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Finanziaria e finanziamenti alla ricerca. Lo spettro del voto della Montalcini agita la maggioranza 
I soldi sono sempre pochi perché mancano i privati... e poi... quelli che fanno una brutta fine...
12 Novembre 2006
 

 

(Firenze, 11 novembre 2006) Lo spettro del voto al Senato di Rita Levi Montalcini fa paura? Sembra di sì vista la rosicata maggioranza numerica del Governo, e poi lo sdegno della senatrice a vita conto i tagli alla ricerca scientifica come potrebbe non trovare d'accordo chi non ha solo un approccio cinico e freddo ai numeri dello Stato?

L'occasione, per il legislatore e non solo, è buona per fare qualche riflessione prima di decidere.

In Italia i soldi che lo Stato dà alla ricerca scientifica, rispetto ad altri Paesi, non sono tanti di meno (1,1% del Pil rispetto ad una media dei Paesi Ocse dell'1,5%). Ciò che manca, invece, sono i finanziamenti privati. Privati nazionali e stranieri che non investono per la scarsa produttività economica del settore e per la mancanza di concorrenza. E lo Stato non fa nulla per invertire questa rotta. Persone di alto valore scientifico come la Montalcini, riescono a farsi sentire solo nella consueta litania di chiedere soldi allo Stato. Gli ingegneri della Finanziaria, a loro volta, non pensano, per esempio, a sgravi fiscali per questi investimenti privati. Così come gli architetti del Governo, coi loro decreti sulle liberalizzazioni, della ricerca scientifica non se ne occupano.

E che il problema del settore sia fino ad un certo punto la quantità di denaro pubblico che vi si dedica, lo si evince anche da come vengono utilizzati questi fondi. Cioè le regole che sono deficitarie, impedendo, per esempio, che controllore e controllato si identifichino nelle medesime persone. Alcune settimane fa il ministero della Salute ha risposto ad una mia interrogazione su 7,5 milioni destinati alla ricerca con le cellule staminali, confermando che sette dei dodici componenti della specifica commissione che doveva decidere sui progetti per l'uso di questi fondi, avevano presentato loro stessi progetti poi finanziati; i soldi dovevano servire per tre bandi di gara: il primo è finito come sopra, del secondo non si sa nulla, del terzo si sa che non si terrà mai perché i soldi sono finiti (qui i particolari dell'interrogazione).

 

In conclusione, sventata o meno la minaccia di non-voto della senatrice Montalcini, credo che poco cambierà per la ricerca scientifica.

 

Donatella Poretti


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