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Vincenzo Donvito. L'Italia al voto. Pensieri in libertà
02 Giugno 2015
 

Firenze – Sfogliando i giornali, ascoltando i notiziari e vedendo i telegiornali in questi giorni a cavallo del 31 maggio, giorno in cui gli italiani sono stati chiamati al voto per le elezioni in alcune Regioni e in alcuni Comuni, si aveva l'impressione che tutto il mondo ruotasse intorno a questa scadenza. Inoltre c'era il tormentone di sembianza calcistica (6-1; 5-2; 4-3; etc.) per indicare quanto avrebbero vinto o meno le liste collegate al partito di maggioranza relativa (Pd) e i relativi amministratori ad esse collegati. Nei giorni prima c'è stato il risultato dei lavori della commissione antimafia della Camera che ha immortalato una quindicina di candidati per le loro vicende giudiziarie sospese, giornalisticamente chiamandoli “impresentabili”; un risultato che è diventato una sorta di sentenza anomala, per chi la emanava e per i tempi della stessa, a ridosso delle elezioni e coi “sentenziati” che praticamente non avevano tempo di difendersi. Qualcuno ha giustamente fatto notare: a quando “la lista dei buoni”?

A parte alcuni luoghi mediatici da cercare con molta solerzia, il comune elettore che voleva informarsi sui programmi, e scegliere di conseguenza, ha avuto notevoli difficoltà: grazie all'immane quantità di informazioni pro e contro gli “impresentabili” e la diffusa genericità dei programmi di liste e candidati (con le dovute eccezioni, ovviamente, ma non tali da far emergere gli stessi dal mucchio di questa genericità). La nostra impressione è stata quindi che l'elettore medio sia andato a votare per fede, per generica simpatia o antipatia o per tornaconto diretto (non lo sapremo mai, ma chissà quanto saranno stati i voti comprati: le elezioni amministrative si prestano a questo tipo di mercimonio). Risultato: tutti i concorrenti dichiarano (con sparute eccezioni) di aver vinto, vuoi per dei voti in più, vuoi per qualche governatore o sindaco o consigliere in più. Le frasi e i toni di tutti i leader che hanno decantato questa vittoria, hanno avuto un motivo conduttore: noi siamo i più forti, i più scelti, i più amati e, ovviamente, tutti hanno detto che per i loro avversari è l'inizio della fine. Il risultato che in questi dati e prese di posizione traspare poco (anche se autorevoli commentatori non partitici non l'hanno ignorato) è che a votare c'è andato 1 elettore su 2!

Lo scrivente va sempre a votare per principio (e lì dove risiede si votava), non ha una fede partitica, ma ha propri principi, idee e pratiche economiche e politiche. E cercando quei programmi di cui sopra, ha avuto un po' di difficoltà. Ma alla fine ha trovato, rispetto all'offerta, come -tappandosi il naso- poteva fare meno male a se stesso e alla società nel suo complesso. Vedremo i fatti in corso di legislatura.

Dicevamo dei media pieni di informazioni sul voto come fenomeno e non come programmi. C'è da dire che alcuni media si sono impegnati a far sì che ci fossero anche un po' di programmi per aiutare l'elettore, ma -mediamente- non ci è sembrato (per quanto siamo stati in grado di informarci) che i vari candidati siano andati oltre slogan che -spesso- erano simili pur se di fazioni avverse.

Ora che le elezioni sono passate, potremo leggere, ascoltare e vedere sui media ciò che accade in Italia e nel mondo, senza dover arrivare alla decima pagina di un giornale o aspettare un quarto d'ora dall'inizio del tg (quelli che durano mezz'ora).

Lo scrivente non si aspettava chissà cosa dal voto. E come prima del 31 maggio, continuerà a parlare e dialogare con quell'1 che ha votato e quell'altro 1 che non ha votato. Siamo noi per questo più bravi? No. Siamo solo abituati a dire “no” e “sì” e “non lo so” rispetto a ciò che facciamo e che ci viene chiesto. E lo facciamo verso chiunque, senza chiedere il pedigree sociale e politico a nessuno. Non abbiamo da vendere nulla, neanche i sogni. Abbiamo da offrire, a chi ce lo chiede, ciò che abbiamo imparato. Perché ognuno si faccia meno male vivendo in questa società civica dove i legislatori e gli esecutori di tutti sono stati scelti da 1 su 2 degli aventi diritto. Ma abbiano un desiderio e un'aspirazione: aiutare le persone ad essere cittadini e individui.

 

Vincenzo Donvito, presidente Aduc


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