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Prostituzione. In Australia la legalizzazione tutela le donne 
Festa della donna: ancora a parlarci addosso?
Una donna che esercita prostituzione legalizzata in Germania (foto Wikipedia)
Una donna che esercita prostituzione legalizzata in Germania (foto Wikipedia) 
03 Marzo 2007
 

Una ricerca dell'Università di tecnologia del Queensland a Brisbane in Australia, ha comparato la salute mentale e fisica di circa 250 prostitute di età fra 18 e 57 anni, che lavorano in bordelli legali, in casa o per strada. I risultati dicono quello che molti sostengono da tempo: l'unica via per combattere il fenomeno è la legalizzazione. Secondo la ricerca australiana infatti le donne che lavorano legalmente -e quindi in casa o nei bordelli- sono più tutelate e soddisfatte di quelle che lavorano per strada, la cui metà dichiara di aver subito stupri o percosse.

In Italia l'ideologia del divieto e della repressione porta esclusivamente a soluzioni come la lotta allo sfruttamento, l'arresto per i clienti, l'installazione di telecamere, e così via. Insomma, una lotta prevalentemente militare. Basterebbe aprire gli occhi e vedere cosa succede a qualunque ora del giorno e della notte nelle strade delle nostre città, e ci si renderebbe conto dell'inadeguatezza di queste non soluzioni.

Da combattere è lo sfruttamento della prostituzione e l'assenza di diritti e tutele per quelle persone che scelgono questo mestiere, alla pari dello sfruttamento dei lavoratori clandestini e del lavoro nero.

L'esempio è quello di alcuni Stati europei, in particolare i Paesi Bassi, in cui, anche su pressione delle stesse organizzazioni dei cosiddetti sex workers (“lavoratori del sesso”), si è deciso di procedere alla legalizzazione della prostituzione e alla trasformazione di questa attivitò in una normale professione, sotto forma di lavoro dipendente, indipendente o cooperativo, con i diritti e doveri che conseguono, di assicurazione previdenziale e di tassazione. Questa misura ha permesso di separare la prostituzione volontaria da quella coatta: la prima è “emersa” e ha trovato forme legali di svolgimento, minimizzando i costi che ricadono sulla società e sulle persone che svolgono l'attività. L'apparato repressivo si è potuto così concentrare in modo più efficace ed efficiente sulla lotta alla prostituzione coatta ed allo sfruttamento, compreso quello dei minori, delle persone minorate o tossicodipendenti che vengono costrette a prostituirsi.

Anche se a prostituirsi non sono solo le donne, i clienti però sono quasi esclusivamente uomini, e visto che gli uomini non sembrano intenzionati a legalizzare queste loro scelte sessuali, la “Festa della Donna” del prossimo otto marzo potrebbe essere una buona occasione per fare passi concreti e non solo continuare a parlarsi addosso: non può essere definito altrimenti il confronto che va avanti da quando sono stati più che evidenti gli effetti negativi della legge Merlin che aveva chiuso le case di tolleranza; quando un confronto continua ad essere solo tale e non si trasforma in norme e diritti, è per l'appunto solo parlarsi addosso.

Occorre giungere ad una proposta di legge che, al di là degli schieramenti, tolga definitivamente questo mercimonio dalle mani della piccola e grande malavita.

 

Donatella Poretti


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