditori che forse proprio lì hanno maturato la voglia e la determinazione di lavorare nel settore agricolo. Una considerazione, per concludere, sulla ristorazione valtellinese che potrebbe diventare una grande vetrina per le produzioni della giovane imprenditorialità agricola. Valtellinese. Una ristorazione che lentamente si sta evolvendo sostituendo il qualunquismo enogastronomico con la consapevolezza della necessità di valorizzare la cucina del territorio ma che non sempre, per comodità, per opportunità economica, ricerca le materie prime nel giacimento enogastronomico della provincia pronto invece ad offrire eccellenze particolari, non omologate che proprio nella ristorazione troverebbero il canale più idoneo per una giusta valorizzazione. Renato Ciaponi (dal Blog il gusto dell'enogastronomia valtellinese, 16 gennaio 2018) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=21823 Renato Ciaponi. 110 anni, ma non li dimostra|La Fiera del Bitto di Morbegno e il Concorso caseario provinciale Siamo a 110. 110 concorsi che dai primi anni del 900 hanno portato a Morbegno le migliori produzioni casearie della provincia di Sondrio. Commissioni di esperti che hanno assaggiato, che hanno espresso giudizi per decretare il miglior Bitto d’annata, il miglior Valtellina Casera, il miglior Latteria. Un tempo le categorie erano anche: formaggio grasso tipo Bitto, formaggio semigrasso o magro. Ed è proprio in un verbale del 1910 che si vede come la valutazione del Bitto teneva presente alcune caratteristiche ancora oggi utilizzate per determinarne la qualità: (…) La Giuria, composta dai signori prof. Gorini della Scuola di Zootecnia e Caseificio di Reggio Emilia, Melazzini della cattedra di agricoltura, Molteni e Del Nero Tommaso, negozianti di formaggio di Morbegno, nel mentre ha dovuto riconoscere i pregi intrinseci del formaggio Bitto quali sapore delicato e profumato, morbideza e butirrosità della pasta, ha pur dovuto rilevare i difetti non gravissimi quali: irregolarità d'occhiatura in generale, conservazione trascurata della cotica o crosta (muffe, fenditure) da parte di qualche espositore (…) Da diversi anni partecipo alla commissione di valutazione e ho visto sempre migliorare la metodica di valutazione. Ricordo le commissioni in piedi intorno al tavolo all’interno della casera. Si valutava la partita, si tagliava una forma, si guardava l’occhiatura e poi si assaggiava esprimendo un giudizio globale. I giudizi erano semplici: buono, un po’ amaro, troppo amaro, un po’ salato, salatissimo, odore sgradevole, profumo buono, profumo intenso senza declinare i vari odori percepiti, senza definire l’intensità dell’aroma. Esperienze positive maturate anche insieme a persone che purtroppo ci hanno lasciato e che in questa occasione voglio ricordare: il dinamico Campodoni, grande esperto zootecnico, il veterinario Caretta, la dottoressa Carini e la dottoressa Lodi del CNR, grandi esperte casearie, il professionale Colli, esperto battitore e per ultimo il sempre disponibile Aldo, l’uomo della casera. Anni che hanno visto l’esposizione dei formaggi e quindi il lavoro della commissione, in posti diversi: nella casera comunale, nel locali della mensa sociale, nei vecchi locali della scuola materna di S. Antonio, nella chiesa di S. Antonio, nella palestra dell’Istituto Tecnico Commerciale, in una casera in cartongesso costruita al polo fieristico fino ad arrivare alla nuova struttura refrigerata che da una decina di anni viene montata e smontata e che quest’anno è stata posizionata all’ingrasso del struttura della mostra. Negli anni 90, dopo il primo corso per assaggiatori di formaggio organizzato a Sondrio il lavoro della giuria è diventato più impegnativo. Il giudizio globale è stato sostituito da una scheda studiata dall’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi) utilizzata in tutti i concorsi nazionali, che permette una valutazione più dettagliata. Il 60% del punteggio viene assegnato alle caratteristiche gustative, il 30% all’aspetto visivo ed il rimanente 10 % alle le caratteristiche tattili. Questo comporta che un formaggio pur visivamente non perfetto per un'occhiatura troppo grossa o assente e eccessiva o con la presenza di sfoglia, possa comunque essere premiato avendo ottenuto un punteggio altissimo per l'aspetto gustativo. La sola visione della forma tagliata, non permette un giudizio corretto e spesso il visitatore che guarda i formaggi in esposizione si meraviglia del primo premio ottenuto da un formaggio con caratteristiche visive non perfette. Vediamo allora in dettaglio come vengono assegnati i vari punteggi per la categoria Bitto. - Esame esterno della forma per un totale massimo di 10 punti. La commissione esamina la partita presentata, composta da due forme, una delle quali scelta dal produttore per il taglio successivo. La valutazione tiene presente la cura prestata al formaggio durante la stagionatura. In particolare si valuta lo scalzo, che deve essere concavo con spigoli vivi. La crosta deve essere liscia, omogenea, non presentare screpolature, macchie, muffe. - Esame delle caratteristiche della pasta per un totale massimo di 30 punti. La forma viene tagliata lungo la diagonale e si valutano le caratteristiche della pasta: il colore (da 4 a 10 punti), l’occhiatura (da 4 a 10 punti), la consistenza (da 4 a 10 punti). La pasta si deve presentare di un colore omogeneo dal bianco al giallo paglierino, senza sfoglie, strappi, lacrime. L’occhiatura deve essere non eccessiva, piccola e rada. La consistenza viene valutata al tatto, con una leggera pressione delle dita. Per un bitto giovane la barretta di formaggio, tagliata verticalmente in modo di lasciare sia la crosta superiore che inferiore, deve mostrarsi al tatto morbida e leggermente elastica. - Esame olfattivo e gustativo per un totale di 60 punti. Si esprime un giudizio sull’odore percepito con il naso e l’aroma percepito in bocca, utilizzando anche la retroolfazione dopo una lenta masticazione (massimo 20 punti). Si cerca di definire gli odori, per poter capire se appartengano alle caratteristiche di tipicità del prodotto e che comunque non devono creare sensazioni sgradevoli, odore eccessivo di stalla, di animale. Si passa al sapore (dolce, salato, acido e amaro), muovendo i pezzettini rotti con la masticazione su tutta la lingua che percepisce le sensazioni di sapidità in punti diversi (massimo 20 punti). Infine le caratteristiche strutturali che il formaggio presenta durante la masticazione: durezza, plasticità, friabilità, solubilità, adesività, granulosità (massimo 20 punti). Gli odori devono essere piacevoli, tipici, creando sensazioni armoniche. Così anche il sapore deve dare piacevolezza in bocca. Le sensazioni di sapidità devono essere in equilibrio. L’amaro, l’eccesso di salinità o di acidità penalizzano notevolmente il punteggio. La struttura deve essere morbida, solubile, non adesiva e granulosa. I giurati, tutti formati attraverso i corsi dell'ONAF, seduti intorno ad un tavolo, ricevono il campione di formaggio e dopo attenta valutazione esprimono il proprio giudizio per le sette caratteristiche precisate sopra. Segue una breve discussione, alla fine il presidente, facendo sintesi delle varie osservazioni propone un punteggio che può essere condivisi o meno. In caso di mancata unanimità, succede raramente, viene assegnato il punteggio espresso dalla maggioranza. La sommatoria del punteggio delle sette caratteristiche determina il punteggio finale che generalmente va da 60 a 80. La commissione ha poi la facoltà di proclamare il Bitto Super nell'eventualità che un formaggio abbia raggiunto un punteggio molto alto: 85/95. Come si può vedere i giudizi riportati nel verbale del 1910 non sono cambiati, sono stati sostituiti da giudizi più analitici e dettagliati, ma anche la valutazione attuale premia i formaggi che hanno un sapore delicato, un odore piacevole, una particolare morbidezza e butirrosità, un’occhiatura corretta e la mancanza sulla crosta di fenditure e muffe, come specificato nel verbale d'allora. Renato Ciaponi (dal Blog il gusto del gusto, 14 ottobre 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=21559 L'organizzazione del Grappolo d'Oro di Chiuro pronta per la manifestazione Chiuro – Proseguono i preparativi a Chiuro per il 34° “Grappolo d'Oro” quest'anno in calendario dall'8 al 17 settembre (programma). Mentre la pagina facebook dell'evento si appresta a superare quota 1.000 fan, a dimostrazione dell'interesse che suscita la manifestazione, l'organizzazione fa il punto sulla situazione. «Lo sforzo organizzativo è notevole, ma la soddisfazione viene ripagata dagli ospiti che partecipano ai tanti eventi del Grappolo, che vediamo come strumento di promozione del territorio soprattutto fuori dai confini provinciali. In questo senso la comunicazione è l'aspetto nel quale ci stiamo impegnando maggiormente e crediamo che il ritorno mediatico che ne traiamo sia a vantaggio di tutti. Il paese ha tante anime e mille sfaccettature che in questa festa vi invitiamo a scoprire. Anche i cittadini di Chiuro e Castionetto sempre più dimostrano di apprezzare le scelte qualitative della manifestazione e questo non può che farci piacere». (Tiziano Maffezzini - Sindaco di Chiuro) «Di fronte ad un impegno come quello richiesto dal predisporre un evento del genere le aspettative non possono che essere alte. Anche per questo cerchiamo di puntare sulla qualità dell'appuntamento e non solo sull'aspetto culinario, in stretta sinergia con l'Amministrazione comunale che ci aiuta non solo sostanzialmente, ma anche operativamente. Ma tutto ciò non sarebbe possibile senza i nostri volontari, che nell'arco dell'evento arrivano a toccare il centinaio di persone coinvolte. Senza dimenticare le altre associazioni e attività del paese e non che collaborano per la buona riuscita della rassegna, che gode del patrocinio della Provincia di Sondrio: Coro Montagne Mie, Assocazione Amici degli Anziani, Viale della Formica, Gruppo Sportivo, Biblioteca Comunale “Luigi Faccinelli”, Protezione Civile, Gruppo Alpini, case vinicole e ristoranti di Chiuro, Consorzio Tutela Vini Valtellina, Associazione Valtellina Intagliatori, Consorzio Turistico Sondrio e Valmalenco. Fondamentale il contributo di Bim e Comunità Montana Valtellina di Sondrio e degli sponsor privati: Latteria di Chiuro, Paganoni Bresaola, CLR, MIDA, Dolciaria Valtellinese, Mobilificio Botacchi, Folini Arredamenti, Publihouse, OSAM». (Donatella Moretti - Presidente Pro Loco Comune di Chiuro) Chiuro, paese ricco di storia – le origini del paese si perdono in epoca preistorica – e tradizioni enogastronomiche, si trova sulla sponda destra del fiume Adda a pochi km da Sondrio, in Lombardia. Posto allo sbocco del torrente Val Fontana è un borgo immerso nella natura, circondato dalle montagne e dominato da frutteti e vigneti, che, con i loro suggestivi terrazzamenti del versante retico, rendono unico il paesaggio della Valtellina. Il suo ricco passato ha lasciato numerose tracce che impreziosiscono il centro storico. Ideale punto di partenza per escursioni e passeggiate, offre al turista preziosità naturalistiche ed esperienze all'insegna della tradizione enogastronomica. Per informazioni e prenotazioni: Biblioteca comunale “Luigi Faccinelli” di Chiuro Tel. +39 0342 484213 Lunedì, martedì, giovedì e venerdì 9–12 e 15–18:30, sabato 9–12 www.prolocochiuro.it www.facebook.com/grappolodorochiuro http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=21446 Renato Ciaponi. Ardenno: Tre generazioni unite per produrre l'olio dell'Elfo Si chiama olio dell’Elfo e nasce dalla prima piantagione di ulivi messi a dimora in bassa valle nel 1999. L’etichetta verde, con un piccolo elfo che tiene in mano un rametto di olive dice “colline degli Elfi dal 1999 - olio extra vergine di oliva - Azienda agricola Folini - Ardenno”. Ma assolutamente nessun riferimento alla mitologia nordica, e nemmeno al simbolo dell’aria, del fuoco e della terra. Semplicemente le iniziali di Elisa Folini, giovane figlia di Giuseppe e nipote di Cesare nata nel 1999. La terza generazione di una famiglia che ha creduto nell’innovazione e che alla fine degli anni 2000 ha sostituito le viti di un terrazzamento con una piantagione di ulivi. Tre pertiche di terreno, sedici gradoni, calpestati per anni dall’anziano Cesare che ha sempre avuto una grande passione per la sua vigna ma che purtroppo l’età avanzata ha richiesto un radicale cambiamento. «Una sfida che ho voluto tentare perché ero stanco della vigna, anche se sinceramente mi è dispiaciuto cambiare», mi racconta Cesare. «Ero affezionato, ma la vigna costa troppa fatica, poi è soggetta a diverse malattie, gli ulivi sono più resistenti, richiedono meno attenzione, così ho deciso. Era il 1998, grazie ad un contributo della Comunità montana ho iniziato a estirpare le viti e a sostituirle con ulivi. Ho iniziato con 70 piante che venivano da Pistoia, poi altre 70 fino ad arrivare a 140 alberi da frutto che dovrebbero fruttare in piena produzione 3 tonnellate di olive a raccolto. Inizialmente volevo metter piccoli frutti, ma poi l’ulivo m’ha affascinato. Mi dicevano tutti, che ero un po’ matto ma io son andato avanti, scontrandomi anche con le gelosie dei produttori del lago cui avevo chiesto informazioni per iniziare». «Devo ringraziare» prosegue «l’amico Fulvio Briotti di Chiuro che possiede due uliveti in Toscana che mi ha consigliato e aiutato. Ricordo ancora il primo olio prodotto, erano tre litri, che non posso neanche dire che derivassero dalle mie olive. La quantità di olive era così limitata che nel frantoio di Lenno sono state miscelate con altre olive della zona del lago. Per avere il mio olio ho dovuto aspettare altri anni, quando ho avuto una produzione più alta, circa due quintali». Poi Cesare mi mostra con orgoglio la fotocopia di un articolo di un vecchio numero di Centro Valle che parla di lui, che racconta la sua storia. “SPUNTA IL PRIMO ULIVETO IN VALLE”, …chissà mai che fra qualche anno, fra le bresaole, i vini, i formaggi, le mele di Valtellina non compaia anche sul mercato l’olio di oliva e chissà che come quello per esempio prodotto sulle rive del lago non riesca ad entrare nel paradiso dei prodotti doc. Nessuno l’avrebbe mai detto ma anche in Valtellina è possibile coltivare ulivi e avere ottimi frutti... Toglie, dalla cartelletta di plastica, un'altra fotocopia. “È NATO IL PRIMO OLIO VALTELLINESE” …Quest’anno e nato il primo olio di oliva interamente nostrano, prodotto sui nostri terrazzamenti che per anni hanno accolto vigneti. Il raccolto è stato eccezionale, 178 kg per produrre 25 kg di ottimo olio spremuto presso il frantoio di Lenno in provincia d Como… Rimette con cura in una cartelletta di plastica le due fotocopie e continua a raccontarmi della sua piantagione: «…ma ormai sono vecchio, non riesco neppure ad andare a trovare le mie piante, tutto è passato nelle mani di mio figlio Giuseppe e di mia nipote Elisa». Giuseppe ha ascoltato in silenzio la nostra conversazione, senza mai interrompere, rispettando e condividendo le parole del padre, poi m’invita a fare una passeggiata tra gli ulivi. E lì in mezzo al verde delle piante dove i piccoli boccioli floreali incominciano ad aprirsi, mi mostra le creature del nonno, passate sotto le sue attente cure. Ormai sono passati quasi vent’anni, la produzione è aumentata, non sono più i 178 chilogrammi, il raccolto 2016 è stato di 12 quintali con una produzione di circa 120 litri di olio. «Ho dovuto eliminare diverse piante, erano state messe troppo strette e dalle 140 iniziali sono arrivato a 110; dovrei toglierne ancora, ma mi dispiace, mi piange il cuore dover tagliare altre piante». Poi mi mostra il sistema di potatura adottato che tende a privilegiare la parte esterna della pianta, liberando la parte più interna in modo da portare la fruttificazione nelle zone più esposte al sole. «Ci vuole tempo, per fare un buon lavoro», mi dice, «ma la potatura è molto importante per avere una produzione maggiore e soprattutto per avere olive di qualità. Io sono un metalmeccanico, ho imparato da solo, leggendo libri, cercando su internet, chiedendo informazione a chi è più esperto. La potatura e la raccolta sono i lavori più impegnativi, poi occorre tagliare l’erba, qualche trattamento a base di rame, dopo la raccolta e dopo la potatura, non sempre necessari, comunque sicuramente meno impegnativo della vite». Camminiamo in mezzo alla piante, su questi gradoni, realizzati anticamente, che hanno sempre visto le radici delle vite e che oggi iniziamo a vedere una coltivazione diversa. Attorno a noi si vedono alcune vigne coltivate, altre abbandonate, trasformate in bosco. Penso alla fatica di nonno Cesare nell’estirpare le viti, nel preparare le buche per il nuovo impianto, nel trasportare il letame con la gerla per la concimazione. Ma penso anche alla soddisfazione di Giuseppe nel lavorare un terreno che viceversa sarebbe stato abbandonato, destinato ad un degrado pericoloso. Giuseppe mi parla ancora della necessità di collaborazioni con le istituzioni, con le associazioni, dell’importanza della comunità montana nell’organizzare i corsi per la potatura, soprattutto per tutti i giovani che vogliono iniziare, della necessità di avere un frantoio più vicino, utilizzabile da tutti i produttori del nostro territorio, per abbassare i costi ma anche per avere un’immagine più completa dell’olio della Valtellina. Ma soprattutto insiste sull’importanza di incentivare questa coltivazione per evitare l’abbandono dei terrazzamenti dove la coltivazione della vite risulta antieconomica, per creare una risposta concreta nella difesa del territorio e nel creare un ambiente anche bello dal punto di vista estetico. Poi il discorso si sposta sull’aspetto economico. «Io sono soddisfatto» mi dice: «riesco a vendere tutto il mio prodotto, a Sapori di Montagna, una azienda di distribuzione di prodotti tipici, senza più preoccuparmi della vendita diretta. Il prezzo è buono, potrebbe essere anche di più, se paragonato a quello degli oli del Lago che solo perché hanno la Dop sono venduti a 30 euro al litro. La qualità del nostro olio è elevata. Non hanno niente da invidiare alle dop del Lario. I nostri costi sono alti. Partiamo da un costo per l’estrazione di 20 euro ogni quintale di olive, cioè circa 2 euro ogni litro d’olio, poi c’è la bottiglia, l’etichetta, il trasporto… Però io sono contento». Sorride e mi parla del suo sogno: creare una piccola azienda per la figlia Elisa, giovane studentessa dell’istituto tecnico agrario. «Oltre l’uliveto, abbiamo una decina di capre camosciate. Mi piacerebbe aumentarle, creare una stalla di una quarantina di capi; poi mettere una decina di arnie, che potrebbero anche essere utili per le piante di olivo, e così formaggio, olio, miele, potrebbe portare un reddito per una ragazza che ha la passione per l’agricoltura». Lasciati gli ulivi Giuseppe mi presenta Elisa, la terza generazione di una famiglia ancora legata all’agricoltura. Elisa sta finendo la lavorazione di una piccola cagliata derivante dal latte di capra ed è pronta per andare con il padre a mungere le capre. Le chiedo “dove ti vedi, tra dieci annio?” Mi sorride, i suoi occhi verdi si illuminano, ci pensa un po’ e poi mi dice: «in un’azienda mia, dove poter produrre formaggi caprini, miele e, naturalmente, l'olio extravergine dell’Elfo!» Renato Ciaponi (dal Blog il gusto del gusto, 19 maggio 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=21211 Valtellina Adda Festival 2017 Il “Contratto di Fiume” è un progetto molto interessante e particolare mediante il quale la Comunità Montana Valtellina di Sondrio è riuscita a coinvolgere tutti i soggetti che svolgono delle attività legate al fiume Adda. Un’azione di coordinamento importante che vuole creare sinergie fra i diversi soggetti ed armonizzare le politiche di rinaturalizzazione del fiume e di salvaguardia con quelle della fruibilità di questi areali. È in questo ambito che nasce “Valtellina Adda Festival”: il fiume Adda è un fil rouge che lega attività sportive, naturalistiche e culturali. Il mese di maggio sarà quindi all’insegna delle manifestazioni promosse dalla Comunità Montana e che vogliono aprire finestre nuove su ambienti in genere poco frequentati: occasioni in molti casi veramente imperdibili. Il Valtellina Adda Festival si apre con il weekend del 29-30 aprile con delle offerte veramente interessanti: SPORT Le Associazioni Polisportiva Albosaggia e AddaVi organizzano in località Bordighi “Open day di canoa – Laghetto Venina” dalle 14:00 alle 17:00 di Sabato e dalle 10:00 alle 16:00 di domenica. CULTURA Il Comune di Castione Andevenno dischiude le sue porte per svelare aspetti assolutamente poco noti, ma di notevole interesse, del suo territorio. Poiché il tema centrale è l’Adda non si può, ovviamente, che partire dall’acqua, risorsa basilare per la Valtellina, forza generatrice per l’agricoltura e motrice per le attività artigiane. Il Mulino della Rusina è una testimonianza dell’importanza dell’acqua e del suo sfruttamento. Un bene etnografico acquistato dalla Comunità Montana Valtellina di Sondrio che lo ha completamente restaurato per trasmettere un sapere antico, per salvaguardare e documentare l’attività e una tecnologia semplice ma non banale. Il Mulino della Rusina si trova a Castione Andevenno, in località Vendolo, e sarà visitabile, gratuitamente, nelle giornate di sabato 29 e di domenica 30 aprile dalla ore 9 alle 12 e dalla 14:30 alle 18:00. Presso il Mulino sarà disponibile anche una piccola pubblicazione illustrativa molto interessante. Il Comune di Castione Andevenno, che ha in gestione il Mulino ed organizza l’evento, si è preso carico, grazie alla collaborazione della Pro Loco, anche della realizzazione di un percorso guidato nei luoghi più significativi del paese. È questa un’occasione per osservare, con l’aiuto di esperti, le incisioni rupestri in località Ganda (area Sassella – Grigioni) o le particolarità delle architetture rurali della zona. Le visite guidate, durano circa due ore, avranno come punto di ritrovo il Municipio alle ore 14:30. Una visita verrà effettuata sabato e replicata il giorno successivo. Giampaolo Palmieri http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=21157 Sondrio. Cena a lume di candela|Sabato 25 con WWF Valtellina Valchiavenna e La Bottega della Solidarietà sabato 25 marzo, ore 20:30/21:30 evento internazionale WWF – EARTH HOUR 2017 Sondrio- CENA A LUME DI CANDELA Anche quest’anno l’Ora della Terra lascerà al buio monumenti, luoghi simbolo, sedi istituzionali, uffici, imprese e abitazioni private di tutto il mondo, coinvolgendo cittadini, istituzioni, imprese e testimonial, quale momento simbolico a favore del Pianeta e alla lotta ai cambiamenti climatici. Grazie all'accordo con Altromercato, la maggiore organizzazione del Commercio Equo e Solidale in Italia e tra le principali a livello internazionale, il WWF Valtellina Valchiavenna organizza con La Bottega della Solidarietà di Sondrio la Seconda “Cena a lume di Candela”. Diffondere una nuova cultura della sostenibilità e sensibilizzare il grande pubblico sull’adozione di stili di vita orientati da una crescente consapevolezza ambientale, etica, sociale ed economica: è questo l’obiettivo dell’alleanza fra le due Associazioni. Il contrasto al cambiamento climatico e la lotta per preservare la biodiversità , con le loro connessioni con i sistemi di produzione, distribuzione e consumo del cibo, sono i temi su cui, per i prossimi tre anni, si focalizzerà l’azione comune nell’ambito della campagna sociale di Altromercato “Insieme creiamo un altro vivere”. #unaltrovivere Attraverso azioni semplici e concrete, che ciascun consumatore può compiere a livello individuale e collettivo, Altromercato, insieme al WWF Italia, si propone di mobilitare la società civile per dimostrare che un altro mondo è possibile: un mondo più giusto, sostenibile, attento all’ambiente, ai diritti, al lavoro e alla solidarietà sociale. Sabato 25 marzo, in tutto il mondo e nei principali monumenti del pianeta, si spegneranno simbolicamente le luci per un’ora, dalle ore 20:30 alle 21:30, e in Italia, oltre agli spegnimenti di monumenti simbolici in tutto il paese, si festeggerà con la più grande cena sostenibile e solidale a lume di candela. Così faremo anche a SONDRIO: appuntamento ore 20 al ristorante “La Buona Luna” in via Mazzini, 7 Il menù sarà a base di materie prime equosolidali e biologiche. Quota partecipazione: 25 euro Prenotazione obbligatoria entro il 23 marzo a La Bottega della Solidarietà -Sondrio- 0342 567310 o per mail: bdmson@tin.it Vaninetti Villiam responsabile WWF Valtellina Valchiavenna http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=21026 Un corso per conoscere il mondo delle api e diventare apicoltore|Al via l’edizione 2017 che si terrà a Faedo Valtellino Sono ormai al via i corsi che puntualmente, ogni anno, vengono organizzati dall’Associazione Produttori Apistici della Provincia di Sondrio. Il corso è rivolto a tutti quelli che sono attratti dal mondo delle api e lo vogliono scoprire avvalendosi della guida di docenti particolarmente esperti e preparati. L’attività apistica non può essere affrontata in modo superficiale ed inconsapevole perché si rischia di incorrere in brucianti disavventure, oltre a mettere a rischio la sanità degli apiari limitrofi. La serie di lezioni è quindi realizzata per fornire le informazioni e gli strumenti conoscitivi necessari per poter operare consapevolmente. Negli anni la complessità del mondo dell'apicoltura è notevolmente cresciuta, di conseguenza abbiamo aumentato il numero degli incontri per poter presentare le diverse problematiche. Gli appuntamenti previsti in questa edizione del 2017 sono ben 16, suddivisi in 5 moduli. Quattro lezioni prevedono la pratica in apiario. I docenti che si alterneranno sono 9, tutti con un bagaglio di esperienze e competenze molto interessanti e tali da fornire complessivamente un approccio didattico differente e un quadro esaustivo. Alcuni, come la Dr. Carla Gianoncelli (una delle maggiori esperte nazionali nel campo del miele e, da molti anni, responsabile del laboratorio per le analisi del miele della Fondazione Fojanini) e Giampaolo Palmieri possiedono un'esperienza didattica pluridecennale; altri, come Marco Moretti, Fulvio Muttoni, Cleto Longoni e Giuseppe Mottalini, portano in dote una notevole esperienza professionale e semi-professionale, mentre i tecnici, Dr. Silvia De Palo e Dr. Cristian Moretti, hanno un solidissimo retroterra culturale e scientifico in tema apistico e l'entusiasmo e la freschezza della gioventù. Il corso è riservato a 50 persone, secondo la data di iscrizione. Ulteriori richieste verranno accolte con la riserva dell'individuazione di soluzioni logistiche od organizzative alternative. Sul sito www.apicoltori.so.it nella sezione “I corsi” è disponibile il calendario delle lezioni. La prima lezione è programmata per martedì 24 gennaio 2017 alle ore 20:30; gli incontri si succederanno con cadenza settimanale, di martedì, a Faedo Valtellino presso la sala “Bettini” - Aula magna del Corso di Laurea di Infermieristica. Gli incontri pratici in apiario cominceranno invece sabato 8 aprile e si svolgeranno, tempo permettendo, generalmente di sabato mattina. A chi partecipa ad almeno 10 lezioni sarà rilasciato un attestato di partecipazione. Alla fine del seminario chi vorrà intraprendere l'attività apistica ed iscriversi all'APAS, potrà avvalersi di un apposito servizio di “tutoraggio” nato per sostenere le nuove realtà apistiche. Associazione Produttori Apistici della Provincia di Sondrio http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=20826 Renato Ciaponi. L'uomo che accarezzava i formaggi|Un ricordo di Primo Ciapponi che è anche l'affresco di un'epoca L’ultima volta che l’ho visto era seduto sulla panchina all’esterno del suo negozio, con le spalle appoggiate al muro portante della storica bottega, quasi a proteggerla, quasi a non volerla abbandonare, a sostenerla ancora con la sua esperienza. Seduto in bellavista vicino al fratello Dario, chiacchierava e sorrideva ai tanti conoscenti che si fermavano a salutarlo. Mi sono fermato anch’io e mentre mi parlava, nei suoi occhi ho notato la felicità di poter comunicare ancora con qualcuno, ma anche la rassegnazione di una vita ormai alla conclusione, il meritato riposo, ma forse il desiderio di essere ancora dietro il banco a tagliare il formaggio migliore per i suoi clienti. Ho sempre avuto un’ammirazione particolare per questo negozio. È qui che per la prima volta ho assaggiato un Bitto di dieci anni. Erano i primi anni 90. Da poco mi interessavo di formaggi dopo aver frequentato il primo corso ONAF per assaggiatori di formaggio. Dovevo scrivere un articolo per la rivista Valtellina Magazine ed entrambi i fratelli mi avevano accolto calorosamente cercando di spiegarmi in poco tempo tutti i segreti del Bitto. Mentre mi raccontava i pregi di questo meraviglioso formaggio, Primo, ha preso con delicatezza una forma di Bitto invecchiata, l’ha appoggiata sul tavolo della cantina tenendola in verticale, l’ha accarezzata, poi l’ha appoggiata sul tavolo continuando ad accarezzarne la faccia superiore, invitandomi a sentire la consistenza e la levigatezza della superficie. “Non tutte le forme sono adatte per essere invecchiate” mi diceva continuando ad accarezzare il formaggio “bisogna saperle scegliere, bisogna sapere come le vacche sono state alimentate, in quale periodo il latte è stato prodotto, quanto latte di capra è stato usato”. Lui sapeva scegliere, conosceva tutti gli alpeggi delle valli del Bitto, conosceva tutti i caricatori, sapeva in quale periodo le vacche pascolavano le erbe migliori di quel determinato alpeggio e così poteva scegliere le migliori forme da portare nelle cantine del negozio per iniziare quel rito di stagionatura che iniziava appena le forme arrivavano a Morbegno e che soli li, in quegli anni si potevano trovare. Già, le famose cantine di “Ciapun”, che scendono di due piani per circa 10 metri, dove le migliori forme di Bitto delle valli vicine iniziano la loro stagionatura che può durare anche 10 anni. Un continuo lavoro di raschiatura, di ribaltamento sia delle forme sia delle assi sulle quali sono poste, di cure particolari, di stagionature, di forme poste in verticale su appositi scaffali, dove ogni tanto vengono ruotate leggermente come per la lavorazione dello champagne. Le cantine dove la temperatura è per tutto l'anno dagli 8 ai 13/14 gradi, con volte a muratura a secco, con pavimentazioni differenziate (piattoni o ghiaia) a seconda del prodotto da stagionare, perfettamente areate tramite finestre che danno direttamente all'esterno. Le stesse cantine che durante la guerra venivano utilizzate come rifugio, durante le incursioni aeree, sia dagli abitanti della casa che dai clienti che si trovavano in negozio. Così mi raccontava mostrandomi con orgoglio gli spazi dove le sue creature si trasformavano lentamente. Ho un altro piacevole ricordo di Primo. Durante una mostra del Bitto di quegli anni Primo e Dario erano stati invitati per il taglio di una forma di Bitto di dieci anni. Ricordo uno spazio sotto un tendone, colmo di gente, le telecamere di Raitre che riprendevano l’evento, l’emozione e la sicurezza di Dario e di Primo, le loro mani che accarezzavano la forma, che segnava per mezzo di un righello e di un coltellino una riga precisa, il silenzio quasi sacro del pubblico e poi il rito di un’arte che non tagliava ma scolpiva la forma fino ad avere due mezze forme perfette e il clamoroso applauso del pubblico. Ricordo Primo sorridente. Guardava nella telecamera quasi incredulo dell’interesse che aveva suscitato. Eravamo nei primi anni novanta, quando pochissimi negozi valtellinesi puntavano sulla valorizzazione dell’enogastronomia valtellinese, quando molti piccoli negozi di paese erano già stati chiusi o trasformati secondi i nuovi modelli commerciali dove il self service aveva annullato il rapporto cliente/negoziante. Ma Primo e Dario non hanno cambiato, hanno continuato a ricevere i lori clienti nella bottega, togliendo dagli scaffali i vari prodotti, incartandoli nelle vecchie carte per alimenti, conversando con loro e tagliando con cura il formaggio richiesto raccontandone le caratteristiche. Con molta lungimiranza avevano creduto nella tradizione, e non hanno mai trasformato il loro negozio. Ma soprattutto hanno creduto nei prodotti di qualità del nostro territorio, cercando di valorizzarli nel modo migliore, trasformando la bottega in un luogo di rispetto per la cultura contadina e soprattutto per quella casearia. E così, ancora oggi i figli Alberto e Paolo continuano a gestire la bottega nello stesso modo presentandola ai clienti come un luogo magico dove si respira il sapore degli alpeggi e della vita contadina, dove mobili e suppellettili rustici ed antichi sono utilizzati per esporre la merce. Un intreccio tra il vecchio e il nuovo dove, nel tipico arredamento del bottegone di una volta, con i cassetti con i numeri di porcellana dipinti a mano, le vecchie originali antine a vetrina dei vari scaffali, trovano posto i migliori prodotti valtellinesi: il miele, la pappa reale e propoli, i funghi, le grappe (secche, aromatiche, giovani, vecchie, al lampone, alla fragola), i vini delle principali cantine valtellinesi, esposti nelle cantine sotto il negozio, gli amari, i biscotti, le bisciole, le farine gialle o di grano saraceno rigorosamente macinate a pietra,le marmellate, le caramelle dell'Alta Valtellina. Tutto come una volta. Tutto come quando il negozio era gestito da Emilio e Paolo (padre di Primo e Dario). Tre generazioni che si sono tramandate quell'amore per la terra ed i suoi prodotti genuini, tre generazioni che hanno trasformato nel tempo la vecchia bottega dell'orologio anche in un piccolo museo dove la cultura contadina trova spazio tra una forma di formaggio, una bottiglia di vino, una bottiglia di grappa. Ciao Primo, grazie per aver dedicato la tua vita ai prodotti del territorio, ai formaggi delle valli del Bitto, grazie per aver fatto conoscere il nostro territorio a tante persone. Renato Ciaponi (dal Blog il gusto del gusto, 5 settembre 2016) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=20386 Sondrio. “Cantina al Buio”|AltRaValtellina a “Scarpatetti Arte” con l'Unione Ciechi L'Associazione Culturale Scarpatetti Arte, l'Unione Ciechi ed Ipovedenti della provincia di Sondrio con i volontari dalle Sezioni di Como e Varese, l'APS per il Turismo Responsabile AltRaValtellina propongono insieme “Cantina al Buio”: un nuovo ed originale evento che consente di avvicinare le persone alla tematica della cecità e condividerla almeno per un momento, attimo in cui tutti avremo l'opportunità di sviluppare sensibilità perdute o attutite dal vivere distrattamente. Il veicolo sarà il vino, in un territorio come il nostro dove la viticoltura sta restituendo un'economia rilevante che consente il recupero dei versanti terrazzati con il conseguente beneficio per il paesaggio spettacolare che ci circonda. Il buio come pretesto per avviare un percorso necessario alla convivenza paritaria fra tutti gli esseri umani, atta a sensibilizzare la popolazione ma ancor più perfetta per sviluppare capacità sensoriali normalmente sopite o sottovalutate. L'appuntamento sarà nelle Cantine dell'Azienda Agricola “Marsetti” nelle due giornate della manifestazione “Scarpatetti Arte” in pieno centro storico. Consisterà in una degustazione di vini guidata da un Sommelier e praticata al buio della cantina; le visite saranno regolate con la formazione di due gruppi di cinque persone con una guida non vedente ognuno, seguendo una scaletta di ingresso ogni mezz'ora come descritto nel programma: Corte delle Cantine Marsetti in Scarpatetti a Sondrio » Sabato 16 luglio dalle ore 18:00 alle ore 21:00 con prenotazione a partire dalle ore 17:40 » Domenica 17 luglio dalle ore 15:00 alle ore 18:00 con prenotazione a partire dalle ore 14:40 Ingressi ogni mezz'ora in gruppi di dieci persone (cinque per ogni accompagnatore) I gruppi saranno condotti da persone non vedenti La degustazione sarà guidata da un Sommelier In cantina sarà presente personale di assistenza Costo € 5,00 a persona al momento della prenotazione AltRa Valtellina altravaltellina@gmail.com http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=20183 Geròla. Una giornata sulle Alpi lombarde, tra percorsi guidati e sapori tipici Piattini, assaggi, pranzi itineranti in Valgeròla. Domenica 26 giugno si tiene la manifestazione “Gusta la Valgerola”, di scena i formaggi, la “Mascherpa” Organizza la Pro loco Si riprende a camminare, sostare, degustare in Valgeròla. Domenica 26 giugno la Pro loco della località alpina valtellinese, con il gruppo folk i Giaroi e l'Ecomuseo della Valgerola organizzano la manifestazione “Gusta la Valgerola”, articolato percorso gastronomico a tappe per i borghi, gli antichi locali, e le rivendite storiche del centro montano. L'evento enogastronomico è abbinato alla 13ª edizione della “Sagra della Mascherpa”. Protagonista delle degustazioni questa volta è infatti proprio la Mascherpa, la grande forma di ricotta grassa, rustica, di malga, che viene portata ancora umida di siero vaccino e caprino, dai casari, impegnati nei pascoli alti con le mandrie, avvolta nel panno alle rivendite del paese. Una delle caratteristiche del percorso del gusto, dedicato al formaggio fresco di malga delle Valli del Bitto, è l'unione tra punti di degustazione gestiti dai volontari, all'aperto o in ambienti tipici della tradizione locale, e attività ricettive. Ristoranti, locande, anche il negozio del paese. «In questo modo», spiegano dalla località, «l'impegno alla costruzione dell'evento non trova, a differenza di come succede talvolta, in “competizione” i volontari e le attività. Tutti lavorano per la buona riuscita della manifestazione, e tutti hanno modo di valorizzarsi e trovare il proprio spazio». Si rende omaggio alla mascherpa che a Geròla, “patria” del formaggio bitto, rinomato “grasso d'alpe”, è “tutelata”. Segue precise regole di produzione fissate in un “disciplinare”. Il latte è quello della caseificazione del formaggio Bitto Storico, si utilizza il siero fresco, il riscaldamento è diretto, con fuoco a legna, viene aggiunto a 60, 65 gradi latte intero di capra di razza Valgeròla nella misura del 2%, 5%. Il marchio 'Mascherpa delle Valli del Bitto' è registrato a nome del Comune di Gerola Alta al Ministero dello Sviluppo economico, Ufficio italiano Brevetti e marchi. Ci saranno otto tappe, per degustare aperitivi e manicaretti a base di ricotta, “Ravioli Valgerola” mixati a specialità della cucina alpina: arrosto di vitello, polenta alla piastra, caffè, gelato, digestivo di montagna. Durante tutta la giornata si esibirà l'associazione Fisarmoniche valtellinesi, con brevi concerti, saranno aperte per l'occasione tutte le dimore storiche e i contesti museali dell'Ecomuseo, e al Centro del Bitto gli animatori proporranno per le famiglie attività ricreative. Costo dei pass: 18 euro gli adulti, 12 i bambini e “under 12”, acquisto presso l'ufficio informazioni. Ecomuseo Valgerola http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=56&cmd=v&id=20104