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Piero Cappelli: Poveri unitevi, anzi ribellatevi! Ma come?
20 Novembre 2007
 

Poveri del mondo unitevi!”, parafrasando Marx. Ma aggiungerei, “ribellatevi!!”.

La popolazione mondiale aumenta (siamo circa 6,7 miliardi), ma altrettanto aumenta quella povera. E alcuni governanti non aiutano i poveri, ma se possono gli danno anche qualche calcagnata sui denti, vedi il presidente Usa in questi giorni. Altri invece fanno dei timidi tentativi d’aiuto sociali per i poveri del loro Paese, che però non aiutano abbastanza lasciando praticamente quel segmento si società in balia di una situazione precaria, tanto che quell’aiuto non gli cambierà la vita. Nel primo gruppo identifichiamo Bush, nel secondo Prodi. L’uno conservatore, diremmo quì di centro-destra; l’altro progressista, di centro-sinistra. Entrambi ricevono il voto da quegli strati di società dei loro paesi che si sentono rispecchiati dalla loro politica. Entrambe cristiani: il primo è un cristiano protestante metodista, l’altro un cristiano cattolico romano. Entrambe pregano lo stesso Dio di Gesù Cristo, eppure entrambe – nella misura dei loro Stati -, indicano o partecipano alle guerre, fabbricano e commerciano armi, ed entrambe cucinano le ‘povertà’ dei loro paesi senza aiutarle ad evolversi in meglio. Così ci dicono i dati: 4,4 milioni di bambini poveri in Usa e 7,5 milioni di persone povere in Italia. Sono due statistiche che hanno in comune solo una cosa: la povertà. In generale vi sono ben 43.000.000 di americani senza copertura sanitaria di cui il 9% sono minori. Invece in Italia la sanità per ora copre tutti, con tikets e senza tikets. Ma intanto Bush mette il veto alle decisioni del Congresso Usa per evitare che altri 4 milioni di bambini poveri possano avere una copertura sanitaria minima che oggi non hanno rispetto ad altri 6.600.000 che ce l’hanno. Ce l’hanno non tanto perché povere secondo le statistiche, quanto perché poco superiori a quel minimo che non permette loro di potersi acquistare polizze sanitarie. Però le spese per la guerra in Iraq prosperano e crescono di miliardi in miliardi di dollari. Anche l’Italia ha stanziato milioni di euro per portare i militari in Iraq, in Afganistan e su vari teatri di guerra del globo. E dove l’Italia non è rappresentata con gli uomini, c’è arrivata con la tecnologia: le armi e i mezzi di combattimento (non ultimo, in questi giorni in Birmania la polizia dei dittatori militari filocinesi, combattono i manifestanti con degli elicotteri a marca “Made of India”, ma con componenti anche italiane…).

Qui da noi l’Istat ha registrato la bellezza di 7.537.000 cittadini italiani poveri (12,9% sulla popolazione, e l’11,1% delle famiglie), cioè quelli che hanno un reddito sotto il livello di soglia minimo di spesa media di 970,34€ al mese. La maggior parte di questi si trovano al sud, dove incide anche il livello d’istruzione che è basso, come pure quello professionale. Inoltre vi sono ben 1,9 milioni di nuclei familiari a rischio povertà. Cioè, che sono vicini al limite indicato e potrebbero scavalcarlo se non saranno adottati correttivi economico-sociali tali da migliorare la loro situazione: si parla quindi tra 4 e 6 milioni di persone, italiani. Sommati agli altri si raggiungono i 13.000.000 di cittadini con una situazione socio-economica che versa in brutte condizioni e soprattutto non ha prospettive di miglioramento. Nel 2006 l’intensità della povertà è cresciuta ed è risultata pari al 20,8%.

Ma l’Italia che c’entra con l’America?

L’America come l’Italia sono due popoli che stanno invecchiando e stanno lasciando spazio – non volendo - alle nuove generazioni per lo più straniere, che nel giro di qualche decennio ci governeranno. Nel frattempo però i nostri governanti bianchi e benestanti stanno cercando di mantenere lo status quo. Non è una lettura ideologica, è una lettura realista. E i dati sono lì a dimostrarlo, nell’America di Bush e nell’Italia di Prodi. Vedremo se e come il nuovo partito ‘democratico’ italiano – visto che quello americano non è molto diverso dai conservatori-repubblicani -, saprà proporre politiche nuove in questo ‘povero’ vecchio mondo…

 

Queste due società sono entrambe molto diseguali ma che si stanno comportando in modo simile: due piramidi che si appiattiscono su una base sempre più povera. Infatti,  in Usa con gli ultimi dati giunti da oltreoceano risulta che la percentuale - tanto da diventare un record - del divario tra ricchi e poveri è salita ancora: il 21,2% del reddito statunitense è detenuto dall’1% più ricco della popolazione, anche se la metà più povera è scesa al 12,8% (dati del Fisco Usa, pubblicati da Wall Street Journal).

 

Per cui bisogna guardare – al di là del nostro benessere – a tutti quelli che hanno meno di noi. E che un giorno si coalizzeranno per ribellarsi. Sembrava che Bin Laden avesse preso la parte dei poveri della terra per scagliarsi contro il paese simbolo dell’Occidente ricco, l’America. Ma non gli sono andati dietro e così tutto si è fermato lì, nonostante il pericolo e il terrore degli attentati possibili.

Comunque la realtà della povertà se avrà un’evoluzione – in meglio -, sarà bene che non vada ad incidere negativamente sulle sorti del pianeta che sta già soffrendo per il maltrattamento che gli umani – la parte più ricca e benestante - gli infliggiamo in mille modi e in mille maniere.

Starà all’attuale sistema economico imperante come il capitalismo sapersi trasformare e trovare nuove soluzioni di miglioramento sociale per i più poveri di questa terra, partendo dalle piccole cose: come per i bimbi poveri d’America, ma anche quelli d’Africa e dell’America del Sud, come per le famiglie povere italiane e di tantissimi altri paesi del mondo…

Oppure occorrerà ‘la scoperta’ di qualche sistema più equilibrato, meno diseguali di quello che fin’oggi ci ha costretto ad accettare il capitalismo. Il socialismo e il comunismo si sono rivelati un fallimento ovunque si sono manifestati nella quotidianità della vita: dall’Europa dell’est, alla Cina, a Cuba. E la stessa Internazionale socialista sembra abbia rinunciato a creare un mondo più giusto partendo dal suoi principi di fondo; sta solo cercando di riformare timidamente e spesso senza grandi successi quello che il del capitalismo porta avanti a volte con durezza, con emarginazione, con logiche quando antidemocratiche, quando a servizio dei potenti e a danno dei ceti più bassi e bisognosi. Oggi non ci sono alternative all’orizzonte. Nessuno sembra prospettarcele, né negli Usa, né in Europa e nemmeno in Italia. Ma se la povertà continuerà ad aumentare e l’ingiustizia ad imperversare certamente qualcosa accadrà. E un giorno, presto o tardi, ne vedremo le conseguenze.

 

Piero Cappelli


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