Domenica , 12 Luglio 2020
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Diario di bordo
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Maria G. Di Rienzo. Una bambina afgana
Stephanie Sinclair,
Stephanie Sinclair, 'La sposa bambina' (immagine premiata dall’Unicef come 'la foto dell’anno 2007') 
31 Marzo 2008
 

Ciao, sono una bambina di otto anni e vivo in un paese chiamato Afghanistan.

Due anni fa mi hanno fatto sposare un uomo più vecchio di mio padre, la mia mamma non c'è più e lui ha i miei fratellini a cui badare così il prezzo che gli hanno pagato per me consentirà alla mia famiglia di sopravvivere.

Il mio non è un caso raro, il 57% delle ragazze in Afghanistan si sposano sotto i 16 anni per ragioni identiche alle mie. Avrei voluto imparare a leggere e scrivere ma mia sorella, che era maggiore di me di un anno, è morta quando hanno assalito la scuola e da allora nessuna bambina nel mio villaggio si arrischia più ad andarci. Solo il 5% delle ragazze afgane frequenta la scuola secondaria. Non sapevo bene cosa volesse dire essere una moglie, pensavo che si dovesse essere più grandi. I miei nuovi parenti mi hanno fatto molto male, non solo mio marito, ma anche questo non è inconsueto: l'87% delle donne afgane soffre per quelle che chiamano violenza domestica e violenza sessuale. Io non so ancora cosa significano queste parole, ma ho già sperimentato tutte e due. Piango ogni notte. Ho chiesto di poter andare a trovare la mia famiglia, ma me lo proibiscono, dicono: “Abbiamo pagato per te, 800 euro, il salario di tre anni per un uomo. Adesso devi lavorare e stare zitta”. A volte sono così stanca che mi addormento in piedi. Quando mi picchiano penso che voglio morire. Ma forse mendicare dev'essere peggio: trent'anni di guerra hanno lasciato nel mio paese più di un milione di vedove, donne che non hanno diritti da reclamare e chiedono la carità per le strade assieme agli orfani.

Una mia amica adulta che vive in Italia, il vostro paese, mi manda a dire tramite altre amiche grandi di non disperare. Non vuole che io muoia. Io non lo so, e lei non me lo dice, ma l'Afghanistan è l'unico luogo al mondo in cui il tasso di suicidi femminili è più alto di quello maschile. Io non lo so quel che proclamavate più di sei anni fa, mostrando la foto di mia madre soffocata nel burqa prima che morisse soffocate dalle macerie di un bombardamento, ma le mie amiche sì: abbiamo liberato le donne afgane. Oggi mostrate le foto delle mie zie nello stesso burqa e glissate: indossano abiti tradizionali. Ma che è una bugia saprei dirvelo anch'io che sono solo una bambina, perché le mie nonne non l'hanno mai indossato, e le loro madri nemmeno. La mia amica italiana ha appena ricevuto le mie ultime notizie dalle altre amiche, assieme alle immagini di una ragazza non molto più vecchia di me, che per sfuggire al suo matrimonio imposto si è data fuoco. È sopravvissuta, ma le sue non sono immagini adatte ad una bambina, persino ad una bambina afgana come me che ha già visto troppe cose brutte.

Non credo che mi lasceranno più tornare a casa, ma almeno adesso ci sono queste donne, le mie amiche, che sono venute nel mio nuovo villaggio ad insegnare che la religione non vuole che le bambine siano trattate come sono trattata io, e che l'abuso sessuale è sbagliato: hanno persino convinto il mullah, che prima mi faceva paura, ma adesso qualche volta sorride. Mi hanno insegnato questa cosa, che si chiama “diritti umani”, e significa che io ho il diritto di vivere e di andare a scuola, e di non essere picchiata, proprio come le vostre bambine italiane.

E parlando di diritti, credo che la mia amica italiana pensi proprio che i suoi connazionali non abbiano nessun diritto di fare quello che fanno nel mio paese. Forse, se riesco a crescere, se non mi uccido io o se non mi uccide mio marito, o se non mi uccidono i talebani, o i signori della guerra, o gli eserciti stranieri, potrò liberarmi di questo matrimonio forzato. Forse potrò andare a trovarla. Sempre che non mi caccino alle vostre frontiere. Voi però quelle afgane le avete trovate aperte.

Pensate a me, qualche volta.

Firmato: una bambina afgana.


Articoli correlati

  Maria G. Di Rienzo. Il dolore degli altri
  Renato Pierri. Il dovere dello Stato
  Un bel mercoledì
  Maria G. Di Rienzo. Maryam
  Sweeta Noori. Come donna afgana...
  Maria G. Di Rienzo. Afghanistan, quello che so
  Ritiro del contingente militare italiano in Afghanistan
  Lidia Menapace. Il Palazzo si svuota
  Matteo Mecacci. La spericolata politica estera di Berlusconi
  Droga. Rapporto INCB
  A sostegno della deputata afgana Malalai Joya. Giovedì 21 giugno a Milano
  Vetrina/ Antonietta Volontè – Giorgio Gianoncelli. Guerra Tanti, troppi – 9 ottobre 2010, Afganistan
  Afghanistan. Intervista a un “signore della guerra” sul viale del tramonto
  I Talebani si finanziano con il narcotraffico
  Legalizzazione oppio. Una soluzione politica in Afghanistan e umanitaria nel mondo
  Afghanistan. Menapace: Il governo italiano proponga una tregua e una conferenza internazionale
  Marco Perduca. Afghanistan: il rapporto Onu sull'oppio
  Marco Perduca. Afghanistan-Oppio: cogliere presunta diminuzione per radicale cambio di politica
  Rosario Amico Roxas: “Dentro” l’Afghanistan. Parte prima.
  Raniero La Valle. I cocci del Medio Oriente
  Afghanistan. Staderini: “La vera bomba è quella antiproibizionista”
  Gigi Fioravanti. Buongiorno! Venerdì 1 e lunedi 4, due appuntamenti
  Maria G. Di Rienzo. Afghanistan: vorrei davvero non parlarne più anch'io, scusatemi
  Lidia Menapace. Sulla formazione dello spirito critico
  Lidia Menapace. Rebus Afghanistan: ipotesi e proposte
  Afghanistan. La parlamentare Malalai Joya racconta
  Rosario Amico Roxas: “Dentro” l’Afghanistan. Parte seconda
  Aunohita Mojumdar. Afghanistan. Se la libertà è morte
  Il Libano ha da insegnar qualcosa per l'Afghanistan
  Bisogna che l'uso delle armi sia breve. E meglio se se ne può fare a meno
  Rod Nordland e Alissa J. Rubin. Afghanistan. Bambine vittime di matrimoni forzati
  Afghanistan: un ritiro che non sia una ritirata
  Afghanistan. Amnistia per i crimini di guerra in nome della riconciliazione nazionale
  Informazione, uranio impoverito, missione afgana
  Acquisto legale di oppio afghano per farne morfina?
  Una faccenduola e una faccenda seria. Per arrivare a su cosa poggi e cosa sia la democrazia
 
 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 74.7%
NO
 25.3%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy