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Giuseppe Leocata. Dei fogli di carta...
Ilaria Francesca Martino -
Ilaria Francesca Martino - 'Hippocampus', 01/06/21 
20 Giugno 2021
 

Ricordo da piccolo, i libri di scuola e i quaderni a righe larghe sui quali si cominciavano a tracciare dei segni della prima Conoscenza, quanti anni sono passati… Ho conservato ancora adesso uno di questi quaderni custodito con cura dalla mia mamma e il mio papà per tanti anni, un segno di affetto.

Poi qualcosa è cambiato, la Cultura ha avuto bisogno di ‘peso’, non più abbecedari, non più sussidiari ma montagne di libri e ragazzini che trasportavano ogni mattina zaini più pesanti di loro… Inutili i richiami ai presidi di fare comprare libri a fascicoli per rendere meno faticoso il carico dei piccoletti.

Il passaggio successivo ha portato a volatilizzare la Cultura, non più su fogli di libri ma su fogli virtuali e volanti, il computer sta rendendo obsoleti i libri, alleggerisce le spalle, accumula lui la memoria, ma svuota la mente e il cuore e non solo dei piccoli. Strumento necessario ma cum granu salis

È senz’altro vero, così risparmiamo gli alberi, non sempre riusciamo a riciclare la carta, bisogna ridurre i consumi, non possiamo distruggere la terra e madre natura più di quanto già stiamo facendo.

Ricordo di un libro… sono in strada in un giorno di pioggia, un temporale che allaga la strada e devi fare attenzione a non finire con i piedi a mollo in qualche profonda pozzanghera… Ad un tratto, un’auto passa veloce, schizzando i passanti e una mano da un finestrino lascia cadere un qualcosa, un libro! Le pagine non hanno il tempo di librarsi nell’aria, il terreno è vicino e poi piove, si bagnano subito. Con un tonfo, il libro finisce in una pozzanghera e giace lì, immobile ma composto. Mi fermo, senza parole, mi tiro su la manica del giaccone, tengo su l’ombrello e raccolgo il libro da quello specchio d’acqua. Un vecchio libro, dalla copertina in cartoncino, molto pesante con l’acqua che hanno assorbito le pagine, Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne. Chissà se quel libro avrebbe pensato di finire non lì in fondo ma in una pozzanghera d’acqua in un giorno di pioggia in una grande città; l’ho raccolto e l’ho tenuto con cura. Arrivato a casa, con molto pazienza ne ho asciugato le pagine con un asciugacapelli. Il libro è rinato, le pagine non sono state mai più aderenti l’un l’altra ma il libro era stato salvato. Non l’avevo ancora letto, conosco il suo autore, è un grande, il libro una metafora della vita…

Ma torniamo a noi, il rapporto con un computer, con un ipad o un ebook, all’asilo, a scuola, in università, in metropolitana, o in vacanza non è lo stesso, è impersonale, un contatto freddo; non senti il foglio un po’ ruvido che devi toccare con il polpastrello, non senti il dito che indugia sulle righe che devi seguire, non senti le pagine che devi voltare o le parole da sottolineare con una matita nera ben temperata e non con un pennino virtuale; e poi l’odore della carta… un libro nuovo appena nato dalla mente e dal cuore dell’autore o un libro da biblioteca, che magari odora di polvere, ti fa inalare la storia, con le pagine magari un po’ sgualcite e vissute da chissà quanti che prima di te hanno avuto la curiosità di cercare di scoprire quello che è racchiuso dentro le pagine e dentro chi le ha partorite…

Ci sono luoghi (non posti) la cui storia riesce a uscire dallo spazio fisico che la contiene” (Ilaria Francesca Martino Hippocampus, 01/06/21). E un giorno, se chiudessero le biblioteche, sarebbe la morte della Cultura!

E penso, ancora, all’autore che lo ha scritto magari a penna e alla pazienza manuale di chi lo ha trascritto su un freddo computer per poi consegnarlo alla carta, all’editore, agli operai stampatori e rilegatori e alla libreria per la vendita… Quanta vita concreta, vissuta e tangibile c’è dietro ogni libro, pensiamoci…

Si parla in ogni casa, e giustamente, di spazi ridotti e i libri ingombrano. Ho deciso di darne qualcuno in biblioteca, non è cartaccia da buttare, può stimolare ancora la mente e il cuore di qualche altro essere umano… Porto il mio Amleto di Shakespeare in biblioteca, «No noi non prendiamo più libri, c’è la pandemia e si deve evitare il contatto per quanto possibile, poi siamo già pieni e poi dobbiamo anche pagare una tassa per la sua registrazione…». «Grazie, mi scusi lo porto via…». Che dispiacere! “Essere o non essere…”, si sarà chiesta anche la mia copia del libro… Passo in libreria e la brava libraia mi dice: «inventati un modo per riciclarlo». Non vedo più libri lasciati in giro per fare circolare idee, sentimenti, vissuti, parole.

In un’altra libreria mi dicono: «lo lasci pure qui, ci pensiamo noi, le diamo il 15% del prezzo di copertina…». Mi sono sentito un piccolo operatore di una ‘Cultura circolare’… sono contento!

Dopo cena, vado a dormire, in silenzio, con un altro libro da leggere fra le mani, prima di chiudere gli occhi, altro che silenzio e solitudine, è come se sentissi delle voci in sottofondo… mi riconcilia con il mondo e con me stesso.

 

Giuseppe Leocata

(Cenacolo letterario “Foglie di Melograno”
Milano - 17 giugno 2021)


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