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Vanna Mottarelli. Se sedici anni vi sembran pochi... 
Da dove viene, e dove va, un fallimento 'esemplare'
18 Settembre 2008
 

Vite parallele

Nel 1992 (come risulta da precedenti articoli) la Società Gianoncelli Franco Peppino e Bruno Snc, per far fronte a improvvisa crisi di liquidità, si indebitò con le banche. Fu il principio della fine. Gli interessi addebitati trimestralmente in regime anatocistico (interessi su interessi) con tassi che toccavano punte del 25% trascinarono inesorabilmente l’azienda nel baratro.

In un primo tempo, il fallimento della Società e dei soci Franco e Peppino, chiesto da Bruno Gianoncelli, non venne dichiarato avendo il Tribunale di Sondrio, con sentenza 05/06/1997, rigettato la domanda del “socio/fratello” con la motivazione che la Società non si trovava in stato di insolvenza. Nei giorni immediatamente successivi, i fornitori Paolo Longa e “La Centrale Ortofrutticola” (a cui si unì nuovamente Bruno Gianoncelli), presentarono domanda di fallimento, accolta dal Tribunale di Sondrio con sentenza in data 03/12/1997.

Il fallimento venne esteso a Bruno Gianoncelli nel mese di marzo 1999 a seguito di ordinanza della Corte d’Appello di Milano di accoglimento dell’appello proposto da taluni creditori.

Nel 2001, Franco e Peppino (Bruno sempre rigorosamente escluso) vennero rinviati a giudizio per reati fallimentari. Peppino morì il 14 agosto 2001, prima dell’inizio del processo, senza sapere di essere beneficiario di un quarto delle somme, nascoste per oltre 20 anni, provenienti dall’eredità paterna.

 

La querela di Franco Gianoncelli

Franco, durante lo svolgimento del processo che lo vedeva imputato, venne a conoscenza che il Tribunale di Sondrio, con sentenza n. 544/02 del 09/11/2002 aveva deciso che metà delle somme date dalla madre, Lina Moretti, in amministrazione e custodia ai coniugi Fiori nel 1975/1976 apparteneva al patrimonio di suo padre, Diletto Gianoncelli deceduto nel 1981, e che la sorella e il cognato erano stati condannati a versare ai fallimenti, intervenuti volontariamente nella causa promossa da Lina Moretti, la quota di loro pertinenza di Lit. 69.131.500 (€ 35.703,44) oltre interessi legali dal 03/03/1998 al saldo.

Si legge, infatti, nella sentenza: «accertato e dichiarato/ che la somma di lire 138.263.000 (quantificata al 3.3.1998) rientra nell'asse ereditario del defunto Gianoncelli Diletto e come tale, la detta somma non spetta a Moretti Lina ma tocca agli eredi del detto “de cuius”;/ condanna Gianoncelli Bianca in Fiori e Fiori Francesco (si sottolinea il termine condanna, nda), in solido tra di loro, a pagare a Gianoncelli Franco e Peppino (a loro spettante in qualità di eredi legittimi di Gianoncelli Diletto) e conseguentemente al fallimento Gianoncelli Franco, Peppino e Bruno s.n.c. per i soci in proprio Gianoncelli Franco e Peppino in persona del curatore del fallimento dr. Marco Cottica la somma di lire 69.131.500 (euro 35703,44) oltre interessi legali dal 3.3.’98 al saldo;…».

Per questo, in data 12 febbraio 2003, Franco sporse querela nei confronti di Bianca Gianoncelli e Francesco Fiori per avere i medesimi tenuta nascosta l’eredità del padre e per non avere versato nel 1981 le somme, detenute in amministrazione e custodia dal 1975/1976, cadute in successione. Tali somme, se corrisposte a tempo debito, avrebbero evitato di ricorrere ad affidamenti bancari, con conseguente risparmio degli esorbitanti interessi che hanno portato la Società e i soci (Bruno escluso) alla rovina... La somma indicata, di pertinenza di Franco e Peppino, se fosse stata versata, quantomeno, nel mese di settembre 1997, allorché la madre la reclamò, sarebbe, in ogni caso, stata sufficiente per scongiurare il fallimento, essendo superiore ai debiti della società nei confronti delle ditte Paolo Longa e “La Centrale Ortofrutticola” che avevano chiesto il fallimento. Tanto più che il 5 giugno 1997, pochi giorni prima della presentazione delle predette domande, il Tribunale di Sondrio aveva dichiarato che la Società non si trovava in stato di insolvenza.

In data 24 febbraio 2003, dodici giorni dopo la presentazione della querela, i coniugi Fiori versarono al curatore dott. Marco Cottica, per il tramite dell’avv. Nicola Marchi, € 62.840,46 somma (comprensiva della quota di Bruno Gianoncelli) a tutt’oggi non distribuita, né rendicontata ai creditori del fallimento.

 

Il procedimento penale

La Procura della Repubblica di Sondrio, a seguito della querela di cui si è appena detto, apriva a carico dei coniugi Fiori il P.P. n. 304/03. Le indagini venivano condotte in veste di P.M. dal Procuratore della Repubblica, dott. Gianfranco Avella.

Il 9 agosto 2003, Francesco Fiori rendeva alla procura della Repubblica di Sondrio spontanee dichiarazioni depositando una memoria difensiva redatta in pari data dal proprio difensore di fiducia, avv. Gabriele Bolognini. Si riportano alcuni stralci di tale memoria, in quanto più eloquenti di qualsiasi commento:

«1) …/ I genitori, nel consegnare il titolo al portatore alla figlia le avevano anche detto che nel caso ne avessero avuto bisogno, per la loro vecchiaia, ovvero fossero stati costretti ad affrontare spese per le quali non fosse stata sufficiente la loro pensione, la figlia Bianca avrebbe potuto disporre della pensione in loro soccorso./ Con il che la convinzione della figlia era quella di essere divenuta proprietaria della somma, con un obbligo di mantenere a disposizione dei genitori la somma solo nel caso in cui costoro avessero avuto la necessità di disporre di capitali per le loro esigenze di vita e nel caso in cui le entrate non fossero state sufficienti./ La somma fu materialmente gestita dal deducente Fiori Francesco al quale la moglie aveva affidato l’incarico di curare l’investimento finanziario con il consenso dei genitori./ Nel corso del ventennio successivo la sig.ra Moretti Lina non si interessò più né più richiese il conto alla figlia dell’impiego del denaro.

«2) Morto nel 1981 il sig. Gianoncelli Diletto i figli non furono notiziati né dalla figlia, né dalla madre per le seguenti ragioni:/ a) perché la somma apparteneva alla figlia Gianoncelli Bianca, come l’azienda apparteneva i figli maschi, e sul punto anche la superstite Moretti Lina ne era convinta, tanto che non avvertì nemmeno lei i figli (Moretti Lina aveva rinunciato all’eredità del marito e la successione è stata curata da Francesco Fiori, nda);/ b) non era venuta meno la ragione della costituzione del fondo presso la figlia essendo ancora vivente la madre e quindi essendo ancora esistente una destinataria dell’aiuto economico (Bell’aiuto!!! Non c’è che dire!!! - nda), causa mista sottostante alla dazione di denaro;/ c) perché in tale contesto il fondo doveva rimanere integro e non poteva essere attribuito all’asse ereditario del defunto , perché non ne era venuta meno la ragione iniziale,

«… 6) / nell’anno 1998 la madre si fece promotrice della richiesta di restituzione di tutte le somme (allegata richiesta)./ La figlia ebbe ad accertare che non sussistesse alcuno stato di bisogno della madre, la quale viveva benissimo con la propria pensione ed era in buono stato di salute (???!!! - nda). Addirittura circa tre mesi prima aveva lasciato la convivenza in casa della figlia con in borsa circa 25.000.000 frutto di oltre un anno di pensioni prese e non spese.

«Ebbe così a ritenere che la madre intendesse aiutare gli altri figli, in particolare due, il Franco e il Peppino, i quali avevano continuato l’azienda del padre, ma per dissidi loro interni, e altre cause ignote avevano una situazione vicina al collasso (e collasso, il 03/12/2007, fu!!! - nda).

 

L’archiviazione del procedimento

In data 9 gennaio 2004, il Pm Avella chiedeva al Gip l’archiviazione globale del procedimento con la seguente motivazione: «Ritenuto che dalle indagini compiute dalla polizia giudiziaria non emergono fatti concretamente integranti la/le rubricata/e ipotesi di reato, poiché non sono emersi episodi di appropriazione indebita, o, comunque, di abusi posti in essere dagli indagati».

Degni di nota sono i positivi apprezzamenti degli inquirenti nei confronti degli amministratori delle somme nascoste. Nell’informativa di P.G. 24 agosto 2003 si legge, tra l’altro: «La Gianoncelli Bianca, inoltre, non risulta aver mai utilizzato il denaro gestito per proprie finalità, ma solo dietro espresso volere della mamma Moretti Lina e successivamente alla sentenza del Tribunale ha consegnato ai fratelli (non ai fratelli, Peppino peraltro era già deceduto da un anno e mezzo, ma al curatore dei loro fallimenti per il tramite dell’Avv. Nicola Marchi, nda) la loro parte nettamente rivalutata negli anni vista l’ottima gestione patrimoniale effettuata».

Franco Gianoncelli, evidenziando le contraddizioni e le gravi ripercussioni che l’occultamento dell’eredità ha avuto agli effetti della dichiarazione di fallimento, proponeva opposizione alla richiesta di archiviazione. La richiesta è stata rigettata dal Gip, dott. Pietro Della Pona, il quale con decreto in data 30/03/2004, ha disposto l’archiviazione.

 

Contraddizioni tra il procedimento penale e la causa civile

Francesco Fiori, con le spontanee dichiarazioni di cui alla memoria 09/02/2003 sottoscritta dall’Avv. Gabriele Bolognini affermava che le somme controverse erano di proprietà della moglie, la quale si era tuttavia impegnata ad aiutare la madre in caso di necessità. Bianca Gianoncelli, si legge nella memoria, aveva accertato che la madre non versava in stato di bisogno. (La sola spesa per l’assistenza, notturna e diurna domeniche comprese, di cui ha avuto bisogno dall’anno 2002 sfiorava € 100,00 giornalieri, ma questo Bianca non poteva saperlo, dal momento che l’ultima volta che aveva visto e sentito la madre risaliva agli inizi del 1998, nda). La stessa affermava inoltre di essersi rifiutata di consegnare le somme alla madre perché temeva che la stessa volesse aiutare “il Franco e il Peppino, che avevano una situazione vicina al collasso”.

Ben diversa è stata la posizione dei coniugi Bianca Gianoncelli e Francesco Fiori nella causa civile, ove hanno affermato che metà delle somme apparteneva all’asse ereditario del padre e quindi tre quarti ai figli falliti, e che le somme mancanti sulla metà di Lina Moretti erano state donate dalla madre alla figlia.

In mezzo alla vertenza tra madre, figlia e genero, si è inserito il curatore del fallimento facendo, con intervento volontario, causa ai coniugi Fiori per chiedere, da un lato, la condanna dei medesimi alla restituzione di tre quarti delle somme appartenenti all’asse ereditario di Diletto Gianoncelli e, dall’altro, la condanna di Lina Moretti e dei suoi eredi al pagamento delle spese legali.

 

Scambio di cortesie

Nel Gazetin del maggio scorso si è detto della strana, per non dire sospetta, alleanza che si è venuta a creare nella causa civile tra i coniugi Fiori e il fallimento, antagonisti solo all’apparenza, come si evince dai seguenti scambi di cortesie (una goccia nel mare!!!) estrapolati dagli atti di causa.

«Non appare che sussistano posizioni contrastanti tra la convenuta Gianoncelli Bianca e l’intervenuto fallimento personale dei fratelli Franco Peppino e Bruno. …Ne deriva che nulla osta che il Tribunale le ordini di versare la somma complessiva di L. 103.697.250 (€ 53.555,16) alle casse fallimentari. La situazione sopra delineata comporta che non essendovi alcuna soccombenza tra fallimento e Gianoncelli Bianca, le spese tra dette parti debbono essere compensate». (Comparsa conclusionale 9 ottobre 2002 dei coniugi Fiori - pag. 23)

«In ordine alla richiesta di condanna delle spese legali (dei coniugi Fiori, nda) il fallimento intervenuto insiste perché parte attrice (Moretti Lina, nda) venga condannata alle spese medesime e non certamente le parti convenute (coniugi Fiori, nda). Infatti nessuna contrapposizione è sorta tra il fallimento e i convenuti (se non è sorta contraddizione, per quale motivo il fallimento ha fatto causa ai convenuti? nda) che anche nella loro comparsa conclusionale (pagina 23) riconoscono il diritto del fallimento ad ottenere le somme richieste, e affermano che: ...nulla osta che il Tribunale le ordini di versare la somma complessiva di L. 103.6972.50 (€ 53.555,16) alle casse fallimentari». (Repliche 21 ottobre 2002 dei fallimenti alle comparse conclusionali - pag. 8).

«A pag. 5 l’attrice (Lina Moretti) stigmatizza il ritardo del fallimento nell’intervenire in giudizio, quale fonte di scetticismo e incredulità del curatore dell’intervento in causa./ La deduzione ha dell’incredibile tanto è vuota e infondata».

...Chi, secondo voi, cari lettori, ha fatto tali affermazioni? Il fallimento!, verrebbe da dire. E invece no: lo hanno detto, difendendo il loro antagonista, i coniugi Fiori a pag. 1 delle repliche alla comparsa conclusionale di Lina Moretti.

Ai lettori le considerazioni del caso...

 

 

Aggiornamenti sul pignoramento immobiliare
a carico di Patrizia Gianoncelli

 

L’asta inerente l’appartamento di Patrizia Gianoncelli indetta per il giorno 11 luglio 2008 presso il Tribunale di Sondrio è andata deserta per assenza di offerte.

 

Vanna Mottarelli

(da 'l Gazetin, luglio-agosto 2008)

 

 

Qui per documentazione sul Caso Gianoncelli


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