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Giuseppina Rando. “Io sono Kore” di Ilaria Francesca Martino 
Nota a margine di un libro interessante e veramente prezioso
15 Giugno 2021
 

Ilaria Francesca Martino

Io sono Kore

Albatros, 2021, pp. 98, € 12,50

 

Io sono Kore è un libro di rara bellezza, immenso, germinativo, non classificabile se non per l’intento di afferrare la sostanza dell’essere nel tempo e, in particolare, l’interiorità della donna.

Io sono Kore: la giovinezza, l’innocenza, la leggerezza./ Sono la Dea del Fiore,/ una stagione nella natura e nella vita di ogni donna…

È l’inno omerico che sta in esergo.

Kore è la Donna portatrice di vita simbolo dell’eterno ritorno e di una parola che risuonerà nei secoli.

L’autrice Ilaria Francesca Martino mira voler cogliere l’essenza dell’accadere poetico e letterario nello snodo tra poesia e filosofia, laddove la filosofia si pone domande e la poesia della prosa scandaglia nel mistero.

Poesia e mistero s’intrecciano… sembravano due sculture nuragiche, due guerriere di bronzo allungate per scarsità di materia, senza lancia né scudo. Due piccole korai arcaiche, di bella foggia, scavate dalle mani di un giovane artista di talento… due sculture che discettano con sicurezza sulla felicità tanto da credere… di averla incontrata in certi ricordi o nelle sensazioni, quasi fisiche che quegli stessi ricordi evocano.

Il campo di pensiero dell’autrice si presenta teso sull’arco della totale esistenza: dalle Scienze mediche alla Psicologia e alla Letteratura, dall’Eros all’indagine intellettiva incessante, sempre abitando una storia: Ogni storia ha un suo odore… Storie che si raccontano l’una l’altra due amiche mentre la loro esistenza si stava consumando… Se ne stavano lì, una vicina all’altra, semplicemente a sentire l’odore della loro storia e a pesare la gravità dei loro corpi come due mele dalla polpa densa e succosa, cadute dall’albero più alto. A volte smettevano di parlare e allora iniziavano a ripercorrere, il tempo.

Il loro tempo. Ciascuna il suo. Individualmente.

Si chiamano Adele e Maria le due donne, voci narranti del rispettivo passato in flussi di coscienza e ricordi; entrambe ci regalano un vissuto di alto profilo, fortemente connotato e insieme spontaneo, naturale in un sapiente intreccio di vaghezze e di dettagli, di sensualità e ragionamento.

Adele… non sentiva il suo legame con la terra, né con il fuoco tanto quanto sentiva quello con l’acqua, evidentemente suo elemento vitale. Novella Afrodite, credeva di essere stata generata dalla spume delle onde in cui si disciolgono le conchiglie, si sbriciolano le montagne e nascono le perle che rendono bella ogni donna.

Maria era …una chioma di sogni e di riccioli neri. La sua testa …una sfera piumosa, simile al soffione del tarassaco… così anche le sue idee si disperdevano nell’aria al primo soffio di vento, per lasciar spazio ad altre intuizioni e nuove fantasie… era cresciuta attratta dal mistero e dalla dimensione spirituale del mondo… sempre alla ricerca del suo demone interiore.

Amava il fiume vicino al quale era vissuta il fiume era parte di lei, alloggiava stabilmente nella porzione liquida della sua anima che era fatta di acqua dolce, del resto era tutto dolce in lei.

I ricordi si inanellano nel filo della loro memoria secondo misteriose scadenze ed aprono ad inaspettate confidenze.

. Le confidenze di Adele facevano molto male a Maria che tuttavia non poteva non apprezzare la franchezza con cui si stava mostrando a lei… Per la prima volta Maria accoglieva Adele per quello che era, non per quello che lei aveva sempre desiderato fosse. … Così ora le appariva: nuda, spogliata di ogni velo, con tutta la sua umanità e la sua bellezza di uccellino indifeso.

Si alternano poi lunghi flussi di coscienza, anche sotto forma di “lettere” e deliziose descrizioni della natura nei suoi mutevoli ed infiniti aspetti: …Il mare là sotto non si dava pace… sciabordava contro gli scogli e schiumava furioso. L’agitazione delle acque riempiva l’aria di microparticelle gelide… Le onde, ritraendosi sul bagnasciuga, facevano rotolare i sassi sulla spiaggia e il loro suono pareva il lamento di corpi trascinati via contro la loro volontà.

Eccellente connubio con la Natura, sintesi spirituale e umana tra i due mondi volta ad attuare l’intima unità di tutti i fenomeni della vita in una suprema armonia universale.

Sono riflessi d'immaginazione di tipo filosofico che si colgono qua e là come il mantra… Addomesticare il proprio dolore... Adele non sapeva di preciso se il dolore si addomesticasse per davvero, ma certamente sapeva, in cuor suo, che se si decide di accoglierlo e non di negarlo, esso irriga la tua terra e prepara la terra a nuove fioriture.

Io sono Kore permette, pertanto, di scoprire e coltivare la propria spiritualità anche a donne che, per natura scettica, non vedono e non sentono, ma che tuttavia aspirano ad una sorellanza e necessitano di piccoli gesti dal sapore antico per ritrovare se stessi.

Leggere Io sono Kore potrà, forse, condurre a vedere nascere in sé un nuovo modo del pensare e del sentire proprio per l’eticità della scrittura della Martino che apre spazi nuovi.

Una scrittura semplice, scorrevole, ma dotta; essa lascia entrare in un mondo nuovo, pieno di possibilità indicando un sentiero da seguire senza avere la presunzione di scrivere la verità.

Io sono Kore si può considerare un testo in parte saggio filosofico, in parte narrazione: anche se sono due modi diversi dell’espressione, filosofia e letteratura si appartengono, proprio nel loro esprimersi ossia nella parola che interroga l’io.

La letteratura si fa critica e si fa filosofia così come la critica e la filosofia si fanno letteratura.

Tutto poi è avvolto dal tempo, il tempo che non ha una data ma è, appunto, vita intrecciata e creazione di respiro.

Libro interessante e veramente prezioso.

 

Giuseppina Rando


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