Lunedì , 06 Settembre 2010
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Telluserra
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Andrea Gigli, poesie edite ed inedite. Con lettere come prefazione.
De Kooning, 1949.
De Kooning, 1949. 
18 Ottobre 2006
 
Gentile sig. Di Scalzo,
Flavio Ermini mi ha suggerito di scriverle con l’idea che qualcuno dei miei testi potesse interessarle. Come breve nota biografica, sono nato a Firenze nel ’56 e ho vissuto a Napoli fino ai vent’anni. Attualmente sono medico, vivo e lavoro a Firenze, e da alcuni anni mi dedico alla scrittura poetica.
Grato dell’attenzione, le invio distinti saluti e i migliori auguri di buon lavoro. Le porgo un caro saluto anche da parte di Flavio, che ho incontrato pochi giorni fa qui a Firenze
 
Andrea Gigli
 
 
Caro Andrea, ...certo che puoi mandare le tue poesie. Con Flavio stiamo creando molti intrecci fra carta stampata e web. Lo capirai visitando il portale. E naturalmente ci sono anche altri scrittori e poeti che pubblicano in altre case editrici. Tellusfolio è il portale sul web della rivista-annuario Tellus distribuita in Feltrinelli. Un progetto innovativo. Esistiamo da gennaio. In pochi mesi abbiamo circa centomila visite al mese. Per la "filosofia" di Tellus e la sua pratica editoriale ti rimando ai miei interventi sul portale. Tu puoi comparire, dopo che la Redazione avrà ricevuto le tue poesie, o su Telluserra (con poesie edite e inedite) o su Lo scaffale di Tellus con recensioni, o in Viaggi e altri viaggi, se proponi qualche "viaggio" particolare.
A presto caro poeta,
 
Claudio Di Scalzo
 
 
Caro Claudio,
ti ringrazio della tua gentile mail. Tellusfolio è un portale ricchissimo e vivace. La rete è una risorsa insostituibile per chi sia interessato alla scrittura poetica, e l’eterogeneità delle sue voci non dovrebbe stupire. Che la poesia contemporanea non abbia più un centro di gravità è un dato storico di cui prendere atto, non una qualche mancanza di cui dolersi. Allarga su più fronti il suo raggio d’azione, non ha canoni stilistici cui conformarsi e la sua lingua non è più, e da tempo, una koiné condivisa. Credo che le voci della rete, per quanto discontinue, siano esempi di libertà culturale, e possano diventare luogo di ricerche che non si stanchino di tentare sempre nuovi "assalti" al linguaggio.
Per quanto riguarda i testi, invio in allegato a questa mail due selezioni.
La prima è tratta da Tavole fenotipiche (Cierre Grafica, Verona 2005), una raccolta in cui la lingua è attinta in parte dal lessico scientifico; area del discorso storicamente connotata da un impiego in chiave anti-metafisica e anti-dogmatica, ma oggi veicolo di una tecnologia che va trasformando il corpo in un aggregato di prassi disincarnate e puri automatismi; un corpo privato dei suoi vissuti, che il gergo scientifico evoca e subito provvede a dislocare fuori dall’umano.
La seconda selezione proviene da Questioni di levità. Qui ho cercato di accostarmi al punto di transizione tra il detto e il vissuto somatico senza descrivere, ma provando a far accadere qualcosa in chi legge: tentando l’andirivieni da una parola a un moto, da un salto a un suono, da un urto a un’impressione tattile, per scarti momentanei e impressioni minime; avvicinando corpi e cose con una parola che ancora non denota, ma tutt’al più apre un orizzonte d’attenzione in cui gli oggetti si muovono come nel vuoto, sciolti da relazioni. Come il corpo a terra nel suo tentativo di sollevarsi, restiamo spesso inchiodati proprio all’intenzionalità della parola, al suo voler dire. A staccarci dal silenzio può essere invece un linguaggio dello stupore, che si aggira intorno al punto in cui materia-viso, casa-carne, dito-strazio, ruota-unghia…ed è in questo tentare il mondo, dalle prove che insceniamo e anche dalle ferite che ci procuriamo, che si depositano nuovi frammenti di memoria.
Ti ringrazio ancora della cortese attenzione, e invio a te e a tutta la redazione di Tellusfolio i miei migliori auguri di buon lavoro.
Un caro saluto,
 
Andrea Gigli
 
 
 
 
 

DA “TAVOLE FENOTIPICHE”

 
 
Da: sezioni dismorfiche
 
 
 
 
piume
inseguono
piume sventandosi a turno
                       
in pause posano ritmici
nell'alveare scalati in turni
 
mirabilmente
frazionati
(inudibili radianti
d'ultrasuoni) la
veglia temperando al
 
sonno
dilaniano opere e
memoria in un
pasto equilibrato
 
 
*
 
 
emette rantoli il
maschio riverso sulla schiena
ostenta il ventre esadattilo le
pinne boccheggiano schiocchi
da membrane
 
palatali
(vi insiste una
schiuma di
secreti)
 
 
*
 
 
da ungulato quel farsi strada 
con isterico, iterante
abradersi di corna: incessante
transitare famelico, celato nella
 
cenere il brivido
concesso per
uno due
tre
cadenza di minuti 
divisi da un
tramezzo
                       - fa il gesto
di un riparo nell'anta che
brucia
                  avvertili
mentre tubano dalle
grondaie tubano
esilaranti esseri
piumati
come noi
 
 
*
 
 
rapidi a
interrogarsi
traducono per menti
sopite in endorfine
acquisite a che prezzo
 
ruggiscono tangenti il 
loro suolo la
loro perfida
maniera di
 
accoccolarsi
 
il loro
eccidio
 
 
*
 
       
verbali collisioni: intrico
lemmi-cenere    dirimente
locuzioni
                         anomale
pinguedini            ritocca
pensieroso          anonimo
indovino con gesti
 
d'assassino e
occhi d'insulto
silenzioso
 
                - sta per: tronco
cavo
lamina                                  
                            d'asfalto
                                  cera                                    
d'intestini
 
 
*
 
 
o aggancio alle caviglie
che impartisse dal centro
mediastinico congegno
palesemente nell’alea o
 
disistima, o scambievole
ritrarsi nella bioculare
o cangiante cattura se
 
quasi un balenare
vacilla per torsioni il
pilastro tendineo
                   
                    si discrimini
se adiacenti alla chiglia di
apofisi spinose
 
si dilatassero
subitanee
lamelliformi
 
branchie
 
 
*
 
 
di cui l'orecchio medio
avverte transitoria
progressione: rilevano timbri i
                                                sensori
semplici effrazioni nel moto ondulare dei
mesoni
                                      dall'orbita veti
e transiti eiettivi: non che abbia
tenuta di plasma in gel
stabilizzato:                           rompe in
coefficienti convertibili lo
strain ondulante dei
morfemi
         
 
*
 
 
o svolta biangolare: impassibile suono
                                      (a margine)
caduta di lacrime vìola
costante torrentizia in
equazione sottesa al
millilitro
 
 
*
 
sopiti per
catatonia divaricano
semantiche di gesti in brevi
intermittenze: dall'uno l'altro
                                               travisa la
matrice d'osso
                                    prova più alto più
leggero più
rotondo: macchie sul viso con
esito e confini da
ridefinire
 
non che sia la
pace
                                renitenza, tutt’al piu’
 
 
                  *
 
 
a memorare scarti in ponteggi
sulfidrilici un bolo di luminal
 
     - ventriloquo
                       saccente! fosse          
                              (io-liquido
 
da fluido decomposto in
millimoli) dato
ricompattare l'ipertesto per
gruppi di coerenze da
 
tempo già finite in
"io" (millesimo
di grado d'astrolabio)
             - tocca fuggire ora, a
 
chi ingovernabile
rasenta l'ionosfera
 
 
*
 
 
con l’unghia in altre unghie 
disgregano epiteli in
immunodeficienza
(che latenza?) assolutamente
 
certi indizi acquisiti io ribatto
con fondati paragoni:
                                 
                                 - io, oh!
ricorderei, allora: avevo
fate che
 
volavano al
mio posto
(vorrei volere
 
appena un
guizzo di
quel cane)
 
 
*
 
 
colto per
attrito: un colpo, e però
                                       fosse lì
per mormorare
                         - lì mi sono punto
prisma avesse poi ruotato, lì visto
 
insperato al declino avrei prodotto
verbi: sostituito da trucioli micotici
fluido organico in
 
miscela titolabile, codificato
speranza in purissima
sequenza
 
 
*
 
 
che avrei detto di
lacrime mai da
liquefare, da
 
implementare mai
                           
che fosse così
come
esclamare
 
prima che sia
finita
 
ti dico
di
pregare
 
 
*
 
 
si ferma e dice: “io”
(accende un
grammo di
tessuto): sfilato lo
 
zero dai denti
in un preciso luogo e istante
tolto a questa percussione
ritmica di
addendi
 
se solo un altro minuto
due
                      se serve
servisse da interiezione
per il dubbio: se curvo per
 
uno slittamento cui
fare cenno con le
dita a due a
 
tre
planimetria d'istanti che
guardano passare
che dopo resta adesso
 
che il vano è stato
occluso e nel sipario
pregevolmente aperto
ora torna
 
e appena tocco
è
chiuso
 
 
 
 
 
 
 
Da: mutageno
 
 
 
 
                       - se stila la risposta
che sa dalla bocca? se accenna di sì
 
col cranio
                      chi
 
paralizza la lingua
dalla punta al 
                         retro della
                         curva?
 
 
*
 
 
che dichiari sete, che
accumuli teste per sbaglio
inarchi molli curve
nell'ansa
 
duodenale, o goccia che 
vanifica trasudi al solco
dell'inguine una
piuma: sul sangue aspro
beccheggia una corolla
di cancro
               che è intoppo
sfarina si aggroviglia
definisce a morsi i suoi
 
confini, si scioglie alla
caviglia talora s'incrina
          
lo senti
ghiaccio che affiora con
sensibile abbattimento di
 
frequenze: misura la linea
di costa
 
morirà
formica
 
 
*
 
 
si è fatto avanti si svincola
alla stretta scossa la polvere
 
si inclina vertendo dalla cinghia
della pelvi al ritorno da terra
brontola frasi scomposte
                                        - ordini? 
 
lo troveranno alla giuntura tra la
schiuma dell’abete e il
rettile
              che arrossa le
              gengive
 
 
*
 
 
non lasci orlo vacante o
congegno rugginoso sulla
pelle al
 
nodo cui slitta sullo
sterno nel cavo
 
risuona per vedersi
quanto resta da
spingere quanto
 
restano le
dita
così da
districare
 
 
*
 
 
risolto al quinto dito 
l'arcano plantare in
vettori di forze ai
ligamenti: fugare il
peso che opponga la
gravitazione, che
occasionale fluisca
un capillare, al seno
costofrenico 
 
                  sgonfiare
nuovamente opporre
pressione al suo
deflettere sul margine
mai smettere, mai
 
cessare pulsazione
(mai estenuare 
margini d'azione)
 
che navighi nella
falda neppure un
grano d'attenzione
 
o chi s’accosti
si lasci percepire
 
 
*
 
 
paziente nell’interrogare in
cosa l’erniazione al fianco
contraddica pastura iper-
calorica: fatta del soma 
 
tomba che fermenta nel
dente acuminato, spacco
gengivale in cattedrali di
osso (lenta, rimarchevole
cattura)
                conta sulle dita
ancora da sbalzare, incavi
sul passo che dal basso in
alto cada e
                   piaghe e solchi
sulla strada, e ancora solchi
di traverso nel riposo che
lo vede assestato sulle anche
 
di quando in quando sbolla
in conato gonfia
incollando i
 
lembi sui monconi recisi
dell'ulna
 
 
*
 
 
non si sottraggono a recettori
permanenti                    
                    non più che esiti
insperati,
remissioni del
conflitto
 
già inglobano
descrizioni
                                  organiche
che descrivono
                         descrizioni di sé
stesse –
                                           qui
si è fermato: il breve ticchettio
che ne è seguito in
vece del
silenzio
                
ora che
tolgono frazioni
residue a collimare
(sono stati sterpi ora polvere da
inalare): ora
 
in un unico
barrito la
 
specie del
ritorno
 
 
*
 
 
nella calotta il
varco aperto alla
 
mandibola dilata per
conto di
emissari: ancora un
nucleo alligna
 
ostile
all'arrendevole
                         margine di
                         resa
 
o rimargina il racconto
della storia?
                                niente perdono
                            niente per ritorno
 
per quanto alcuno possa niente
trattenere, non per questo
 
polverizza i
testimoni
 
 
*
 
 
questo ascolto che non
sente che
ambito vivace d'illazione
 
incantarsi nel ritorno di quanto
detto
perché se detti
sono
 
dati: chi guarda con
stanca meraviglia
chi torna a dire
cosa che
riguarda
 
e se l’hanno
preso
                   è vero
 
 
*
 
 
che è
transito
eccedente
 
(rotolamento, accensione)
divincolarsi in
logos, impurità di
specie
 
allora è come seme che radica
disforma e desiderio allora è
appena da estirpare, che quanto
vede è
orgoglio saturnino
 
abbaglio
incipiente nastro di
report ammissibile
a stento
 
(duole di più
dove
s’addensa la
nominazione)
 
 
*
 
 
che per dotti seriali evochi 
franche ipotesi per solido
disporsi di variabili al gioco
cartesiano
 
                [chi ride un solo
giorno, chi tace o
             vivacemente fa no
con un cenno del tallone]
 
ancora quando si ripeta
deporre appena un tattile
sostegno che sia in
quiete
            invece sovvertire
- l’istante annichilire:
                 
                               è ora
il momento
riparano sementi in
tane pre-assemblate
i corpi quiescenti nel
 
mentre di un
posarsi e
decantare
 
marginale
pulviscolo d'assenti
 
 
*
 
 
    come rotti, a
turno sgonfiano
vicendevole scambiano
all'erta per la sete
monca rima vacante
fosse stato l'orlo
ne avessero estratto
frustoli di terra
 
avessero detto
non diranno più
quanto li cattura
si ripete il come, e
l'altro passo, e l'altro
ancora
 
la volta che
avessero finito sulla
rete della mano
resti un solo segno che
è quanto dire: restate
se potete qui
modellano calchi
 
       sui volti
finché ce n'è
vi sono stati
resi
 
e sostano
che è come dire
vanno
 
sempre che
vadano
 
 
*
 
 
ciò che dicono del sangue
ha forma di parole
 
ciò che dicono è sangue
e ciò che sanguina lo
 
dicono forma e
se parla prende forma
 
di sangue e
se parlano sanguinano
 
dalle parole e
se formano parole
 
dicono di
sangue
 
 
*
 
 
cos’è il timbro
di questo suono
di voce che non pare voce
che suona mantice apre
che chiude botola trincia
ogni residuo e melodia
 
cosa resta in che faglia
sotterranea di che schiudersi
di uovo il rettile
vomita mai il
sibilo per il
sé rinato
 
 
 

DA “QUESTIONI DI LEVITÀ”

 
 
Da: sedazione
 
 
 
 
ha urtato
 
lo spazio vivo il balzo troppo
ampio non permette
   
ovvio desistere, se fissato lo
sguardo sul bersaglio in
sospensione
espira        
                              inspira, nel
varco mobile atto a bilanciare
che accetta                     
                      o rigetta, giusto               
all’apice: ostacolo di calibro
variabile
 
è ancora la volta che
decide, per quanto stia
in lui decidere
 
 
*
 
 
scarse deviazioni: ne avverte
sempre meno ad ogni
scarto         
                     oh, la via piega
lì dove non si vede altro che
rifrazioni e quanto vacante
intimità
                     :aderire, quindi
retrocedere avanzare
ancora                               
                        (stimabile una
lenta ma decisa progressione
parrebbe quasi un
 
tentativo di
calcolo): pura
probabilità il crescere di un
soffio? (o non è più
qui, e intorno ombra…)
 
 
*
 
 
     dove suona
da dove insiste
l'urto che toglie al
volo lo spacco l'urto
delle ali
                        sorprendersi
che il volto? una volta, due
l'attimo, il successivo…
                      
       la fiamma
dove avvampa
mangia: oltrepassare
quanto brucia nell’anello
liquido di luce                    
                         nelle ore
bruciano
ore bruciano ore
    adesso    
    perde
 
 
 
 
 
 
 
 
                   da: ortostasi
 
 
 
 
cadenzarne l'impatto
di minuto in minuto
rende il suono fonde 
      
passi su passi in pesi
agevolmente 
resi
              se il tocco dove 
impiglia tiene, al grado
infinitesimo apre stacco
 
visuale se cede il
tratto che interrompe
isoritmo in verticale
 
              oppone
dà adito incrina
scava la forma fraziona
il battito frenato toglie
spazio indovina
rotola              
indovina
 
 
*
 
 
l’esito, un tempo di leve
restituire l’inerzia in
controspinta
 
accudire la forma
no: zona vacua
zona saltuaria
 
l’intenzione, muovere in
zona circoscritta: se
dilatarne le pause nel
perimetro              
                       o motilità
per breve ammiccare ne
blocchi l’esordio
 
conduca forme in
primissima attenzione
 
 
*
 
 
stringe ora                 
stringe, e appena
 
allarga  
spezza il tempo di 
rientrare il tempo che
mantenga aperto lo
spacco se
                   subentra
l’intervallo se punta
più vicino più
dentro l’unico 
 
modo   
attendere unico
modo l’attesa
l’unico
 
 
 
 
 
 
da: questioni di levità
 
 
 
 
sarà lungo, il tratto, e
notte appena ferma, un
tipo d'indagine mai nota
 
un'allegria, un consenso
e i piedi, la corsa che non
torna e ferma, il moto
attenuato
                         immagina
che bruci di luce lenta, in
decrescere, che solo in
quel punto, l'ultimo che
 
tocchi, il solo tocco
possibile: l'ultimo, e
ancora un altro inizio 
 
 
*
 
 
fin da ora
già presi come
siamo eppure
                             ancora
niente è del tutto pronto
la voce ad esempio
 
è salita, sai? …forse è più
che una caduta, forse è
 
un invito
 
 
*
 
 
non stimarlo
      concluso
piuttosto
mentiremo
 
luce, per inalazione
ordine: apposito
rumore, lontananza
d'onda, inclusione
 
ma quanto detto
quanto ripetuto e
non uno che tenga
che fermi questo
immobilissimo
moto
 
pendolare
io su
 
tu su
io
oscillazione non
 
       vana, solo
imponderabile
attenuazione
quindi ripresa,
quindi immutabile
non-quiete
 
 
*
 
 
tolto un granulo
di mondo-pane
            
sottilmente
incluso o seme
sottoterra: ne siamo
estratti
 
visibilmente invertiti di
posto: un panno
ne caverai di tasca un
 
panno lo stenderai
come si fa lì
accanto, proprio lì
 
accanto, si fa col
dolore
 

 
 
 
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TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276