«Ti scrivo da qui... tua Karoline» è l’illustrazione per alcune lettere scambiate da Fabio Nardi con la sua fidanzata e che compaiono nel “Canzoniere di Karoline Knabberchen”, Libro Terzo: “Due piante nel nocciolo”. L’ho trovata adatta per un annuario che s’affida al viaggio e alle sue numerose declinazioni. Quindi questa tempera, dall’andamento poetico visivo, compare – con leggere modifiche a stampa – come copertina del numero 27 Dalla Torre Pendente alle Alpi dell’annuario Tellus (in calce). I testi, inediti, su Tellus 27 non sono stati pubblicati, lo sono su queste pagine elettroniche.
«Ti scrivo da qui...» visto il destino della poetessa svizzera alle Lofoten, dove si suicida annegandosi, potrebbe anche avere un aspetto elegiaco e forse inquietante, ma questo è un altro discorso e riguarda chi ha fatto il disegno.
Ora lasciamo la parola a Fabio Nardi che dopo il suicidio della poetessa custodirà le sue carte.
«Io e Karoline ci siamo scritti molte lettere dal 1980 al 1983. Purtroppo quelle da lei conservate a Guarda, in Svizzera, la madre Gerda Zweifel le ha bruciate. Karoline aveva inventato un gioco che consegnava mittente e destinatario al collage di prose poetiche. “Prendi una frase dalla mia lettera, quella che più ti coinvolge e poi aggiungi la tua scrittura”. Chiamammo “Lettere nella neve” quelle che rimandano a una Valtellina invernale spesso innevata – io ero a Sondrio a insegnare e lei era rimasta nella mia casa di Vecchiano vicino Pisa per studiare all'università filosofia – e “Lettere nell’acqua” quelle che hanno l’Arno come cornice ad accogliere le lettere di lei provenienti da Guarda suo paese natale».
Fabio Nardi
Lettere nella neve
La linea azzurrata del mattino verso la marina suggerisce al pioppo più alto la meta del nostro viaggio. Tua KK
Abeti e nuvole a Roncaglia. Nel serale pulviscolo la tua grafia scivola sulle baite e fra betulle spoglie, liscia castagne marcite a terra, s’impiglia dentro la siepe rovesciata dal ghiaccio.
Accelerato batte il cuore dell’inverno
Case sfumate. Primi lumi sorgono sull'Adda. L'erba residua piegata dall'impietoso inverno del Nord. E la tua firma intride il fiato delle bestie prigioniere nelle tane.
*
Purezza metafisica di qua dai lungarni. Arno imbandierato. Robuste braccia mi porgevi.
Svapora il volto naturale del bosco. Il post scriptum dell’ermellino alla nevicata s’inventa la scemenza di immaginarsi solo, nel paesaggio.
Danza l'incanto sui grumi del tramonto, rosso fuoco nel segno di Vlaminck.
Le ore passate a leggerti scivolano come sassi inghiottiti dalla neve.
L'uomo che fui e la lettera che viene a riconoscermi, sanno vagabondare.
Dita leggere accolgono il gelo, usata grazia, e lentamente sbiancano.
Lettere nell'acqua
La stagione ti diventerà d'oro, se scoprirai il sonno antico dell'Etruria
Mattino pisano. Nuvola gota sorridente, diventa soffice postina. Scende dal Ponte di mezzo la lettera. E’ quasi primavera. Gli spiriti delle metafore sfiorano le acque torve dell'Arno: fraseggiano la Chiesa della Spina. La busta inquieta fra i capitelli la borracina.
Cosa fai, ora, là dove sei?, ora che l'inverno, nella tua città, ha smesso di covare sui polsi di statue gotiche?
Il fetore dell'acqua stagnante lungo le fondamenta impedisce di risponderti. Domanda simile feci baciandoti a Zillis.
*
Osserva la solitudine degli abbaini vicino S. Paolo all'Orto e poi soffri il silenzio assieme agli asfodeli lungo l'ospedale
Tengo la lettera come benda sulla fronte. Pulsare discreto. Le parole nel chiarore riflesso dei marmi. E il morso del tempo somiglia alla data dentro al timbro. Merita di flettersi solitaria la busta.