Martedì , 16 Ottobre 2018
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Bottega letteraria > Prodotti e confezioni
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
In libreria/ Domenico Pisana. In punta di libro… 
“Geometria della rosa”: la poesia di Giuseppina Rando tra “Logos” e “Pathos”, ricerca e mistero, tempo ed eternità, apparenza e realtà
Domenico Pisana
Domenico Pisana 
08 Giugno 2017
 

Una poesia “introspettiva e ininterrotta” quella che Giuseppina Rando offre ai suoi lettori con la silloge Geometria della rosa, Aletti editore, Roma, 2016. L’autrice, siciliana, già docente di Lingua e Letteratura italiana nelle scuole secondarie, vanta un percorso letterario di tutto rispetto, caratterizzato da ben sette raccolte poetiche, da saggi e racconti che portano dentro il respiro di ricerche anche filosofico-teologiche.

Con Geometria della rosa ci troviamo di fronte ad un poetare che conosce la profondità, l’altezza, il segreto e il respiro dell’essenziale metafisico, invisibile agli occhi, ma percepito dal cuore.

Già nel titolo del volume troviamo una dichiarazione di poesia ermetica, se è vero che la rosa è un simbolo fortemente complesso, poiché include in sé significati variegati e, tra loro, a volte, totalmente antinomici. Nella rosa c’è molta ambivalenza: può alludere alla perfezione celeste e alla passione terrena, al tempo e all’eternità, alla vita e alla morte, alla fecondità e alla verginità; ed ancora, sin dagli antichi miti greci la rosa è stata considerata simbolo di pienezza e di completezza.

Nella poesia di Giuseppina Rando, la rosa richiama la profondità del mistero della vita, la bellezza, la grazia, il profumo dell’amore e della gioia, ma anche il male, l’istinto, la passione che cede alla vendetta, se è vero che non esiste rosa senza spine. Nell’immagine della rosa, l’autrice condensa il simbolo del divenire e, direi in senso traslato, quasi il perpetuarsi della vita umana da quella terrena verso un’Altra dimensione, che i credenti chiamano aldilà, paradiso, resurrezione; insomma verso un “Qualcuno” che può dare senso e significato al nostro essere nel mondo.

L’itinerario lirico della raccolta si dispiega su quattro versanti, attraverso i quali la Rando intraprende un viaggio dell’anima tra cielo e terra (“…non s’arresta la barca / dal vento spinta / s’inciela”) utilizzando stilemi poematici che scorrono con raffinatezza lessicale ed immaginifica, rimandando a contesti di vita e situazioni esistenziali: “Stringi il bandolo e non aver paura / tua è la terra… Non sei straniera!”

Rilevante, nei primi versi dell’opera, appare quella tensione ideale protesa ad abbattere “il muro dell’esilio / per inseguire ancora… / forse… / una promessa / una speranza”, cui fa seguito il bisogno della purezza e della trasparenza del cuore, simboleggiate in quel “bianco” della luce, bianco del “passo della terra”, bianco del “pioppo a chioma di luna”, bianco della “bruma aurorale / dell’anima che / ogni suo tempo aduna”, bianco del “raggio di luna”.

È il bianco che parla il linguaggio spirituale dell’attesa, della rinascita, della luce e della vita e che ci riporta al culto liturgico cristiano ove il colore bianco è utilizzato nel tempo dell’avvento e in quello pasquale.

La prima parte della raccolta evidenzia nella sua Benennung l’asse portante di una dialettica nella quale “logos e materia”, “spirito e corpo”, parola e linguaggio diventano i pilastri di un poetare che scandaglia i meandri dell’anima all’interno di significative coordinate filosofiche. Ogni verso racchiude simbolismi ed analogie che rimandano ad un “oltre” indecifrabile ma fortemente allusivo ed indicativo della condizione universale dell’esistenza umana: “delirare di menti”, “lembi di sogni”, “grappoli letali”, “urli di gabbiani”, “corpi in esilio”, “terre lontane”, “visibile e invisibile”, “labbra eccitate”, “corpi di sale”, “anelli neri di luce” sono tutti vettori lirici e metaforici che trasfigurano creativamente stati esistenziali, visioni di pensiero e fremiti di sentimento che diventano la “coscienza dell’angoscia” e il “bisogno di coraggio” dell’autrice.

Ed è per questo che la poetessa non smette di anelare ad “orizzonti d’attesa”, nonostante “Incastrato nelle anse / il dubbio ostinato / disgrega la mente ma / il nodo resta non sciolto”, e nonostante “ombre a dismisura / s’allungano nel recinto / ove il duello / tra la vita e la morte / ancora non s’arresta”.

Poesia complessa, ermetica, di respiro filosofico profondo appare dunque quella di Giuseppina Rando, se è vero che l’immagine della caverna da lei utilizzata riecheggia in versi il mito della caverna di Platone rappresentando la condizione dell’uomo e la differenza di vita nel mondo sensibile rispetto a quella nel mondo intellegibile.

La vita della caverna è quella che si basa sui sensi, quella verso cui l’uomo più facilmente tende, mentre quella fuori, più difficile, conduce all’idea del bene-bello, perciò ad una valenza trascendente e divina.

La poesia della Rando giuoca molto su questo rapporto dialettico di entrata ed uscita dalla caverna e si fa voce di canto che vuole valorizzare la dimensione interiore dell’uomo, il quale, spesso, si lascia avvinghiare dai sensi privandosi della verità della conoscenza e riducendo tutto – sembra dirci la poetessa – ad un insieme di “Ombre di una notte che non ha inizio al tramonto né fine all’alba”, di “Ombre che portano… il dolore del vento, la tristezza della nebbia”, di “Ombre della notte nell’io”, così che, in questo status ontologico, il mondo nel quale egli vive sembra essere un regno delle tenebre contrapposto al regno della luce rap­presentato dalle idee.

I versi della Rando sono quasi un invito all’uomo contemporaneo a saper rientrare in sé per discernere il bene e il male che gli si agitano dentro e, così, rendersi conto che c’è un mondo disumano, malvagio ed inferiore che è anche il suo. Solo sperimentando l’oscurità della caverna, l’uomo potrà riconoscere ciò che è bellezza, giustizia e bene, e avrà la possibilità di compiere un percorso interiore, di educarsi alla bellezza e diventare veramente più umano, fino a che “Il silenzio che trascina / al fondo della notte bianca / cinge qualcosa d’altro /intorno all’ombra di una gioia / che vuole sopravvivere /al dolore del niente”.

Nella seconda e terza parte del volume il percorso poetico della Rando si arricchisce di nuovi intagli lirici che sondano l’insondabile nel tentativo di comprendere ciò che è avvolto nei segreti del mistero. Ecco allora che concetti come il “tutto” e il “nulla” si intrecciano confondendo quasi l’anima della poetessa, la quale prende atto che “nel planetario dolore” i sogni si dissolvono nella solitudine del mattino”, e, altresì, si accorge di trovarsi nella condizione di “straniera” nella sua terra trafitta da “voli di rondini”, giungendo alla conclusione che sono “Distanza o assenza / dell’Altro o dell’Altrove a creare il cono d’ombra”. Solo nell’apertura alla Trascendenza e al divino la poetessa trova uno spiraglio di luce nonché forza e ristoro, senso dell’esserci e del fare, atteso che – come affermano i suoi versi – “c’è Qualcuno” che si muove nel suo spazio come “ombra invisibile” nella nebbia dei giorni e come “voce che dura e lega al dolore”; c’è un “Altro” che con lei “scende lento / le scale / sfumato nei colori della sera”, e che riconosce all’alba “nel parlottare puro dell’aria / ai margini del giorno / nelle siepi brune che fulminee / di fatue faville s’accendono”.

Sono, questi versi che citiamo, davvero carichi di spiritualità, trasudano di vita e di “immacolato silenzio”, di palpiti d’anima e di riflessioni profonde ove si avverte quasi un rapporto consustanziale tra umano e divino:

E se oltre l’immacolato silenzio

del tempo l’essere mio si spande

-in Lui si fonde

-nel tripudio di luce

-ove s’adunano le stelle.

La poesia di Giuseppina Rando, che potrebbe apparire chiusura nell’intima meditazione, in realtà offre aperture che si connotano come “ricerca di senso” dell’esistenza umana, come luogo di domande sul “chi siamo”, “da dove veniamo” e “dove andiamo”, domande universali che appartengono a tutti e che chiedono risposte vere, autentiche, non ideologiche, illuminate dal Trascendente e dal divino, se davvero l’umanità vuole evitare la débâcle verso il non senso, il vuoto, la violenza, l’indifferenza, la legge del taglione e la morte che non smette di prevalere e creare terrore:

ancora sangue d’innocenti…

Teste recise a doppia lama

nella terra

che nei morti assiepati

involontari eroi

si quieta.

 

Ancora catafalchi

nelle cattedrali delle terre

consacrate…

 

Non cessa la vendetta.

 

Risalirà mai l’umanità

dall’abisso nero delle croci?”

È, quello dell’autrice, il quadro di uno squarcio disumano provocato dall’imporsi del mondo sensoriale, dall’istinto, dalla forza, dalle ragioni della vendetta e, ancora, dalla brutalità: “sulla sabbia dorata / giace la creatura / stuprata – smarrita tace / trasale l’onda / come seta s’insinua / tra bianche braccia fluttuanti …S’allontana la luce / si dileguano i sensi / con la spuma delle onde…” E ancora: “torna l’oscuro nascosto…questi giorni disumani / hanno smarrito l’alba…”

La raccolta si chiude con versi che richiamano nelle epigrafi la valenza simbolica del volto, il rapporto tra apparenza e sofferenza, realtà ed eternità. La poetessa affida alla parola poetica, “libera voce di canto” a-temporale che da secoli cammina tra le pieghe del non senso, della menzogna e del potere, quasi il valore epifanico del suo sofferto e maturo modo di sentire, del suo severo guardarsi dentro, del suo scavo interiore senza paura e con una visione realistica della vita.

Questa raccolta poetica di Giuseppina Rando, sicuramente di non facile approccio, conosce la bellezza e la sofferenza, la gioia e il tormento, il dubbio e la fede, e vive di ideali interiori che rispondono alle domande dell’anima; offre versi che sono tensione di sospiri e giungono alla nostra esistenza come la piena di un fiume, come vele spiegate alla ricerca della luce oltre le tenebre e con la consapevolezza che in ciascuno di noi “il volto /rivela ed occulta /divino e umano /in veglia e sogno / vita e morte”.

 

Domenico Pisana

(da Radio RTM, 25 maggio 2017)

 

 

 

Domenico Pisana è scrittore, poeta, saggista, docente nei Licei. Vive a Modica (Ragusa), dove è nato nel 1958. È fondatore e presidente del Caffè letterario “Salvatore Quasimodo”, circolo che opera da un decennio nella sua città per valorizzazione della cultura poetica e letteraria del territorio ibleo. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in Teologia Morale presso l'Accademia Alfonsiana dell'Università Lateranense di Roma. Numerosissime le sue pubblicazioni.


Articoli correlati

  In libreria/ Giuseppina Rando. Geometria della rosa
  In libreria/ Geometria della rosa di G. Rando. Nota di Claudia Vazzoler
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Sgomenta l’aggirarsi...
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Come cervi assetati larve umane...
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Strugge la caducità...
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Da stazione marina...
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Nastro di memoria...
  Vetrina, In libreria/ Giuseppina Rando. S’è spenta la luce...
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Smarrito il codice...
  Barcellona Pozzo di Gotto. “Geometria della rosa” di Giuseppina Rando alla Biblioteca N. Di Giovanni
  L’almanaccone impertinente. Tellus 34-38
  In libreria/ Patrizia Garofalo. “Geometria della rosa” di Giuseppina Rando
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Altalena di giorni...
  Vetrina, In libreria/ Giuseppina Rando. Urla squarciano il silenzio...
  In libreria/ Giuseppina Rando. Geometria della rosa
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Del dire indicibile...
  Premi e concorsi/ Poesia e prosa: i vincitori del “Lorenzo Montano” XXXI edizione
  Vetrina, In libreria/ Giuseppina Rando. Camminano i sogni...
  In libreria/ Ginevra Grisi. “Geometria della rosa” di Giuseppina Rando
  Giuseppina Rando. Un clone
  In libreria/ Angelo Andreotti. “Geometria della Rosa” di Giuseppina Rando
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Ala di sogno
  Vetrina, In libreria/ Giuseppina Rando. Dal monte a valle saette...
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Una fila di foglie acuminate...
  In libreria/ Guglielmo Peralta. “Geometria della rosa” di Giuseppina Rando
  Giuseppina Rando. Misura
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Tetra luce...
  In libreria/ Pasquale Matrone. “Geometria della rosa” di Giuseppina Rando
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Va la barchetta all’alba...
  Pina Rando. A Patrizia
  Flavio Ermini. Esistenza e libertà
  Vetrina/ Giuseppina Rando. Danza sotto il cipresso...
  Vetrina/ Giuseppina Rando. S’adagia sonnolenta...
  Domenico Pisana. Siamo tutti dei teatranti?
  In libreria/ Domenico Pisana. Canto dal Mediterraneo
  In libreria/ Giuseppina Rando. L’anima e i luoghi
  In libreria/ Giuseppina Rando. “Tra naufragio e speranza” di Domenico Pisana
  Iniziative/ Alberto Figliolia. La poesia di Salvatore Puma e Modica
 
 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 75.6%
NO
 24.4%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 24762 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. e Fax 0342 610861 C.F./P.IVA 00668000144 - SONDRIO REA 46909 - capitale sociale € 7.000 i.v. privacy policy