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Piero Cappelli: "Ma che ‘quaresima’ stiamo vivendo?" Parola e Pane (6)
15 Marzo 2008
 

Siamo in ‘quaresima’ dal 6 febbraio, giorno delle cosiddette ‘ceneri’ e noi riprendiamo la nostra rubrica di spiritualità. Ma cosa vuol dire questa parola, che significato ha - oggi come oggi - per la maggior parte della gente dire e parlare di ‘quaresima’?

 

In realtà, oggi, abbiamo una perdita di significato della quaresima. La sua etimologia rimanda ad un periodo di quar-anta giorni prima della Pasqua e fa parte del patrimonio liturgico della Chiesa cattolica. Patrimonio che si è andato sempre più consumando lasciando un vuoto così enorme e così prezioso che la gente lo riempie con il lavoro – quando c’è – e con il consumismo, quando si può. E la quaresima?

La quaresima nel concetto cristiano dovrebbe essere quel periodo con il quale prepararsi alla Pasqua quale evento clou del messaggio cristiano: la festa della Risurrezione di Gesù Cristo e della risurrezione di tutti coloro che credono e sperano in lui. Eppure 40 giorni sono tanti e utili per rivedere un po’ la nostra vita in uno stato di interiorizzazione sul senso stesso di questa vita che conduciamo. Quaresima vuol dire anche uscire dalla ‘normale’ conduzione e condizione per inserirsi in un processo di ‘distacco’ dagli impegni e dallo stile di vita: una pausa pur continuando a lavorare, a mangiare, a vivere. Però, anche se la Chiesa ci invita a far sì che questo tempo divenga per ciascuno un momento utile di meditazione, cosa e come stiamo portando avanti la nostra esistenza: noi, ciascuno di noi, cosa fa? In genere niente. Eccetto qualche cristiano cattolico ben attento alle normative ‘vigiliari’ di non mangiare la carne – ad esempio – il venerdì. Quando sappiamo tutti noi, molto bene – in questa parte di mondo –, che non mangiare la carne è più un piacere e non certo una rinuncia. Ecco che allora l’invito non è tanto a cibarsi in una maniera invece che in un’altra, quanto ‘cibarsi’ della vita in una maniera diversa. Come? Accogliendo i ‘segni’ che arrivano come ‘doni’ belli o brutti, perché ognuno di questi porta con sé un proprio senso che non è slegato dal nostro contesto esistenziale. Tutt’altro. Occorre saperli ‘leggere’ bene… E questo capita sempre e non solo in quaresima come negli altri e in tutti i momenti della giornata e della vita. Però è qui che la ‘quaresima’ – o chiamatela come volete –, vi spinge ad andare oltre… per raggiungere una meta più alta.

La meta della ‘purificazione interiore’. Purificazione da tutte quelle ‘scorie’ che ci inquinano e ci intossicano a livello spirituale – e quando dico ‘spirituale’ non penso specificatamente alla religione, né alla chiesa –, ma a quello ‘spazio’ del nostro cuore, della nostra anima (chiamatelo come volete, ma che sapete bene essere da voi ben conosciuto perché sperimentato profondamente ‘dentro’ di voi…) che non ‘sta bene’. ‘Spazio’ che chiede di essere ‘riempito’ da un ‘momento’, da una pausa di ‘rilassamento’, di pace, ‘dove’ prendere cura di se stessi. È qui dove occorre ‘piantare’ per un po’ ‘la tenda’ e fermarsi a riflettere: cosa sto facendo? Dove sto andando?: respira senza stress, rilassati e medita profondamente facendo silenzio dentro di te perché il tuo cuore ti possa parlare e tu possa ascoltarlo, serenamente.

Quanto è difficile però tutto questo!? Ma si può tentare, trovare di ritagliare un po’ di tempo dalla nostra giornata dove poter rallentare, fermarsi, far decantare tutte le nostre preoccupazioni per poi leggerci dentro, pacificandoci con noi stessi e con il mondo: con ognuno che ti circonda, con il mondo materiale e la natura… per riscoprire tutto e tutti come parte di te… e un’armonia senza limiti… che ti pervade senza illusioni…

 

E se allora nelle cinque domeniche di quaresima, finora trascorse, la liturgia cattolica ci ha portato di fronte un Gesù tentato (I domenica, Mt 4,1-11), un Gesù trasfigurato (II domenica – Mt 17,1-9), un Gesù liberatore (III domenica – Mt 4,5-42), un Gesù guaritore (IV domenica – Gv 9,1-41), un Gesù salvatore (V domenica – Gv 11,1-45) e nella VI domenica – quella cosiddetta delle Palme – un Gesù umano/divino (Mt 26,14-27,66), non l’ha fatto a caso. Perché quell’uomo di nome Gesù, vissuto circa 2000 anni fa in Palestina, non è altro che un ‘prototipo’ che ritroviamo poi ‘ripetuto’ e ‘rivissuto’ in ciascuno di noi che viviamo oggi nel XXI secolo: siamo persone tentate continuamente, spesso trasfigurate dal dolore e dalle preoccupazioni, mentre cerchiamo liberazione dalla sofferenza e dall’angoscia, desideriamo guarigione interiore e fisica, ci sentiamo bisognosi di essere ‘salvati’ dalle paure della vita per essere capaci di riuscire a vedere quella parte di noi nella sua completezza che è profondamente nostra e non chiede altro che PACE. Una pace serena che ci ‘condizioni’ tutta la vita e che trovi già oggi, nella nostra storia, la fiducia e la speranza oltre le nostre ‘morti’ esistenziali, quotidiane, dure e pesanti che incontriamo sul percorso del nostro cammino… Ecco perché la Pasqua ha la Quaresima. Perché senza il venerdì santo non c’è salvezza, non c’è festa. Sia che crediamo sia che non crediamo: cambieranno i nomi e i significati, tutto accadrà lo stesso.

Se non riusciremo a scoprire e a riconoscere ‘già prima’ le nostre impronte sulle strade del mondo, a cui affidare il nostro corpo e la nostra anima e lì sederci a contemplare l’Eterno di ieri, di oggi, di sempre – presente nella nostra unica e irripetibile esistenza –, non sapremmo con-vivere con tutti gli altri uomini e donne del nostro tempo. Loro come noi, tu, lei, come me come te, siamo ‘fratelli’ e ‘sorelle’ di un’umanità comune che ci contraddistingue e ci ‘salva’ già ora, già qui. Basta riuscire ad essere consapevoli e a comunicare quel senso profondo dell’Amore alla Vita che – nonostante tutto – si troverà sempre e comunque nascosto nel nostro Cuore...

Buona preparazione alla Pasqua!

 

Piero Cappelli


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