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Gaetano Barbella, Il dolce scudo di San Michele di Tirano. Con lettera su Bardella.
Lo scudo di San Michele
Lo scudo di San Michele 
11 Ottobre 2006
 
Ecco uno studioso eccentrico e con una capacità narrativa di raccontare anche eventi complessi che vanno dalla teologia alla matematica e che sul web trova la sua dimensione e voce. Tellusfolio, che opera anche come snodo di scritture, è lieta di ospitare in una serra la storia, secondo Barbella, di un santo e del suo scudo.
 
Claudio Di Scalzo
 
 
San Michele è l’Angelo del giudizio e il corredo a lui attribuito, tra bilancia, spada, scudo e il suo motto «Quì ut Deus?», ne sono chiare significazioni. Questo ruolo della giustizia, forse impropriamente legato a quello militare, gli è valso una grande venerazione con l’edificazione di moltissimi santuari, cosa che è rimarchevole con chiese dedicate ai defunti e nei cimiteri. San Michele è dunque l’Angelo di vita ma è fattore anche di morte.
Occupandoci del lato della vita di questo Arcangelo, dove intravedere il più bel segno terreno, a lui dedicato, se non nel pane che permette la crescita dell’uomo che se ne nutre? Tant’è che l’Eucarestia istaurata da Gesù nell’ultima cena sacralizza questo mistero, vero ed efficace scudo di difesa della vita, non solo spirituale. Ma c’è di più nel momento solenne della nascita di ogni uomo, in particolare, nelle premesse che la precedono strettamente legate alla generazione. Ecco che il dolce scudo di San Michele di Tirano, fatto di "pane", ci riporta a queste verità instaurandole, attraverso il rito popolare dei buoni auspici da ottenere.
E quel “fico” nascosto assimilato alla “mano” dell’Arcangelo delle milizie celesti? Senza dubbio chi ha avuto l’idea di concepire un simile emblema intendeva anche un’altra cosa da adombrare con rispetto. Si tratta di una certa “foglia di fico”, tale da costituire un certo mistico Cador, rifacendomi al velo portato dalle donne di fede islamica, da non eludere mai se non nell’intimità matrimoniale.
La statua di San Michele di Tirano è considerata anche come “banderuola” che è un magnifico emblema che si lega ad una particolarità dell’azione dello Spirito Santo di cui si sa come agisce, perché esso è come soffia il vento. Tant’è che molti santuari micaeliani sono posti sulle vette dei monti ove il vento si aggira indisturbato. L’iconografia dell’Arcangelo Michele lo ritrae ovunque con i suddetti corredi di bilancia, spada e scudo, grazie ai quali è continuamente teso a dominare il demonio, ma è interessante, non senza stupore, venire a sapere che in una Chiesa di Brescia è venerato un San Michele diverso, tutto intento ad uno strano rapporto con Satana che stupisce. Si tratta di una concezione chiaramente legata al Mistero della generazione. È una rinomata opera pittorica del famoso Alessandro Bonvicini del 1500 (noto come il Moretto), dal titolo “L’incoronazione della Vergine con i Santi Giuseppe, Francesco, Nicola e l’Arcangelo Michele”.
Ora alla luce di questo San Michele, chiaramente “Alto Fattore” della procreazione, non fa più meraviglia quel che ho argomentato sull’altro San Michele, quello venerato a Tirano con lo scudo fatto di pane e con dentro un emblematico “fico”, non vi pare?
Se volete saperne di più vi indirizzo al mio sito Il geometra pensiero in rete, dove troverete degli approfondimenti sull’opera pittorica del Moretto sopra menzionata.
 
Gaetano Barbella gbarbella@alice.it
 
 
 
LETTERA SULLA DIFFERENZA FRA BARBELLA E BARDELLA
 
12 ottobre 2006
Caro Claudio,
grazie per gli apprezzamenti e per la ri-pubblicazione, ma lo sarò ancora di più se riesci a far correggere (già fatto al momento della pubblicazione di questo scritto - red.) il vistoso errore di trascrizione del mio nome nel titolo di presentazione dell'articolo in questione (Bardella al posto di Barbella).
Tu sai i meccanismi di Google come funzionano: l'articolo andrà a finire in una confusa lista di tanti Bardella. Però ti ringrazio ancora per avermi fatto fare una interessante riflessione sul valore di questo fatto banale. Permettimi di riferirtela.
L'uomo, come essere carnale, caduco e mortale, a ragione del fatto suddetto, ha la supremazia sull'altro uomo, quello spirituale, elevato e immortale, verso il quale tendono tutti i mistici, disprezzando l'altro ingiustamente e così lo caricano di croci da sopportare. Quest'uomo spirituale è come un angelo, senza sentimenti né coscienza, insomma è come un meccano, che secondo una gerarchia è eccezionalmente progredito (l'intelletto), grazie all'uomo matematico (la memoria), però in modo celato. Nel senso che tutti devono sapere che è sempre l'Arcangelo Michele a dominare la Bestia (Satana-matematico). Ma poi si scopre, sia per via matematica (le mie concezioni sul sorpasso della Sezione Aurea che fanno profilare due altri aurei numeri, gemelli per giunta), sia per via iconografica (con un San Michele bresciano in perfetta intesa con Satana nel punto nevralgico del sesso). Ma meraviglia delle meraviglie, cose da non credere, si scopre qualcos'altro su questo bel Michele scoperto fra le coltri di un letto astrale. Nientemeno l'esistenza di un gemello di questo arcangelo, un altro Michele della “foglia di fico” venerato a Tirano!
Ritornando alla metafora di Google e Bardella, se da un lato il vero autore dell'articolo sullo «Scudo di San Michele» rischia di restare ignoto al mondo del web a ragione e/o a cagione del meccano di Google, dall'altro lato però, meno male che vi sono i lettori di TELLUSfolio che avendo avuto modo di leggere in anteprima il mio commento sul quello «Scudo», capiscono subito dell'errore in discussione. E così, grazie all'esistenza dell'uomo in carne ed ossa, da intravedersi nei lettori suddetti, si riesce ad ottenere un certo pareggio e giustizia se occorre.
Ecco, con una «D» al posto di una «B» ho montato in breve un articolo per dire che basta poco o niente, ma molta fantasia, amore per la vita e profondità di vedute, per intrattenere, al limite qualche lettore curioso di cose nuove e non banali.
Per capire anche che il mondo deve essere nato veramente dal “niente” (ovvero dalla “morte”) e così suggerire all'uomo la soluzione dei problemi della vita che ci sovrastano.
Scusa, ma sono maledettamente sempre prolisso da far nausea persino a me stesso talvolta. Matematicamente parlando, sono gli effetti di chi si trova a transitare su un ideale nastro di Moebius che non ha due facce come quelle di un nastro comune, con l'esterno e l'interno separati, ma una sola. Per dire che è la pista delle ritorsioni, un vero inferno (il Libro apocalittico scritto di sopra e di sotto!). C'è la scienza genetica che, da un sentito dire incerto, sembra interessata a questa geometria del nastro suddetto per penetrare l'intimo delle eliche del Dna.
Ciao, Gaetano

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