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Maria Lanciotti: Asteria e la notte di Ba-bo
12 Febbraio 2009
 

In un punto del cosmo c’era un’isola piccina a forma di stella, che si chiamava Asteria.

Sull’isola vivevano cinque bambini, ognuno sul suo promontorio, ma nessuno sapeva dell’altro.

Su Asteria c’era solo qualche filo d’erba gattaia e pochi insettucci malnutriti, che non avevano la forza di emigrare verso le lontane isole verdi.

I bambini di Asteria non avevano memoria né desideri, e non crescevano mai.

Il tempo passava e tutto restava sempre uguale. Un giorno si sentirono così annoiati che cominciarono a stiracchiarsi, a sbuffare, a contorcersi senza potersi contenere.

Poi presero a sbadigliare tutti assieme facendo un gran rumore, e capirono così di non essere soli sull’isola.

Presi dalla curiosità, i bambini cominciarono a guardarsi intorno, a camminare e a correre esplorando ognuno il suo braccio di terra, e poi l’isola.

Finché non si ritrovarono tutti insieme, con tanti interrogativi nella testa.

Chi erano, e perché si trovavano lì?

Era un bel rompicapo che li faceva ammattire e tutti presero a sospirare e a lamentarsi.

Poi capirono che sospiri e lamenti non servivano a niente e cominciarono a grattarsi la punta del naso.

Gratta che ti rigratta, qualcosa nella loro testolina iniziò a mettersi in moto.

Cominciarono a rendersi conto che erano tutti uguali e tutti diversi, come le dita di una mano.

A questa prima scoperta altre ne seguirono, e i bambini passavano da una meraviglia all’altra.

Il giorno scorse così rapidamente che essi neppure se ne accorsero, e quella notte per la prima volta sognarono.

Al mattino si svegliarono contenti e felici, con tanta voglia di amicizia e di giochi.

L’isola era piccola ma aveva il cuore grande: una radura costellata di margheritine bianche e gialle, che era una gioia per gli occhi e un invito alle scorribande.

Quando furono stanchi di correre e saltare i bambini sedettero in circolo, e in mezzo a loro spuntò come per magia una ruota d’oro che girava e girava.

Quando si fermò si vide che non era una ruota, ma una grossa palla d’oro con una porticina rotonda dalla quale uscì volando un omino, che disse:

Ascoltate bambini, devo dirvi qualcosa di molto importante.

E volando volando l’omino parlò loro del mondo e dei continenti, descrivendo a grandi linee il meraviglioso Pianeta Terra.

E fin qui ci siamo, sbuffò infine. Si capiva che era molto stanco, i bambini gli fecero posto ed egli sedette fra loro.

L’omino si addormentò di colpo, ma dopo un secondo riprese a volare sulla palla d’oro:

E dopo la teoria viene la pratica disse, e iniziò a indicare con una bacchetta ciò che andava nominando: Questo è il Vecchio Continente, vedete? Qui c’è l’Asia, qui c’è l’Africa e qui c’è l’Europa.

Poi rimuginò: Vi ho detto che i Continenti sono terre emerse dal mare? Hum, hum... ma andiamo per ordine decise infine, e continuò a mostrare i continenti:

Questo è il Continente Nuovo, ovvero l’America… uffa, non si finisce mai di girarlo per quanto è grande! E per adesso basta così, e ciò detto l’omino s’infilò nella porticina d’oro e sparì senza nemmeno salutare.

I bambini ci restarono male; si stavano appassionando alla sua lezione e volevano saperne di più. Stavano per protestare, quando la porticina di nuovo si aprì e l’omino riprese la sua trasvolata.

Questo è il Continente Nuovissimo, ovvero l’Australia, udirono che diceva, senza però riuscire a capire da dove provenisse la sua voce. Ehi, sono qui dietro, in basso, disse l’omino sbracciandosi, ed essi lo videro infine girare sopra l’Australia, grondante di sudore.

Speriamo che non se ne vada di nuovo a dormire” pensarono i bambini nel vederlo così spossato. Infatti l’omino tornò al luogo di partenza e sparì nella porticina.

Sarà stanco da morire, poveretto disse il bambino più piccolo, stropicciandosi gli occhi che volevano chiudersi.

Anche gli altri bambini si sentivano stanchi, tanto che crollarono a terra e si addormentarono, andando subito nel mondo dei sogni.

Nei sogni si può trovare tutto ciò che esiste e tutto ciò che si può immaginare. Ognuno sognando può ritrovare la propria storia e la propria memoria, purché sappia riconoscerle fra tante.

Per quanto tempo dormirono nessuno può dirlo, ma sta di fatto che i bambini si svegliarono tutti insieme.

Si sentivano bene, solo un po’ strani.

Avevano ritrovato nel sogno la loro parte di memoria e ognuno di loro sapeva come si chiamava e da dove veniva.

Per strana combinazione, ogni bambino proveniva da un continente diverso. E si chiamavano As, Af, Eu, Am e Au.

Non è certo per combinazione, che vi trovate qui disse l’omino affacciandosi alla porticina, dalla quale arrivava il rumore di martelli che battono, di seghe che tagliano, di ruote che girano, e una luce azzurrina. Niente affatto, riprese a dire dolcemente l’omino, non vi trovate qui per combinazione: nulla accade per caso, a questo mondo, anche se a volte così può sembrare…

I bambini ascoltavano con grande interesse, ma anche con grande fatica; ad un certo punto uno di loro chiese:

Ma qui ci troviamo dentro o fuori dal mondo? e a questa domanda altre ne seguirono:

Come siamo giunti in questa isola sperduta?

Dovremo restare per sempre qui, lontano da tutti?

Resterai con noi o te ne ripartirai con la tua palla d’oro?

Dov’è la mia mamma? chiese il più piccino, pronto a scoppiare in lacrime.

L’omino cercò di rispondere in ordine a tutte le domande:

Qui ci troviamo dentro e fuori dal mondo, dipende dai punti di vista.

Sono stato io a condurvi su quest’isola; vi ho raccolti nei luoghi più tristi del pianeta, per sottrarvi a un momento di grave pericolo.

Tornerete alle vostre case quando sarete pronti. Io invece devo partire subito per andare a soccorrere altri bambini.

E tu piccolino, non piangere: la tua mamma è sempre lì che ti aspetta.

Ciò detto l’omino stava per infilarsi nella porticina d’oro, tutto frettoloso, quando Au gli disse:

Non ci hai detto nemmeno il tuo nome. Come possiamo chiamarti, se avessimo ancora bisogno di te?

Bah… boh… borbottò incerto l’omino.

Ba-bo? ripetè Au.

Ba-bo, sì, rispose con voce burbera l’omino, per nascondere la commozione.

Senti Ba-bo, non potremmo restare qui, su Asteria? chiesero alcuni bambini. Questo posto ci piace, e poi non ne conosciamo altri…

Intenerito da quei visini ansiosi l’omino spiegò:

In questa isola, come sapete, non c'è acqua né cibo, ed è così piccola che non c'è posto per i grandi. E voi non potete restare sempre piccoli. Altri bambini prima di voi sono stati qui e altri ne arriveranno dopo di voi. Quest'isola è un rifugio di emergenza e sono in tanti ad averne bisogno, non si può tenerla occupata oltre il tempo necessario.

E poi, credete a me, aggiunse l’omino andare per il mondo sicuramente vi piacerà.

Ed ora addio, devo proprio andare e infilata la porticina si dileguò, la palla d’oro prese a girare vorticosamente e sparì alla loro vista.

E adesso che facciamo? si chiesero preoccupati i bambini.

Desiderare. Desiderare. Desiderare. Volere è volare”.

Tutti udirono queste precise parole nella loro mente. La voce sembrava quella di Ba-bo, e veniva da molto lontano.

Si guardarono e si trovarono tutti d’accordo.

Desiderarono. Desiderarono fortemente. E più il desiderio cresceva, più essi rimpicciolivano. Fino a che diventarono ancora più piccini di Ba-bo.

Salutarono l’isola a forma di stella, che non avrebbero mai dimenticato: era entrata nella Grande Memoria e faceva parte di loro.

Si scambiarono un sorriso pieno di parole e si disposero alla partenza.

Un gran vento si alzò ed essi si lasciarono trasportare ognuno verso la propria destinazione.

E fu così che in un battibaleno As, Af, Eu, Am e Au si ritrovarono nel lettino della loro casa, nei rispettivi continenti.

Era mattina e credettero di aver sognato. Ma la finestra era aperta ed essi videro brillare in lontananza qualcosa che sembrava una pallina d’oro che ruotava nel cielo.

Bah… boh… mormorarono incerti. Ba-bo , andavano ripetendo mentre si affacciavano tutti alla finestra. Ma il cielo era sgombero e chiaro e pensarono di avere immaginato l’oggetto luminoso vorticare nell’azzurro.

Non dimenticatemi, bambini. E ricordate: volere è volare”. Il messaggio passò nelle loro menti e si propagò in tutti i continenti del mondo, portando fiducia e speranza.

Le sorti del Pianeta migliorarono, e i terrestri si misero finalmente al servizio della Buona Concordia.

I bambini di Asteria diventarono grandi e governarono con saggezza ognuno nella propria terra.

Venne istituita una festa mondiale detta “La notte di Ba-bo”, che si svolgeva ogni anno nel periodo delle stelle cadenti.

Allora stavano tutti col naso all’insù, cercando fra tante stelle la più piccina e la più luminosa.

Chissà perché, tutti ricordavano di averla vista almeno una volta posarsi per un momento all’orizzonte e inviare un guizzo di luce, anche in pieno giorno.

Per tutti era Ba-bo, ovvero la Buona Stella.

 

Maria Lanciotti


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