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Quarantacinque cubani chiedono asilo politico in Colombia
07 Febbraio 2007
 

Mi giunge un dispaccio di agenzia da Bogotà (Colombia). Il cinque febbraio scorso quarantacinque cubani che lavoravano nei settori sanità e educazione del Venezuela hanno chiesto asilo politico alla Colombia.

Tra Venezuela e Cuba è in corso da tempo uno scambio alla pari: petrolio per le necessità economiche dell'isola di Castro e medici, insegnanti e dentisti per la sanità e l'istruzione del Venezuela. Questa volta non tutti i componenti della missione cubana hanno deciso di tornare in patria, preferendo una permanenza in terra colombiana.

Questi quarantacinque agenti della Cia sono forse convinti di poter screditare così facilmente i grandi successi della Rivoluzione Cubana? Chiederei un intervento deciso e risolutore da parte di Gianni Minà, Gianni Vattimo, Bianca Pitzorno e magari pure del professor Castronovo. Non si può mica andare avanti così! Passi Huber Matos, il generale Ochoa, tutti i marielitos, i gusanos dei tempi passati... ma se ora gli agenti della Cia si infiltrano anche tra i medici cubani all'estero è un bel guaio per una Rivoluzione che non è mai stata così solida e forte.

Attendo una presa di posizione anche da parte del Granma e di Juventud Rebelde. Spero che Cubavision stigmatizzi con decisione questo comportamento altamente controrivoluzionario. I mali di Cuba sono da sempre gli stessi: purtroppo la Cia trova agganci in ogni strato della popolazione.

Una volta all'Avana ho conosciuto una jinetera con la tessera della Cia che la dava via gratis sul Malecon solo per gettare fango sulla morale rivoluzionaria. Per fortuna che i cittadini cubani, appresa la triste notizia, si sono riversati sulle piazze agitando cartelli e inneggiando a Fidel. Si sentiva una cantilena strana e ossessiva ripetere: Pan aunque sea Fidel! Pan aunque sea! Cosa vorrà mai dire?

A noi interessa poco, comunque, perché el comandante en jefe Raúl Castro ha preso subito la parola per rassicurare il popolo sulle condizioni di salute di Fidel. “Prima che scappino via tutti i medici lo guariremo” ha detto.

Roberto Alarcon, visibilmente sudato al suo fianco, ha commentato fra i denti: “Che cazzo di caldo! Governo ladro...” 

 

Gordiano Lupi


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