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Valter Vecellio. La “solitudine”, non cercata e non voluta, dei radicali 
Le “colpe” di Berardo e di Rossodivita, di Cappato e dei parlamentari, dei radicali lucani, napoletani, romani…
ill. di Pep Marchegiani (www.ilpolitico.it, 2010)
ill. di Pep Marchegiani (www.ilpolitico.it, 2010) 
14 Settembre 2012
 

Prendete il Corriere della Sera di oggi, il bell’articolo sulle spese pazze alla regione Lazio del sempre documentatissimo e preciso Sergio Rizzo: il fiume di denaro che finisce nelle casse dei gruppi rappresentati alla Pisana, e poco importa se gruppi veri o solo nominativi. Leggerete che «la storia incredibile dei finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari innescata dai radicali con la meritoria pubblicazione sul loro sito internet del bilancio 2011, è ormai una palla sempre più grossa che rotola a valle. Inarrestabile e minacciosa, come dimostra l’inchiesta per peculato che si è abbattuta sull’ex capogruppo del PdL Franco Fiorito…». Andate poi a leggere su Repubblica il sempre brillante Francesco Merlo. Vive a Parigi, ma l’osservare le cose italiane da lontano gli rende la vista più acuta. Nel suo “Ostriche e festini, er Barman del PdL”, ad un certo punto si legge: «…il consiglio regionale del Lazio ha speso per “manutenzione e messa a norma degli immobili” trenta milioni di euro negli ultimi tre anni e quest’anno ne aveva in previsione altri dieci, bloccati dopo le denunzie alla magistratura dei due consiglieri radicali Rocco Berardo e Giovanni Rossodivita (si, va bene, si chiama in realtà Giuseppe, ma non si può avere proprio tutto dalla vita, ndr-NR)…».

E siamo al Lazio, dove due consiglieri fanno in pochi mesi quello che ben più nutriti gruppi in anni non hanno saputo (o meglio: voluto) fare. Di quello che combinano i radicali e Marco Cappato a Milano, le belle imprese di Roberto Formigoni, il “Celeste” smemorato che si perde le ricevute dei pagamenti e chissenefrega, perché tanto tra amici quando si deve restituire migliaia di euro, basta la parola, nonostante i giornali abbiano fatto del loro meglio per minimizzare la cosa, è pur sempre venuto fuori, alla fine, qualcosa. Non parliamo poi dell’attività dei parlamentari: si tratti della giustizia, dei grandi temi legati alla vita e alla morte di ciascuno di noi, la libertà di cura e di ricerca, le riforme istituzionali, i diritti civili in Italia e nel mondo. Si vogliono fare altri esempi? C’è un “matto” di radicale in Lucania, che da solo fa per cinquanta; ci sono i compagni di Napoli che caparbi e ostinati sono esempio quotidiano di quello che si può fare in una realtà difficile e complessa come quella in cui vivono; Roma, con la sua campagna per referendum cittadini che, indetti, mettono in moto meccanismi che allargheranno spazi di libertà e di opportunità per tutti; e insomma, non basterebbe tutto lo spazio di Notizie Radicali per fare il semplice elenco dei titoli delle iniziative radicali un po’ ovunque.

Si tratta di un patrimonio straordinario di iniziativa politica, di conoscenza, di “fare” coniugato a “sapere” che non ha riscontro con altri partiti e movimenti. Una prassi che si fa teoria dei fatti, e viceversa che un giorno andrà studiata e valorizzata come merita. Una prassi e una sua teoria che – non per un caso – viene ostracizzata; così s’arriva al quesito che sempre più spesso viene rivolto, e man mano che ci si avvicina alle elezioni che a primavera prossima giocoforza saranno indette. La prima domanda è: con chi vi schierate? La seconda, successiva: ma come mai non riuscite a creare mai le condizioni per un’alleanza, e vi ritrovate sempre da soli?

La prima domanda va rovesciata: fermo restando che i radicali sono il partito della nonviolenza e del diritto, gli “altri” sono disposti a seguirli su questo terreno, e operare di conseguenza? La risposta alla seconda domanda si risolve anch’essa in un’altra domanda: hanno ragione o torto i Berardo e i Rossodivita, i Cappato e i parlamentari radicali, i nostri compagni in Lucania, Campania, Lazio e ovunque si trovano, a fare quello che fanno? Se hanno torto, ci si spieghi in cosa, e perché. Se invece hanno ragione, si chieda agli “altri” perché si lasciano soli i radicali a combattere le battaglie che combattono. Questa “solitudine” non è cercata e non è voluta, anche se ha una sua “ragion d’essere”. Per capire quale sia, basta leggere le cronache, come quella di Rizzo e Merlo di oggi.

 

Valter Vecellio

(da Notizie Radicali, 14 settembre 2012)


 
 
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