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Lidia Menapace. Riflessioni amarognole
01 Settembre 2014
   

Riguardano solo me, altrimenti, se mi riferissi alla situazione italiana, europea o mondiale, ben altri aggettivi dovrei usare, intanto “amarissime” e poi paurose tragiche, insomma può succedere la terza guerra mondiale persino per errore, non so se mi spiego. Un tempo così non l'ho mai vissuto: siccome però ben pochi sembrano avere questa sensazione, penso di essere io che incomincio a non capire, e ripiego sull'“amarognolo”.

  

Il perché dipende dal fatto che un paio di proposte che ho avanzato attraverso la mailing list* non hanno avuto risposta alcuna (o appena qualche cenno): dal che deduco che la lista è ormai uno strumento inutile (ma altri riscontri mi dicono di no), oppure che le proposte sono state ritenute sbagliate o inutili o sciocche (e allora è meglio che lo si dica), oppure che mostro ormai troppo gli anni che ho e mi conviene incominciare a stare un po' zitta e a non consumare l'anno dei novanta in “novità di pensiero”: forse non lo sono.

Allora, per provare a fare una verifica, ripeto le ultime proposte: una “propagandistica” -se volete-, ma che si sarebbe prestata a riempire un po' l'estate di iniziative leggere e facili, cioè chiedere, magari attraverso una raccolta di firme, un manifesto ecc., che Obama restituisca il premio Nobel per la pace che ricevette -opino come augurio- ancor prima di diventare presidente o appena dopo. È invece diventato uno dei più tenaci distruttori o cancellatori o dimentichi dell'esistenza delle N.U. e perciò più o meno esplicitamente propone l'imperialismo USA in versione diretta, un ritorno senza ulteriori “complicazioni” alla guerra fredda che un suo predecessore aveva considerata finita e vinta dagli USA, non credo però nel senso di cancellare anche la Dichiarazione universale dei diritti umani, che è anche il primo articolo dello Statuto delle N.U., quello in cui si dichiara solennemente che “la guerra è un crimine” ecc. ecc. Anticaglie. Bisogna essere “moderni”: ecco ciò che mi manca.

 

La seconda proposta è più seria e ci tengo molto, per questo sono dispiaciuta dal quasi generale silenzio in proposito.

Così ragiono: se di fronte alla diffusa corruttela si risponde, anche appassionatamente e sinceramente con urla di sdegno esecrazione gogne ecc., non si ottiene nulla, se non un ulteriore imbarbarimento e qualunquismo nel quale vengono coinvoltl, al grido di “tutti rubano”, anche quelli e quelle che magari non hanno rubato mai e che non sono pochi, ma non hanno né voce né potere. Però anche ripetere ciò che appena ho finito di scrivere è moralistico ed esigenziale, un tipo di discorso che Renzi usa con efficacia pari alla sua retoricità. Dunque bisogna cercare un'altra strada; non penso ve ne sia una sola, ma dico quella che è venuta in mente a me, e se un cenno di dibattito in merito si fosse sviluppato, ora saremmo già in grado di decidere quale strada scegliere e come e perché, tempo perso, inutile piangere sul latte versato, era meglio prestare attenzione prima che bollisse fuori.

Secondo, visto che si parla tanto di riformare la Costituzione, osservo che essa al secondo comma art1cost. afferma che “la sovranità appartiene al popolo”, affermazione che potrebbe essere di puro principio, se l'art. poi non continuasse dicendo “che la esercita secondo le leggi” ecc. Ebbene le leggi non ci sono o solo quelle ordinative e formali sulle elezioni. Propongo che si faccia una proposta di legge di iniziativa popolare (che va stilata da costituzionalisti/e, da trovare e coinvolgere) sul quale testo raccogliere poi le firme, che precisi l'ambito e i poteri di tale sovranità: ad esempio per intervenire su un territorio con una cosa come le Tav o le Tac occorre o no informare prioritariamente le popolazioni e coinvolgerle? o l'Impregilo e un ministro della stessa organizzazione (che ormai propongo cambi il suo nome di Compagnia delle opere in “compagnia delle grandi opere”, a vedere come sta a mollo nel Mose) valgono e contano più di 26 sindaci a Susa e del consiglio comunale di Marco in provincia di Trento? O del comitato delle mamme di Niscemi per dire “No Muos”?

Già che sto parlando della Costituzione, qualcuno/a si sta dando da fare per far vincere il no al referendum confermativo delle cosiddette “riforme costituzionali”? e qualcuno sarebbe d'accordo con me a chiedere che venga abrogato l'art. 7 che costituzionalizza il Concordato? poiché mi sembra difficile definire laico uno stato, che ha in Costituzione la posizione privilegiata di una Chiesa (sia pure l'importantissima Chiesa cattolica) rispetto ad altre opzioni religiose pur presenti.

 

Terzo: mi sembrerebbe da ridefinire e riconfermare la definizione della crisi capitalistica strutturale globale e -secondo me- finale, con la conseguenza che si è politicamente obbligati/e perciò a darsi da fare per costruire l'alternativa, per frenare almeno la barbarie: per prima cosa vedere come si può e deve lavorare con riformisti senza diventare riformisti ecc. Inoltre vedere se come e dove ci sono in Italia sedi di dibattito culturale antagonistico e se, rompendo e allargando le “maglie rotte” nella rete, si possano mettere in comunicazione azione collaborazione ecc. i molti e molti comitati gruppi soggetti ecc., che vanno separatamente formandosi per agire in senso non riformistico.

 

Quarto e ultimo: portare una attenzione continua agli usi del linguaggio, usare sempre il linguaggio inclusivo dei generi e stare molto attenti a parlare di “impresa e famiglia”, che è la nuova (democristiana) definizione della società secondo Renzi, pericolosissima terminologia che prepara e agisce già una emancipazione subalterna (emancipazione delle scimmiette, dicevamo quando il femminismo era un po' rozzo) e cancella il movimento operaio che diventa un pezzo dell'impresa, non ha più potere contrattuale (diventando una corporazione): bell'affare, a destra persino della Dc di Degasperi.

 

Ultimissimo, proprio per farmi piacere e riparare a una delle più famose cause perse nelle quali mi sono impegnata: evitare l'uso del simbolico miltaresco e bellico: non si scende in campo, se non per seminare o zappare, non si fanno battaglie, ma lotte perché la battaglia include sempre la possibile e lecita uccisione, anche solo simbolica, del nemico, la lotta deve rispettare la integrità fisica dell'avversario. Ecc. ecc. Grazie per la lettura a chi ha resistito fin qui.

 

Lidia Menapace

 

 

* Si tratta di “lista-di-lidia-menapace”, su google.groups.com (ndr).


 
 
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