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Depressione post partum o disperazione da ignoranza e abbandono? 
E c'è chi impedisce l'informazione contraccettiva e le pratiche di controllo delle nascite e l'aborto autodeterminato e la ricerca sulla riproduzione
24 Novembre 2006
 

Una donna, madre di un piccolo di 9 mesi e incinta di 6 mesi, ha -a quanto sembra- soffocato il neonato e tentato il suicidio con il feto.

Si sono sentite le solite esecrazioni. In più, questa volta, alcuni hanno cercato di "scusare", parlando di "depressione post partum", e "scienziate" stanno dicendo che no, è troppo tempo quello passato. Che si sia trattato di "depressione prae partum" da parte di una disperata per trovarsi fra tre mesi con un bambino di un anno e uno di un giorno?

Come si fa a non disperarsi?

E come si fa a non domandarsi se non conoscesse nessun sistema contraccettivo, e non avesse pensato di abortire trovandosi incinta pochi mesi dopo il primo parto?

Nella specie umana il controllo delle nascite è antichissimo. In parte "naturale", in parte cercato. Naturale, benché non sicura, è la momentanea sterilità durante l'allattamento: una volta le donne allattavano anche troppo a lungo sia per avere un cibo gratuito e adatto ai neonati, sia anche per non rimanere incinte subito.

Inoltre il coito interrotto, benché insicuro e sgradevole è di antichissima pratica.

Tutto ciò perché nella specie umana le femmine non hanno più l'estro da millenni e quindi i rapporti sessuali non soggiacciono solo né forse soprattutto all'istinto della riproduzione, che nel maschio si ecciterebbe appunto in corrispondenza e stimolato dall'estro femminile: questo significa che nella specie umana sessualità e riproduzione sono distinte e governabili. La sessualità negli umani è dunque da antichissimo tempo un volontario rapporto profondamente conoscitivo e piacevole. Il piacere sessuale in qualsiasi forma è uno dei più straordinari passi evolutivi della specie e ne promanano anche l'arte e la cucina e tutte le attività estetiche.

Tra i mezzi "naturali" di controllo delle nascite anche epidemie carestie terremoti disastri di ogni genere, e forse anche le guerre, che però non sono naturali bensì storiche. Nei periodi in cui non si conoscono altri metodi e anche dopo o quando quelli noti non funzionano anche l'aborto e l'infanticidio erano metodi di controllo delle nascite. Non per nulla sia pure dichiarati ad alta voce crimini orrendi sono sempre stati tollerati popolarmente come duramente necessari: i bambini trovati soffocati nel lettone tra i genitori che dormendo non si erano accorti di nulla, o dal rigurgito di latte se lasciati dormire poggiati sulla schiena invece che di fianco, lo sono stati fino a poche generazioni addietro.

Ma se le pratiche citate possono essere definite residuali, invece bisogna sapere che questo assetto disumano è oggi intollerabile: da quando la medicina sottrae i nati dalla morte precoce e la produzione di beni a poco prezzo dalla fame (da noi), chi impedisce l'informazione contraccettiva e le pratiche di controllo delle nascite e l'aborto autodeterminato e la ricerca sulla riproduzione è responsabile di eventi come quello denunciato.

La giovane donna disperata che non conosceva metodi efficaci di controllo delle nascite, non sapeva di poter ricorrere all'aborto o ne era stata dissuasa e non sapeva nemmeno che avrebbe potuto dare in adozione il piccolo, insomma che aveva oggi cognizioni peggiori ambientali e culturali della sua bisnonna è vittima di una cultura antistorica e oscurantista, che vuole controllare la ricerca e il libero accesso ad essa e al suo uso.

I movimenti antistorici che anche oggi mettono freni alla libertà di conoscere e di decidere sono appunto antistorici e non possono passare, ma non per questo sono meno pericolosi.

Ad esempio un pontificato come quello di papa Benedetto XVI, così duro verso la scienza, la ricerca e tutto divieti e ostacoli per paura della secolarizzazione, titolare di un progetto neotemporalista, è antistorico, ma non per questo è meno pericoloso: tutti e tutte arretriamo se forze potenti spingono culturalmente indietro. Sicché pensiamo alla depressione post partum invece che alla disperazione da ignoranza e abbandono.


Lidia Menapace


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