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Anna Lanzetta. Studiare con l’arte: Canova e David
Dedalo e Icaro
Dedalo e Icaro 
14 Aprile 2020
 

Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del Biennio dell’Itis “Meucci”, anno 2000, all’interno del progetto “Interazioni”

 

 

L’arte racconta e trasmette messaggi come nell’antichità, quando, in mancanza di libri, la storia e le vicende umane venivano o raccontate oralmente o raffigurate, a beneficio di tutti.

L’antichità ci ha trasmesso miti e leggende, storie di dei e di eroi che hanno affascinato intere generazioni e anche noi, che li abbiamo studiati in sinergia con il Neoclassicismo di Canova e di David, scoprendo che nello studio l’arte è immediatezza e accelera i tempi dell’apprendimento.

Il Neoclassicismo in arte traeva spunto dalla civiltà antica, soprattutto da quella greca, che si basava sul bello ideale; ne rappresentò momenti salienti insieme con i miti e i poemi epici da cui attingere valori e comportamenti del vivere quotidiano, i grandi eroismi e l’amor di patria. Provvidenziali furono le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, che riportarono alla luce molti reperti, che diffusero la conoscenza dell’arte greco-romana. Nel Neoclassicismo l’arte greca oltre che imitata, fu profondamente studiata e da essa trasse spunto Canova per realizzare nelle sue opere il concetto di bello ideale espresso dalla perfezione delle sue figure. I caratteri fondamentali della sua arte sono il naturalismo, cioè il suo modo di rappresentare l’anatomia dei corpi e l’idealizzazione, ossia la sua capacità di disporre gli elementi e di creare tra loro un giusto equilibrio. Prediligeva il nudo, perché secondo lui la totale bellezza di un corpo umano può essere espressa solo da un corpo nudo come nell’arte greca dove l’eroe era rappresentato nudo ed era protetto soltanto dalla sua virtù. Per realizzare le sue opere, l’artista utilizzò esclusivamente il marmo bianco, poiché lo riteneva più adatto ad esprimere l’idea di equilibrio e di grazia interiore come in Dedalo e Icaro, uno dei miti narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Disubbidienza e affetti familiari si fondono: Dedalo, per fuggire insieme al figlio dal Labirinto che egli stesso aveva costruito, fabbricò due paia d’ali con penne tenute insieme dalla cera. Icaro non ascoltò i suoi consigli e si avvicinò troppo al sole, per cui la cera si sciolse ed egli precipitò in mare. Canova rappresenta Dedalo in modo naturale, a differenza di Icaro più idealizzato. I due corpi s’intrecciano: il ragazzo ha il busto inarcato, la testa piegata su una spalla e una gamba flessa; il vecchio è colto nell’attimo in cui si sposta verso il ragazzo per allacciargli meglio le ali come in un abbraccio.

Bellissima la storia di Amore e Psiche, una favola mitologica raccontata da Apuleio nelle Metamorfosi. Amore, gelosia, inganno e perdono si intrecciano. Psiche, sposa di Amore, istigata dalle sorelle, riesce a vederlo in volto nonostante il divieto da lui posto; viene per questo severamente punita e dovrà sostenere molte prove prima di essere perdonata e portata in cielo. Canova coglie il momento magico della scena, li rappresenta abbracciati, Psiche circonda con le braccia la testa di Amore che l’accarezza dolcemente.

Delicato il mito di Ebe in relazione alle “Grazie” di Foscolo. La scultura raffigura una giovane donna mentre accenna un passo di danza. Una lieve brezza muove le vesti sul suo corpo dalle bellissime forme, mentre avanza leggera ed armoniosa, con le braccia semiaperte che le creano intorno un movimento rotatorio e un senso di equilibrio. Una leggera tunica, drappeggiata e svolazzante, le avvolge il bacino e le lascia il busto scoperto. L’uso del marmo mette in evidenza la leggerezza del tessuto, la morbidezza della pelle e i riccioli che sembrano naturali. Dopo aver lucidato il marmo, Canova usò la cenere, per attenuarne il bianco, e posò un velo di minio sulle sue guance e sulle gote: E fra l’altre immortali ultima venne/ rugiadosa la bionda Ebe, costretti/ in mille nodi fra le perle i crini,/ silenziosa, e l’anfora converse:/ e dell’altre la vaga opra fatale/ rorò d’ambrosia; e fu quel velo eterno (U. Foscolo, Il velo delle grazie, vv. 193-198). La lettura del mito ci ha fatto conoscere la storia di Ebe, Canova ce l’ha mostrata nella sua bellezza e Foscolo ci ha suggerito il colore dei capelli: così abbiamo capito come tre linguaggi diversi, interagendo, riescano ad offrirci una conoscenza degli elementi completa.

Le Grazie rappresentano i tre aspetti di Venere: castità, bellezza e amore ma se nella Primavera di Botticelli sono coperte da un velo trasparente, in Canova sono nude e reggono il velo fra le mani. L’assenza del velo ispirò Foscolo che nell’Inno terzo delle Grazie (vv. 141-198), dice che Pallade, per la tessitura del velo, convoca molte dee e ad ognuna affida un compito: Psiche tesse, Tersicore danza, Iride appronta i colori, Talia suona la lira, Erato cantando suggerisce a Flora i colori da usare e le scene da ricamare. Bellissima la lettura della scultura in sinergia con la poesia:

Cantando, o Grazie, degli eterei pregi/ di che il cielo v’adorna, e della gioia/ che vereconde voi date alla terra,/ belle vergini! a voi chieggio l’arcana/ armoniosa melodia pittrice/ della vostra beltà; sì che all’Italia/ afflitta di regali ire straniere/ voli improvviso a rallegrarla il carme./ Nella convalle fra gli aeri poggi/ di Bellosguardo, ov’io cinta d’un fonte/ limpido fra le quete ombre di mille/ giovinetti cipressi alle tre Dive/ l’ara innalzo, e un fatidico laureto/ in cui men verde serpeggia la vite/ la protegge di tempio, al vago rito/ vieni, o Canova, e agl’inni. Al cor men fece/ dopo la bella Dea che in riva d’Arno/ sacrasti alle tranquille arti custode;/ ed ella d’immortal lume e d’ambrosia/ la santa immago sua tutta precinse./ Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi,/ nuovo meco darai spirto alle Grazie/ ch’or di tua man sorgon dal marmo. Anch’io/ pingo e spiro a’ fantasmi anima eterna:/ sdegno il verso che suona e non crea/ perché Febo mi disse: Io Fidia primo/ ed Apelle guidai con la mia lira (Ugo Foscolo, Protasi delle Grazie Inno primo, vv. 1-27).

Notevole per bellezza e armonia è Paolina Borghese. Canova si ispirò alla leggenda relativa al giudizio espresso da Paride nel consegnare la mela alla più bella tra le tre dee: Giunone, Minerva e Venere.

In pittura, il Neoclassicismo fu rappresentato da Jacques-Luis David con opere quali: gli affetti familiari: Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore; il senso dell’amicizia: La morte di Patroclo; la dignità e l’onestà: La morte di Priamo. Dalla storia romana trasse l’opera considerata il manifesto del Neoclassicismo Il giuramento degli Orazi. È stato bello leggere queste opere perché riprendono episodi tratti da poemi epici e da vicende storiche che abbiamo studiato. Visitare il Museo del Louvre e trovarsi davanti i quadri visti soltanto sui libri, e poterli leggere attraverso i colori, le pose, gli sguardi e le tonalità analizzati è un’emozione indescrivibile! Questa è la magia dell’arte che ci ha coinvolti, entusiasmati ed ha aperto la nostra mente verso orizzonti nuovi. Lo studio anche visivo di questi temi, ci ha avvicinato al mondo dell’arte e ci ha consentito di utilizzare in sinergia il linguaggio letterario e quello artistico, allargando notevolmente le nostre conoscenze. L'arte è cultura, è un accrescimento interiore che rimane nella vita di ogni individuo che imparerà ad apprezzarla e a coltivarla, ed è per questo che deve essere a disposizione degli studenti di ogni indirizzo.

 

Anna Lanzetta

 

 

2 - Continua


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Amore e Psiche
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