News di TellusFolio http://www.tellusfolio.it Giornale web della vatellina it Copyright: RETESI Roberto Malini. Le fiamme di Notre-Dame Investiamo enormi risorse per trivellare, costruire edifici imponenti e orribili, accumulare arsenali che potrebbero distruggere il pianeta in pochi istanti, ma non sappiamo proteggere il tesoro della nostra Storia, della nostra cultura, del nostro genio. La fragilità di Notre-Dame è la nostra fragilità, le fiamme che l'avvolgono sono la nostra violenza autodistruttiva. Impossibile non piangere. (Roberto Malini) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22571 Lombardia. Il Consiglio regionale per la vita di Radio Radicale|Mozione di +Europa approvata da tutti i gruppi. Votano anche Fontana e Fermi. Usuelli: “Dalla Lombardia una buona pratica di autonomia” Standing ovation del Consiglio regionale della Lombardia per la mozione presentata nella giornata di ieri da Michele Usuelli (+Europa con Emma Bonino) per salvare il servizio pubblico offerto da Radio Radicale. Un sostegno unanime che impegna la Giunta a farsi parte attiva nel dialogo col Governo per il rinnovo della convenzione e dei finanziamenti a un’emittente che è la memoria storica degli ultimi 50 anni della vita di questo Paese, la voce di tutti i partiti e le orecchie dei cittadini all'interno delle istituzioni. L’approvazione del documento, avvenuta all’unanimità con una sola astensione, è stata preceduta da un bellissimo dibattito in Aula nel quale hanno preso parola tutti i gruppi politici e ha raccolto il voto favorevole anche del Presidente della Regione Attilio Fontana e del Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi, raramente partecipi alle votazioni per il ruolo che ricoprono. Particolarmente soddisfatto il proponente, consigliere Michele Usuelli, che ha dichiarato: «Con il voto di oggi il Consiglio regionale della Lombardia ha davvero interpretato il ruolo, spesso rivendicato, di terza Camera dello Stato, inviando al Governo e al Parlamento un inequivocabile segnale di autonomia politica. La Lombardia, all’unanimità e con il sostegno dei suoi massimi rappresentati istituzionali, richiama il potere romano alle proprie responsabilità. Salvare Radio Radicale significa salvaguardare il principio del “conoscere per deliberare”, fondamento della democrazia e caposaldo dell’azione dell’emittente fondata da Marco Pannella. Visto il risultato ottenuto chiedo al compagno radicale Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani, in sciopero della fame da 35 giorni per la vita di Radio Radicale, di interrompere in segno di fiducia, o almeno di sospendere per un pasto, il digiuno che ha intrapreso». La mozione lombarda si aggiunge a quella già approvata in Lazio grazie al consigliere di +Europa Alessandro Capriccioli, a tanti altri documenti approvati nei Consigli comunali e provinciali d’Italia, alle dichiarazioni a sostegno di Radio Radicale da parte di giornalisti, intellettuali e artisti e alla petizione, firmata da migliaia di cittadini sulla piattaforma change.org». »» Audio della registrazione notiziario di Radio Radicale http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22549 AICCRE Sondrio. Rafforzata la delegazione provinciale nell’associazione dei comuni e delle regioni d’Europa Guido Monti, già consigliere comunale a Grosotto e nella comunità montana di Tirano, va ad affiancarsi a Franco Spada, sindaco di Tirano, come delegato provinciale dell’Associazione italiana per il consiglio dei comuni e delle regioni d’Europa (Aiccre). Monti, segretario in carica della sezione “Ezio Vedovelli” del Movimento federalista europeo e del comitato per l’Europa di Sondrio, ha preso parte all’adunanza del direttivo regionale dell’Aiccre che si è tenuto a Milano al palazzo del consiglio della regione Lombardia. Nella circostanza è stato approvato il consuntivo del 2018 ed è avvenuta la presentazione dei progetti di attività per l’anno in corso. Entrambi i delegati sondriesi dell’Aiccre, da tempo impegnati nella sensibilizzazione degli amministratori locali a favore dell’integrazione europea, hanno ora in programma di celebrare degnamente la giornata dell’Europa del 9 maggio. A questo proposito il sindaco di Mazzo, Franco Saligari, ha dato la propria disponibilità ad ospitare a palazzo Lavizzari, nel centro del suo paese, una cerimonia ufficiale alla quale presenzieranno, oltre a diverse autorità istituzionali, il presidente regionale dell’Aiccre, Luciano Valaguzza, i rappresentanti delle amministrazioni dell’Alta Valle già affiliate ai comuni d’Europa (Grosio, Grosotto e Tirano), di quelle candidate all’adesione (Mazzo e Sernio) e del comune di Bormio, gemellato con Alpe d’Huez in Francia e Bellpuig in Spagna. Anche Mazzo aveva avviato in passato amichevoli rapporti con la località iberica di Riosa, sul cui territorio è situato l’Alto de l’Angliru, considerato il Mortirolo spagnolo. «La notizia dell'impegno di Guido Monti a fianco del Sindaco di Tirano Franco Spada in sede AICCRE Lombardia», commenta Giuseppe Enrico Brivio, presidente della Sezione MFE “Ezio Vedovelli” Valtellina Valchiavenna e del Comitato provinciale per l'Europa, «merita di essere sottolineata perché è il naturale sbocco di un impegno pluriennale di Guido Monti per far sì che Valtellina e Valchiavenna possano avere un ruolo importante nell'ambito di una organizzazione federalista europea quale Aiccre è da tanti decenni proprio in questo anno di elezioni europee che potranno dare un indirizzo nuovo al processo di integrazione europea se le forze pro Europa prevarranno rispetto alle forze centrifughe rappresentate da sovranismi anacronistici ed assurdi». «Sono certo» conclude Brivio, «che anche in questa provincia alpina di confine gli enti locali continueranno a privilegiare l'opzione europea, l'unica che può garantirci benessere e pace». http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22541 Morbegno. Si parla di Europa col giornalista Jacopo Tondelli|Sabato 30 marzo l’incontro pubblico “Vecchio continente, nuove direzioni: temi e sfide in vista delle elezioni europee” Si terrà sabato prossimo, a Morbegno, l’incontro pubblico “Vecchio continente, nuove direzioni: temi e sfide in vista delle elezioni europee” con la partecipazione del giornalista Jacopo Tondelli e del presidente GFE Sondrio Daniele Sangiorgi. Organizzato dal Partito democratico provinciale, l’incontro inaugura un ciclo di momenti e appuntamenti dedicati all’Europa, in vista delle prossime elezioni europee, con l’obiettivo di stimolare il dibattito pubblico su temi centrali per il nostro Paese e il nostro continente. Jacopo Tondelli, giornalista, è nato a Milano nel 1978. Dopo aver lavorato per Il Corriere della Sera, è stato direttore responsabile de Linkiesta, per poi fondare la rivista online Gli Stati Generali, di cui è ancora oggi direttore. Con lui sarà presente anche Daniele Sangiorgi, presidente della Gioventù federalista europea provinciale, il movimento dei giovani europeisti attivo anche in provincia di Sondrio sui temi della consapevolezza dell’azione dell’Unione Europea. Prima dell’incontro pubblico si terrà un workshop operativo dal titolo “Orientarsi nella galassia delle notizie”, che Tondelli terrà con una quindicina di giovani da tutta la provincia, per confrontarsi sui temi dell’accesso alle informazioni, sulle fake news e la comunicazione politica e non sui social: è ancora possibile iscriversi mandando una mail a pdmorbegno@gmail.com. L’incontro, a ingresso libero e gratuito, si terrà presso la Sala Boffi, all’interno del Chiostro di Sant’Antonio, nell’omonima piazza di Morbegno con inizio alle ore 17:00. (Federico Gusmeroli) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22538 A.R.I.A. (fritta): fusione partecipate regionali, voto contrario di +Europa|Usuelli: “Chiediamo liquidazione e non fusione di tre carrozzoni” Milano – Si è tenuta quest'oggi presso il Consiglio regionale della Lombardia la discussione sul progetto di legge che prevede la fusione di tre società partecipate dalla Regione Lombardia (ARCA, LISPA e Infrastrutture Lombarde) e la nascita di una nuova società che dovrebbe comprendere le funzioni delle tre precedenti. Michele Usuelli, capogruppo di +Europa con Emma Bonino, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del proprio gruppo, ha dichiarato: “Unico gruppo in Aula, votiamo contro questo progetto di legge che prevede semplicemente l’accorpamento di tre carrozzoni per farne uno più grande. La storica posizione radicale su questi temi ci ha visto opporci, quasi da soli, quindici anni fa, alla nascita di Infrastrutture Lombarde e poi candidarci, con Valerio Federico, ad amministrarla per liquidarla. Per quanto riguarda LISPA, da tempo denunciamo l’inadeguatezza dei risultati e dei servizi erogati. L’assenza di un piano industriale per la nuova società ARIA, tra l’altro, rende estremamente difficile valutare in termini di costi/benefici, le conseguenze dell’accorpamento”. http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22537 Amministrative. Per il diritto alla salute in Valtellina e Valchiavenna|Appello del Comitato “Salviamo la nostra sanità” di Morbegno In vista del rinnovo amministrativo primaverile, che vede interessate numerose Amministrazioni del territorio, il comitato Salviamo la nostra sanità di Morbegno si rivolge a tutti indistintamente i cittadini che stanno promuovendo la formazione di liste elettorali affinché vogliano inserire nei relativi programmi amministrativi parole chiare e punti precisi, da tradurre in conseguente impegno politico, circa l'attuazione del diritto alla salute, la cui responsabilità risulta in capo al sindaco. Al riguardo, ricordando l'elaborazione e l'iniziativa prodotta in due anni di incessante azione civica supportata da migliaia di cittadini e di dialogo con le istituzioni preposte, il Comitato mette a disposizione la propria esperienza a tutti i citati promotori della partecipazione attiva alla competizione elettorale che volessero avvalersene. salviamolanostrasanita@gmail.com @salviamolanostrasanita @sanitamorbegno http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22532 Sulle droghe all'ONU son d'accordo di non esser d'accordo. Molto meglio così Giovedì 14 e venerdì 15 marzo si è tenuto a Vienna il “segmento ministeriale” della 62ª Commissione sulle Droghe delle Nazioni Unite, convocata a tre anni dalla Sessione Speciale dell'Assemblea generale sugli stupefacenti dell'aprile 2016. Gli stati membri hanno riaffermato la centralità delle tre convenzioni internazionali in materia di sostanze narcotiche e psicotrope, nella ricerca di soluzioni al “problema mondiale delle droghe” malgrado, per loro stessa ammissione, negli anni non ci sia stato un miglioramento della situazione, e anzi il numero di consumatori di droghe continua ad aumentare. Eppure la sessione era stata aperta dal Segretario-Generale Antonio Guterres che ha dedicato buona parte del suo intervento a ricordare come, sotto la sua leadership, il suo Portogallo era riuscito ad aggredire il problema delle overdosi e delle infezioni dell'AIDS proprio grazie a una non penalizzazione del consumo personale e all'offerta di servizi socio-sanitari. La dichiarazione finale dell'incontro è stata adottata immediatamente dopo l'inaugurazione della sessione - un'innovazione che in qualche modo vuol evitare un dibattito tra analisi e approcci spesso radicalmente diversi. Negli interventi delle varie delegazioni, alcune in effetti guidate da Capi di Stato o Ministri, si è notata a tratti una chiara apertura a politiche basate sulla salute e i diritti umani a fronte di chi, come le Filippine, ha giustificato il massiccio uso della forza nei confronti di “drogati e spacciatori”. Malgrado la chiara, ma non necessariamente appropriata, centralità degli aspetti socio-sanitari, il lessico ufficiale continua a far riferimento all’abuso di droghe, e mai all’uso (problematico o non), che pure caratterizza la maggioranza del consumo delle sostanze proibite. L’Unione Europea ha inviato il Commissario per le questioni interne e la giustizia, Dimitris Avramopoulos, per presentare la posizione comune dell'UE, una posizione ormai distante anni luce dalle dichiarazioni bellicose di una ventina di anni fa, che si sviluppa sui pilastri sanitari e di rispetto dei diritti umani e che ha chiaramente denunciato l'uso della pena di morte da parte di alcuni paesi (senza fare nomi), una posizione che non necessariamente viene rispettata anche all'interno degll'Unione stessa. Il governo italiano ha scelto di non mandare alcun Ministro o sottosegretario. Si conferma quindi che, malgrado le dichiarazioni – almeno quelle degli esponenti della Lega – al momento degli atti i partiti che sostengono il governo non ci sono. Una situazione simile a quella delle riunioni del Parlamento e Commissione europee sull’immigrazione relative alla riforma del trattato di Dublino dove l'Italia non è intervenuta malgrado dichiarazioni bellicose contro l'Unione europea. Se in Italia si vuole rilanciare la guerra alla droga, con l'inasprimento delle pene o il tornare a promuovere la disintossicazione obbligatoria, quando si tratta di difendere le proprie posizioni il Governo italiano ha sempre di meglio da fare a casa propria. Eppure, la Rappresentanza permanente dell'Italia presso le Nazioni unite di Vienna ha promosso un side-event sull’approccio sanitario alle politiche sulle droghe, l'assenza di un rappresentante del governo ha messo in primo piano il ruolo del governo norvegese che co-sponsorizzava l'incontro. Nel suo intervento nella plenaria, l’ambasciatrice Maria Assunta Accili ha sottolineato come l’approccio dell’Italia sia basato sulla salute e sulla fornitura gratuita di servizi per aiutare chi sviluppa un consumo problematico, citando le numerose strutture e centri di presenti nel paese. Molto positiva è stata l’affermazione dell’ambasciatrice secondo cui i governi non possono occuparsi di droga da soli: serve un approccio che includa tutta la società e dove tutti hanno un ruolo importante, incluse le organizzazioni non-governative. L'Italia ha inoltre co-promosso, assieme alla Comunità di San Patrignano, un evento in cui si parla di come si possano “recuperare” le persone che hanno avuto problemi con gli stupefacenti. Come l’Italia, molti altri paesi hanno avuto parole incoraggianti circa l’importanza appunto di un approccio basato sulla salute, il rispetto dei diritti umani e il fatto se poi queste corrispondano realmente alla realtà nazionale è un altro discorso. Oltre i due terzi degli Stati Membri dell'Onu hanno preso la parola, se il gruppo degli occidentali e dei latino-americani si è attestato su posizioni di (percepito) buon senso (anche gli USA hanno dedicato buona parte del loro intervento alla necessaria lotta alle overdosi da oppiacei legali e illegali), la Russia, i paesi arabi e quelli del sud-est asiatico hanno spesso iniziato i loro discorsi con “la tirannia delle droghe è una delle formi peggiori di oppressione umana”, come ha dichiarato il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. A parte l'Africa dove le parole dei delegati erano spesso poco chiare nel far intendere cosa in effetti accada nel campo del “problema mondiale delle droghe” ai livelli nazionali, chiare denunce dell'impianto proibizionista globale sono state al centro dell'intervento del presidente boliviano Evo Morales che senza mezzi termini ha affermato che “la realtà ci ha mostrato che la cosiddetta guerra alle droghe ha fallito”. Gli ha fatto eco il rappresentante della Presidenza della Repubblica dell'Uruguay che ha evidenziato con alcuni dati il successo della sua legalizzazione della cannabis, con 35.000 utilizzatori che si sono registrati nel sistema statale, uscendo quindi dal mercato illegale, e decine di milioni sottratti alle organizzazioni criminali. Altri interventi positivi sono stati pronunciati dalla Svizzera, (“le tre convenzioni sulle droghe non sono più efficaci nel XXI secolo, bisogna tener conto del presente e non solo del passato”) e dal Canada, che aveva nella sua delegazione membri della società civile ivi compresi degli utilizzatori di droghe. Il Portogallo ha dal canto suo proposto il suo caso di depenalizzazione come esempio di buona pratica. La maggioranza dei paesi ha ribadito come le tre convenzioni debbano comunque rimanere il cardine del sistema internazionale di controllo sulle droghe. Alcuni con vaghe aperture, altri più fermamente, criticando anche i pochi esempi positivi di riforma, come la legalizzazione della cannabis. Quasi sessanta anni di “problema mondiale delle droghe” dovrebbero invece suggerire che, finché le convenzioni resteranno vigenti e rispettate da quasi tutti i paesi, i problemi della guerra alle droghe resteranno tutti e resteranno tutti irrisolti. Il consumo di droghe continua ad aumentare, il numero di sostanze psicoattive (specie quelle chimiche) cresce a fronte di un numero crescente di pazienti che non hanno accesso alle medicine di cui hanno bisogno, e molti ne muoiono. Per non parlare del fatto che l'accesso alle medicine essenziali, uno dei cardini delle tre convenzioni, continua a esser proclamato ma non praticato. Se gli stati restano ancorati alle loro decennali posizioni, si registrano alcune dichiarazioni positive da parte di rappresentanti delle Agenzie delle Nazioni unite. Tim Martineau, vice direttore esecutivo di UNAIDS, ha dichiarato che la guerra alle droghe ha fallito, le prime vittime sono gli utilizzatori di droga e che meno del 15% delle persone che iniettano droghe vive in paesi con misure di riduzione del danno efficaci. Per questi motivi, UNAIDS ha lanciato un appello pubblico affinché venga decriminalizzato l’uso personale di sostanze proibite. Anche il Giudice della Corte Costituzionale sudafricana Edwin Cameron (dichiaratamente omosessuale e affetto da HIV), nel corso di un evento collaterale ha paragonato la guerra alle droghe alla stigmatizzazione della comunità LGBT, delle persone affette da HIV/AIDS e all’Apartheid. Queste parole di buon senso hanno accompagnato la presentazione ufficiale delle Linee Guida sui Diritti Umani e le Politiche sulla Droga, sviluppate dall’Università di Essex, UNAIDS, WHO e UNDP con l’obiettivo di assicurare che tutte le politiche messe in atto per combattere quello che viene definito “il problema mondiale delle droghe” siano sempre rispettose dei diritti umani di ciascuno. Le linee guida si rendono necessaria perché, nella stragrande maggioranza dei casi, il controllo delle droghe viene trattato come una questione di sicurezza (law and order) e non di salute pubblica. Nessuna soluzione conforme al rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali sarà possibile se non si insisterà nel rispetto dello Stato di Diritto (Rule of Law) riconosciuto a livello internazionale. Si continua a parlare di “abuso” di droghe molto più che di uso “problematico”, rarissimamente, come nei casi della Nuova Zelanda o del Canada, semplicemente di uso. Si dà sempre quindi per scontato che chi fa uso di droghe ha un problema di dipendenza. Solo successivamente i paesi si dividono in più liberali, quelli che vogliono curare queste persone, e iquelli conservatori - o reazionari - che li vogliono punire con sanzioni sempre più severe. Lunedì 18 marzo si è aperta la sessione regola della 62ª Commissione delle Droghe dove verranno affrontati temi come la riduzione della domanda e quella dell'offerta, lo sviluppo sostenibile, l'accesso alle medicine essenziali, nuove strategie per la cura delle dipendenze, la lista delle nuove sostanze da proibire ed altri aspetti su cui le delegazioni hanno lavorato durante l'anno scorso. Ogni tema verrà riassunto in una specifica risoluzione. Per tutta la settimana si terranno inoltre incontri organizzati dai vari gruppi non governativi presenti. L'Associazione Luca Coscioni e Science for Democracy, assiema a MAPS e ICEERS, organizzano un dibattito sulla “scienza in contesto: la ricerca sulle sostanze controllate” e uno, con DRCNet Founadations, sulla guerra alla droga nel sud-est asiatico. Marco Perduca (da L'Antiproibizionista!, newsletter del 18 marzo 2019) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22524 Vincenzo Donvito. Lotta cambiamenti climatici|Non fare come quelli di prima, individuare e combattere gli avversari Firenze – Non si è mai arrestata nel mondo, anche se in Italia ha avuto (e continua ad avere) una notevole battuta d’arresto. È la mobilitazione ecologista, oggi alle cronache per essere quella contro i cambiamenti climatici. Bene. Anzi: benissimo! Vedremo… La questione è talmente importante che riusciamo anche a digerire le banalità che diffonde la ragazzina svedese assurta a simbolo, anche perchè siamo consapevoli che quasi tutte sono dovute all’esasperata amplificazione dei media per amore/ rispetto/ devozione ai piccoli esseri umani. Le uniche cose che ci sentiamo di aggiungere alla marea di informazione in materia, sono due e di materia solo politica, di strategia politica: - non fare come quelli che sono stati ambientalisti in passato (con l’esclusione di quelli ante-litteram, ché sono stati dei veri pionieri da rispettare e prendere come esempio. Ad esempio: club di Roma, e tutto il mondo che ha gravitato su leader come Alex Langer e Marco Pannella). Ambientalisti che da contestatori dello sfascio ne sono diventati protagonisti, pur mantenendo una sembianza da macchietta a giustificare l’inazione in materia. L’elenco è lungo: associazioni specifiche, partiti politici, sindacati, personaggi più o meno leader, etc. - non fidarsi, individuandoli come avversari, di tutti coloro (quelli indicati sopra) che “se la menano e se la cantano” con l’ambientalismo, sottomettendolo alle più truci e opportunistiche politiche industriali, urbane, commerciali e lavorative. Amministratori, tecnici e politici che sicuramente oggi sfileranno in corteo e/o dichiareranno il loro impegno e la loro disponibilità. Passati e attuali governi inclusi. Le nostre osservazioni si articolano in un mondo che è stato in grado di mandare gli umani sulla Luna ma che non è stato ancora in grado di arginare la miseria e la fame, a partire dalla rimozione dei principali motivi che le causano, mancanza di giustizia e libertà. Un mondo che continua ad ammazzare, invece di accogliere, chi fugge da guerre e disperazioni. Un mondo che continua a privilegiare, solo per motivi economici fini a se stessi, il “carbone” alle energie alternative; con conseguente arricchimento dei principali fornitori di “carbone”, incalliti paladini di dittature istituzionali ed umane. E quindi? Se non ci si può fidare del sindaco, del governatore, del ministro, del politico, del sindacalista, del vicino di casa che inquina col suo riscaldamento o il suo veicolo o che non fa la raccolta differenziata o che se ne frega, pur di prendersi la paga, se fa un lavoro che ammazza l’ambiente (complice in genere sindacati e politici)… che si fa? Premessa: non è facile. Ma non è impossibile. Intanto occorre non mescolarsi con questi ambientalisti opportunisti. Poi occorre diventare forti per conto proprio senza farsi coinvolgere dalle sirene degli ambientalisti oggi al potere. E di conseguenza si può sperare di riuscire a condizionarli nelle loro scelte, fino a farli sentire traballanti sui loro scranni di potere. Certo, domani non si risolve. Ma basta – ripetiamo – non prendere il pessimo esempio degli ambientalisti del passato che oggi sono al potere. Vincenzo Donvito, presidente Aduc http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22516 Sondrio. Verso le elezioni europee Un’Europa mai così divisa fra le sue istituzioni e i partiti sovranisti e populisti si avvicina alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in calendario fra il 23 ed il 26 maggio, che potrebbero registrare un vero e proprio terremoto politico. L’euroscetticismo non è un fenomeno nuovo, ma ha assunto indubbiamente una maggiore dimensione nel corso degli ultimi anni. Dal 1998 al 2018 i raggruppamenti antisistema hanno triplicato i loro consensi e sono riusciti ad andare al potere in vari Paesi dell’Ue, fra i quali l’Italia. E circa 1/4 degli elettori europei sceglie un’opzione del genere, con la conseguenza che i cittadini del Vecchio continente che vivono in uno stato governato da avversari dell’unione sono passati dai 12 milioni e mezzo del ‘98 agli oltre 170 milioni attuali. Sono numeri che parlano chiaro in attesa del responso delle urne. Il timore è che nazionalisti e populisti possano svuotare dall’interno i contenuti dell’Ue ed in particolare le garanzie di pace e prosperità assicurate da settant’anni dal processo d’integrazione europea. Le forze politiche che credono davvero nell’Europa devono saper impedire il risorgere di un disegno nazionalista e dare vita, proprio come avvenne nel corso del secondo conflitto mondiale, ad una rinnovata Resistenza europea. Per riguadagnare il consenso dell’opinione pubblica al progetto europeo, occorre: - completare l’unione economica dotandola di adeguate risorse finanziarie, incluso un bilancio sostenuto da propri introiti e controllato democraticamente dal Parlamento europeo; - avere un’unica politica estera, di difesa e di sicurezza in un quadro internazionale caratterizzato da una forte instabilità e sottoposto alla minaccia del terrorismo; - promuovere politiche sociali comuni per controbilanciare quelle strettamente economiche; - favorire l'adozione di regole condivise di sostenibilità sociale ed ambientale, tese in particolare al contrasto dei cambiamenti climatici; - affrontare i flussi migratori con risposte europee, compresi corridoi umanitari, gestione delle frontiere esterne ed una equa ripartizione ed accoglienza dei rifugiati; - difendere gli accordi di Shengen e tutelare la libera circolazione interna; - modificare i trattari dell’Ue per riformare le istituzioni europee, con l'incarico di un ruolo esecutivo alla Commissione, l'abolizione del diritto di veto nel Consiglio e l'assegnazione al Parlamento europeo del diritto di codecisione in ogni competenza dell’Ue; - consentire di avanzare ai Paesi favorevoli, in caso di impossibilità di procedere con l’accordo di tutti gli stati membri, applicando l’istanza della “doppia velocità”. (Il testo ha ricevuto unanime condivisione al Comitato provinciale per l'Europa riunitosi a Sondrio sabato 9 marzo e sarà ora sottoposto all'attenzione degli interessati per la ratifica definitiva) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22513 Lombardia. “Il Garante che non garantisce i diritti delle bambine”|Usuelli (+Europa con Emma Bonino): perché ho chiesto le dimissioni del garante regionale dell'infanzia Lo scorso 6 Marzo, durante la seduta della Commissione sanità di Regione Lombardia, si è discusso dell'adozione della nuova Carta dei Diritti della Bambina, già approvata da molti enti, tra cui il Consiglio regionale del Veneto. Gli "esperti” auditi hanno manifestato perplessità rispetto al dettato della Carta, presentando osservazioni sopra le righe e addirittura errate, in ogni caso irricevibili. Tra queste spicca il parere del tutto peculiare di Massimo Pagani, Garante regionale per l'Infanzia e l'Adolescenza (foto), che colpevolmente considera la Carta lontana dal tessuto sociale e dai bisogni delle minori italiane, in particolare riguardo agli aspetti di tutela della salute sessuale e riproduttiva. «Massimo Pagani, del quale ho chiesto le dimissioni», commenta Michele Usuelli, Consigliere regionale di +Europa con Emma Bonino, «non si limita a contestare il contenuto della Carta, ma addirittura, manifestando una palese incompetenza rispetto al ruolo che ricopre, sembra confondere i termini anagrafici con i quali si fa riferimento ai diritti delle bambine che per tutti gli organismi internazioni sono considerate tali fino a 18 anni. Il Garante – anche a causa dell’equivoco sul target – si esprime contrariamente all’educazione sessuale e all’effettività delle minori come sancita nella Carta che definisce “informazione precoce” e la cui formalizzazione all’interno di un atto ritiene eccessiva perché non corrispondente al tessuto sociale italiano». La nuova Carta dei Diritti della Bambina – che modifica una precedente versione del 1997 – è stata elaborata e promossa dalla IFBPW (International Federation of Business and Professional Women), la cui branca italiana FIDAPA BPW Italy conta 11.000 iscritte, per rispondere alle drammatiche denunce sulla condizione femminile pervenute a Pechino durante la Conferenza mondiale sulle donne del 1995. Ispirata alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del fanciullo del 1989, a differenza e ad integrazione di quest'ultima che pone su un piano identico i due generi, la Carta li distingue in termini di caratteristiche e di bisogni, avendo riguardo delle diverse connotazioni fisiche ed emozionali. Continua Usuelli: «Dopo circa 20 anni il documento è stato novellato in considerazione delle leggi sopravvenute in tutto il mondo e del fatto che ciò che prima era una legittima aspettativa, ora è diventato un diritto e come tale deve essere tutelato! Ma non per il nostro Garante, a cui va ribadito che le bambine e le giovani donne debbano essere aiutate, protette e formate in modo che possano crescere nella piena consapevolezza dei diritti e dei doveri, contro ogni forma di discriminazione». http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22511 Nicola Ambrosetti. “Regala al Primo cittadino un seme di canapa”|Contro la propaganda del proibizionismo, firma il nostro appello di libertà L'iniziativa del Gruppo +Europa Cittadinanza attiva assieme alla raccolta firme per la proposta di legge d'iniziativa popolare sull'attuazione della legge n. 194/78 Sabato 9 marzo saranno operativi i tavoli raccolta firme per la campagna Aborto al Sicuro: » a Morbegno, piazza S. Antonio, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19; » a Sondrio, piazza Campello, dalle 10 alle 13. A margine della citata iniziativa si proporrà alla cittadinanza di sottoscrivere una lettera/appello d'incoraggiamento indirizzata ai Sindaci di Sondrio e di Morbegno, affinché si facciano portatori delle istanze anti-proibizioniste in tema di legalizzazione dei cannabinoidi. Le lettere sottoscritte dalla cittadinanza saranno poi recapitate ai Primi cittadini all'inizio della prossima settimana assieme alla tessera del Radical Cannabis Club contenente un seme di Cannabis. Negli ultimi giorni il Ministro dell’Interno Salvini ha dichiarato di voler far approvare una legge, in tema di sostanze stupefacenti, con la quale si vorrebbe eliminare il concetto di “modica quantità”, rendendo, di fatto, punibili penalmente anche i consumatori di marijuana e droghe leggere! Nel novembre 2016, grazie alle firme di 68mila cittadini (di cui 3.000 raccolte nella nostra provincia), è stata depositata in Parlamento una proposta d’iniziativa popolare per legalizzare la cannabis e per decriminalizzare l’uso di altre sostanze, ma il Parlamento ha sempre evitato di portarla in discussione. Dal Canada e dagli Stati Uniti arrivano notizie sulla diminuzione dei consumi di cannabis tra i giovani dopo la legalizzazione, mentre in Italia si confermano i danni delle politiche proibizioniste. Il proibizionismo non ha scalfito un mercato nero che conta, in Italia, circa 6.1 milioni di consumatori, causando come soli effetti: la criminalizzazione dei cittadini, il riempimento delle carceri -con tutte le ovvie conseguenze-, l'intasamento dei Tribunali e, soprattutto, la spinta dei nostri giovani tra le mani della criminalità organizzata. Su tali assunti troviamo spiacevole conferma anche nei fatti di cronaca narrati, quotidianamente, nel territorio della nostra provincia. I cittadini convinti che questa tematica debba essere affrontata con serietà e con celerità – dal Parlamento e dalle altre istituzioni – potranno firmare il nostro “appello di libertà” e contribuire a donare un seme di Marijuana al Primo cittadino affinché si faccia portavoce delle istanze anti-proibizioniste, già espresse da migliaia di cittadini anche in Valtellina e Valchiavenna, e si adoperi per aprire un serio dibattito politico sulla materia. Nicola Ambrosetti Coordinatore del Gruppo +Europa Cittadinanza attiva http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=22503