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Gordiano Lupi. L’horror psicologico di Michele Pastrello
Michele Pastrello con Diego A. Artioli
Michele Pastrello con Diego A. Artioli 
15 Agosto 2008
 

Michele Pastrello (www.michelepastrello.it) è un giovane autore veneto che ha girato tre corti di buon interesse, molto promettenti per la sua futura carriera. Resta il problema di sempre - che vale sia per i bravi scrittori alle prime armi che per i validi registi - della diffusione e del modo per far conoscere opere che meriterebbero un pubblico.

Il primo corto che ho analizzato è Nella mia mente (2006), ottimo psyco thriller girato nel 2005, vincitore del “Pesar Horror Film Fest” 2006, ammesso al Puchon SudKoreano e altri festival importanti.

Il regista dice: «Era il mio primo film e molte cose non le rifarei, soprattutto i dialoghi iniziali, ma credo resti comunque impresso in qualche modo in chi ha la fortuna di guardarlo».

Pastrello dimostra intelligenza e senso critico - doti fondamentali per chi vuole crescere - perché il maggior difetto della pellicola sono proprio i dialoghi iniziali tra i fidanzati durante un incontro amoroso in auto. Il titolo svela in parte il finale e lo sviluppo della trama e anche questo è un difetto, ma facilmente correggibile. I pregi della pellicola - girata in dvd con un budget di 800 euro per 4 giorni di riprese e 26 minuti di durata - sono di gran lunga superiori ai difetti. Ottima la fotografia notturna di Thomas Cicognani, ma contribuiscono alla suspense anche le musiche intense e suggestive di Pekka Ketonen. Bravi gli attori, soprattutto Angela Picin nel ruolo della ragazza tormentata che assume una maschera complessa, capace di passare dal terrore alla follia. Buona anche l’interpretazione di Tobia Cinetto nei panni del fidanzato, si ricorda il suo sguardo folle e allucinato visto dagli occhi della ragazza che spia dal buco della serratura. Marcella Braga interpreta la madre, non ha un ruolo decisivo nella vicenda, ma è limitato a poche sequenze iniziali.

Il film comincia con una citazione colta di Aksadov, passa dal bianco e nero al colore in rapida dissolvenza per indicare il tempo che scorre e mostra subito un tentativo di rapporto erotico in auto molto ben girato. Una fotografia scura, notturna e inquietante, fa da prologo all’apparizione di un killer che indossa guanti neri e cappellaccio, chiaro omaggio a Mario Bava e Dario Argento. Tralasciamo la pesantezza del dialogo tra la ragazza e il fidanzato, concentriamoci sulla bella atmosfera da horror erotico, resa da una notte di pioggia e da un killer surreale che appare e scompare. La parte migliore della pellicola è girata dentro le mura della casa, perché fotografa bene un crescendo di terrore nella mente della ragazza, invasa dalla sua follia e da pensieri di morte. Sono molti gli effetti speciali che contribuiscono a creare il meccanismo della suspense: una televisione che si accende da sola, un orologio rotto, il sangue da una ferita, la scena del bagno con la ragazza angosciata che chiama sua madre, le porte che cigolano, la musica che cresce di intensità, il terrore dipinto negli occhi della protagonista che si fa sempre più forte, il respiro affannoso, fino alla scoperta di un cadavere. Mi fermo qui con la trama per non svelare il finale e altri retroscena, ma sottolineo che il regista dispone di un grande senso del ritmo ed è un ottimo creatore di suspense e di terrore. Sono buoni i flashback durante i quali la ragazza ricorda il passato, così come si ricordano le sue trasfigurazioni fisiche. Michele Pastrello si cimenta in un’intelligente e originale variazione sul tema della schizofrenia e dello sdoppiamento della personalità.

Nuvole - episodio 1075 è del 2007, il regista non lo ama molto, lo definisce «un lavoro di transizione», anche se a me non è dispiaciuto. Si tratta di un horror insolito perché racchiude il tema del’amore lesbico e alcuni elementi tipici della soap opera. Da segnalare interessanti momenti erotici che sono in linea con l’horror e il thriller italiano degli anni Settanta, la sufficiente interpretazione delle due attrici e una bella parte onirica a tematica zombi che il regista riprenderà - sviluppandola meglio - nel successivo 35. Pure in questo corto la musica gioca un ruolo importante, soprattutto la dolce musica di Natale che precede un omicidio e che pare un omaggio a Dario Argento. Il tema che il regista mette in primo piano è quello di amore e morte, che deriva dalla tragedia greca e pervade di sé la letteratura universale, ma anche questa volta il registro è originale. Molto bella la scena sul mare, soprattutto la fotografia da soap opera con un gabbiano che vola nel primo sole del mattino tra i pensieri e i ricordi dell’assassina. Buona la tecnica con cui il film è girato.

32 è la vera novità di Michele Pastrello, ancora inedito, ma visionato da alcuni critici cinematografici, girato in dvd con un budget di 400 euro, per 3 giorni di produzione e 26 minuti di durata. Il regista dice: «Per questo lavoro mi sono ispirato a Le colline hanno gli occhi di Wes Craven, come opera horror. Si tratta di un action thriller politico, nel senso che è un tentativo, attraverso il genere, di raccontare un disagio. Nello specifico la brutalizzazione dell’ambiente e soprattutto del paesaggio in Veneto: in questo caso il passante autostradale di Mestre». Tutto vero, ma non mi soffermerò più di tanto su questo punto, tra l’altro ben analizzato dal collega Danilo Arona in una recensione uscita su Carmilla. Pastrello cita il cinema thriller politico statunitense degli anni Settanta, ma soprattutto il rape e revenge, al punto che si notano assonanze con L’ultima casa a sinistra di Wes Craven, Arancia meccanica, La casa sperduta nel parco di Ruggero Deodato e tanto cinema di sexesploitation (Non violentate Jennifer, Autostop rosso sangue, L’ultimo treno della notte…) che l’autore dimostra di conoscere. La fotografia di Mirco Sgarzi - che descrive un paesaggio campestre veneto deturpato dai lavori di costruzione di un immenso raccordo autostradale - è davvero curata e degna di un lungometraggio d’autore. Bravissima (e dico poco) l’esordiente Eleonora Bolla, che meriterebbe di essere presa in considerazione per ruoli cinematografici importanti. Il film è tutto incentrato sulla sua grande personalità di attrice, ben diretta da un regista ispirato. I dialoghi sono ridotti all’osso, il film è pura azione - come da scuola rape e revenge - fughe nei campi, aggressioni, rapporti strappati, violenze carnali, tentativi di omicidio, percosse, rimorsi, ricordi, flashback e parti oniriche. Ottimo l’uso del primissimo piano alla Mario Bava per immortalare occhi disperati, espressioni di angoscia, dolore, stupore e desiderio di vendetta. Il film è rapido, coinvolgente, immune da pecche, ben recitato anche da Enrico Cazzaro nei panni del violentatore. Interessante la parte onirica (un ampliamento migliorato da Nuvole) durante la quale la ragazza violentata immagina la resurrezione come zombi del suo aggressore. Da antologia la sequenza onirica con lo zombi che compare improvvisamente alle spalle della vittima. Le sequenze erotiche che descrivono le percosse e la violenza carnale sono molto realistiche, così come sono ottime le immagini dei corpi distesi, le dissolvenze e la cupa doccia da horror, che non ha niente di sexy. La fotografia all’interno della casa è scura, accompagna una tensione sempre più palpabile e il rimorso della ragazza che cura le ferite e si fa catturare dall’angoscia. La musica cupa accompagna voci minacciose che si diffondono per la casa in un crescendo claustrofobico, ma in realtà sono nella mente della protagonista. Il film è lento ma non annoia, perché il regista ha il senso del ritmo e sa dilatare i tempi dell’azione senza risultare fastidioso. Non anticipo il finale, ma dico solo che tutto si risolve in una continua, disperata fuga per le campagne venete che immortala l’orrore negli occhi della protagonista.

32 è un ottimo lavoro che segna una nuova incursione nell’horror psicologico da parte di Michele Pastrello e un ulteriore capitolo dedicato all’analisi della figura femminile. Il giovane regista pare molto interessato al tema e non ha torto, perché - come ha già detto qualcuno - la complessità è femmina.

Ne consiglio la visione. Non ve ne pentirete.

 

Gordiano Lupi


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