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Marinella Galletti: "Viaggiare in incognito (Vi amavo)"
Marinella Galletti, Angeli, 2007
Marinella Galletti, Angeli, 2007 
07 Aprile 2007
 

Il testo per Discorso Amoroso si intitola “Viaggiare in incognito (Vi amavo)”; è un brano tratto da un mio romanzo breve in versi, inedito, dal titolo Cinquantaquattropiani a scalini di corsa. Lo affido a TELLUSfolio perché mi piace questa sezione di Critica della Cultura dove trovo tante scritture femminili e perché sono convinta, con un pizzico di scaramanzia, che questo giornale porti fortuna a chi si dedica alla letteratura e all'arte. (m.g.)

 

 

VIAGGIARE IN INCOGNITO (VI AMAVO)

   

A New York: ho perso un manoscritto. Per fortuna non mi piaceva. A ritroso non voglio, non devo, non ne ho il diritto scemare d’autobiografia. Racconterò tutto senza mimare. Nulla di ciò che scrivo mi assomiglia. Non sono mai stata su di un treno, né in nave o in aereo. Tutto ciò che non ho fatto, ve lo racconto. Potete ritenervi contenti.

 

E tu cambi treno ogni volta che ti pare, e i binari, e lo specchio che hai visto sotto, la pazzia fatta immagine. Le orecchie sorde e gli occhi rivoltati.

 

Tutto dimenticato, senza incanti, senza bugie, senza pianti.

Come vi amavo!

Di un amore retorico superbo, le mie foglie d’autunno caduche ingiallite, il tempo che si stacca, la natura che si evolve, stagione della calvizie.

Vi amavo nel precario e se così non fosse stato, non vi avrei amato.

Vi amavo delle mie debolezze, del tango in trasmutazione, del cigno che va nel canto.

Vi amavo nel sapervi non morti, ma morituri indubbi.

E se così non fosse stato, non vi avrei amato.

 

C’è un tempo. Uno per creare, uno per amare, uno per distruggere.

Non si può amare e creare insieme, eppure l’originale voleva acquietarsi compiendo un nuovo ciclo. Lei si trova costantemente in posizione non salda: ricercare è nel suo ambito.

 

Incontrare era già esaurimento, lasciare era energia, creare l’immagine era logorarla nei codici negli enunciati nei testi. Fine di uno scatto realizzatosi in un progetto, uno solo, ridotto al suo esaurimento. Assimilato al contesto, a cose e persone, a pareri, al pieno del mondo, a tutto il resto.

Distruggere era porre le nuove premesse, lasciare sciolte le briglie. Ma non per subordinarvi, bensì per tornare, parola e silenzio, immagine e gesto, a prima del suo compimento.

 

Senza fiato senza fiato. Eppure, compresi o assenti, unendo o separando, vi amavo.

 

Marinella Galletti


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