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Alla serata in memoria di Grytzko Mascioni la presentazione del libro postumo “Tempi supplementari”
04 Settembre 2008
 

La consueta serata tellina del 12 agosto in memoria dello scrittore e poeta Grytzko Mascioni è stata dedicata quest’anno alla presentazione del suo libro postumo Tempi supplementari (Tascabili Bompiani 2008, pagg. 151, € 10). Dopo gli inediti apparsi su Tellus 26 (LaboS Editrice) i suoi lettori hanno quindi la possibilità di incontrare ancora la voce poetica, la scrittura preziosa dello scrittore, e di sentirne forse più immediato il messaggio, in un racconto che – come già avvenne ne “Le geografie del vecchio scriba” su Tellus – tentava di servire da lenimento: l’arte dello scrivere come soccorso in grado «di imbrogliare anche il più nero fantasma».

Presenti fra gli altri, gli amici fraterni Angelo Schena ed Ernesto Ferrero, quest’ultimo autore della prefazione al libro. «È il racconto di un trapianto riuscito, delle angosce che l’hanno preceduto, il resoconto di un viaggio intrapreso da un animo greco, con l’accettazione di colui che sa di salpare l’ancora per affrontare peripezie sconosciute e drammatiche. E lo fa indossando il consueto abito della riservatezza».

Ferrero continua ricordando come fosse stato proprio lui, alla fine del 2002, a proporre a Mascioni di scrivere di quella sua esperienza e ad insistere affettuosamente ben sapendo, da scrittore egli stesso, quanto possa agire da fattore salvifico la scrittura, da «cannocchiale alla rovescia per osservare il presente e ridurre la sgradevolezza a piccole dimensioni, secondo il gioco cui già invitava Pirandello» (Mascioni).

Il viaggio di Grytzko Mascioni, nonostante i tempi supplementari che la riuscita dell’operazione gli concesse, terminò il 12 settembre del 2003, ma fu lui stesso, come noto, ad avvisare amici e conoscenti attraverso il suo necrologio apparso il 16/09 sul Corriere della sera di quanto quel viaggio fosse stato bello, come quello d’Ulisse, ricco e avventuroso, a dispetto di ogni guaio. Per questo l’opera presentata assurge a documento umano in cui la storia personale, mediata dalla poesia e dal distacco letterario, diventa storia esemplare, tesoro di testimonianza filosofica, oltre che un «bellissimo autoritratto, nel suo pudore, nella sua discrezione, nella sensibilità delle sue osservazioni e riflessioni», citando dalla prefazione di Ernesto Ferrero.

Tempi supplementari è un ultimo messaggio lasciato dall’uomo e dallo scrittore, disarmante nella sua autenticità resa palpabile grazie all’avvicendamento, fra le sue pagine, dei complessi e altalenanti moti dell’animo (o del pensiero) che verosimilmente colgono chiunque si trovi a vivere il dramma di un male tanto temibile, con la speranza di una porta appena dischiusa per sfuggire ad una morte annunciata.

La stoica consapevolezza di un uomo che ammette «mi aveva sempre abitato con naturalezza l’idea che siamo qui di passaggio», che non dimentica che da questo mondo bisogna pur accomiatarsi, a volte soccombe di fronte al prevalere dell’orrore nell’immaginarsi privato di ogni dignità, attanagliato dalla paura «di un declino orrido, di uno sfascio indegno, di un perdersi della mente e di un carnale corrompersi»… Quest’angoscia, che è ciò che in realtà ci fa più simili di quanto si sia diversi, questo terrore della terra e del buio che fece implorare anche il Cristo, solo nell’orto del Getsemani, al momento della sua Passione Padre, se puoi allontana da me questo calice…è la chiave di lettura che personalmente mi fa sentire in sintonia con quanto ho letto.

Ma presto si riaffaccia «la grazia di una disponibilità alla distrazione, ai richiami di una vita che non cessa di squadernare, accanto ai dispiaceri, stimoli curiosi e allettanti» ed è di nuovo volontà di vivere, tenace aggrapparsi ad ogni possibilità. Infine accettazione vissuta nel nascondimento.

E questa è la cifra e lo stile che non si può fare a meno di ammirare e che, sotto certi aspetti credo suggerirà al lettore un rimando ad un altro indimenticato scrittore-viaggiatore, Tiziano Terzani, e a quello che fu il suo modo di vivere la malattia e l’attesa.

In tutto questo, accanto a Mascioni, sempre presente è la figura della giovane compagna (e infine moglie) Angela, verso la quale sono rivolte le parole e i gesti più premurosi dello scrittore, anche nel pensiero comunque costante di una fine avvertita come imminente.

 

Annagloria Del Piano

(per 'l Gazetin, settembre 2008)

 

 

«Caro Ernesto, (…)

solo un mese fa ti ho detto che il compito che mi avevi dato era quasi finito. Adesso forse lo hai letto, e spero tu ci trovi quella sincerità che auspicavi, anche se non so davvero se possa essere utile a qualcuno, come fermamente speravi. È però in ogni caso la cronaca veritiera di un trapianto d’organo il quale ha restituito a un uomo, i cui giorni pareva fossero contati, i tempi supplementari di una partita che eravamo quasi sicuri fosse finita, e nel peggiore dei modi. Dici che c’è chi potrebbe farci un pensiero, circa l’uso dei pezzi sani del suo corpo se, come è del tutto normale, prima o poi ci lascerà la pelle? Spero di sì. Mi basta sentire di là qualche rumore per dirmi che Angela sta trafficando in casa, che lei c’è e che di qua, a due passi, ci sono anch’io. Quanto durerà non so, ma credimi, Ernesto, se qualche volta ho avuto paura pensando al domani, ora non ne ho più. La vita, vedo, è stata bellissima. E forse è bella perché in pericolo è sempre, e quello che ho passato mi insegna a dimenticare anche gli altri guai che ci annoiano e ci turbano e che nessuno ci risparmia. Intanto ci siamo, non è vero?»

(da Tempi supplementari, G. Mascioni)


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