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Gaspare Serra. Caro PD (“meno L”): dì qualcosa (o almeno qualcosina…) di sinistra! 
Le ragioni di un partito senza cuore, senza speranze e “senza futuro”…
18 Ottobre 2009
 

CHE COS’È IL PD?


Il Pd è un “partito coalizione”, volto a riunire due partiti dalle esperienze storiche profondamente diverse:

- le radici della Margheritarisalgono alla storia della Dc

- ed i Ds, invece, sono eredi (di seconda generazione) del Pci.

Ciò ha determinato una “coabitazione” tra figure politiche molto diverse tra loro, una “convivenza difficile” al punto da non riuscire a consentire di trovare un ragionevole accordo nemmeno per riguarda la collocazione del partito nell’ambito del Parlamento europeo: dove può mai collocarsi il Pd se non nell'unico gruppo europarlamentare riformista e progressista contrapposto al Ppe (in cui, di contro, risiedono il Pdle l'Udc), ossia il Pse (in cui, invece, siedono tutti i socialisti europei)?


Il Pd è un partito di Sinistra, di centro o di centrosinistra? A questa domanda:

- nessuno è stato in grado di dare una esauriente risposta

- o, forse, troppe (ma “contraddittorie”) risposte vengono date(l'idea di partito democratico di Rutelli e della Binetti è a dir poco “altra” rispetto a quella di Marino o della Serracchiani!).

Mentre per la maggioranza degli elettori del Pd (provenienti dall'esperienza dei Ds) il loro è senza dubbi il più grande partito della Sinistra italiana, a molti esponenti dello stesso partito (Rutelli, Binetti, Follini...) vengono le “orticarie” a identificarsi come esponenti della Sinistra!

Uno slogandel Pd molto usato è: “Non mi interessa da dove vieni, mi interessa dove stai andando...”. Detto molto saggio ma che può ripercuotersi contro lo stesso partito: dove sta andando il Pd? E dove vuole andare?


Il Pd è un esperimento politico nuovo e diverso da ogni altro”... Questo è vero. Il problema, però, è che nessuno è riuscito ancora a spiegare “degnamente” cosa abbia prodotto tale esperimento (se una creatura fantastica oppure “un mostro politico”!).

Per ora, le uniche definizioni degne di nota del Pd sono quelle:

- di “amalgama malriuscito (Massimo D'Alema)

- o di “tubetto senza dentifricio” (Arturo Parisi).

Non proprio quello che si auguravano i tre milioni e mezzo di elettori che, votando per la prima volta alle primarie di partito due anni fa, hanno scommesso in questo progetto politico!

Il Pd, ad oggi, più che un partito neo-nato… sembra un partito “mai nato”!



PERCHÉ NASCE IL PD?


Il Pd nasce come reazione al fallimento politico:

- di sette anni di governo di centrosinistra nell'ultimo quindicennio (per ultimo, del secondo governo Prodi)

- e dell’esperienza dell’Ulivo(l'ampia coalizione che vedeva insieme Udeur, Margherita, Ds, Idv, Prc, Pdci, Sdie Verdi).

L'idea promotrice di un rinnovamento politico era la seguente: il centrosinistra (inteso come coalizione di ben otto partiti!) si è mostrato:

- capace di “vincere” le elezioni (tenuti insieme dall'“anti-berlusconismo”)

- ma incapace di “governare”.


La “diagnosi” è obiettiva... Ma la cura scelta è stata la migliore possibile? È stato lungimirante:

- creare “dal nulla” un partito, il Pd (nato dalla “fusione a freddo” tra Margherita e Ds)

- e condannare “senza appello” l'esperienza storica di quindici anni di centrosinistra (fagocitando i Radicali nel Pd, accettando l'alleanza solo con l'Idved escludendo ogni forma di alleanza con la Sinistra “non radicale”)?

L'impressione è che quello che è stato definito “coraggio politico” di Veltroni si è rivelato solo “lucida follia”, che ha condannato l’intero centrosinistra a “straperdere”(piuttosto che perdere...).



PERCHÉ IL PROGETTO DEL PD È SENZA CUORE, SENZA SPERANZE E “SENZA FUTURO”?


Il Pd è un “partito ombra” di se stesso …

L’unico risultato storico che ha raggiunto è stato quello di:

1- far sparire la Sinistra (sia comunista che socialista) dal Parlamento

e 2- mettere “in crisi esistenziale” milioni di elettori di Sinistra (tormentati da domande del tipo: “Chi siamo? Da dove veniamo? Perché esistiamo? E dove dobbiamo andare?”).

Il Pd, come configurato oggi, è condannato ad essere un partito “maggioritario” ma con una forte “vocazione minoritaria”!


Il limite più evidente della svolta di Veltroni è stato pensare che la contrapposizione tra il “Centro” e la “Sinistra” sia solo terminologica ed immaginare che lo scontro tra “cattolici” e “laici” sia da archiviare come storia passata del '900.

Di fronte al tema della laicità, delle libertà personali e a questioni etiche di prim'ordine in una società moderna un partito serio non può “non esprimersi”, non assumere una posizione chiara e unitaria!

Una spina nel fianco del Pd, così, risulta ancora essere l'on. Paola Binetti, “sistematicamente” in disaccordo con la linea maggioritaria emergente nel partito su questi temi. Queste contraddizioni finiscono, così, solo per creare confusione e “diffidenza” tra gli elettori di Sinistra!


Il “dramma esistenziale” del Pd è la mancanza di una chiara “identità politica”:

- è sì un “partito di centro” (ma non troppo...)

- ma anche un “partito di sinistra” (pur non troppo...).

Alla fine, l’impressione che l'elettore medio ne trae è che il Pd sia “niente”: un ritratto senza contorno!

Lo spauracchio del “voto utile” è ancora in parte servito per arginare la diaspora elettorale del Pd... Ma fino a quandogli elettori di centrosinistra resisteranno a votare “per necessità” il Pd “turandosi il naso”???



QUALE SAREBBE POTUTA ESSERE UNA “ALTERNATIVA” AL PD?


Dopo l'ultima fallimentare esperienza di governo Prodi, raggiunto il minimo storico nei consensi della gente, una svolta radicale nel centrosinistra era necessaria. Questa svolta è avvenuta ed è stata:

1- la nascita del Pd

e 2- la rottura dell'alleanza con la Sinistra (anche non radicale).

Questa è stata la cura prescelta per risolvere gli atavici mali del centrosinistra... A mio avviso, però, era possibile (ed auspicabile):

- sia un altro Pd

- che un’altra coalizione di centrosinistra.


Il Pd (o come diversamente lo si sarebbe potuto chiamare: ad esempio, “Sinistra democratica”) avrebbe dovuto configurarsi:

- non come un partito di centrosinistra

- bensì come un partito socialdemocratico: la naturale evoluzione conclusiva del percorso dei Ds dentro un contenitore più grande, in grado di accogliere tutte le altre forze laiche, riformiste e progressiste del Paese disponibili a costruire un soggetto politico nuovo ed unitario (l'Idv, la Sinistra Democratica, lo Sdi, i Verdi e forze fresche provenienti dalla società civile).

Per favorire questo cambiamento, inoltre, sarebbe stato auspicabile che tutti quei dirigenti che hanno guidato questi partiti fino ad oggi (condividendo le responsabilità passate del centrosinistra e divisi più da rancori ed antipatie personali che da vere divergenze politiche) si facessero da parte, lasciando definitivamente spazio ad una classe dirigente nuova (di uomini e donne che non hanno mai avuto tessere di vecchi partiti!).

Solo ciò avrebbe consentito alla Sinistra:

- di riunire le sue forze migliori (anziché disperderle)

- di condurre “a viso aperto” delle battaglie identitarie in nome delle quali chiedere il consenso ai propri elettori

- e di allineare il quadro politico italiano anziché ad una realtà lontanissima dalla nostra, quale quella americana, alla nostra più naturale area di appartenenza, quella europea (dove non esistono “partiti democratici” ma solo partiti socialisti!).


La nascita di un nuovo partito di Sinistra sarebbe dovuta essere, inoltre, strettamente legata alla ricostruzione di una nuova alleanza di centrosinistra, volta a semplificare il quadro politico.

Sarebbe stato auspicabile, allora, costruire una alleanza di centrosinistra “bipolare”, articolata in due soli grandi partiti alleati (dalla identità e dal bacino elettorale di riferimento ben chiaro e distinto):

1- un “partito di centro” (cattolico-riformista, in grado di esercitare una spinta attrattiva sull'elettorato moderato maggioritario nel Paese: la Margherita, o qualsiasi altro “centro” costruito intorno alla stessa)

e 2- un “partito di Sinistra” (social-democratico, capace di riunire tutte le forze della Sinistra più riformiste e progressiste: il Pd, o come si sarebbe potuto diversamente definire).

Il risultato sarebbe stato quello di:

- ampliare (anziché restringere!) il bacino elettorale potenziale della coalizione

- e semplificare il rapporto di forza tra i due partiti alleati (a garanzia della governabilità nel caso di assunzione di responsabilità di governo).

Il trionfo elettorale di Silvio Berlusconi alle ultime elezioni politiche (pur senza l'appoggio dell'Udc), del resto, dà prova di come il modello di un'alleanza tra due soli grandi partiti dalle identità ben definite sia un modello nettamente vincente!



QUALI SONO LE RESPONSABILITÀ DELLA CLASSE DIRIGENTE DEL PD?


Le responsabilità principali della classe dirigente del centrosinistra (ora in gran parte confluita nel Pd) sono:

1- l’assoluta assenza di autocritica e di capacità di assumersi le responsabilità di una sconfitta

2- l’eccessiva litigiosità interna e la mancanza di omogeneità

3- l’opposizione ad ogni forma di rinnovamento dell'attuale “burocratia” che guida il Pd

4- la snervante “timidezza” delle posizioni politiche assunte dal partito (incapace di parlare al cuore ed alla testa del suo elettorato)

e 5- l’aver disintegrato (anziché ricostruito) l’alleanza di centrosinistra (che non sia, ovviamente, una riproposizione di quel carrozzone di partiti e partitini rappresentato dal vecchio Ulivo).

A guidare il centrosinistra in questa Seconda Repubblica è stata la classe dirigente più “sfrontata e fallita” che si potesse avere:

- “sfrontata” perché vecchia (sia nell'età che nel modo di ragionare), legata “a doppio nodo” alle poltrone e facendo politica secondo calcoli e logiche “politichesi” mancando di ambizione, di innovazione e di coraggio politico

- e “fallita” perché, in 7 anni di governo negli ultimi 15, non capace di conseguire un solo risultato politico di rilievo (se non la riforma costituzionale del Titolo V del 2001), non mantenendo nemmeno in minima parte gli impegni elettorali assunti.

Tutto questo, così, giustifica il pensiero comune a molti elettori del Pd: “Chi ha ucciso il Pd? Gli stessi dirigenti del Pd!” (Carlo Lucarelli).

I dirigenti del centrosinistra (ora del Pd) hanno mancato di “umiltà” e di senso della realtà: tutti ritenutisi sempre una risorsa “indispensabile” per il partito, nessuno disponibile a farsi spontaneamente da parte concluso un proprio ciclo politico (eccezion fatta per Walter Veltroni).

A distanza di sette anni dalla denuncia di Nanni Moretti da Piazza Navona (“con questa classe dirigente alle mie spalle noi non vinceremo mai!”), è quanto mai sconfortante scoprire che gli uomini allora istanti alle spalle del regista sono sostanzialmente gli stessi che ancora oggi dirigono il Pd!


Ciò che è chiaro agli elettori (e che gli apparati del partito, invece, rifiutano di comprendere) è che il Pd ha un futuro se e solo se:

- l’intera classe dirigente attuale sia disposta a farsi da parte

- e la nuova classe dirigente che verrà sia capace di far sentire tutti protagonisti nel partito: tutti possono offrire il loro contributo, nessuno può considerarsi “indispensabile”; tutti devono agire nell'interesse del partito (non della propria personale carriera) ma anche esser pronti a farsi da parte terminato il loro tempo!

Il Pd avrà un futuro solo nei limiti in cui i suoi elettori sapranno riappropriarsi del loro partito, fin ora gestito dai suoi dirigenti come se si trattasse di “cosa loro”!

Per questo il Pd, alla prova dei fatti, appare:

- né un partito “pesante” (stile vecchio Pci)

- né “liquido” (o “leggero”, stile ex Forza Italia)

bensì “gassoso” (inconsistente, “né carne né pesce”: “un tubetto senza dentifricio” per Arturo Parisi!).



QUALE TRA I CANDIDATI ALLA SEGRETERIA DEL PD RAPPRESENTA MEGLIO UNA SPERANZA DI CAMBIAMENTO?


Oggi il Pd si trova di fronte ad una fase delicata (l'ennesima): la scelta del nuovo segretario.

Tre uomini si sfidano per un’unica poltrona:

1- Ignazio Marino (chirurgo di fama mondiale, da due anni prestato alla politica: praticamente un outsider nel partito)

2- Dario Franceschini (ex vice segretario con Veltroni e da sei mesi segretario di transizione nel Pd)

e 3- Pierluigi Bersani (spalla destra di Massimo D'Alema ed ex Ministro nelle precedenti esperienze di governo del Centrosinistra).

Chi votare alle primarie del 25 ottobre? E, soprattutto, perché?


Chi è Franceschini?

Dario Franceschini si è presentato ai suoi elettori raffigurandosi come “il nuovo che avanza”, assumendosi il compito di non lasciare il partito in balia dei soliti, vecchi apparati.

L'attuale segretario del Pd, però, è dimentico di essere stato il vice di Veltroni nei due anni trascorsi.

Questo sarebbe il massimo del rinnovamento politico che il Pd è in grado di proporre ai suoi elettori???


Chi è Bersani?

Secondo D'Alema (“sponsor ufficiale” della sua candidatura), si tratterebbe del “candidato ideale” per il Pd, essendo Franceschini un leader “sconfitto” appoggiato da “sconfitti” (Veltroni, Fassino...).

Il “Baffo di ferro” della Sinistra, però, è dimentico del fatto che:

- mentre Fassino, come segretario dei Ds, ha condotto il centrosinistra a vincere tutte le elezioni svoltesi nel Paese dal 2002 al 2006

- D'Alema ha collezionato i più grossi “fallimenti” della Sinistra nella Seconda Repubblica (dalla Bicamerale alla sua breve esperienza di Presidente del Consiglio in sostituzione di Prodi nel '98)

- e lo stesso Bersani non è esente dalle responsabilità, avendo rivestito incarichi ministeriali nei precedenti governi di centrosinistra.

Il limite più evidente di Bersani è l'impossibilità, una volta divenuto segretario, di dire dei “sì” e dei “no” netti senza tener conto del peso delle diverse correnti interne al partito (in primis, di Massimo D'Alema!). Come sostenuto da Ignazio Marino, il suo peggior difetto è quello di “preferire decidere sulla base degli equilibri interni piuttosto che sulla base delle sue idee”.


Premesso che nessuno dei tre candidati ha il carisma sufficiente per rappresentare l'Obama italiano del centrosinistra, la mia personale preferenza tra i tre candidati non può che ricadere su Ignazio Marino.

Perché io scelgo Ignazio Marino?

1- Perché figura nuova della politica (un professionista prestato alla politica da due anni), esente da responsabilità per le esperienze di governo passate del centrosinistra

2- perché una candidato “di rottura” dello schema che ha governato la Sinistra da vent’anni a questa parte: o stai con d’alema (Bersani) o stai contro d’alema (Franceschini)

3- perché fortemente legato ai temi (autenticamente di Sinistra) della laicità, dei diritti civili e delle libertà della persona

e 4- perché ha mostrato (con la sua scelta di candidarsi alla segreteria) un forte coraggio unito ad una grande ambizione, qualità essenziali per ogni leader di partito.

Solo Ignazio Marino rappresenta quel Pd “impossibile” che molti dei suoi elettori vorrebbero divenisse “possibile”!


Gaspare Serra



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