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Piero Cappelli: “Pasqua, festa della Vita”. Parola e Pane (8)
La gioia di Cristo risorto
La gioia di Cristo risorto 
23 Marzo 2008
 

Pasqua. Che significato ha oggi questa parola? Il senso è quello di percepire la nuova stagione, la primavera la ri-nascita della natura…e perché non anche di noi persone umane? Eppure Pasqua rimanda per lo più ad una ‘pasqua’ minuscola, dove si pensa alle vacanze, alle scampagnate, alle gite fuori porta. Sì, perché in realtà è una domenica come le altre. Una festa come le altre. Con un lunedì come tanti altri, però di festa, detta ‘pasquetta’. È il ritorno della classica festività pasquale. Eppure quanti la trascorreranno lontano non tanto dalle chiese, dai riti religiosi, dalle riflessioni spirituali, ma da una festa vera e propria. Cioè, da una ‘memoria’ antica che rimanda ad una fede antica… E penso a tutti coloro che invece cercano di ‘approfittare’ di questo tempo – come dicevamo nel precedente articolo a proposito della Quaresima –, per fare festa, festa della Vita. Una festa che – secondo il pensiero cristiano e cattolico in particolare – ha come punto focale la fede nella risurrezione di Gesù, narrata dai Vangeli. Sì, la Pasqua è la festa più forte dell’anno, per i cristiani: Gesù non è morto sulla croce e basta e poi sepolto là in Palestina. No, per la fede cristiana Gesù Cristo è morto e risorto ed è apparso ai suoi discepoli perché possano testimoniare questo evento al mondo. E così è stato. Oggi abbiamo una Chiesa che lo proclama e tanti cristiani che lo annunciano.

 

Ma questo basta? Basta dire che Gesù è risorto, che là in quel sepolcro non c’è più, che è apparso ai suoi discepoli? No, non basta e non è sufficiente per poterci credere. Ci vuole altro. Ma allora, cosa ci vuole? È troppo alto il livello di fiducia richiesto tanto da poterci credere solo perché te lo dicono. Chi ha visto – dopo Cristo – risorgere qualcuno da morte? Nessuno. E allora, cosa predicate cari cristiani, seguaci di Cristo, il sogno? Infatti, cari lettori, cosa posso dirvi io che sono un cattolico credente e convinto? Che avreste ragione a dirmi così… Eppure non ci sono altre strade che possono portare alla fede: solo la fede. Solo il credere a quanto i vangeli ci trasmettono da due millenni. Gesù è vissuto e ha compiuto e detto alcune cose che sono scritte lì, in quei papiri. Poi i suoi testimoni hanno trasmesso ai loro amici e successori cristiani la testimonianza diretta che è stata scritta e riscritta fino a giungere a noi. Ma che conserva però l’essenza del Messaggio di Gesù: la legge dell’Amore! E quindi il problema sta in una differenza, chiara e ineludibile: dal sepolcro alla Vita. Il venerdì santo Gesù viene posto nel sepolcro e la domenica di Pasqua il suo corpo non c’è più, è scomparso. La testimonianza della Maddalena ci dice che un angelo le è apparso e le ha detto che Gesù non è più lì, perché è risorto, e “vi ‘aspetta’ in Galilea dove lo ri-vedrete”.

Ecco, la nostra ragione ci assiste fino al sepolcro dove anche la storia ce ne da’ testimonianza. Poi, dopo, il giorno dopo, o scatta la fede, cioè l’affidarsi alle parole dei testimoni che ci raccontano e che continuiamo a leggere ancor oggi, oppure niente e quel sepolcro rimane vuoto come rimane vuoto il tuo cuore: è morto e basta. Perché in realtà non ci sono alternative. Infatti, la fede è un dono che si scopre e si riscopre ed è personale, unico e comune allo stesso tempo, per tutti coloro che credono a Gesù Cristo. La fede nella risurrezione è un dono che completa l’opera: credere che quel Gesù non è morto ma è risorto. E ai suoi seguaci, quelli che credono in lui, cosa gli aspetta? Anche a loro di risorgere? Certo, per la stessa fede. E gli altri uomini non credenti, i musulmani, i buddisti, gli induisti, gli atei…cosa succede? Non risorgono? Qui, entra in gioco la dottrina cattolica, il catechismo e ve lo lascio tutto a voi perché possiate scoprirlo da soli… Io vi dico solo questo, cioè quel che interpreto e credo, quel che penso come cattolico, ma specie come umile e indegno seguace – senza pretese – di Gesù Cristo. L’importante è vivere in uno stato di autenticità e di onestà a tutti i livelli, dove l’altruismo sia la vostra bandiera nonostante tutti le tare del caso dovute ai nostri piccoli o grandi ‘interessi di bottega’. Saper andare oltre noi stessi, superarci in mille modi e in mille maniere, per noi stessi e per gli altri che incontriamo nel nostro cammino esistenziale, superarci. E superarci vuol dire vivere già qui la nostra risurrezione e la risurrezione dei nostri amici. E solo da questa, da come avremmo saputo governare la nostra vita – e lo sappiamo benissimo questo – che avremmo già messo in atto una fede nella Vita, con Speranza e con Amore. Da qui possiamo partire per poter andare oltre e guardare anche al dopo, al dopo la nostra morte, al dopo la nostra vita su questa terra. Questo ci aiuterà a guardarci dentro e oltre, senza paura nonostante i limiti del varcare quella soglia così misteriosa e difficile per tutti.

Allora quella tomba vuota non è solo il segno di una dipartita di un Altro, ma è la dipartita di noi stessi da un’esistenza senza significato e senza futuro, per un’Eternità che è già stata qui compagna e amica dei nostri giorni. Sempre che lo vogliamo, in mille modi e in mille maniere, chiunque noi siamo, ma con l’umiltà e la generosità del nostro uomini e donne del mondo: con una carezza, un sorriso, un pensiero, una gentilezza. Con le piccole cose di ogni giorno che disegnano però la storia dei nostri giorni, indistintamente, per tutti…

 

È con questa fiducia, questo abbandonarsi, affidarsi al senso più profondo e misterioso dell’esistenza che allora potremmo anche tornare a messa in questa Pasqua 2008 – visto che il tempo pasquale dura per ben 50 giorni fino alla Pentecoste, l’11 maggio –, senza però dimenticare – quando ascolteremo il racconto del Vangelo – che la nostra Risurrezione è già parte oggi, qui della nostra Vita e della Vita di tutto il genere umano…

Buona Pasqua, cari amici lettori!

 

Piero Cappelli


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