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Michele Governatori. Io liberale progressista e no TAV 
“Derrick” su RadioRadicale – puntata n. 178
22 Ottobre 2013
   

Scrivo questo testo mentre a Roma si svolge una puntata del rito delle manifestazioni di strada contro la crisi, qualunque cosa voglia dire, con infiltrazioni di violenti, vandalismi eccetera.

Tra chi protesta ci sono anche i no TAV, che nel gergo d’oggi vuol dire contrari alla nuova linea ferroviaria veloce Torino-Lione, progetto di cui “Derrick” si è occupato analizzando alcuni studi disponibili a partire da quelli ufficiali.

Un’infrastruttura che costerà ai cittadini italiani, se va tutto secondo i piani (cosa che nelle grandi opere di norma non succede), 3 miliardi di Euro al netto dei contributi UE.

 

Qualche giorno fa, su Formiche, è apparso un “manifesto per un’Italia moderna” a prime firme Chicco Testa e Claudio Velardi, e poi altre di persone che trovo stimabili e competenti e con alcune delle quali ho il piacere di collaborare professionalmente.

Il manifesto afferma che c’è una sostanziale differenza tra chi tra gli oppositori alla TAV usa mezzi illegali, e chi invece appoggia la realizzazione di un’opera approvata dal Parlamento. E fin qui stracondivido.

Prosegue poi con due concetti forti:

1) la TAV è da fare perché la decisione è stata presa e perché ci sono fondi europei in arrivo per farla.

2) la contrapposizione tra contrari e favorevoli è assimilabile a quella tra un “Paese senza ambizioni e uno che invece non abbassa le braccia”.

 

E qui gli estensori si prestano a facili critiche. Ecco perché:

L’affermazione 1), e cioè che su una decisione non si deve tornare, è errata perché irrazionale. Nelle decisioni di investimento infatti è fondamentale non farsi influenzare dai cosiddetti costi sommersi (sunk cost nell’economia industriale). In altri termini: anche se ha già speso dei soldi in un senso, l’investitore accorto cambia direzione se acquisisce nuove informazioni tali da ritenere non economico proseguire nell’investimento. E l’investimento nella TAV è stato deciso, come anche dalle documentazioni citate in questo blog è facile scoprire, sulla base di ipotesi in parte superate, in almeno un caso errate, e di una valutazione costi-benefici dall’esito dichiaratamente dubbio.

 

L’affermazione 2), cioè che i no TAV sono di per sé immobilisti e retrogradi e i pro TAV invece progressisti, a me sembra, e lo dico con amicizia verso i firmatari, una colossale boiata.

Si potrebbe se mai più correttamente riformularla così: i pro TAV a priori vedono nell’infrastruttura un simbolo di progresso, gli anti TAV a priori no. Ora, se a fine Settecento la macchina a vapore era uno strumento di progresso ed emancipazione, e nel dopoguerra lo sono state le autostrade o la produzione di massa di auto ed elettrodomestici, la velocizzazione di una linea perlopiù merci che già oggi non ha problemi di capienza è molto dubbio che sia uno strumento di progresso, e se in parte lo è, è già superato.

 

Se la nostra è l’era della rivoluzione dell’informazione e della conoscenza, è anche quella dove lo spostamento fisico veloce sta diventando meno, e non più, importante per l’emancipazione e il benessere. Tant’è che, mostrano studi disponibili in materia, la gente perlopiù non è disponibile a pagare, per muoversi molto in fretta, il molto che costa. Non è un caso che il Concorde sia stato pensato negli anni Sessanta e che nessun costruttore stia mettendo soldi per rifarlo oggi malgrado l’evoluzione tecnologica. E ancor meno c’è in Italia aumento di domanda di trasporto veloce di merci adatte al treno.

 

Ma al di là di cos’è il progresso per ognuno di noi, ai firmatari dell’appello io rimprovero soprattutto di eludere il discorso sulla bontà dell’investimento. Il dibattito pro o anti TAV, una volta deideologizzato, dovrebbe restare un mero calcolo economico, per quanto complesso. Il cui esito dipende dalla disponibilità a pagare (esplicita e implicita) di chi quei treni li userà, dai costi interni ed esterni e dalla possibilità di impieghi alternativi dei soldi. E quando un ragazzotto della manifestazione, pieno di fuffa ideologica da quattro soldi, mi dice che questi tre miliardi, per la nostra sicurezza e il nostro progresso, sarebbero meglio spesi nel welfare, beh: dai dati che ho visto io, è probabile che abbia ragione.

 

Michele Governatori

(da Derrickenergia, 22 ottobre 2013)

 

 

Michele Governatori (foto) conduce per Radio Radicale “Derrick”, una rubrica di pillole di approfondimento su energia e ambiente di taglio divulgativo che attualmente va in onda il martedì alle ore 7:30. Si occupa professionalmente di energia dal 1998. Ha lavorato in Eni, Edison, Acquirente Unico, EGL dopo essersi laureato in Economia Politica all'Università Bocconi nel 1996 e poi specializzato in energia presso la Scuola Superiore Enrico Mattei.

È anche autore di romanzi e racconti. L'ultimo è Carbonio (disponibile anche in ebook). Racconta la carriera di un ambientalista italiano ed è stato presentato nel marzo 2012 a Milano da Luca Pagni di La Repubblica e Andrea Poggio, vicedirettore generale di Legambiente. Da anni legge in pubblico insieme a “I libri in testa”.

Michele Governatori è portatore di interessi per le seguenti organizzazioni, ma attraverso “Derrick” esprime opinioni solo sue e che impegnano solo lui stesso:

- Axpo Italia Spa (Responsabile affari istituzionali). Azienda dell'energia priva di posizioni di dominanza di mercato e con interessi nella generazione di energia elettrica e nel trading e vendita di prodotti energetici.

- AIGET (Presidente). Associazione italiana dei grossisti e trader di energia, interessata allo sviluppo competitivo dei mercati energetici e ambientali. Qui su twitter.

- Radicali Italiani (Membro della direzione nazionale).


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