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Valter Vecellio. “Il baratto” di Michele De Lucia 
Ovvero la storia di due esemplari ladri di Pisa
12 Maggio 2008
 

Per irrobustire il suo concetto di rivoluzione in salsa italiana cita Lenin (articolo del maggio 1975, per il mensile della Federazione dei Giovani Comunisti di Roma Roma Giovani, “Crisi del capitalismo e costruzione del socialismo in Italia”); sempre su Roma Giovani, nel febbraio del 1976, difende la strategia berlingueriana del “compromesso storico”: «Non vuole essere un accordo tattico o peggio di potere quanto invece una grande linea strategica che oggi passa attraverso una lotta serrata alla DC, alla sua organizzazione del potere e dello Stato, favorendo un esito della crisi di questo partito che determini una ricomposizione nel positivo delle lotte rinnovatrici delle masse poste in movimento…». Abbondanti citazioni di Palmiro Togliatti, Pietro Ingrao, Herbert Marcuse, Antonio Gramsci, Mao, innaffiate da Karl Marx, nell’introduzione al saggio di Eduard Rosental Alla ricerca di un ideale, pubblicato da Roberto Napoleone, editore filosovietico su licenza dell’agenzia di stampa “Novosti”… Niente male per uno che pur militando fin da quando aveva i calzoni corti nel PCI, sostiene baldanzoso di non essere mai stato comunista. Si parla di Walter Veltroni, già anni fa oggetto di un pamphlet-sberleffo pubblicato da Stampa Alternativa; era, quello, un divertissement, serissimo, peraltro, come tutte le cose “leggere”.

 

Serissimo, e documentatissimo, è anche il corposo saggio di Michele De Lucia Il baratto (Kaos edizioni, pagg. 335, 17 euro), da cui abbiamo ricavato citazioni e riferimenti ormai dimenticati e che è bene, invece, non vadano smarriti.

Il lavoro di De Lucia si propone di scandagliare il percorso politico di Veltroni: «Il PCI e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni Ottanta». Con certosina pazienza De Lucia deve essersi spaccato gli occhi spulciando tra montagne di carte ormai ingiallite. Ne ha saputo ricavare un affresco terrificante anche per chi segue – per mestiere o per personale interesse – quotidianamente le vicende politico-affaristiche che animano e scuotono questo paese.

Il lavoro di De Lucia si snoda e sviluppa attorno a un’idea all’apparenza “semplice”, e proprio per questo mai percorsa: il “cammino” personale e politico delle “due facce” che incarnano la “medaglia-regime”: Veltroni appunto, e Silvio Berlusconi, l’antagonista, e grazie al “viaggio” che De Lucia ci propone abbiamo la prova provata che non è un’esagerazione quella di chi li paragona ai proverbiali ladri di Pisa, che di giorno litigano per meglio accordarsi sui furti da consumare la notte. Con una non piccola differenza: che i due “ladri” in questione, spesso di giorno non si danno neppur pena di fare la “mossa” del litigio: «Durante la campagna per le elezioni dell’aprile 2008», annota De Lucia, «uno dei mantra del candidato premier Veltroni è: “Basta con l’antiberlusconismo! Non si può continuare a discutere di conflitto di interessi”, e nel programma di governo del Partito Democratico i problemi della normativa antitrust per le TV e sul conflitto di interessi sono solo delle vaghe menzioni: “I conflitti di interesse vanno rimossi nella nuova logica dell’intervento pubblico, li elimina uno Stato che fa meno gestione diretta, concentrandosi su leggi antitrust…”» (pag. 207). Farraginoso fraseggio, e uno non sa bene cosa augurarsi: che siano frasi prive di senso, come possono apparire, a una prima occhiata; oppure che un senso ce l’abbiano, ed è forse peggio.

 

Il prezioso libro di De Lucia ha avuto pochissime segnalazioni, e si capisce. Appartiene al genere dei libri scomodi, che bisogna rimuovere. Del resto, De Lucia se la va a cercare, a cominciare dalla copertina del suo libro, più che maliziosa, e che non è un fotomontaggio come si sarebbe tentati di credere: mostra un Silvio Berlusconi con capelli non trapiantati e un giovanissimo Walter Veltroni, accostati. È una fotografia che risale al 1987; scommettiamo? Sarà stata scattata in occasione del convegno “Il villaggio di vetro”, organizzato dal PCI, e tenuto il 14 marzo di quell’anno. Un convegno di cui è rimasta traccia grazie al formidabile archivio di Radio Radicale. In quell’occasione Berlusconi rilevava con soddisfazione «un cammino convergente», e dichiarava di gradire particolarmente quel che aveva appena detto Veltroni, «pronto a sottoscrivere di tutto cuore». Berlusconi si riallacciava a un passo del discorso di Veltroni che più apprezzava: «Quello che auspica un accordo generale definitivo tra emittenza pubblica ed emittenza privata. Ma come avrete compreso, nella mia visione, tale accordo dovrà avere per obiettivo non soltanto un armistizio, ma soprattutto l’armonizzazione e il coordinamento, e ove possibile anche l’unione, di due grandi forze dell’economia e della comunicazione italiana, nella prospettiva di una loro apertura e affermazione sui mercati esteri, con benefici incalcolabili per tutti a ogni livello…».

Davvero non si può sostenere che Berlusconi le abbia mandate a dire. Ha chiaramente detto quello che poi avrebbe fatto, quello che ha fatto è accaduto perché nessuno pur potendo, gliel’ha impedito. Il “baratto”, insomma: l’indicibile che De Lucia indica, con il candore del ragazzino quando indica la nudità del re, con il rigore, ormai raro, di chi documenta ogni affermazione con dati, cifre, fatti controllati e controllabili. È un libro che spiega molto dell’“oggi”, e prefigura tanto del “domani”. È la paziente, certosina storia degli anni appena trascorsi, che per una sorta di presbiopia, risultano sconosciuti a noi stessi; accade quello che George Orwell aveva previsto nel suo Looking Back on the Civil War: «il Capo o la cricca al potere controllano non solo il futuro, ma il passato. Se il Capo dice di questo o quest’altro fatto: “Non è mai accaduto”, bene, non è mai accaduto…».

 

Valter Vecellio

(da Notizie radicali, 9 maggio 2008)


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