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Quando la democrazia a Cuba? Non appena tutti noi l'avremo richiesta 
Yoani Sánchez risponde alle domande dei lettori di “Diario de Cuba” - 11. / 12. / 13. / 14. / 15. / 16.
27 Dicembre 2010
 

11. Alberto Sanabria: Pensi anche tu che chiedere libere elezioni come pretende la legge Helms-Burton equivalga a cominciare dalla fine? Non credi che sia meglio cercare di ottenere il diritto di viaggiare per tutti, cubani e nordamericani?

 

Yoani: Un conto sono le cose fondamentali, un altro quelle prioritarie. Nella svariata gamma delle posizioni politiche ogni tendenza ha i suoi fondamenti e le sue priorità. La legge Helms-Burton è nordamericana e non può avere vigore a Cuba. Molti paesi celebrano elezioni e non sono democratici, altri concedono ai cittadini il diritto a viaggiare, ma li fanno vivere tra miseria e repressioni. A titolo personale credo che la priorità sarebbe avere il diritto di esprimersi liberamente e ad associarsi civicamente intorno alle idee preferite; solo a quel punto avrà un senso chiedere libere elezioni e cominciare a parlare di ricostruzione del paese.

 

12. Luisa Agosti: Cara donna valorosa, è un po’ di tempo che ti vedo lottare alla tua maniera, clandestina e pubblica, un po’ come lo Zorro messicano. La mia domanda è: quanto tempo ti resta per la tenerezza, per la sessualità e per l’amore? Io vengo a Cuba a novembre. Porto con me un documentario italiano intitolato “Si vive d’amore”. Sarà proiettato nella scuola Dante Alighieri. Mi piacerebbe che tu lo vedessi. Se preferisci una maggiore riservatezza lo potremmo vedere insieme in un altro posto. Vorrei intervistarti su questo tema. Con amore solidale.

 

Yoani: Se esistesse un mercato del tempo cercherei di acquistare giorni di 72 ore, per poter scrivere tutti i testi che mi vengono in mente, continuare ad approfondire il mondo dell’informatica, aiutare un numero maggiore di persone a trovare la loro strada migliore per esprimersi e poter rispondere a interviste come questa con meno ritardo che in questa occasione. L’amore, la tenerezza e persino il sesso sono cose che metto sopra ogni cosa. Niente è più tenero e amoroso che rinunciare all’ipocrisia. Niente è più erotico che esercitare la libertà nei luoghi proibiti.

 

13. Edelberto García León: Yoani, so che lei non è un’economista, ma vorrei conoscere la sua opinione su alcuni temi che mi stanno a cuore. Il governo di Cuba sta studiando qualche meccanismo per integrare la partecipazione dei cubani che vivono all’estero nell’economia nazionale e massimizzare l’effetto positivo delle rimesse nello sviluppo economico e sociale? Non crede che la crescita economica debba integrare questa vitale fonte supplementare di capitali e far partecipare i cubani della diaspora, che sono soprattutto imprenditori? Sarebbe una sfida nell’attuale congiuntura economica convincere la popolazione a investire una percentuale delle sue entrate invece che destinare tutto al consumo?

 

Yoani: Non sono economista, però soffro come ogni cubano le conseguenze degli spropositi che si commettono a Cuba in questo settore. Che io sappia non c’è allo studio nessun meccanismo per integrare i cubani della diaspora nell’economia nazionale. Negli anni 60, 70 e 80 i cubani che decisero o che videro la necessità di emigrare erano visti come “traditori della patria”. Già negli anni 90 il linguaggio ufficiale si ammorbidì e si cominciò a parlare di emigranti economici. Certo, sarebbe ironico che l’economia di una nazione dovesse trovare soluzione ai suoi problemi proprio con la partecipazione di coloro che se ne andarono dal paese “per motivi economici”. Penso che tutti siamo cubani, sia che viviamo in Madagascar come nel Polo Sud, e che tutti abbiamo non solo il diritto ma persino il dovere di partecipare. In relazione al fatto di convincere la popolazione a investire una percentuale delle sue entrate invece che dedicarle totalmente al consumo, credo che sarà un’idea sostenibile solo quando la popolazione avrà vere e proprie entrate invece delle attuali elemosine e quando esisterà la possibilità di consumare invece che di sopravvivere.

 

14. Carlos: Quando crede che ci sarà la democrazia a Cuba?

 

Yoani: Ventiquattro ore dopo che tutti noi l’avremo richiesta.

 

15. Luisa Rodríguez Espejel: Yoani, dalle tue dichiarazioni si vede che sei una blogger e che vuoi avere una partecipazione attiva nella futura transizione alla democrazia in Cuba (cosa molto meritevole). Vedo che hai precise aspirazioni politiche, che vanno bene, solo che vorrei vedere da te un atteggiamento chiaro invece di presentarti come una semplice blogger.

 

Yoani: Non soltanto una semplice blogger, ma un semplice autista di autobus, un semplice muratore, una semplice infermiera, tutti i semplici cittadini saranno i protagonisti della sola democrazia possibile del secolo XXI, senza leader, eroi, dirigenti e niente di simile.

 

16. Humberto Herrera Guerra: L’ex presidente Fidel Castro l’ha accusata di fare manovre sotterranee con il suo blog, inoltre il suo blog è generosamente tradotto in oltre 15 lingue ogni volta che scrive qualcosa, e i suoi testi sono tutti catastrofisti sulla realtà cubana, nonostante i successi raggiunti in 50 anni di Rivoluzione e riconosciuti da molti. Può spiegarci questa apparente contraddizione?

 

Yoani: Di quale contraddizione sta parlando? Del fatto che l’ex presidente accusi di manovre sotterranee un blog tradotto da volontari in ventidue lingue, oppure che nonostante i successi raggiunti in 50 anni qualcuno possa scrivere testi ritenuti catastrofisti senza venir considerato scrittore di fantascienza?

In ogni caso approfitto della sua domanda per ringraziare tutte le meravigliose persone che mi hanno offerto il loro talento e il loro tempo per tradurre i miei testi nelle lingue più incredibili. Loro stessi hanno formato una comunità che ha esteso la sua solidarietà a tutta la blogosfera, come si può vedere nel sito http://hemosoido.com e so che alcuni di questi traduttori sono diventati amici nella vita reale. Senza di loro niente sarebbe possibile. La logica - contrassegnata dalla teoria della cospirazione - tipica di certi governi, non concepisce che i cittadini possano raggrupparsi per affinità di interessi, collaborare a progetti senza avere alle spalle un partito, un organismo straniero, il denaro o un’ideologia. Se i governi un giorno si rendessero conto del potere che possiede l’iniziativa individuale e della forza che i cittadini raggiungono quando si uniscono tra loro, credimi che perderebbero il sonno.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

 

(segue...)


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