News di TellusFolio http://www.tellusfolio.it Giornale web della vatellina it Copyright: RETESI Ezio Maria Romano. Siamo così sicuri che educare il nostro cane sia a favore del suo benessere? Proprio adesso che il famoso medico psichiatra e protagonista televisivo Raffaele Morelli, ha appena pubblicato il suo ultimo libro dal titolo Crescerli senza educarli. Le anti regole per avere figli felici, noi vorremmo portare a scuola di comportamento i nostri cani? Per i sindaci di molte città, il “cane educato” è semplicemente quello che non dovrebbe fare i suoi bisogni lungo i marciapiedi (e mi sembra giusto!), per i proprietari di oggi s’intende invece quell’animale capace di assecondarli in ogni momento della giornata: non tirare al guinzaglio, sedersi e coricarsi a comando, rimanere immobile sotto il tavolo del ristorante, non litigare con gli altri cani, non abbaiare, non sporcare in appartamento, etc. Per poi passare a farlo rimanere seduto composto in auto o sul divano di casa, immobile e indifferente sotto l’ombrellone, insegnargli a nuotare per divertire il padrone, recuperare la pallina, camminare e fermarsi a comando e molto altro ancora… È ovvio che, in un momento storico dove i problemi esistenziali dell’uomo si fanno sempre più assillanti, riflettere su cosa si dovrebbe fare per rendere più felice il cane che vive al nostro fianco, può sembrare fuori luogo per non dire banale. Se però si deve credere a quel “grande amore” che noi del terzo millennio siamo sempre più convinti di provare per i cani che adottiamo, penso sia allora doveroso disquisire su quale possa essere invece il reale benessere psicologico di questo animale che oggi viene considerato da tutti e con orgoglio “alla pari di un figlio”. Non è molto importante stabilire quanto l’uomo di oggi sappia amare il proprio cane, più o meno di quello di un tempo, è però necessario accorgersi con quanta smisurata finzione (creata e continuamente manipolata da chi ne trae abbondanti profitti economici, tanto da averla ormai consolidata ad ogni livello della nostra società), si continui ad ingannare l’opinione pubblica con questa nuova versione di cane felice di essere “umanizzato” e d’accordo di rinunciare ai suoi istinti di animale. Come si può essere tanto ottusi da immaginare che il cane “moderno” provi soddisfazione nell’eseguire i comandi impartiti dal suo padrone? Se così fosse, non ci sarebbe bisogno di continuare ad usare il cibo come motivazione per insegnargli qualsiasi cosa, basterebbe chiedergliela e lui la farebbe. Tant’è che per addestrare o educare un cane è necessario che non sia mai troppo sazio e disponga di un carattere accondiscendente, ovvero molto ansioso di ricevere il cibo che detiene il padrone. Veramente siamo diventati così stolti da credere che il cane sia un animale con esigenze naturali diverse da un altro mammifero? Il cane è ovviamente un animale che ci piace, che spesso ci serve, che ci può facilitare la vita o addirittura far guadagnare denaro. Fin qui tutto normale, lo stiamo facendo da migliaia di anni, attenzione però a non convincerci troppo che lui sia anche felice di assecondarci. Il cane vive la sua vita al nostro fianco solo perché noi lo costringiamo a farlo e non sicuramente per una sua libera scelta. Se lui potesse decidere, ci considererebbe null’altro che una delle sue tante “riserve di cibo” dalle quali attingere in caso di necessità, per il resto vagherebbe libero andando dove gli pare fino all’ultimo giorno della sua esistenza, come fece in passato per millenni. Considerata quindi l’innegabilità di essere noi a decidere sul destino del nostro cane, facciamolo almeno con un minimo di ragionevolezza, evitando di pretendere addirittura che diventi anche un animale educato! Quando una persona si comporta in modo maleducato, non diciamo forse che quel tipo è una “bestia”? Bene, il cane nasce una “bestia” ed è felice di rimanere tale per tutta la vita! Perché noi uomini, oltre a privarlo della sua legittima libertà, dovremmo anche costringerlo a cambiare la sua indole naturale? Non ci sembra di voler forzare un po’ troppo la mano su quanto previsto dalla Natura? Il cane che ci ama, che capisce i nostri discorsi, che comprende le nostre emozioni, che vive al nostro fianco perché non avrebbe posto migliore dove trascorrere la sua esistenza (pur privandosi dei suoi istinti primari), non è altro che uno dei tanti imbrogli mediatici inventati per far soldi, speculando sulla debolezza di un uomo sempre più fragile e ansioso, a causa dei suoi tanti problemi esistenziali. Far credere a tutti che il cane sia un animale diverso dagli altri, tanto da dover essere trattato in modo privilegiato (pur non essendo ciò che vuole l’animale stesso) rende ormai da anni cifre da capogiro a molti settori commerciali e professionali. Non per nulla si continuano a produrre film che parlano di cani capaci di ragionare come noi esseri umani e si fanno presenziare in prima serata questi animali per aumentare gli indici di ascolto. Pensate veramente che il cane presente ogni sera sul bancone di “Striscia la Notizia” sia così felice di essere il protagonista di quella trasmissione? Che il bassotto della Petyx sia così interessato ai problemi trattati dall’ironica inviata televisiva siciliana? Che i cani della Signora De Filippi non avrebbero nulla di meglio da fare, piuttosto di aspettare il loro turno per potersi esibire nei fine serata della trasmissione “C’è posta per te”? Io non ne sono così convinto! Ezio Maria Romano Fondatore dell’Istituto di Cinofilia Naturale www.cinofilianaturale.it http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=21436 Vita da cani/ Caldo bestiale, vacanze e per chi resta in citta’… un buon libro! Firenze – Agosto è un mese impegnativo per tutte le famiglie con cane: per chi va in vacanza e se lo porta dietro perché deve scegliere la meta e le modalità di viaggio anche per le esigenze dei quattrozampe o per chi lo lascia da amici e parenti o in “pensione”. I criminali che li abbandonano non li prendiamo in considerazione, tali sono per legge e tali devono essere considerati. Tuttavia per chi resta in città va sempre considerato che con il caldo bestiale è bene far uscire i nostri amici con le dovute attenzioni, orari freschi, passeggiate all’ombra, portarsi dietro acqua, attenzione ai colpi di calore. Poi a casa al fresco: ventilatori e aria condizionata con criterio, tappettini rinfrescanti, balconi accessibili, ma attenzione al sole. Le ore trascorse a casa rischiano di diventare tante, qualche gioco, qualcosa da sgranocchiare e poi? Chi non ha lasciato la tv accesa per far loro compagnia? Chi adora guardare i canali con i cartoni animati, chi quelli sui documentari sulla natura, di sicuro io non posso lasciare i programmi tv con i cavalli al mio carlino, altrimenti abbaierebbe tutto il tempo! Ma ecco che arriva la nuova moda: gli audiolibri! Voci spesso calde e rilassanti che raccontano storie e che fanno compagnia anche ai nostri amici pelosi! La compagnia Audible di Amazon ha lanciato un’originale iniziativa, denominata “Audible for Dogs”, che riguarda una serie di audiolibri dedicati ai cani. Nel sito dedicato si trova un audiolibro curato da Cesar Millan -scrittore di successo, star televisiva e addestratore canino di fama mondiale-, dedicato al rapporto tra cane e padrone e su come affrontare il problema della separazione quando si è fuori casa, con utili suggerimenti pratici volti a migliorare la vita di entrambi. E mentre ci assicura che secondo recenti studi a 3 cani su 4 ascoltare voci umane è di aiuto e rilassante per quando restano soli a casa, i nostri cani si fanno una cultura: chi adora i gialli e chi romanzi d’amore… Donatella Poretti, consulente Aduc (da Aduc > “Vita da Cani”, 10 agosto 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=21399 Vita da cani/ Do­na­tel­la Poretti. Votare animalista è di destra o di sinistra? Firenze – “Fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra”, a chi non viene in mente Giorgio Gaber vedendo il polverone e le polemiche dopo la nascita del Movimento Animalista tenuto a battesimo dalla deputata azzurra Michela Brambilla e da Silvio Berlusconi? La sinistra si è fatta scippare un tema “di sinistra”… La destra si è appropriata di un tema di tutti… Demagogia per entrare in Parlamento… Un partito farà male alle associazioni animaliste… Si è sentito di tutto, di più. Gli animali sono tema di destra o di sinistra? Solo le associazioni fuori dalle istituzioni possono fare lobbing e pressioni per avere leggi a tutela degli animali, come fanno da tempo -e con fortuna- i cacciatori? Tutti i partiti che si presentano alle elezioni devono avere un capitolo sul programma che dica come si comporteranno su certi argomenti una volta eletti? Per quanto ci riguarda, bene se i temi che riguardano gli animali diventano non solo di conversazione quotidiana ma anche di dibattito politico. Bene se un movimento si presenta con un obiettivo come quello della Brambilla per modificare l'articolo 9 della Costituzione introducendo per gli animali lo status di esseri senzienti, in modo da infliggere pene più dure a chi li maltratta, li uccide o li sfrutta. Sarebbe tutto più facile con un sistema elettorale maggioritario, perché ad un candidato che ha questo come obbiettivo prioritario, poi si potrebbe chiedere in anticipo anche come si comporterebbe davanti ad altri temi di economia, giustizia, diritti civili ecc. e anche l’elettore potrebbe decidere a cosa dare priorità. Peccato che oggi in Italia non sappiamo né quando né con quale sistema elettorale andremo a votare. Donatella Poretti, consulente Aduc (da Aduc > “Vita da Cani”, 22 maggio 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=21219 Linda Pasta. La pietà e i cani|Lettera aperta alla presidente siciliana dell'Enpa A Giovanna Piccinno, presidente dell'ENPA, Sicilia Durante un’udienza giubilare in piazza San Pietro, Papa Francesco ha invitato i fedeli a «non identificare la pietà con quel pietismo piuttosto diffuso che è solo una emozione superficiale che offende l'altro». «La pietà» ha, poi, aggiunto «non va confusa con la compassione per gli animali che vivono con noi, accade infatti che a volte si provi verso animali e si rimanga indifferenti di fronte alle sofferenze dei fratelli». La pietà, uno dei sette doni dello Spirito Santo che «il Signore offre ai discepoli per renderli docili alle ispirazioni divine», può essere sicuramente coltivata. Parlando di compassione per gli animali e senza scambiarla, né barattarla, con la “pietà” per i fratelli, la stessa può rappresentare, vista nella giusta luce, una sorta di strumento per imparare (ed insegnare) a provare pietà, per le sofferenze altrui. Sicuramente chi non prova compassione per gli animali, ha poche probabilità di provare “pietà” per gli uomini. Nessuno vuole mettere gli animali e le loro sofferenze davanti a quelle dei nostri “fratelli”, ma provare a trattare gli animali in maniera più umana e occuparci delle loro sofferenze, può essere un esercizio utile per l’“Umanizzazione” della specie umana, verso tutto quello che richiede maggiore solidarietà, interesse, e partecipazione. Si tratta di una sorta di pet therapy di gruppo: risvegliare l’interesse verso gli animali, principalmente per evitare loro maltrattamenti inutili ed illegali. Se immaginiamo di essere i pazienti a cui applicare questa terapia, avremo come effetto terapeutico la consapevolezza di partecipare alla diffusione della cultura del rispetto. Se esistono ancora cittadini, capaci di impegnarsi attivamente per i cani di Palermo ed evitarne il trasferimento con mezzi impropri, in luoghi inadeguati, ciò è la dimostrazione che ancora, almeno alcuni, si rifiutano di lasciarsi imbarbarire oltre misura. Molti, non animalisti in senso stretto, mai attivisti di qualsivoglia movimento, che hanno sempre avuto fiducia nella gente e sperano, e continueranno a sperare che il mondo migliori, non possono non condividere la posizione di quanti si stanno battendo per il rispetto della legalità, nell’affrontare le problematiche della chiusura del canile di Palermo. Sapere che esiste al mondo qualcuno, che si impegna con grinta, per far sì che le norme che riguardano il diritto alla “Vita e alla Qualità della stessa”, vengano rispettate, occupandosi di animali, può creare un sicuro piacevole motivo di conforto. Infatti, questa gente, che si oppone all’imbarbarimento nella gestione degli animali, (che siano cani, rinchiusi nei canili, o animali da macello o poveri uccelli stroncati mentre migrano), è sicuramente la stessa gente che prova “pietà” per quegli uomini, che tentano di scappare dalla loro terra, per non morirvi di fame o di guerra, o per quelli (a volte gli stessi), maltrattati senza motivo sulla nostra terra. Proviamo a lasciarci coinvolgere, con lo spirito di condividere l’appartenenza ad una comunità di persone, rispettose dell’altrui diritto, che possano immaginare un futuro, per dirla alla John Lennon, in cui “tutti possano vivere la loro vita in pace”, compresi gli animali… Linda Pasta http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=21085 CAI. Convivenza con il lupo in montagna: ecco le buone pratiche|Proposte dalla Giornata nazionale di studio di Bologna Pastori al seguito delle greggi, utilizzo di cani da guardianìa, recinzioni elettrificate e risarcimento dei danni da predazione. Queste alcune delle soluzioni proposte oggi a Bologna alla Giornata nazionale sul lupo del Club alpino italiano Bologna – Con il ritorno del lupo nelle montagne italiane, aspetto sicuramente positivo per l’ambiente naturale, sono emerse una serie di problematiche complesse da gestire, legate soprattutto ai conflitti tra questa specie e il mondo rurale. La questione gode della massina attenzione del Club alpino italiano che, attraverso il Gruppo Grandi Carnivori, ha discusso contromisure e buone pratiche oggi a Bologna, in occasione della Giornata nazionale di studio “La convivenza con il lupo”. Innanzitutto è stato ricordato come in Italia non si registrino attacchi mortali all’uomo da parte di lupi dal 1825. «La probabilità che questo avvenga è dunque molto bassa, perché il lupo non vede l’essere umano come preda, al contrario lo teme», ha affermato Marco Galaverni dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale). La gestione del conflitto tra attività umane e predatori è punto cardine per la convivenza e quindi la sopravvivenza di specie come il lupo nelle montagne italiane. Misure concrete per raggiungere questo obiettivo sono, a giudizio del CAI, il risarcimento del danno in caso di predazioni ad animali domestici e le sovvenzioni per incentivare le buone pratiche (opere di prevenzione dei danni), entrambi garantiti dalle Regioni, con specifici Regolamenti. Buone pratiche possono essere la presenza di un pastore al seguito del gregge, che non deve mai essere lasciato allo stato brado, l’utilizzo di cani da guardianìa e la chiusura notturna del gregge in recinzioni elettrificate. Questi concetti sono stati approfonditi da Duccio Berzi (Canis Lupus Italia). A Bologna i relatori hanno ricordato come «gli abbattimenti dei lupi non servano a nulla senza prevenzione, anzi hanno la conseguenza di disgregare i branchi. E il lupo, se si trova solo, è meno forte e preda più facilmente animali domestici rispetto a quelli selvatici». Luigi Molinari e Francesca Orsoni (Wolf Appennine Center) hanno affrontato infine il tema del randagismo dei cani, che può portare a ibridazioni con i lupi, minacciando così la loro conservazione, ma anche a predazioni: anche i cani infatti attaccano il bestiame, non solo quelli randagi, ma anche quelli con proprietario lasciati vaganti: questi ultimi solo in poche ore possono creare gli stessi danni dei randagi. Club Alpino Italiano http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=21052 La convivenza con il lupo in montagna|A Bologna giornata nazionale di studio del Club Alpino Italiano Sabato 25 marzo 100 Soci CAI provenienti da 11 regioni discuteranno le problematiche e le buone pratiche di convivenza tra questo importante predatore tornato sulle montagne italiane e le attività agro silvo pastorali nelle terre alte. Per il CAI è importante informare, prevenire e sfatare i luoghi comuni per raggiungere una pacifica coesistenza uomo - predatore. Milano – Un convegno che vedrà l'intervento di esperti, ricercatori e allevatori per parlare dell'attuale presenza del lupo sulle montagne italiane, delle sempre più evidenti problematiche legate alla scorretta gestione dei cani (ibridazioni), ma anche delle buone pratiche che permettono di ridurre l’impatto negativo di questo animale sulle attività agricole e zootecniche. Saranno questi i temi della seconda edizione della Giornata di studio nazionale “La convivenza con il lupo”, che il Club alpino italiano (attraverso il Gruppo Grandi Carnivori) ha programmato per sabato 25 marzo a Bologna, presso il Centro Sociale “A. Montanari” (via Del Saliceto 3/21, inizio lavori ore 9). Parteciperanno oltre 100 Soci provenienti da 50 Sezioni di 11 regioni italiane. Il Consiglio centrale del Sodalizio ha recentemente approvato un documento, illustrato dal Vicepresidente generale Erminio Quartiani e proposto da Gruppo grandi carnivori, Comitato scientifico centrale e Commissione centrale tutela ambiente montano, che «valuta con favore il ritorno dei grandi carnivori sulle montagne italiane e, considerando possibile la loro convivenza con l’uomo, auspica il loro stabile insediamento e la ricostituzione di popolazioni vitali e socialmente accettate, nel rispetto delle attività agro-silvo-pastorali tradizionali». Secondo il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti, per raggiungere questi obiettivi «sono fondamentali l'educazione, l'informazione e la conoscenza, sia scientifica sia pratica, dell'evoluzione della presenza di questo grande carnivoro nelle montagne italiane. È necessario evitare luoghi comuni e rendere possibile la convivenza con il lupo promuovendo attivamente la prevenzione, soprattutto in ambito agro pastorale, da sostenere con risorse provenienti dagli Enti pubblici e dai Parchi. Infine occorre affidarsi con maggiore disponibilità agli esperti che pianificano la presenza del lupo nei diversi aerali e coordinarsi con i volontari che si prestano allo studio e alla ricerca sul campo». Il Gruppo Grandi Carnivori organizza la giornata nazionale di Bologna dopo la positiva prima edizione dello scorso anno a Bergamo e i tanti appuntamenti locali che si sono tenuti fino ad ora grazie alla collaborazione delle Sezioni. Ampio spazio avranno le migliori attività di prevenzione, che possono essere diffuse come buone pratiche. «Vogliamo contribuire al raggiungimento di una coesistenza pacifica tra uomo e grandi predatori, basata sul rispetto e sull'equilibrio, non ideologica né urlata, ma aperta al confronto costruttivo soprattutto con chi subisce i danni dovuti alla presenza di questi animali nel territorio montano», afferma il coordinatore del Gruppo Davide Berton. L’organizzazione è curata da Milena Merlo Pich (referente del GGC per gli Appennini), con la collaborazione del CAI Emilia Romagna, della Sezione di Bologna “Mario Fantin”, del Comitato Scientifico e dalla Commissione TAM regionali. Per i titolati ONC e TAM del Sodalizio la giornata sarà ritenuta valida anche come aggiornamento. Info: www.caiemiliaromagna.org, www.caicsvfg.it. Club Alpino Italiano http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=21037 Vita da cani/ Donatella Poretti. Insegnare a scuola l’etica animale|Un appello in Francia… E in Italia? Firenze – «I ragazzi esprimono spesso un’empatia spontanea nei confronti degli animali. Ci riconoscono una volontà individuale, una curiosità e una inquietudine che è loro familiare. Che si tratti di animali vicini o lontani, espressivi, vulnerabili, inventivi, curiosi o affettuosi... i bambini si riconoscono nella loro soggettività e li vedono per quello che sono: i soggetti di una vita». Eppure in Francia, gli animali in quanto individui sono largamente assenti dai programmi scolastici, questo lo spunto da cui parte un appello pubblicato oggi sul quotidiano Libération e sottoscritto da illustri firme di filosofi, ricercatori, giuristi, etologi, veterinari e psicologi perché nella scuola si insegni l’etica animale. Coltivare l’apertura verso altre forme di vita, sviluppare l’empatia, la considerazione, il rispetto e l’attenzione per l’altro, di colui che e’ differente. Quale occasione migliore può fornire la condizione animale per favorire il senso di responsabilità, la cooperazione, il rifiuto della violenza e le discriminazioni nel futuro cittadino oggi ragazzo e studente? Il nostro attuale rapporto con gli animali solleva e apre vasti e appassionanti dibattiti etici e filosofici. Gli animali hanno diritti? La nostre responsabilità vanno oltre la nostra specie? Dobbiamo tenere conto di tutti gli individui capaci di provare sofferenza? I sottoscrittori dell’appello chiedono così che l’etica animale venga introdotta a partire dalla scuola primaria e che in particolare i corsi di educazione morale e civica vengano arricchiti di capitoli dedicati allo statuto morale degli animali all’interno di una pedagogia progressiva globale sulle nozioni dei diritti e delle libertà. Bello spunto di riflessione anche per la nostra scuola che ha molto da lavorare sulle basi e le fondamenta. Una scuola dove se va bene si insegnano nozioni, ma difficilmente si impara a diventare cittadini se non impara il concetto di laicita’, nel senso politico e sociale del termine, ossia del rivendicare l’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui. Difficile quando ancora si prevede l’ora di religione cattolica. Donatella Poretti, consulente Aduc (da Aduc > “Vita da Cani”, 22 febbraio 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=20942 Vita da cani/ Animali e umani, legati dal guinzaglio che riflette carattere e comportamento|di Donatella Poretti, consulente Aduc Firenze – Nel cartone animato La carica dei 101 era tra le scene iniziali: Pongo guarda dalla finestra i cani che passeggiano con i loro padroncini, sono tutti uguali, il quattrozampe è sempre la copia del bipede, o viceversa. Il modo di camminare, l’atteggiamento e anche la fisionomia. Fino a che non vede Peggy ed è amore a prima vista… A tutti noi è capitato di vedere un cane, alzare lo sguardo e rimare impressionati dalla somiglianza, anche fisica con il padrone. Se poi si approfondisce la conoscenza si scopre che a fronte di un padrone impaurito il cane abbaia e reagisce in maniera poco socievole quando incontra altri cani. A fronte di un padrone giocherellone e gioioso il cane si comporta allo stesso modo. Ora uno studio, condotto dall'Università di Vienna e pubblicato su Plos One, ha sottoposto a diversi test 132 cani e rispettivi proprietari, e afferma che i cani possono rispecchiare alcune emozioni dei loro proprietari, in particolare ansia e negatività. A loro volta i quattro zampe, se rilassati e amichevoli, possono “trasferire” questo stato agli umani, aiutandoli ad affrontare situazioni di stress. È stata valutata la personalità di persone e animali e poi sono state misurate la frequenza cardiaca, la risposta a minacce e situazioni di stress. Sono stati inoltre prelevati campioni di saliva per analizzare i livelli di cortisolo, l'ormone dello stress. Elemento di novità, spiega la ricercatrice Iris Schoberl, è l'utilizzo della variabilità del cortisolo per valutare la risposta agli stress. Quel che è emerso è che i cani mostrano una diversa variabilità di cortisolo in base alla personalità del loro proprietario. Ad esempio, spiega la scienziata, i cani di padroni nevrotici hanno una variabilità di cortisolo più bassa, il che sarebbe segno che non riescono a far fronte a situazioni stressanti. «La personalità incide su come interagiamo con gli altri e col mondo», aggiunge la dottoressa Schoberl. «La nevrosi è legata a basse aspettative di supporto sociale in caso di bisogno e porta a depressione e ansia. I cani sono risultati sensibili agli stati emotivi dei loro proprietari ed è possibile un 'contagio' emotivo tra i due». La ricercatrice conclude che quello tra cane e proprietario è un rapporto di “diade” sociale, di coppia: si influenzano l'un l'altro nell'affrontare lo stress. In questa dinamica l'influenza del partner “umano” risulterebbe più forte. Donatella Poretti (da Aduc > “Vita da Cani”, 16 febbraio 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=20921 Vita da cani/ Donatella Poretti. I botti di Capodanno|Suggerimenti per i quattrozampe Firenze – Pronti per i festeggiamenti della notte di Capodanno? È pronto anche il nostro amico a quattrozampe? L’udito del cane infatti è molto più sviluppato del nostro, tanto che riesce a sentire anche i cosiddetti “ultrasuoni”, per noi impercepibili. Capita così che di fonte ad un rumore forte abbiano paura, come quando sentono passare l’aspirapolvere in casa, ma anche rumori inaspettati e naturali come tuoni e vento suscitano in alcuni di loro reazioni di panico e di ansia. Non tutti i nostri amici reagiscono allo stesso modo ai botti, purtroppo ci sono cani e gatti che hanno veri e propri attacchi di ansia e panico che possono arrivare a causarne la morte o per infarto o per effetti conseguenti alla fuga o al cercare rifugio. Circolano ovunque liste di consigli e suggerimenti per cercare di tamponare in parte questo problema. Riprendiamo i suggerimenti dell’Oipa Italia Onlus, l’Organizzazione internazionale protezione animali affiliata al Dipartimento della Pubblica informazione dell’Onu, che si possono mettere in pratica per aiutare i nostri amici pelosi a superare la nottata. 1) Teniamo gli animali il più lontano possibile dai festeggiamenti e dai luoghi in cui i petardi vengono esplosi. 2) Non lasciamoli soli: gli animali potrebbero avere reazioni incontrollate e ferirsi, quindi è necessario stare loro vicino, mostrandosi tranquilli e distraendoli, per esempio con dei bocconcini. 3) Non lasciamoli in giardino: anche se l’animale vive abitualmente fuori, in occasione dei botti si sentirà più protetto con noi tra le mura di casa, ed eviteremo anche il pericolo di fuga. 4) Alziamo il volume di radio o televisione: sembra assurdo, ma in fondo quelli sono rumori famigliari, e il volume alto può aiutare a ridurre i rumori esterni (anche chiudendo le persiane o abbassando le tapparelle). 5) Lasciamo che si rifugino dove preferiscono: tutti abbiamo stabilito delle zone off-limits per i nostri amici animali, ma in questa situazione si può fare un temporaneo strappo alla regola. 6) Teniamoli al guinzaglio durante le passeggiate: anche se abitualmente frequentiamo aree dove possono circolare liberamente, è meglio in questo periodo scongiurare il pericolo di fuga. E se possibile evitiamo le ore potenzialmente a più rischio botti, come la mezzanotte di Capodanno. 7) Evitiamo le soluzioni fai da te: meglio rivolgersi presso il proprio veterinario già con qualche mese di anticipo, di modo da impostare una terapia comportamentista per abituare e desensibilizzare l’animale a questi rumori, oppure una terapia farmacologica per aiutare l’animale a superare almeno la mezzanotte di Capodanno. 8) Sensibilizziamo l’opinione pubblica: i vicini, i bambini, gli amici sono tutte persone a cui, con il passaparola, si può far capire quanto siano pericolosi i botti per i nostri amici animali. Donatella Poretti (da Aduc > “Vita da Cani”, 30 dicembre 2016) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=20755 Obiezione di coscienza alla sperimentazione animale|I tuoi studi e il tuo lavoro possono non macchiarsi di sangue COSA SUCCEDEVA PRIMA DELLA LEGGE 413/93 In Italia fino all’approvazione della Legge 413/93 la pratica della dissezione di animali da laboratorio era parte integrante obbligatoria del curriculum di studenti universitari intenzionati a diventare medici o ricercatori nel settore sanitario, tecnici e infermieri. Cani e gatti, topi e altri roditori, capre, maiali, furetti, conigli, scimmie africane e americane, pesci erano vittime di esperimenti dimostrativi effettuati dai docenti e di “esercitazioni pratiche” degli studenti. COSA PUOI FARE OGGI Non c’è bisogno di animali per insegnare i princìpi della medicina e della biologia agli studenti universitari. Nel 2006 l’85% delle facoltà di medicina statunitensi e canadesi aveva già eliminato i laboratori didattici con animali. POSSIAMO FARLO ANCHE IN ITALIA! Contribuisci avvalendoti del diritto che la 413/93 ti garantisce: Art. 1. Diritto di obiezione di coscienza I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, nell'esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza ad ogni atto connesso con la sperimentazione animale. Art. 2. Effetti della dichiarazione di obiezione di coscienza I medici, i ricercatori e il personale sanitario dei ruoli dei professionisti laureati, tecnici ed infermieristici, nonché gli studenti universitari interessati, che abbiano dichiarato la propria obiezione di coscienza, non sono tenuti a prendere parte direttamente alle attività e agli interventi specificamente e necessariamente diretti alla sperimentazione animale. COSA SI PUÒ FARE DI PIÙ Oggi possiamo sostenere con sempre maggiore convinzione i metodi di ricerca alternativi alla sperimentazione su animali: conferenze e materiali scritti, video e programmi virtuali interattivi, cura di pazienti con la guida di un insegnante e partecipazione alle operazioni chirurgiche, nonché simulatori interattivi eprogrammabili di pazienti umani, modelli umani in vitro, epidemiologia, studio dei pazienti, autopsie e biopsie possono garantire risultati finalmente attendibili a ricercatori, docenti e studenti. La ricerca senza animali è dunque già una realtà e potrà essere potenziata grazie a iniziative come quella di Ragusa, dove il 27 ottobre 2016 è stato presentato il progetto “Il Parco Scientifico di Salipetra” Irse-Sesp (Istituto di Ricerca Scientifica Etica/Salipetra Ethical Science Park), sviluppato dall’associazione di promozione sociale CeBioFF per promuovere nuove tecniche di ricerca scientifica e per esprimere la volontà che questo obiettivo possa essere raggiunto attraverso azioni etiche. LEAL – Lega AntiVivisezionista Via L. Settala, 2 | 20124 Milano | Italy VIDEO LEAL OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=20698 Vita da cani/ Do­na­tel­la Poretti. Stato invasivo o amico?|Tassa sui cani non sterilizzati o detrazione delle spese veterinarie per la sterilizzazione? Firenze – Qualche settimana fa avevamo immaginato che in periodo di finanziaria la fantasia di tasse e balzelli avrebbe potuto produrre di tutto, e così ci eravamo permessi di importare da Oltralpe un suggerimento: detrarre le spese veterinarie per chi sterilizza il proprio cane e gatto. Purtroppo in Italia nei giorni scorsi l’idea di occuparsi dei cani nella finanziaria è venuta, ma proponendo di istituire una tassa –comunale– per chi non ha sterilizzato il proprio cane. Probabilmente è una sorta di patologia quella di proporre balzelli assurdi a livello nazionale, scaricando a livello locale la responsibilità di fare gli esattori, tra l’altro imputando spese eccessive a carico delle Asl proprio da parte di chi con il referendum sulla modifica costituzionale sta rimettendo in capo allo Stato la Sanità. Ci sono voluti decenni per mettere in atto l’anagrafe canina, ora dovrà essere aggiornata con la specifica se il cane è sterilizzato o no? Come si farà ad esigere questa tassa? I veterinari dovranno fare i delatori ogni volta che fanno una visita? Ci saranno guardie zoologiche o la polizia municipale che dovrà controllare se i cani che circolano in città oltre al microchip siano sterilizzati? Per i maschi la verifica si può fare anche ad occhio nudo, ma per capire se una femmina è sterilizzata occorre una visita ben più complessa... Allora come si fa a capire a chi non spetta la tassa? Basta un’autocertificazione? Occorre un certificato medico? E chi lo paga? E se la tassa fosse minore del costo della sterilizzazione, uno potrebbe decidere in base alle proprie tasche? Noi riproponiamo l’emendamento alla legge di Bilancio 2017 del deputato Jean-Luc Laurent, del Mouvement républicain et citoyens che prevede di detrarre le spese veterinarie dalla denuncia dei redditi per gli interventi di sterilizzazione di cani e di gatti. Obbiettivo della misura è quello di limitare la riproduzione degli animali da compagnia. Secondo i dati forniti dal parlamentare, infatti, in Francia cani e gatti sono più di 63 milioni, che su una popolazione di circa 66 milioni equivalgono quasi a uno per abitante! E la sterilizzazione è un intervento diventato talmente di routine che è una delle prime scelte da fare una volta che facciamo entrare un cane e un gatto nelle nostre famiglie con costi che vanno dai 100 ai 300 euro. E se c'è una misura che fa sempre contenti i cittadini è quella della detrazione fiscale per una spesa che avrebbe comunque dovuto o voluto sostenere e per altri versi è nei fatti una misura sicura per avere fatture e ricevute fiscali. Donatella Poretti (da Aduc > “Vita da Cani”, 17 novembre 2016) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=49&cmd=v&id=20620