News di TellusFolio http://www.tellusfolio.it Giornale web della vatellina it Copyright: RETESI Approvata la legge sul testamento biologico La 'nostra' Claudia Osmetti apre Libero di oggi con l'approvazione della legge sul testamento biologico (le disposizioni anticipate di trattamento), con il commento di Vittorio Feltri e altri servizi. Ci fa piacere segnalarvelo e che resti anche nell'archivio della nostra rivista web. (Red.) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21730 Maria Lanciotti. Forza Roma!|Città santa e vizi capitali Aristotele li aveva chiamati al tempo suo gli ‘abiti del male’. Poi il Cristianesimo ci aveva lavorato sopra e tagliando cucendo e ricamando ne aveva ricavato una serie di vizi e relativi rimedi per sconfiggerli. Fra i primi monaci che si erano dedicati allo studio di questa ‘veste’ abitudinaria e deformante, che una volta indossata resta difficile strapparsi di dosso e impedisce alla persona di assumere altra e più consona postura, etica e morale, un certo Evagrio Pontico che ne stilò una prima classifica poi riveduta e corretta nel corso dei secoli – e alla luce delle varie discipline – e ridotta all’elenco dei sette vizi capitali, cosiddetti in quanto potenzialmente promotori e causa di altri e peggiori mali, secondo la dottrina cattolica. I sette vizi capitali li conosciamo tutti ma non guasta ricordarli, in questo preciso ordine: superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia. Si salvi chi può, in alto in basso e di traverso. Ma Roma al momento batte tutti, capitale del malcostume assurto a liceità conclamata che tutto permette e nulla garantisce, cuore malato di un organismo corroso che pure potrebbe riprendersi e sollevarsi se solo si volesse porre fine alla ripetizione inesorabile dei peccati mortali che stanno concorrendo a devastare la città dai tanti attributi, capitale politica dell’Italia e sede del papato, assieme ai suoi abitanti. Come si combattono i vizi capitali? Con l’esercizio delle virtù opposte, suggerisce la dottrina e prima ancora il buon senso, ed è qui il punto cruciale e dolente, con l’accidia in agguato che induce alla rinuncia e all’inerzia, il peggiore di tutti i mali. Ma Roma non si abbandona al destino che non è il suo e i romani lo sanno: forza Roma! Maria Lanciotti http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21724 Alex Zanotelli. Armi: è questo il nostro Natale di pace?|Tagli all'assistenza sociale e spese militari Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando. Lo vedo proprio a partire dal Sud, il territorio economicamente più disastrato d’Europa, eppure sempre più militarizzato. Nel 2015 è stata inaugurata a Lago Patria (parte della città metropolitana di Napoli) una delle più importanti basi NATO d’Europa, che il 5 settembre scorso è stata trasformata nell’Hub contro il terrorismo (centro di spionaggio per il Mediterraneo e l’Africa). Sempre a Napoli, la famosa caserma della Nunziatella è stata venduta dal Comune di Napoli per diventare la Scuola Europea di guerra, così vuole la Ministra della Difesa F. Pinotti. Ad Amendola (Foggia) è arrivato lo scorso anno il primo cacciabombardiere F-35 armabile con le nuove bombe atomiche B 61-12. In Sicilia, la base militare di Sigonella (Catania) diventerà nel 2018 la capitale mondiale dei droni. E, sempre in Sicilia, a Niscemi (Trapani) è stato installato il quarto polo mondiale delle comunicazioni militari, il cosiddetto MUOS. Mentre il Sud sprofonda a livello economico, cresce la militarizzazione del territorio (non è per caso che così tanti giovani del Sud trovino poi rifugio nell’Esercito italiano per poter lavorare!). Ma anche a livello nazionale vedo un’analoga tendenza: sempre più spese in armi e sempre meno per l’istruzione, sanità e welfare. Basta vedere il Fondo di investimenti del governo italiano per i prossimi anni per rendersene conto. Su 46 miliardi previsti, ben 10 miliardi sono destinati al Ministero della Difesa: 5.3 miliardi per modernizzare le nostre armi e 2.6 per costruire il Pentagono italiano, ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le nostre forze armate, con sede a Centocelle (Roma). L’Italia infatti sta investendo sempre più in campo militare sia a livello nazionale, che europeo ed internazionale. L’Italia sta oggi spendendo una barca di soldi per gli F-35, si tratta di 14 miliardi di euro! Questo, nonostante che la Corte dei Conti abbia fatto notare che ogni aereo ci costerà almeno 130 milioni di euro contro i 69 milioni previsti nel 2007. Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa, pari a 64 milioni di euro al giorno. Per il 2018 si prevede un miliardo in più. Ma è ancora più impressionante l’esponenziale produzione bellica nostrana: Finmeccanica (oggi Leonardo) si piazza oggi all’8° posto mondiale. Lo scorso anno abbiamo esportato per 14 miliardi di euro, il doppio del 2015! Grazie alla vendita di 28 Eurofighter al Kuwait per otto miliardi di euro, merito della ministra Pinotti, ottima PIAZZISTA DI ARMI. E abbiamo venduto armi a tanti paesi in guerra, in barba alla legge 185 che ce lo proibisce. Continuiamo a vendere bombe, prodotte dall’azienda RMW Italia a Domusnovas (Sardegna), all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen, dov’è in atto la più grave crisi umanitaria mondiale secondo l’ONU (e questo nonostante le quattro mozioni del Parlamento Europeo!). L’Italia ha venduto armi al Qatar e agli Emirati Arabi con cui quei paesi armano i gruppi jihadisti in Medio Oriente e in Africa (noi che ci gloriamo di fare la guerra al terrorismo!). Siamo diventati talmente competitivi in questo settore che abbiamo vinto una commessa per costruire quattro corvette e due pattugliatori per un valore di 40 miliardi per il Kuwait. Non meno preoccupante è la nostra produzione di armi leggere: siamo al secondo posto dopo gli USA! Sono queste le armi che uccidono di più! E di questo commercio si sa pochissimo. Quest’economia di guerra sospinge il governo italiano ad appoggiare la militarizzazione della UE. È stato inaugurato a Bruxelles il Centro di pianificazione e comando per tutte le missioni di addestramento, vero e proprio quartier generale unico. Inoltre la Commissione Europea ha lanciato un Fondo per la Difesa che a regime svilupperà 5,5 miliardi di investimento l’anno per la ricerca e lo sviluppo industriale nel settore militare. Questo fondo, lanciato il 22 giugno, rappresenta una massiccia iniezione di denaro pubblico nell’industria bellica europea. Sta per nascere la PESCO - Cooperazione Strutturata Permanente della UE nel settore militare (la Shengen della Difesa!). «Rafforzare l’Europa della Difesa» afferma la Mogherini, Alto Rappresentante della UE per gli Affari Esteri, «rafforza anche la NATO». La NATO, di cui la UE è prigioniera, è diventata un mostro che spende 1.000 miliardi di dollari in armi all’anno. Trump chiede ora ai 28 paesi membri della NATO di destinare il 2% del Pil alla Difesa. L’Italia destina oggi 1,2 % del Pil per la Difesa. Gentiloni e la Pinotti hanno già detto di sì al diktat di Trump. Così l’Italia arriverà a spendere 100 milioni al giorno in armi. Così la NATO trionfa, mentre è in forse il futuro della UE. Infatti è la NATO che ha forzato la UE a creare la nuova frontiera all’Est contro il nuovo nemico, la Russia, con un imponente dispiegamento di forze militari in Ucraina, Polonia, Romania, Bulgaria, in Estonia, Lettonia e con la partecipazione anche dell’Italia. La NATO ha stanziato 17 miliardi di dollari per lo “Scudo anti-missili”. E gli USA hanno l’intenzione di installare in Europa missili nucleari simili ai Pershing 2 e ai Cruise (come quelli di Comiso). E la Russia sta rispondendo con un altrettanto potente arsenale balistico. Fa parte di questo piano anche l’ammodernamento delle oltre duecento bombe atomiche B61, piazzate in Europa e sostituite con le nuove B61-12. Il Ministero della Difesa ha pubblicato in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale il bando di costruzione a Ghedi (Brescia) di nuove infrastrutture che ospiteranno una trentina di F-35 capaci di portare cadauno due bombe atomiche B61-12. Quindi solo a Ghedi potremo avere una sessantina di B61-12, il triplo delle attuali! Sarà così anche ad Aviano? Se fosse così rischiamo di avere in Italia una forza atomica pari a 300 bombe atomiche di Hiroshima! Nel silenzio più totale! Mai come oggi, ci dicono gli esperti, siamo vicini al ‘baratro atomico’. Ecco perché è stato provvidenziale il Trattato dell’ONU, votato il 7 luglio scorso, che mette al bando le armi nucleari. Eppure l’Italia non l’ha votato e non ha intenzione di votarlo! È una vergogna nazionale. Siamo grati a Papa Francesco per aver convocato un incontro, lo scorso novembre, in Vaticano sul nucleare, proprio in questo grave momento in cui il rischio di una guerra nucleare è alto e per il suo invito a mettere al bando le armi nucleari. Quello che non riesco a capire è l’incapacità del movimento della pace a mettersi insieme e scendere in piazza a urlare contro un’Italia e Unione Europea che si stanno armando sempre di più, davanti a guerre senza numero, davanti a un mondo che rischia l’olocausto nucleare. Eppure in Italia c’è una straordinaria ricchezza di gruppi, comitati, associazioni, reti che operano per la pace. Ma purtroppo ognuno fa la sua strada. E come mai tanto silenzio da parte dei vescovi italiani? E che dire della parrocchie, delle comunità cristiane che si apprestano a celebrare la nascita del “Principe della Pace?” «Siamo vicini al Natale» ci ammonisce Papa Francesco «ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare guerra!» Oggi più che mai c’è bisogno di un movimento popolare che contesti radicalmente questa economia di guerra. Napoli, 5 dicembre 2017 Alex Zanotelli http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21722 Tellusfolio 2017: abbonarsi all'informazione libera e al dialogo|Aggiornamenti all'8 dicembre Apriamo l'abbonamento a Tellusfolio per il 2017. La parola, abbonamento, l'abbiamo presa in prestito dalla nostra storia, per non perderne il suono con la conclusione dell'esperienza 'cartacea' del Gazetin. La sua sperimentazione nel 2016 è nata dalla 'lettera di Sandra' e dalla piccola discussione che ne è sorta su queste pagine, rimaste -l'una come l'altra- linkate al banner di testata “Avviso ai naviganti” fino ad oggi (da oggi invece lo stesso link porterà a questo post). Sono 20 i collaboratori e sostenitori che hanno aderito nel corso dell'anno. Pochi o tanti? Adeguati o no? Lo potremo vedere insieme... La mia impressione a caldo è che adesioni e donazioni, per riuscire a consolidare l'esistente e avviare un miglioramento, dovrebbero almeno essere quintuplicate. Nel contempo la 'produzione' è stata regolarmente assicurata per l'intero anno. Con quale qualità e quanto gradimento sarà ciascuno di voi a stabilirlo. Io, nel titolo, ho ritenuto sintetizzarlo in due concetti: informazione libera e dialogo. Vogliamo prendercene l'abitudine? I primi rinnovi già pervenuti e registrati sono quelli di Sandra Chistolini e Patrizia Garofalo. La quota di riferimento viene mantenuta a 30,00€ con facoltà di donazione d'importo superiore e qui in calce trovate modalità anche per il versamento immediato on line. Oppure, per chi lo preferisce, il bonifico bancario potrà sempre essere effettuato sul c/c intestato a LABOS Morbegno con IBAN: IT63 C030 6952 2311 0000 0004 138 e BIC: BCITITMM per gli accrediti dall'estero. Mentre invece proprio in questi giorni provvediamo a chiudere il c/c postale, per gli ormai inutili costi di gestione. Barbarah Guglielmana, 'prenotatasi' da tempo, ha messo a disposizione il necessario numero di copie del suo ultimo libro Davanti alla tenda (cfr. le recensioni di G. Rando e di P. Garofalo) che quindi verrà recapitato come gadget e 'ricevuta di versamento' a tutti i sottoscrittori. Nella personale biblioteca ciascuno di noi avrà così 'qualcosa in comune' allo scaffale di Tellus... Chi già dispone della raccolta potrà sempre optare, dietro semplice comunicazione in posta elettronica, per uno dei prodotti della cooperativa editoriale. Resta inteso che l'abbonamento, o la 'buona abitudine' qui proposta, non costituisce conditio sine qua non per restare o divenire collaboratori attivi del giornale web e nemmeno semplici fruitori del 'servizio' che lo stesso offre, ma risulterà evidente per tutti che senza un allargamento della com-partecipazione risulterà alla lunga pesante, fino a divenire insopportabile, garantirne il pieno esercizio. Buon 2017, dunque! Enea Sansi Morbegno, 13 dicembre 2016 ABBONAMENTI ON LINE Abbonamento Tf € 30,00 Abbonamento Tf importo libero Adesioni (con aggiornamento progressivo per un grazie a tutte/i e a ciascuna/o): • Sandra C., Roma • Patrizia G., Ferrara • Anna R., Traona (SO) • Alfredo M., Traona (SO) • Suliman B., Paderno Dugnano (MI) • Giuseppina R., Barcellona Pozzo di Gotto (ME) • Michele T., Morbegno (SO) • Maria Paola F., Ferrara • Asmae D., Angeli di Rosora (AN) • Maria L., Velletri (RM) • Gianluca M., Sondrio • Vanna M., Sondrio • Silvia C., Verrua Savoia (TO) • Beppino E., Lecco • Marisa C., Lucca • Paola Mara D.M., Cosio Valtellino (SO) • Roberto M., Genova • Giovanni S., Sondrio • Renato P., Macerata • Giulia P., Recanati (MC) • Alessandra B.V., Firenze • Carlo F., Vittorio Veneto (TV) • Marco P., Senigallia (AN) • Enea S., Morbegno (SO) • Anna L., Firenze • Giuseppe S., Castel di Iudica (CT) • Lucia B., Ferrara • Alberto F., Cesano Boscone (MI) • Il Foglio letterario Assoc. culturale, Piombino (LI) Inserzionisti: Falegnameria Sansi, Cosio Valtellino (SO) • EMMETI Snc, Morbegno (SO) • COALCA Service Srl, Cosio Valtellino (SO) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=20684 Isolaccia. Parte dalla Valdidentro la sfida di Gori a Maroni|Sanità e turismo al centro della visita del candidato governatore per il centrosinistra in Alta Valle Martedì 12 dicembre Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e candidato del centrosinistra per la Regione Lombardia, farà nuovamente tappa in Valtellina. Nel tardo pomeriggio Gori si fermerà a Sondalo per visitare l’ospedale e il museo del sanatorio incontrando membri del Comitato a difesa dell’ospedale Morelli: sul tema della sanità, di competenza regionale, Gori ha avviato da tempo una fitta campagna di ascolto e incontro delle varie realtà locali, penalizzate dalle scelte della Giunta Maroni. Anche a Sondalo ci sarà dunque l’occasione di mettersi in ascolto delle problematiche della sanità di montagna e le proposte di rilancio di una struttura storica e di importanza centrale per tutta l’Alta Valtellina. Gori successivamente si recherà in Valdidentro, dove alle 21 incontrerà cittadini, imprenditori, associazioni e istituzioni locali presso il polifunzionale Rasin di Isolaccia: l’intervento di Gori sarà preceduto dal racconto di prima mano, da parte di piccoli imprenditori locali, dei problemi e delle sfide dei prossimi anni per l’Alta Valtellina. L’incontro con l’Alta Valtellina è la prima data del tour “Gori 100 tappe”, un viaggio on the road attraverso tutta la Lombardia, in particolare nelle zone più lontane dai grandi centri urbani, per mettersi in ascolto dei bisogni e delle richieste dei molti cittadini che ci abitano e che spesso fanno fatica a farsi sentire a Milano. La tappa di Isolaccia è in assoluto la prima di questo lungo percorso: un segnale forte e importante di attenzione verso la Valtellina e in generale verso l’intera montagna lombarda. L’incontro pubblico è aperto a tutti e avrà inizio alle ore 21: per informazioni logistiche e organizzative il Comitato ha messo a disposizione la mail gori100lombardia@gmail.com oppure al numero di telefono 334 3515720. Comitato Valtellina e Valchiavenna per Gori valtellinaevalchiavennaxgori@gmail.com http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21721 Olivier Dupuis. L’Europa delle monetine Nei giorni scorsi i rappresentanti dei Governi di 27 Stati Membri hanno deciso (in due casi a sorteggio) la nuova sede delle Agenzie attualmente basate nel Regno Unito (Agenzia per i Medicinali e Autorità bancaria europea). La procedura “straordinaria” proposta da Donald Tusk, il Presidente del Consiglio Europeo, e da Jean-Claude Juncker, il Presidente della Commissione, non ha una base giuridica nei trattati e deve quindi essere formalizzata in due proposte legislative che la Commissione ha già presentato al Consiglio (29 novembre) e che prevedono una decisione del solo Consiglio sulla nuova sede delle Agenzie. Da notare anche in queste proposte legislative che fissano al 30 marzo 2019 la data ultima per il trasferimento delle agenzie, l’intento dei promotori di questa procedura “straordinaria” di stabilire un punto di non ritorno per quanto riguarda il Brexit. Al di là del ricorso surreale “alle monetine” evidenziato da Matteo Renzi, la cosa che più preoccupa in tutta questa vicenda, è il silenzio assordante del Parlamento europeo. L’istituzione che, insieme al Consiglio dei ministri, ha provveduto alla creazione e alla definizione dei compiti delle Agenzie non si è finora espresso sulla compatibilità con i Trattati della procedura voluta da Tusk e Juncker o, in altre parole, sulla legalità di una procedura che lo esclude dalla decisione che riguarda la definizione delle sedi delle Agenzie. Come ricordato da esperti in materia e tra questi Emilio De Capitani, Visiting Professor alla Queen Mary Law School di Londra, l’articolo 341 del Trattato riserva ai governi la definizione delle sedi delle sole istituzioni europee. La regola generale è che la definizione delle sedi di altri organismi ed agenzie non esplicitamente previsti dai Trattati deve essere decisa dallo stesso legislatore che ne decide la creazione in quanto la sede è una condizione indispensabile per la loro operatività. Va ricordato che perfino nei pochissimi casi in cui la creazione delle Agenzie è prevista dai Trattari (EDA, EUROPOL, EUROJUST), la loro creazione e la definizione delle rispettive missioni è decisa dal legislatore europeo, quindi dal Parlamento europeo in co-decisione con il Consiglio. Secondo i trattati la scelta delle sedi delle Agenzie è quindi sottoposta alla procedura di co-decisione. Sono il Consiglio ed il Parlamento europeo che hanno congiuntamente la responsabilità ed il dovere di prendere in modo trasparente e democratico la decisione in merito al trasferimento delle Agenzie in seguito al processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea (e qualora questo processo si concludesse con l’effettiva uscita del Regno Unito). Il fatto che la Commissione abbia ora sottoposto al Parlamento europeo due proposte legislative in procedura di codecisione non è altro che un mero stratagemma giuridico. Queste contravvengono sia nello spirito che nella lettera ai Trattati. Questi sono in effetti molto chiari. Nella procedura di codecisione (articolo 294), la Commissione sottopone la sua proposta sia al Parlamento che al Consiglio. È il Parlamento europeo che si pronuncia per primo e che trasmette la sua decisione al Consiglio. Inoltre, se come lo prevede la procedura di codecisione, il Consiglio deve decidere alla maggioranza qualificata (55% dei membri del Consiglio che rappresentano almeno 65% della popolazione), è matematicamente impossibile una situazione di pareggio come avvenuta due volte durante le votazioni del Consiglio... Se la procedura Tusk/Juncker non venisse contestata dal Parlamento europeo, non solo una eccezione rischierebbe di essere trasformata in regola anche per tutte le materie che riguardano le Agenzie e gli altri organismi creati dal diritto secondario dell’Unione ma sarebbe la stessa procedura di codecisione che verrebbe gravemente indebolita. Sapranno i paladini dei diritti e delle prerogative del Parlamento europeo mobilitarsi affinché, ora che sono state varate dalla Commissione le proposte legislative di attuazione di queste decisioni, il Parlamento europeo presenti un ricorso in annullamento dinanzi alla Corte europea di Giustizia di Lussemburgo? Al di là di queste palesi violazioni della legalità europea, si pone il problema centrale per il futuro dell’Unione europea del superamento delle logiche da mercanti di tappeti del Consiglio. Una riforma del Consiglio (dei ministri) non è più rinviabile. Vanno create le condizioni di una governance degna di questo nome nel suo ambito, trasformandolo in una istituzione a tutti gli effetti: un vero e proprio Senato europeo. Olivier Dupuis (da Radicali Italiani, 4 dicembre 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21710 Daniela Biella. Sette Ong italiane pronte a partire in Libia per sostenere i migranti reclusi nei campi Ccs, Cefa, Cesvi, Cir, Emergenza Sorrisi, Fondazione Albero della Vita e Gus sono gli enti che hanno partecipato, da soli o in consorzio, al bando ministeriale per andare a operare nel difficile contesto libico, in cui le lesioni dei diritti umani delle persone migranti sono all'ordine del giorno. "Inizieranno a operare prima possibile, spero già entro Natale", indica Mario Giro, viceministro Affari esteri e Cooperazione internazionale Ecco le sette organizzazioni non governative italiane che hanno partecipato al bando dell'Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo, andranno a operare in Libia con progetti finalizzati a migliorare il più rapidamente possibile le condizioni delle persone migranti “intrappolate” nei centri di detenzione del Paese Nordafricano: sono Cesvi, Cir (Consiglio italiano per i rifugiati), Cefa (Comitato europeo per la formazione e l’agricoltura), Gus (Gruppo umana solidarietà), Ccs (Centro cooperazione sviluppo) Emergenza Sorrisi e Fondazione Albero della Vita. Sono cinque i progetti presentati in tutto, perché alcuni enti si sono consorziati nel presentare domanda: Cefa e Fondazione Albero della Vita hanno fatto la propria proposta assieme a Cir; Ccs assieme a una ong Svizzera; Gus con un'associazione libica, mentre Cesvi ed Emergenza sorrisi con proposte singole. Il bando scadeva il 29 novembre 2017 ed era stato promosso da Aics come “Iniziativa di emergenza a favore della popolazione dei centri migranti di Tareka Al Sika, Tarek Al Matar e Tajoura in Libia”, per un importo complessivo pari a 2 milioni di euro. «Puntiamo a dare loro la possibilità di entrare in azione molto presto, se si riesce già prima di Natale», ha sottolineato il viceministro agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale Mario Giro in un’intervista a tutto tondo sulle relazioni Italia-Africa che Vita.it pubblicherà nelle prossime ore. Il tema del rispetto dei diritti umani in Libia è diventato oggi il primo punto all’ordine del giorno delle relazioni tra Europa e Africa soprattutto dopo le reazioni di sconcerto – in particolare tra gli stessi giovani africani dei Paesi di provenienza dei migranti – provocate dal video della rete statunitense Cnn in cui si vede chiaramente una compravendita di persone dell’Africa Subsahariana da destinare ad attività lavorative, proprio come accadeva durante i secoli bui dello schiavismo. Daniela Biella (dal Blog Diritti Umani, 8 dicembre 2017) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21709 Giovedì 14 a Morbegno con l’europarlamentare Danti Giovedì 14 dicembre si terrà a Morbegno un incontro col parlamentare europeo Nicola Danti. Si tratta di un importante appuntamento in vista della convention delle forze europeiste e federaliste fissata a Roma per fine gennaio, in una fase forse decisiva per imprimere una svolta risolutiva al processo d'integrazione europea. L'iniziativa, organizzata in collaborazione fra la sezione “Ezio Vedovelli” del Mfe ed il circolo “Giulio Spini” del Pd, rappresenta l'occasione per il debutto ufficiale della Gioventù federalista europea, recentemente ricostituita in provincia di Sondrio. (Guido Monti) http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21711 Valdidentro. Manifestazione “Tenda della Solidarietà”|Domenica 10 dicembre per iniziativa di “AssoPace Palestina” Sondrio La nostra associazione ha come scopo statutario la promozione della cultura della nonviolenza, della soluzione pacifica dei conflitti, la tutela delle donne e dei soggetti svantaggiati e in generale l'affermazione dei principi di giustizia, libertà e autodeterminazione dei popoli, ed in particolare si occupa di tematiche relative alla Palestina. Uno dei nostri scopi è proprio l'informazione e la diffusione della conoscenza sul pluridecennale conflitto israelo-palestinese, invitando in Italia palestinesi (ad esempio rappresentanti del movimento di resistenza popolare non violenta), ma anche israeliani, giornalisti ed intellettuali italiani e stranieri, per offrire al pubblico l'opportunità di approfondire tematiche che nei media nazionali non vengono trattate. Uno dei modi migliori per far conoscere al pubblico la ricchezza della cultura e della società palestinese è anche presentare le “eccellenze” che questo popolo tenace e creativo sa produrre, dall'arte millenaria del ricamo alla ceramica e vetro soffiato, al sapone tradizionale all'olio di oliva, al ricco filone alimentare, fino a produzioni di grande valore come ad esempio il vino di Cremisan, prodotto nelle cantine del monastero salesiano alle porte di Betlemme, o la birra prodotta a Taybeh, villaggio cristiano nei pressi di Ramallah (vino?, birra? ...ma i palestinesi non sono tutti terroristi islamici cattivi?), all'artigianato plurisecolare in legno di ulivo e in madreperla della zona di Betlemme. Per la terza volta proponiamo al pubblico valtellinese (le due passate edizioni si sono svolte a Sondrio) una iniziativa che si chiama “La tenda della Solidarietà”, dove si potranno ammirare appunto queste eccellenze, e questa volta in Alta Valle, precisamente allo Ski Stadium di Valdidentro il 10 dicembre p.v. Rosanna Piuselli per ASSOPACE PALESTINA Sondrio http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21699 Ariccia. L’assessore Indiati promette|Ma il Coordinamento vuole garanzie “nero su bianco” Ieri 30 novembre abbiamo attuato un presidio popolare sotto la sede del Comune di Ariccia, preceduto e largamente preannunciato da due richieste di incontro col sindaco, rimaste lettera morta. Dopo aver costatato l’assenza del primo cittadino e dei responsabili del settore ambiente, i cittadini e i comitati presenti hanno deciso di mantenere comunque il presidio, invitando la segreteria del sindaco a rintracciare almeno uno dei responsabili. Finalmente si è fatto vivo l’assessore all’ambiente Enrico Indiati, che davanti a una folta delegazione ha recitato la sua parte non senza qualche contraddizione. Ha sostenuto che il progetto FARO (biogas + fertilizzante) presentato in Regione per accedere ai finanziamenti per il “Compostaggio di Comunità”, l’avrebbe redatto un tecnico che, a sua insaputa, si sarebbe presa la libertà di proporre la soluzione “bio”gas + compostaggio. Lui (Indiati) giura e spergiura che il biogas non lo vuole né piccolo né grande. Siccome fidarsi è bene ma essere gonzi è male, abbiamo chiesto all’assessore perché non hanno risposto, entro i 30 giorni previsti per legge, alla nostra ripetuta richiesta di accesso ai documenti; perché, anziché riceverci quando l’abbiamo chiesto e spiegarci tutto, avesse firmato, il giorno prima del presidio del 12 novembre, un manifesto in cui attaccava chi si era permesso di parlare di biogas, minacciando azioni legali. La risposta è stata prevedibile e attenta a tranquillizzare i presenti. “Se il finanziamento sarà concesso”, dice lui, “il progetto sarà da noi modificato escludendo la digestione anaerobica e il biogas”. Ribadendo in chiusura all’assessore la nostra volontà di aspettare fatti nero su bianco e non dichiarazioni verbali, abbiamo deciso di mantenere la mobilitazione in atto, in attesa dei documenti, compresi quelli attestanti le modifiche al progetto FARO e gli elaborati progettuali riguardanti l’impianto Waste Control a Cecchina. Coordinamento contro l’inceneritore di Albano Comitato Ribelli di Montagnano http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21690 Vincenzo Donvito. Italiani: meno nascite. Era ora!! Firenze – “L’Italia ha perso centomila bambini. L’Istat fotografa un Paese che non riesce a contrastare il calo delle nascite”. È uno dei tanti titoli dei media italiani di ieri a commento del fatto che nascono meno bambini altrettanto italiani sul territorio della Penisola; commenti abbastanza unanimi nel valutare i dati in termini negativi. Un trend che grossomodo si allinea a quelli della maggior parte dei cosiddetti Paesi sviluppati, mentre è il perfetto contrario a quello che accade agli altrettanto cosiddetti Paesi in via di sviluppo. E questi ultimi, che non ce la fanno completamente ad affrontare questo loro passaggio ad una vita meno disperata, sono anche i Paesi da cui partono molti migranti che vengono a cercar fortuna da “noi”; e quando riescono a non morire durante il viaggio, si insediano e fanno figli a iosa in nome della loro tradizione culturale e di sopravvivenza. Quella stessa tradizione culturale che, chi si lagna del calo demografico di italiani, sembra rimpiangere. La conseguenza logica tra figli e sicurezza e continuità della famiglia, ha avuto un senso nelle società dove la presenza fisica e numerica era prerogativa di benessere e ricchezza, ma ci lascia più di un dubbio nel 2017. Figli per le guerre, per i campi o le botteghe della famiglia; figli per popolare le città e renderle quindi più sicure e difendibili. Ma oggi, che le città (le metropoli, essenzialmente) sono degli agglomerati/mostri di invivibilità; oggi che la sicurezza è quasi esclusivamente in termini tecnologici; che il lavoro non è necessariamente aggregazione di umani in certi luoghi (grandi fabbriche, etc.), ma uso delle individualità, anche territorialmente dislocate…. Oggi, che senso ha lamentarsi così? Certo, non siamo ancora alla globalizzazione totale, e il mondo è diviso in cosiddetti sviluppati e in via di sviluppo. Ma in questo frangente, se in Paesi come l’Italia si fanno meno figli, perché non valutare questa tendenza in termini positivi? Una tendenza contraria è in corso in tante parti del mondo… parti del mondo che non possiamo ignorare perche’ “sono al di là delle colonne d’Ercole” (siamo nel 2017!!), ché sono elementi integranti il nostro sistema, il nostro trend; sia perché non abbiamo alternative a considerarli in tutte le nostre politiche (possiamo fare a meno, per esempio, di certi metalli per fare telefonini, metalli che sono nei Paesi del Terzo e Quarto mondo, o di mano d’opera per la raccolta dei pomodori?), sia perché sono ancora il retaggio di quella cultura di prolificazione incosciente che -per svariati motivi, non ultimo quello religioso- abbiamo loro inculcato con secoli e secoli di sfruttamento violento? Noi siamo preoccupati perché sembra che queste valutazioni e queste domande siano secondarie per l’informazione e i decisori politici. Entrambi sembra che lavorino per creare allarmi e cercare consensi. Ma come e su cosa? Nel primo caso (informazione), creando allarmi che sembrano tali solo a seguito di un’attenzione limitata e non globale dei fenomeni. Nel secondo caso (decisori politici) guardando solo ad un immediato presunto disagevole, e mai oltre il proprio naso o semplicemente dietro l’angolo. Vincenzo Donvito, presidente Aduc http://www.tellusfolio.it/index.php?lev=44&cmd=v&id=21688