News di TellusFolio http://www.tellusfolio.it Giornale web della vatellina it Copyright: RETESI Cosio Valtellino. Un’estate in Girandola|Un grest tutto speciale, rivolto ai bambini fino a 12 anni “Girandola” è un servizio ricreativo diurno estivo per bambini dai 3 ai 12 anni, che propone loro attività di gioco, di incontro, di laboratorio creativo e di animazione anche in spazi all’aperto. Il servizio propone: - Assistenza qualificata e attività di gioco libero e organizzato. - Attività di vita pratica che avviano i soggetti fruitori all’autonomia. - Giochi ed attività di movimento, di espressione, di manipolazione e di simbolizzazione che stimolano il formarsi di un’intelligenza creativa. - Possibilità di usufruire del servizio mensa. - Spazio giornaliero dedicato allo svolgimento dei compiti estivi. - Gite ed uscite nel territorio comunale o in zone limitrofe. Il tema conduttore delle attività sarà “Il tempo magico” dove personaggi fantastici aiuteranno i bambini ad effettuare un viaggio nel tempo per conoscere i giochi di una volta, i giochi attuali e ad inventare giochi e giocattoli futuri. “Girandola” è attivo dal 2 luglio al 3 agosto 2018 ed è suddiviso in turni settimanali, dal lunedì al venerdì. Orario giornaliero da lunedì a venerdì: - Full-Time dalle 07:30/9:00 alle 16:30/17:30 - Part-Time mattutino (pasto compreso) dalle 07:30/9:00 alle 13:30/14:00 - Part-Time pomeridiano (senza pasto) dalle 13:30/14:00 alle 16:30/17:30 - Part-Time pomeridiano (pasto compreso) dalle 11:30 alle 16:30/17:30 I costi del turno sono i seguenti: - Full time: € 112 - Part time mattutino: € 90 - Part time pomeridiano: € 70 - Part time pomeridiano con pasto compreso: € 90 È possibile iscriversi a uno o più turni. Per l’iscrizione a 3 turni è previsto uno sconto pari al 5% sull’intera quota. Nel caso di fratelli è previsto uno sconto del 10% al fratello più piccolo. L’iscrizione avviene tramite la compilazione di un apposito modulo che deve pervenire all’ente gestore Cooperativa Grandangolo presso il Nido “Il Trenino” (Morbegno - Viale Ambrosetti, 30 – Tel. 345 9893670), entro il 26 giugno 2018 ed è considerata vincolante per l’intero/i turno/i scelto/i. Le iscrizioni oltre la data prevista saranno subordinate alla disponibilità di posti. grandangolo cooperativa sociale col Comune di Cosio Valtellino http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=125&cmd=v&id=22122 Anna Lanzetta. Un ricordo della “Grande Guerra” Non mi era mai capitato di toccare da vicino la storia e di viverne direttamente la tragedia. Ma ai confini, tra Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, la storia diventa materia viva e la guerra si tocca con mano. Scavi lunghi e profondi e postazioni di schieramenti, segnano il territorio, una lunga striscia di terra che divideva i nostri soldati da quelli austriaci. Pagine e pagine, lette e spiegate non rendono la realtà come una scritta che indica un rifugio o la presenza di un bunker. Il territorio si mette a nudo e il dramma vissuto appare in tutta la sua portata; le parole si vestono di realtà, di una terribile realtà che nelle cifre mostra il numero dei morti, e la morte incombe feroce, mentre avvolti dal “Silenzio” di Redipuglia se ne tenta un conto. Il 28 giugno del 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria-Ungheria e sua moglie Sofia trovarono la morte nell’attentato di Serajevo, per mano di Gavrilo Princip, uno studente appartenente ad un gruppo irredentista bosniaco. Il 28 luglio l’Austria-Ungheria dichiarava guerra alla Serbia. Era l'inizio della Prima Guerra Mondiale. 1918-2018. Cento anni sono trascorsi ma nulla si cancella se la memoria ricorda, se l’occhio attento scruta, guarda e scopre la tragedia della “Grande guerra” che tra tutti i popoli partecipanti, portò via più di 10 milioni di uomini. Il territorio è disseminato di ricordi: scritte, lapidi, monumenti, ossari, trincee, musei, memoriali, bunker e postazioni di mitragliatrici, testimoniano ai nostri confini la “Grande Guerra”, così detta per il gran numero di popoli che vi parteciparono. La guerra è morte, devastazione, miseria, dolore e lacrime che nessuno spazio potrà mai contenere. Tra l’entusiasmo degli interventisti, la guerra dispiegò forze, distrusse e lapidò migliaia e migliaia di uomini, lasciando vuote le case, vedove le donne e orfani i bimbi, rappresentati da Galileo Chini in “Le vedove”, dove il nero funereo esemplifica la tragica situazione. Giusta la commemorazione della fine della “Grande Guerra”, affinché nulla si dimentichi, ma questi luoghi implicano un netto rifiuto di tutto ciò che è morte, in nome di tanti giovani che, al di là della propria appartenenza, in quella guerra lasciarono la vita: Morto. Lacerato. Smembrato. / Mamma, cosa ne dici? Il figlio ti hanno preso! / Tu non lo vedrai mai più. Neppure il suo cadavere. / Forse oggi riceverai una lettera: / “Sono sano, sto bene”. / Poter piangere, gridare, urlare! / Più non posso mandare giù tutto ciò, non ci riesco più! / Più non posso stare qui seduto tranquillo! / Tutto finisce. Tutto ha un limite. / Lanciarsi con la testa contro questa roccia, / fino a stramazzare al suolo, fino a perdere conoscenza. (Robert Skorpil, ufficiale austriaco, Pasubio 1916-1918). I soldati sono tutti uguali di fronte alla morte e i versi o il racconto di chi visse l’orrore della guerra e la disperazione di una morte non chiesta, non voluta, esemplificano ancora oggi la realtà di tanti giovani che in guerra lasciano la vita e la memoria va al giovane Adelchi, che nel momento sublime della morte, fa riflettere suo padre, Desiderio, sul perché di una guerra inutile che gli ha strappato la giovinezza. Ancora una volta i linguaggi dialogano e la letteratura intreccia l’arte per invitarci a riflettere sulla vanità della guerra. Squarcia la realtà la poesia di Ungaretti che esplode nell’animo come la mina di Giulio Aristide Sartorio: Di che reggimento siete / fratelli? / Parola tremante / nella notte / foglia appena nata / Nell'aria spasimante / involontaria rivolta / dell'uomo presente alla sua / fragilità (Fratelli). La guerra è aberrazione, è “il sonno della ragione” che genera mostri, è la negazione della vita. Di fronte ai monumenti che ne perpetuano la memoria non si può restare indifferenti. Si viene sopraffatti da una grande emozione e i morti passano, visi indefiniti, evanescenti, corpi sopraffatti giacenti gli uni accanto agli altri stretti in muta preghiera come nella “Grande Guerra” di Marino Marini. Nessuna parola nutre il pensiero di fronte ai nomi, che ricordano i morti di ogni età, molti, infiniti morti che la memoria si rifiuta di contenere in nome della vita. Sacrari, ossari, scritte sparse sul territorio popolano i nostri confini, conservano intatta la memoria del sacrificio dei nostri soldati, dei nostri giovani. È davanti al monumento ai “Ragazzi del ’99”, che l’animo non regge, il passo si ferma e un tumulto assale lo spirito che si rifiuta di accettare un sacrificio troppo grande per essere contenuto e in risposta emerge a simbolo, potente il rosso-sangue “Sulla guerra” di Dodero. Diciotto anni appena compiuti e falciati da una guerra implacabile. Emerge dal profondo del cuore, come un grido lacerante, l’appello del polacco Ernst Friedrich (1894-1967), forse utopico ma possibile: «Io mi rifiuto! La nostra volontà è più forte della violenza, della baionetta e del fucile! Ripetete queste parole: “Io mi rifiuto!”. Mettetele in pratica, e in futuro la guerra sarà impossibile. Tutto il capitale del mondo, i re e i presidenti non possono nulla contro tutti i popoli che insieme gridano: NOI CI RIFIUTIAMO!» (Ernst Friedrich, Guerra alla guerra, 1924). Prevale la commozione, mentre il Piave scorre lento davanti agli occhi “calmo e placido” in un paesaggio meraviglioso e ci riporta al lontano 24 maggio, mentre troneggia sul Montello un Sacrario che custodisce migliaia di nomi. I percorsi vanno in ogni direzione, cimeli, rifugi, trincee, postazioni costruiscono la storia, la nostra storia. L’animo affranto stenta a staccarsi e nel silenzio che incombe non trova risposte ai tanti perché delle guerre. Forse la storia non è maestra di vita, non insegna sufficientemente il valore della vita, se le guerre si sono ripetute e continuano a ripetersi in ogni angolo del nostro pianeta! Caporetto, altopiano del Carso, Monte Grappa, altopiano di Asiago narrano il dolore di quanti vi morirono. Nemmeno il paesaggio verdeggiante e pieno di vita e di luce riesce a lenire il dolore che provoca nel monumento eretto a ricordo la presenza di un -elmetto-. Anna Lanzetta http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=62&cmd=v&id=22114 Festival di Poesia di Genova: il Reading al Coronata Campus diventerà un film Giovani cineasti e artisti al 24° Festival Internazionale di Poesia di Genova per realizzare un film-documento sull’incontro fra poeti e richiedenti asilo durante il “Reading al Coronata Campus” che si terrà il 7 giugno presso il centro accoglienza e integrazione di Cornigliano (in via Coronata, 100). L’iniziativa nasce sotto gli auspici del Consiglio d’Europa, che nell’occasione presenta il Piano di azione per proteggere i minori che migrano in Europa. Il progetto del film-documento è stato reso possibile dalla professoressa Rossana Parisi del Liceo artistico “Klee Barabino” di Genova, mentre il team che si occuperà delle riprese è formato dagli studenti del liceo Fedunik Nazar, Lorena Santa Maria, Federica Cafferata e Alessandro Cecchini. «L’accoglienza è un diritto di chi fugge da nazioni in guerra o colpite da altre crisi umanitarie», spiegano i giovani artisti, «ed è fondamentale, per il futuro della nostra civiltà, che la cultura e l’arte si pongano al servizio di questo diritto. Siamo orgogliosi del lavoro che ci attende e ci auguriamo di riuscire ad esprimere il significato del reading, che vedrà poeti e musicisti migranti sul palco accanto ad alcuni fra gli autori più rappresentativi del nostro paese. Basti pensare che i poeti e i musicisti che daranno vita alle performance hanno vinto più di cinquanta premi letterari e civili». Gli autori che si avvicenderanno alla lettura sono Lamine Dingross, Steed Gamero, Barbara Garassino, Daniela Malini, Roberto Malini, le Migrant Voices, Dario Picciau, Claudio Pozzani e David Smith. Le chitarre di Pino Parisi e Mario Morales Molfino commenteranno le interpretazioni insieme alle percussioni di Bemba Sidibe. “Passione per l’umano” è il tema dell’evento, in linea con il tema generale proposto dal Festival quest’anno: la passione. Il film documento sarà al centro di alcune iniziative presso le istituzioni dell’Unione europea, per sensibilizzare gli eurodeputati e i funzionari dell’Ue riguardo alla condizione dei profughi che migrano verso gli stati membri e ai diritti che sono loro riconosciuti dall Convenzione di Ginevra del 1951 e dalla Carta di Nizza, che riconosce i diritti fondamentali all’interno dell’Unione europea. Anche il movimento di poesia globale 100 Thousand Poets for Change contribuirà alla diffusione nel mondo del film-documento, con i valori che veicola. L’organizzazione ringrazia l’Ufficio diocesano per la Pastorale Migrantes di Genova, la Cooperativa “Un’altra storia”, Genova Poesia, EveryOne Group e Valentina Edizioni, per le copie in italiano e inglese della novella illustrata Le stelle nella risaia di Roberto Malini e Dario Picciau, donate al Campus. (Red. Genova) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=125&cmd=v&id=22106 Kristina Mamayusupova. Il mediatore interculturale: una professione educativa? La realtà genovese Se dovessimo definire oggi la società italiana dal punto di vista culturale e territoriale, potremmo affermare con certezza che essa continui a restare una società multiculturale. Osservando la crescente diversità linguistica del terreno geo-culturale italiano, avvertiamo la necessità di approfondirne la conoscenza, acquisendo gli strumenti imprescindibili per trasformare la nascente comunicazione plurilinguistica in un’interazione professionalmente e pedagogicamente “mediata”. Di conseguenza, la società, adattandosi alle trasformazioni del significativo fenomeno migratorio in atto, produce le figure educative nuove, la cui identità professionale inizia a forgiarsi negli ambienti universitari (facoltà umanistiche e non solo), irrobustendosi, conseguentemente in autonomia per mano delle figure stesse, nel campo antropologico, storico-geografico, linguistico e pedagogico. I mediatori interculturali, inizialmente “animatori di lingua madre” e oggi “figure professionali in costante trasformazione”, operano fruttuosamente nelle scuole elementari e nelle scuole medie, accogliendo bambini e ragazzi fino ai quattordici anni, provenienti da tutto il mondo. Oltre al compito della traduzione e dell’interpretariato, il mediatore interculturale si serve dello strumento dell’osservazione ermeneutica, “leggendo culturalmente” il soggetto in questione come un testo, al quale occorre avvicinarsi più volte per poter scorgere il suo essere profondo: formativo, educativo e culturale. Ripercorrendo insieme al bambino/ragazzo la storia della sua migrazione, il mediatore lo aiuta a de-costruirsi e a ri-costruirsi dal punto di vista formativo ed educativo e a creare un ponte tra la propria cultura di appartenenza e la cultura, alla quale sceglierà di appartenere nel futuro. Quindi, dal soggetto di recente inserimento nella scuola italiana, si richiede l’acquisizione dei canoni e dei codici comportamentali, storico-culturali, etici e linguistici, senza ovviamente lo sradicamento definitivo dalla propria cultura di appartenenza. In questo cammino risulta fondamentale una figura di supporto quale può essere il mediatore interculturale, in quanto è proprio lui a poter favorire la creazione dei rapporti amicali in classe tra il bambino/ragazzo, “portatore di una cultura differente” e l’intera classe in continua trasformazione culturale. Il mediatore, inoltre, contribuisce all’orientamento scolastico del bambino/ragazzo stesso, aiutandolo nelle scelte fondamentali per la sua costante “edificazione” identitaria, personale e professionale. Il mediatore interculturale di prima accoglienza (o per il primo inserimento) facilita l’accoglienza e l’ambientamento del bambino/ragazzo giunto in Italia in seguito a una recente immigrazione o per adozione internazionale. Sarà cura del mediatore accompagnare lo stesso e la sua famiglia nel corridoio di servizi di supporto alla loro permanenza in Italia. Attraverso il colloquio conoscitivo il mediatore acquisisce degli elementi per avviare il suo intervento educativo che includerà il soggetto in questione, la classe e le insegnanti nelle attività volte alla socializzazione, all’inclusione e alla creazione delle reti amicali all’interno del gruppo classe. Nel recente convegno “Vivere tra più lingue”, tenutosi a Genova presso la Biblioteca De Amicis il 22 maggio 2018 e dedicato al tema della mediazione culturale ci si è concentrati sulla necessità della presenza, all’interno della scuola, di insegnanti multilingue, oltre ovviamente alla sempre più richiesta presenza del mediatore culturale a scuola. Più punti di vista hanno ruotato attorno al tema della progettualità e della mancata riflessione pedagogica nelle scuole, sottolineando il fatto che occorre oltrepassare lo stato della “scuola d’emergenza”. Oltre ai problemi di generale portata scolastica ed interculturale, ci si è soffermati sull’identità della nuova figura professionale, comparsa nel tessuto sociale italiano nel 2013 - Mediatore interculturale educativo (Mie), i cui interventi acquisiscono il taglio didattico-pedagogico-progettuale che comporta le garanzie al diritto istruzionale del minore e l’accesso assicurato ai servizi di supporto territoriale. Nello specifico il Mediatore interculturale educativo (Mie) opera in circa una ventina di Istituti Comprensivi genovesi e si occupa di: -progettazione e realizzazione dei laboratori educativi interculturali in stretta collaborazione con gli insegnanti; -coinvolgimento delle famiglie nelle attività didattico-laboratoriali e scolastiche con l’obiettivo di diminuire la distanza linguistico-culturale tra la famiglia stessa (con la propria storia culturale e linguistica) e la cultura accogliente; -prevenzione della dispersione scolastica e raggiungimento della frequenza regolare dei bambini/ragazzi stranieri per mezzo dei colloqui motivazionali; -supporto offerto al bambino/ragazzo straniero per il suo futuro orientamento scolastico, seguito dalla transizione verso una scuola di grado superiore; -collaborazione con servizi territoriali di riferimento. L’inizio dell’evoluzione della figura del mediatore interculturale in Italia viene segnato dagli anni Novanta e per quanto riguarda Genova, più precisamente, dal 1996 grazie alle sperimentazioni effettuate nelle scuole e gestite dal Laboratorio Migrazioni “Centro scuole nuove culture”, volto a diffondere i progetti di educazione interculturale nelle scuole d’infanzia e nelle primarie del Comune di Genova. Oggi sul territorio genovese opera il “Centro risorse alunni stranieri” (CRAS) diretto da Claudia Nosenghi e creato dall’ufficio scolastico regionale per la Liguria del Ministero della Pubblica Istruzione atto a favorire l’integrazione degli alunni stranieri nelle scuole italiane. È importante ricordare la Cooperativa S.A.B.A. che fornisce alle scuole di Genova i mediatori di lingua madre albanese, araba, bambarà/mandinga, bangla, portoghese, nigeriana, cinese, spagnola, russa, rumena e senegalese. A questo proposito, occorre far riferimento alla documentazione prodotta dall’Unione Europea e dalla Repubblica Italiana relativa al discorso sul plurilinguismo e sulla diversità culturale. Nel 2010 il Consiglio d’Europa si espresse circa l’argomento dedicato al plurilinguismo per origine o acquisito e all’educazione interculturale a scuola, elaborando una Guida per lo sviluppo e l’attuazione di curricoli per una educazione plurilingue e interculturale (novembre 2010). Due anni prima l’Unione Europea aveva già steso un documento in seguito ad una serie di riunioni presiedute dallo scrittore Amin Maalouf a Bruxelles che s’intitola: Una sfida salutare. Come la molteplicità delle lingue potrebbe rafforzare l’Europa (2008), nel quale l’ampio spazio è stato dedicato alla questione della diversità linguistica che costituisce una sfida «salutare» per la comunicazione efficace. La diversità linguistica sul territorio europeo «è una fonte di ricchezze ma anche di tensioni; l’atteggiamento saggio consiste nel riconoscere la complessità del fenomeno» in modo da poter trovare delle strategie che valorizzino tutti gli aspetti della libera co-esistenza degli uomini nel segno di un’«armonizzazione» delle diversità linguistiche attraverso una libera scelta, da parte di ciascun cittadino europeo, di una lingua personale adottiva, che va oltre la sua lingua madre e la lingua di comunicazione internazionale (nel maggiore dei casi, l’inglese), che andrebbe studiata nelle scuole e nelle università. Qualunque lingua del mondo potrebbe essere scelta quale lingua personale adottiva senza trascurarne alcuna, perché tutte le lingue «aprono orizzonti professionali, culturali o d’altro tipo ai cittadini, ai paesi e all’intero continente». Per quanto riguarda gli immigrati, la «lingua personale adottiva dovrebbe essere, in generale, quella del paese in cui hanno scelto di stabilirsi». Quindi, adottando l’idea dello studio di qualunque lingua del mondo quale lingua personale adottiva, si arriverebbe a una speciale valorizzazione linguistico-culturale dei popoli, confermando ancora una volta il compito dell’Unione Europea, quello «di salvaguardare, armonizzare, pacificare e far fruttificare» la diversità linguistica e culturale, di cui il terreno europeo è imbevuto. In Italia le normative di riferimento sono state stese per mano del MIUR, nel gennaio 2012, Lingua di scolarizzazione e curricolo plurilingue e interculturale e per mano dell’Accademia della Crusca, nel giugno 2013, Conoscere e usare più lingue è fattore di ricchezza che esplicita la necessita dell’attuazione di una «politica linguistica» che sappia valorizzare diverse «realtà idiomatiche», intrecciate nel territorio italiano e promuovere la lingua italiana sul piano internazionale. Sempre in Italia si fa spesso il riferimento al documento CM del 19 febbraio 2014, Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione alunni stranieri, in cui viene evidenziata l’importanza dell’educazione interculturale nelle scuole che contribuiscono ad un autentico avvio dei processi formativi ed educativi degli alunni stranieri, riconosciuti nella loro specificità culturale e riconoscenti nei confronti della cultura che li accoglie. Agli alunni stranieri, inoltre, viene garantita la continuità d’istruzione, sancita dall’art. 34 della Costituzione della Repubblica Italiana. Tali Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione alunni stranieri offrono una maggior chiarezza sulla tipologia degli alunni stranieri presenti sul territorio italiano e sulla necessità della formazione professionale del personale scolastico. Nel settembre 2015, MIUR diede anche vita al documento Diversi da chi?, con il quale definisce le proposte educative, diffondendo le buone pratiche dell’integrazione degli alunni stranieri nella scuola italiana. Alla figura professionale poliedrica del mediatore interculturale, vengono anche richieste competenze trasversali, come quella del saper interpretare il linguaggio giuridico durante i colloqui tra le istituzioni e la famiglia di origine straniera. Nello specifico, durante detti colloqui, al mediatore culturale vengono richieste: la sospensione del giudizio, l’ascolto attivo, l’autocontrollo emotivo e l’esposizione empatica al dialogo, oltre alle imprescindibili competenze pedagogico-linguistiche e antropo-etno-cultuali. Oggi, questa figura possiede una rilevante capacità di adattamento alla società-camaleonte che ogni giorno “cambia colore”, avanzando richieste al punto di indurre tale figura ad una incessante ri-progettazione professionale. Kristina Mamayusupova Per maggiori approfondimenti: » Guida per lo sviluppo e l’attuazione di curricoli per una educazione plurilingue e interculturale (Consiglio d’Europa, 20162) » Una sfida salutare. Come la molteplicità delle lingue potrebbe rafforzare l'Europa – Proposte del Gruppo degli intellettuali per il dialogo interculturale costituito su iniziativa della Commissione europea, Bruxelles 2008 » Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli stranieri, Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca, 2014 » Conoscere e usare più lingue è fattore di ricchezza – Nota dell’Accademia della Crusca e della Società di Linguistica Italiana, 2013 http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=61&cmd=v&id=22102 Morbegno. “Arte nel Chiostro” e “Mostra provinciale del Collezionismo”|Ricordo l’alluvione di Paola Mara De Maestri Si apre venerdì 1° giugno 2018 la straordinaria manifestazione culturale “Arte nel chiostro” e “Mostra Provinciale del Collezionismo”, organizzata da E’Valtellina, nella splendida cornice dei chiostri del complesso conventuale di S. Antonio in Morbegno, sotto l’attenta regia di Luca Villa. L’iniziativa abbraccia due anime dell’Associazione del Morbegnese che conta circa 180 soci, come dichiara il Presidente Lorenzo Del Barba, e cioè il collezionismo e l’arte. Ci saranno 45 espositori che raccoglieranno il più svariato materiale collezionistico, dall’antico al moderno, con radio d’epoca, modellismo e tanti altri oggetti forniti dai vari collezionisti. Per la parte artistica, coordinata dall’artista Angelisa Fiorini, verranno messi in mostra tantissimi quadri e fotografie del gruppo “Forme, luci, ombre”. Anche il “Laboratorio Poetico” partecipa attivamente alla kermesse – fa sapere Paola Mara De Maestri, poetessa e responsabile della sezione poetica dell’associazione, – con diversi artisti che si cimenteranno in “Poesia, musica e vibrazioni… in libertà”, con lettura di poesie alternate a musica. Questo esibizione è prevista per venerdì sera alle ore 21 nel chiostro adiacente all’Auditorium. Il Laboratorio Poetico sarà ancora protagonista con le premiazioni previste in mattinata relative ai due concorsi letterari-figurativi che interessavano le classi quinte delle scuole primarie di Regoledo e Talamona e i ragazzi delle superiori di Morbegno del Liceo Artistico e del “Romegialli”. Gli alunni delle primarie dovevano sviluppare la tematica legata al collezionare libri; il concorso con le superiori, organizzato con la collaborazione di Aido, Avis e Admo aveva come motivo d’ispirazione “Donare il più bel gesto d’amore”. Tutti gli elaborati e i manufatti dei ragazzi verranno esposti. L’inaugurazione dell’evento è in programma per le ore 17 di venerdì. La mostra rimarrà aperta fino a sabato 2 giugno con i seguenti orari: dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 22 il primo giorno di apertura e il giorno seguente dalle ore 9 alle ore 12 e dalle 15 alle 20. Per maggiori informazioni consultate il sito ufficiale dell’associazione: www.evaltellina.com éValtellina Ricordo l’alluvione Fusine, 18 luglio 1987 Ricordo il sabato dell’alluvione. La radio ignara cantava e il fiume dalla cima rimbombava; la ragazza ballava e la pioggia sbatteva ali di pianto. Ribolliva l’odore acre di pino, dalla nebbia gorgogliavano afflati di panico: la terra ribelle insorgeva all’infedele. Si è placata tra le ceneri la furia. L’uomo e la montagna hanno ripreso il loro cammino. Con le mani ruvide di cielo ancora ho negli occhi quel 18 luglio, quando il fiume divenne la mia casa, la mia casa la strada. Paola Mara De Maestri http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=125&cmd=v&id=22095 Enrico Bernardini. L’atlante sociale|Un esempio di come la Geografia possa essere al servizio del territorio e delle comunità Il progetto dell’atlante sociale si inserisce nel dibattito esistente sull’insegnamento della Geografia, tra la geografia umana e quella fisica, tracciandone il confine e superandolo grazie all’innovatività della ricerca dove, ad un classico approccio cartografico si affianca l’importanza delle relazioni sociali nella definizione del concetto di spazio, cardine della riflessione geografica contemporanea e non solo. L’iniziativa, ideata da Claudio Cerretti, docente ordinario di Geografia, con il supporto di Isabelle Dumont, professore associato di Geografia e un gruppo di dottorandi e laureandi dell’Università di Roma Tre è stata presentata in occasione della notte della Geografia, evento organizzato in tutta Italia il 6 aprile scorso e che ha visto protagonista la disciplina in molte realtà italiane tra cui Milano, Padova, Aosta, Napoli, Otranto, Torino, Trieste, Viterbo, Cosenza, Bergamo e Genova. L’iniziativa è nata in Francia ed è stata promossa in Italia dall’Associazione dei Geografi Italiani (A.G.E.I.)1 con la collaborazione di altre organizzazioni legate al mondo della Geografia tra cui l’Associazione Insegnanti di Geografia (A.I.I.G.).2 L’università di Roma Tre si è resa protagonista di diversi eventi aperti al pubblico: infatti, gli studenti che hanno contribuito ai lavori, hanno coinvolto i partecipanti attraverso l’utilizzo di giochi come, ad esempio, una votazione dei luoghi più simpatici ed antipatici della capitale. Il fine dell’espediente è stato cercare di capire il modo in cui i cittadini percepiscono le strade e i quartieri romani.3 Ma cosa si intende per atlante sociale? Come spiegato da Claudio Cerretti, significa cartografare tenendo conto anche delle relazioni sociali, delle percezioni e i pensieri dei cittadini, significa chiedere alle persone cosa ne pensano di Roma, come la vedono e quale sia la loro rappresentazione, aggiunge Isabelle Dumont.4 Infatti il merito e la rilevanza del progetto stanno nell’essere partiti da uno strumento classico della geografia, come le carte geografiche ed averlo ampliato ed arricchito con le raffigurazioni spaziali della popolazione romana, di coloro che vivono e frequentano la città. Il campo della ricerca si è concentrato su tre quartieri periferici: La Magliana, il Trullo e Torre Angela e il mezzo principalmente utilizzato è stato l’intervista, classico strumento della ricerca qualitativa nelle Scienze Sociali. Nella strutturazione delle interviste qualitative sono state considerate diverse variabili, una quarantina in totale, e le principali sono: i luoghi di incontro dei migranti, la presenza sul territorio di matrimoni misti, la distribuzione di sedi locali di partiti politici o movimenti, la presenza di strutture alberghiere come B&B, luoghi di culto, sale scommesse, Compro oro e orti urbani. Inoltre, per la parte quantitativa della ricerca, dedicata all’analisi statistica dei dati raccolti, sono state utilizzate fonti ufficiali quali Camera di Commercio, Anagrafe del comune di Roma e ISTAT.5 L’atlante sociale risulta così opera dei cittadini e per i cittadini; è stato concepito anche per comprendere la situazione ed intervenire in eventuali criticità, segnalando alle autorità le percezioni della cittadinanza sul territorio ed attribuire alla geografia quel ruolo primario, che va oltre la conoscenza dei mari, dei fiumi e delle capitali ma si concentra sulla società, sui suoi protagonisti, ovvero le persone, e sul comprendere e vivere il territorio ricco di necessità e bisogni. Un esempio è stata l’iniziativa, sempre organizzata dalla comunità di geografi romani in occasione della Notte Europea della Geografia, di un’escursione nell’area San Paolo-Ostiense, dedicata alla street art, fenomeno sviluppato negli anni ’20 in Messico grazie all’opera dei muralisti Diego Rivera, José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros6 e arrivato nel nostro Paese negli anni ‘2000 sulla scia del successo internazionale dell’artista anonimo Banksy.7 I temi dell’arte di strada riguardano etica, denuncia sociale e satira e la visita ha avuto il fine di comprendere le ragioni della trasformazione sociale di un quartiere, dall’essere una realtà popolare ad un centro aggregativo per i giovani della capitale. Inoltre, scopo di iniziative come l’atlante sociale, è portare il geografo e la sua competenza all’interno del sociale e della realtà per avvicinarlo sempre più al vivere quotidiano dei cittadini e a comprendere la nostre società, come ricorda infine Isabelle Dumont. Enrico Bernardini Sitografia » La notte europea della geografia » Associazione italiana degli insegnanti di Geografia » Corriere.it » Giornale di Sicilia » Wikipedia Banksy » Wikipedia Muralismo messicano » Segni & evidenze. Atlante sociale di Bari » pixabay.com » Atlante sociale sulla tratta 1 Qui per consultare la pagina web ufficiale A.G.E.I. dedicata alla Notte Europea della Geografia. 2 Qui per consultare il sito web ufficiale dell’Associazione italiana degli insegnanti di Geografia. 3 Fonte: Corriere.it 4 Fonte: Giornale di Sicilia. 5 Fonte: Corriere.it 6 Per maggiori informazioni: Wikipedia. 7 Per maggiori informazioni sull’artista: Wikipedia. http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=62&cmd=v&id=22070 Anna Lanzetta. Contro la violenza, la cultura Il clima di violenza che imperversa nel nostro paese è diventato allarmante. La scuola paga il tributo più alto con atti di violenza perpetrati tra gli stessi ragazzi e contro gli insegnanti. Il problema riguarda l’intera società e sollecita da parte di tutti un esame di coscienza e una risposta a una serie di interrogativi. Perché i ragazzi assumono tali comportamenti? Perché usano la violenza? Perché aggrediscono, picchiano e umiliano? Quali sono gli atteggiamenti di noi adulti nelle diverse sfere sociali? Siamo aperti al dialogo, all’ascolto e alla comunicazione? Sappiamo essere severi nell’impartire regole? Sappiamo dare affetto e amore? È difficile rispondere, basta guardarsi intorno per capire: la violenza imperversa in famiglia, verso le donne, verso i più deboli, i diversi, per paura, per ignoranza, per timore di dover cedere qualcosa, per il falso miraggio di essere qualcuno. Ognuno di noi, nella propria sfera pubblica e privata, ha diritti e doveri, direttive che regolano la vita civile e la convivenza dove fondamentali sono i valori che se adeguatamente osservati ed impartiti, concorrono ad una formazione consapevole dove i principi di solidarietà, uguaglianza, libertà, seminano civiltà e progresso. Siamo noi adulti gli esempi da seguire e alla nostra responsabilità non deviare nelle parole e nei comportamenti. Gli atti di violenza compiuti dai ragazzi sono intollerabili ma prima di giudicarli dobbiamo interrogarci e capire se la famiglia, la scuola e l’intera società si sono adoprate per evitare che tali fatti accadessero. I ragazzi sono colpevoli della loro devianza, ma quale senso dare alla punizione? Si sa che in ogni circostanza è sempre meglio curare che intervenire poi drasticamente. Siamo sicuri che siano state attivate in ogni ambito tutte le strategie possibili o abbiamo preferito che l’apparenza coprisse la sostanza lasciandola alla deriva? E se il loro comportamento fosse un segnale di richiamo verso di noi? Abbiamo considerato i loro bisogni, le loro necessità, il desiderio di affettività, il dialogo, l’ascolto, la solitudine, contro il mutismo, il rifiuto, l’indifferenza? Abbiamo tentato di sottrarli alla noia? Ne abbiamo curato l’inserimento e la partecipazione offrendo loro prospettive dove la comunicazione diventa valore irrinunciabile? La violenza è sintomo di disagio, di malessere, di dispersione, di isolamento, di allontanamento dalla famiglia e dalla scuola, di false prospettive. Contrapponiamo alla violenza e alla punizione la cultura. I ragazzi hanno bisogno di autostima, di fiducia, di valori in cui l’essere sconfigge l’avere, la presunzione, la prepotenza, la sopraffazione e l’emarginazione. La cultura è l’unico strumento capace di alimentare la mente e lo spirito con il culto della bellezza che ci circonda e con i messaggi educativi che ci trasmette. La violenza è sinonimo di fragilità in cui ogni valore viene sopraffatto dal desiderio di essere eroi, di valere e di farsi valere. Se non vogliamo perdere i nostri ragazzi utilizziamo le armi del sapere, della conoscenza, della fiducia, dell’inserimento, della pazienza, del sostegno fisico, psicologico e morale. Non c’è da meravigliarsi se si è rotto il rapporto tra insegnante e studente, basta guardare il contesto scuola per capirne il cambiamento spesso negativo, e nonostante gli sforzi degli insegnanti, che non godono più del prestigio dovuto, mostra le sue fragilità, diventando un terreno facile dove al posto della cultura il ragazzo preferisce la violenza per fare mostra di sé. Bisogna rispondere a questi quesiti e intervenire tempestivamente con progetti di recupero non semplici ma possibili. Insieme possiamo intervenire sulle nostre disattenzioni con un comportamento corretto nell’agire e nel comunicare, memori che ogni nostro gesto è un insegnamento. Ogni ragazzo che si perde è una sconfitta imperdonabile. Il dovere di noi educatori in ogni ambito sociale ci spinge a unirci e ad armarci di volontà e di tenacia per impedire che il problema diventi irreparabile. Abbiamo tutti bisogno di una società più giusta, di calore umano e di un futuro che inglobi i giovani in modo attivo e interattivo. Abbiamo bisogno di potenziare la scuola come elemento centrale della società, con leggi mirate al benessere di tutti i componenti. Abbiamo bisogno di risentire pulsare il nostro cuore e di riappropriarci di termini come: dignità e rispetto. Abbiamo bisogno di sentire pulsare il cuore dei nostri ragazzi, perché componenti il nostro domani e infondere in loro la speranza di essere protagonisti. La riflessione ci aiuta a guardare oltre le cose e ad agire con circospezione e razionalità. Facciamo in modo che al momento la punizione non si muti in un boomerang di colpevolezza verso di noi e che il bullismo non canti una triste vittoria. Anna Lanzetta http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=61&cmd=v&id=22069 Sandra Chistolini. Gli adolescenti e la tolleranza nel mondo della post-verità Parlare di tolleranza non è facile in un tempo di crisi e di caduta dei valori di riferimento per la convivenza democratica. Il mondo della post-verità ha minato la stessa comprensione della partecipazione civile e ha distrutto i fondamenti della razionalità politica nella quale si credeva. L’apparenza delle forme è diventata più importante della realtà e l’erosione della solidarietà affonda le radici nella costruzione delle divisioni. La stessa nozione polisemantica di tolleranza racchiude interpretazioni positive e negative. La tolleranza che accoglie è di segno positivo, la tolleranza che sopporta è di segno negativo; così come il rispetto e la comprensione dell’altro apre alla comunità, mentre la passività ed il ritiro su se stessi veicola il senso di rifiuto di chi ci vive accanto. Di fatto, la tolleranza significa pazienza, perdono, autonomia della persona e riconoscimento dei diritti umani. La società è regolata dalla tolleranza e quando esplode l’intolleranza si smembrano i tessuti connettivi del vivere insieme. In pedagogia si dice spesso che comprendere l’altro in un contesto di tolleranza implichi la consapevolezza della presenza di idee, concezioni diverse dalle proprie che è necessario non abbattere per il solo fatto che le consideriamo fuori del recinto intellettuale ben delimitato. La tolleranza s’interseca con il discorso interculturale e predispone alla cittadinanza attiva. Per conoscere che cosa gli adolescenti pensano sulla tolleranza, stiamo facendo un viaggio attraverso varie culture con l’intento di chiedere che cosa la parola “tolleranza” significhi per ragazzi e ragazze di 11-15 anni. Dall’Italia all’Albania, dalla Cina al Senegal, dal Portogallo alla Polonia, dalla Germania agli USA, dalla Lettonia a Capo Verde abbiamo posto la stessa domanda e chiesto agli insegnanti di proporre il tema in classe senza spiegarlo, lasciando che il pensiero libero dei giovani si esprimesse al meglio. Nel corso della ricerca esplorativa ci sono stati in tutto il mondo vari eventi di intolleranza, di terrorismo, di conflitto. Pensiamo a Charlie Hebdo del gennaio 2015 e alla successiva Dichiarazione di Parigi, marzo 2015, sulla promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, tolleranza, e non discriminazione attraverso l’educazione. I dati che stiamo raccogliendo dimostrano che per alcuni ragazzi tollerare equivale e chiudere i confini e a difendersi escludendo chi è troppo diverso dallo standard comunemente accettato (Cina), per altri ragazzi tollerare vuol dire affermare la propria libertà di esistere e non essere preda di forze autoritarie (Senegal). Emerge una certa ambiguità da ricondurre alle età e ai contesti sociali e culturali di riferimento. In generale, gli adolescenti testimoniano dovunque lo stretto legame della tolleranza con la diversità e pur non citando le parole cittadinanza e democrazia, dimostrano che la tolleranza investe il patrimonio politico che stanno costruendo a fatica e nell’incertezza del futuro. Senz’altro la tolleranza pone la questione dell’inclusione e della appartenenza nelle società multietniche e multiculturali e per questo l’educazione a tollerare assume il senso dell’educazione a non respingere e alla condivisione della comune umanità, pur nella varietà delle conformazioni sociali, politiche, culturali. Non sappiamo quanto nelle nostre scuole si discuta di tolleranza e non sappiamo se la tolleranza sia praticata nei curricoli formativi. Questo interrogativo appare dovunque come rilevante e proprio per questo nel porre il quesito nelle scuole, attraverso gli insegnanti, abbiamo inteso sollevare il dibattito caro a Locke e a Voltaire per ricordare che non si può abbassare la guardia nella illusione che siano tutti naturalmente tolleranti perché viviamo in società contrassegnate per definizione dal rispetto dei diritti umani. La ricognizione ampia e dettagliata dello scenario adolescenziale portato alla ribalta dalla ricerca sulla tolleranza verrà presentata nella Conferenza internazionale in programma a Varsavia dal 10 al 12 maggio 2018 sul tema Citizenship & Identity in a "Post-Truth" world (www.cicea.eu). Sandra Chistolini http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=61&cmd=v&id=22056 Poesie sull’acqua 5|Dalle Primarie “Don Sansi” di Regoledo e “Gavazzeni” di Talamona Ruscello Non trova la strada non trova una forma come acqua tra le mani che scivola e non torna. Scappa dalla cima e va via lontano è acqua che non resta tra le dita della mano. E anche i miei pensieri se cerco di parlare sembrano grandi ruscelli che non riesco a superare. Ma so che in qualche modo l’acqua crea castelli e luccicano i pesci nell’acqua dei ruscelli. Lorenzo Ruffoni Acqua magica L’acqua è come una magia scende dal ghiacciaio e va via nel suo specchio blu e cristallino puoi vedere lo spirito birichino. Uno spirito blu ed eccheggiante che si nasconde tra le piante non è solo dell’acqua è della natura e a chi la odia fa paura. E quando l’acqua sfocia nel mare lui la segue e con tristezza la lascia andare perché ogni goccia è unica come i fili della sua tunica. Ginevra Bottà Cascata L’acqua scorre dal monte alla valle e il suo tragitto si lascia alle spalle. Acqua del fiume che scorre gelata che lascia la scia e forma la cascata. Corre il cavallo lungo la via e tutto il fiume si porta via. Il suo tragitto si lascia alle spalle l’acqua scorre dal monte alla valle. Anita Luzzi http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=125&cmd=v&id=22051 Paola Mara De Maestri. Insegnare oggi Siamo al giro di boa, anche quest’anno scolastico si sta per chiudere per studenti, insegnanti e genitori ed è tempo per tutti di bilanci. Vivo l’ambiente scuola da diversi anni ed oltre a provare sulla mia pelle cosa comporti insegnare oggi, ho il sentore di tanti colleghi insegnanti, che come me, dovendo trascorrere ancora diversi anni in questo “difficile mondo” si pongono seriamente il problema di come migliorare l’ambiente di lavoro. La scuola è una “società in miniatura”, quindi riflette tutte le fragilità della nostra società complessa e in continuo divenire. Nonostante il mutare dei governi, i veri nodi della scuola non sono ancora stati sciolti, si è continuato a cambiare in superficie lasciando ancora radicate le vere problematiche che ostacolano il buon funzionamento del sistema scolastico. Il mestiere dell’insegnante è spesso incompreso, precario, malpagato, trascurato e in taluni casi anche vessato. Investire nella scuola e è considerato uno spreco, invece di comprendere che i giovani di oggi saranno gli adulti di domani e di conseguenza la costruzione del nostro futuro è una priorità, non una perdita di tempo. Per essere incisivi gli insegnanti devono essere motivati, appassionati del loro lavoro e questo diventa sempre più complicato da ottenere. La scuola è un “ambiente educativo di apprendimento”, il luogo del “fare creativo”, una “fucina di relazioni”. Occorre quindi prima di tutto ripristinare il rispetto per l’insegnante, che di questi tempi non è per niente scontato. Per ottenere questo si rende necessario attuare una “sana” collaborazione con i genitori. Una scuola che funziona riconosce agli insegnanti il tanto lavoro che viene fatto anche a casa per portare avanti progetti, iniziative, collaborazioni con enti e associazioni del territorio. Il valore ai docenti è affermato anche da uno stipendio adeguato. Sono anni che il corpo docente attente l’adeguamento del salario, con il corrispettivo degli arretrati. La scuola deve essere – oggi – più seria che mai. Deve costituire per gli alunni un’efficace alternativa al mondo confuso nel quale spesso ci ritroviamo, deve riuscire a trasmettere insieme alla famiglia i valori del rispetto per se stessi e per gli altri, dell’impegno in classe e nello studio e per ottenere questo bisogna mettere in conto che è indispensabile abituarsi a “fare fatica”. Alla scuola devono essere forniti gli strumenti per gestire le situazioni particolarmente gravi: se non si rispettano le regole condivise è fondamentale prendere provvedimenti chiari e significativi, altrimenti si incentiva solo il dilagare dei comportamenti scorretti. Agli insegnanti preparati deve essere restituito il rispetto che meritano. Si deve dare importanza all’edilizia scolastica, con scuole sicure, aule spaziose, arredi adatti. Le classi vanno formate con un numero di alunni che consenta di seguire tutti con le proprie diversità; ogni scuola deve essere dotata di un organico che possa operare regolarmente, senza trovarsi nell’emergenza tutte le volte che manca qualche collega. Sono auspicabili risorse erogate per sostenere i ragazzi più “deboli” e per preparare meglio quelli che possiedono maggiori capacità. La scuola dovrebbe riuscire a tirar fuori da ognuno il meglio, promuovendo anche le eccellenze. In una scuola così sicuramente tutti gli insegnanti sarebbero preparati, aggiornati e molto propositivi. Paola Mara De Maestri http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=61&cmd=v&id=22048 Poesie sull’acqua 4|Dalle Primarie “Don Sansi” di Regoledo e “Gavazzeni” di Talamona Acqua Acqua che sgorga dalle montagne fonte di vita molto importante. Se tu la sprechi sarà finita, lei per noi è vita. Teodoro Acquistapace, Filippo Spandrio Una volta c'era Una volta c'era una bella fontana carina, lì ci divertivamo a schiamazzi tutta la giornata. Era di masso, con boccucce d'argento. Scorreva sempre, mai si fermava come un torrente andava! L'acqua di quella fontana era di montagna ghiacciai scilti formano fiumi. La fontana ci disseta ed è questo il bello, non sciupare acqua e non inquinarla. Emma Della Mina, Matilde Gherbi, Daniele Bettiga Fontana magica Alla fontana magica di Regoledo arriva un fantasma di nome Alfredo. Nessuno lo vede. La gente gli calpesta un piede. Oggi sabato mattina arriva la fata Smeraldina con un vestito elegante e si innamora di un gigante. Un draghetto e un maghetto, aiuto aiuto... un duetto! La gente scappa e si allontana non voglion più quell'acqua sana. Allora tutti festeggiano. La fontana ringraziamo, è proprio magica chissà se qualcuno troverà. Erika Tonelli, Giulia Introini, Matilde Manenti, Anisia Dutu http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=125&cmd=v&id=22043