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Gino Songini. Roma, dalle stelle alle stalle
31 Gennaio 2014
 

Non è colpa mia se fin dalle elementari mi hanno inculcato l'idea che noi italiani abbiamo qualcosa più degli altri. Più dei francesi, più dei tedeschi, più degli inglesi, più degli americani. Non è colpa mia se i miei bravi insegnanti mi hanno tanto decantato Roma, città capitale di un impero che andava dall'Atlantico ai Carpazi, dall'Africa mediterranea alla Gran Bretagna. Una città che ha governato territori immensi, portando ovunque la sua lingua e le sue leggi, le strade, gli acquedotti, i teatri. Roma caput mundi. Anche per questo oggi la mia sofferenza è maggiore nel vedere una delle città più belle e più conosciute al mondo ridotta come è ridotta.

L'immagine dei maiali che grufolano nei cassonetti del quartiere di Boccea, che non è neppure tra i più degradati di Roma, ha fatto il giro del mondo. Non bastava Napoli, ora ci si mette anche la capitale. Ma quale demone induce noi italiani ad avere così poco rispetto di noi stessi? Per quale oscura maledizione siamo passati dalla luce della civiltà e della creazione artistica al più scandaloso imbarbarimento? Cosa sta succedendo nelle nostre città?

Non solo Roma, non solo Napoli, purtroppo. Ormai troppe città d'Italia presentano un volto sporco e una veste lurida. Ma l'immagine di Roma percorsa dai maiali è sconvolgente. Essa riassume in sé il disfacimento di una città e di un paese la cui vita civile degrada ogni giorno di più, senza possibilità di riscatto. Il sudiciume della capitale sta diventando endemico, dalle periferie al centro, da Monte Mario a Torvergata, dai Fori Imperiali a Trastevere. Il sindaco Ignazio Marino, eletto da poco, si era presentato urbi et orbi come colui che avrebbe dato una svolta al decadimento: i risultati sono lì da vedere. Durante il mandato di Alemanno la situazione dell'Urbe, già precedentemente piuttosto deteriorata, era peggiorata di molto. Ma in questi pochi mesi Marino è riuscito a fare ancora peggio. Alemanno a destra, Marino a sinistra: due facce di una stessa medaglia. Una medaglia arrugginita, sporca, coperta dal fango e avvolta dai rifiuti. Il dottor Marino, che ogni giorno arriva in Campidoglio in bicicletta, non riesce a vedere come sono ridotte le strade di Roma? Non vede i disservizi, i bus intasati e fuori orario, le piazze consegnate alla suburra? Non vede i sacchetti della spazzatura, i rifiuti sui marciapiedi, i topi che si disputano gli avanzi di cibo intorno ai cassonetti? Qui non si sta parlando della necessità di interventi urbanistici straordinari, di opere costose da mettere in cantiere, di aeroporti e di metropolitane, ma soltanto della ordinaria manutenzione della città, come si usa in tutti i paesi civili. Niente di più.

Per ragioni familiari ho trascorso cinque mesi del 2013 a Barcellona. Abitavo in un quartiere abbastanza centrale, non troppo vicino però alla zona più frequentata dal turismo planetario che caratterizza ormai questa metropoli. Ma non ho fatto soltanto il turista. Ho avuto modo di vivere la vita quotidiana degli abitanti di Barcellona, dai ristoranti ai negozi, dai taxi al metro, dalle librerie ai parchi. Sono entrato in scuole e uffici. Questa esperienza mi ha permesso di calarmi pienamente nella vita della capitale catalana e di conoscerne abbastanza a fondo le caratteristiche. Mi veniva spontaneo confrontare ogni cosa con le città italiane che meglio conosco: Milano, Genova, Firenze, Roma, Napoli. Se è vero come è vero che ognuna di queste nostre città possiede un patrimonio storico-artistico nettamente superiore (fatta eccezione per il liberty, per il quale Barcellona è la prima al mondo), devo anche dire che per la vivibilità il confronto è per noi impietoso. Barcellona è una città ordinata, pulita, con servizi adeguati alle esigenze della popolazione. Lo stesso traffico cittadino non assume mai quegli aspetti mostruosi che assume nei nostri centri urbani. Due fattori fondamentali contribuiscono sinergicamente a mantenere alta la qualità del vivere: l'efficienza dell'amministrazione e il senso civico degli abitanti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: ordine, pulizia, niente scritte sui muri, niente rifiuti per le strade. Gli operai del comune, uomini e donne, lavorano giorno e notte con criterio e professionalità. Indossate le loro tute a strisce gialle e blu si recano dove serve la loro opera con gli attrezzi da lavoro necessari: dalle pinze alle tenaglie, dai martelli alle cazzuole, dalle chiavi inglesi alle forbici per potare. I camion del comune provvedono ogni notte a svuotare i cassonetti dei rifiuti e la raccolta differenziata funziona a dovere. Nottetempo le strade vengono ripulite con cura e neppure le foglie che cadono dagli alberi stazionano sui marciapiedi più di qualche ora. La notte di Natale, all'una e trenta dopo mezzanotte tornavamo a casa in taxi (a proposito: il servizio taxi a Barcellona è eccellente e non troppo caro) e abbiamo avuto modo di vedere tre ragazze con la solita tuta del comune che, accompagnate da un camion, lavavano le strade con il getto dell'acqua. Mentre nasceva Gesù loro lavoravano al servizio della collettività e forse anche il Bambino era contento di venire al mondo su quelle strade pulite come una camicia di bucato. Dunque niente operai o guardie comunali nei bar, ma fuori, sulle strade, nei giardini, nei parchi comunali, ovunque c'è bisogno della loro presenza. I pattugliamenti delle guardie danno sicurezza alla cittadinanza. Lontano dalle zone più frequentate dai turisti i reati di strada sono rarissimi. Ed ecco le vecchiette con borsetta, bastone e capelli bianchi che alle undici di sera si fermano al bancomat per prelevare. Eseguono il tutto con calma, infilano i soldi nella borsetta e se ne vanno tranquille. Provate a immaginare la stessa scena in una delle nostre città. A questo punto qualcuno che ha visitato Barcellona obietterà: “Ma a Piazza Catalunya e sulla Rambla, e non soltanto, non mancano borsaioli e malfattori come dappertutto”. È vero, ma intanto bisogna dire che da quelle parti i malviventi non hanno vita facile e poi che, dove ogni giorno arrivano decine e decine di migliaia di persone da ogni parte del mondo questo è in qualche misura inevitabile. Ma anche il turista che soggiorna brevemente a Barcellona può vedere e apprezzare l'organizzazione della vita cittadina: dai musei ai luoghi d'arte, dalla sicurezza ai trasporti, dagli impianti sportivi alle spiagge. Dopo cinque mesi di soggiorno anch'io posso dire la mia e vi assicuro che chi risiede e lavora nella capitale catalana sa cosa sono il civismo, l'ordine e il rispetto delle regole. Sa che diritti e doveri viaggiano di pari passo e che non possono esistere i primi senza i secondi.

Gli amministratori della città non frequentano molto la piazza mediatica. In cinque mesi di permanenza ho potuto constatare come la loro visibilità, a cominciare dal sindaco, sia del tutto irrilevante e inversamente proporzionale all'efficacia dell'azione amministrativa. Proprio il contrario di quanto avviene da noi. Impegnati a lavorare, non hanno tempo per proporsi in televisione a tutte le ore, né per rilasciare le stucchevoli e ripetitive dichiarazioni che rilasciano i sindaci primedonne delle nostre città. Hanno altro da fare. Devono pensare alle scuole, ai trasporti, all'assistenza sanitaria, all'ordine pubblico, ai musei, alla nettezza urbana. Devono provvedere a migliorare la viabilità, che pure è già tra le migliori d'Europa. In Italia vengono invece prima le apparizioni televisive, le dichiarazioni, le interviste, i proclami, le chiacchiere. E allora vai con le scritte sui muri, coi rifiuti sui marciapiedi, con gli orinatoi a ciel sereno, con i topi nei cassonetti. E ora, dulcis in fundo, anche i maiali per le vie di Roma. Povera Italia.

 

Gino Songini

(da 'l Gazetin, gennaio 2014

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