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Annamaria Rivera. Al Presidente della Repubblica
09 Luglio 2009
 

Illustre Presidente,

da cittadina della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, da studiosa dei meccanismi del razzismo, da antropologa impegnata in difesa dei diritti dei migranti e delle minoranze, faccio appello rispettosamente al Suo ruolo di garante della Costituzione, per chiederLe di non promulgare la nuova normativa (“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”), approvata in seconda lettura dal Senato il 2 luglio scorso. Essa contiene norme palesemente incompatibili con la Costituzione e con le regole del diritto internazionale, recepite nell'ordinamento della Repubblica. Mi riferisco in particolare a quei dispositivi che di fatto interdicono l'esercizio di alcuni diritti umani fondamentali a coloro che non hanno un titolo di soggiorno in regola, e non certo per loro scelta o volontà: il diritto alla salute e all'istruzione, il diritto di contrarre matrimonio, di dar vita a una famiglia, addirittura di riconoscere i propri figli.

A mio parere e a parere di molti altri studiosi, sono norme che negano il riconoscimento della dignità di esseri umani a un'intera categoria di persone, criminalizzate non per singole condotte individuali delittuose, ma per ciò che essi sono, in ragione cioè di una condizione giuridica e sociale che essi non hanno scelto. Questi ed altri dispositivi, come l'introduzione del reato d'ingresso e soggiorno illegale, la dilatazione abnorme della detenzione amministrativa, la schedatura dei senza fissa dimora, si configurano come persecutorie nei confronti dei migranti, delle minoranze rom e sinte, perfino dei rifugiati.

La nuova normativa non servirà, certo, a risolvere e razionalizzare la situazione irregolare dei tanti lavoratori e lavoratrici che, privi di un titolo di soggiorno, nondimeno contribuiscono all'economia del Paese e al benessere delle famiglie italiane. La lettera e lo spirito che la contraddistinguono, infatti, sono volti piuttosto ad additare alla popolazione italiana un nemico al quale attribuire la responsabilità della loro insicurezza. Norme gravissime in sé, a illuminarle di luce ancor più sinistra vi sono l'incoraggiamento alla delazione di massa, la legalizzazione di milizie private, l'incitamento alla caccia allo straniero e all'estraneo, che rendono più evidente la continuità con le fasi più oscure della storia europea.


Egregio signor Presidente,

vorrei continuare a considerarmi e ad agire da cittadina di un Paese democratico, nato dalla lotta contro il nazifascismo e il razzismo che gli fu intrinseco; vorrei poter ancora esercitare il mio diritto di aiutare ed essere solidale nei confronti dei miei concittadini stranieri, rom e sinti.

Se la nuova normativa fosse promulgata, temo che l'Italia non sarebbe più il mio Paese.


Rispettosi saluti,

 

prof. Annamaria Rivera,

Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali, Università degli Studi di Bari

(da Notizie minime della nonviolenza n cammino, 9 luglio 2009)


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