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Sondrio. Una storia semplice
03 Novembre 2010
 

FANTASIA

Una anziana vive da decenni in un modesto appartamento: soggiorno, cucinino e stanzetta.

Un analogo appartamento, adiacente al suo, viene acquistato da uno sconosciuto, un tipo che sta sulle sue.

L’anno successivo l’anziana donna, al ritorno da un lungo periodo trascorso con i figli, trova la porta di accesso alla sua camera murata. Nemmeno la stanza esiste più: annessa al confinante appartamento del vicino!

C’era un errore nel progetto, risalente a 40 anni prima, anno di edificazione della casa, ed alla stanza del vicino mancano 70 cm di larghezza, mentre tutte le altre spaccano il capello. Così si è preso quel che gli manca e già che c’era, anche il resto della stanza.

Dopo qualche anno di triboli che le hanno sconvolto l’esistenza, la vittima lascia questa valle di lacrime che non ha saputo proteggerla né renderle giustizia.

 

REALTÀ

Attori principali:

LUCIANO GIACOMELLI: proprietario invasore;

ELIO DELLA PATRONA: tecnico asseveratore di Giacomelli;

LINA DELLA MARIANNA: proprietaria invasa;

MARCELLO DI CLEMENTE: perito incaricato dalla Procura;

BATTISTINO TADDEI: Ufficiale di P.G. che ha svolto le indagini;

SANDRO BALGERA: Responsabile della sezione di P.G. del C.F.S presso la Procura.

Sostituite l’appartamento immaginario con una vigna e la città di fantasia col capoluogo valtellinese e avrete la vera storia di cui già ci siamo occupati (ott. 2009: “Una sanatoria fuori dal …comune”).

L’invasione, la distruzione, la trasformazione dell’altrui proprietà fu accertata con perizia della Procura ma tutti i reati furono archiviati. Al manufatto, edificato per 3/4 sul terreno del vicino, fu accordato un permesso in sanatoria.

Si tratta di una storia semplice, ma molto italiana, vediamone qualche interessante particolare.

 

IL FATTO

La Polizia Giudiziaria (PG) operante (Ispettore Battistino Taddei – Corpo Forestale dello Stato), a conclusione delle indagini, propone di applicare le violazioni a carico del proprietario per i reati di invasione e danneggiamento di terreni, del tecnico asseverante per il reato di falsità ideologica, e dei tecnici comunali per omissione di atti d’ufficio per il grave ritardo nel comminare la sanzione amministrativa all’invasore (usiamo il termine in senso tecnico).

Ma nell’informativa conclusiva curata dall’Uff. responsabile della Sezione di P.G. del C.F.S. presso la Procura, Isp. Sup. “Scelto” Sandro Balgera, tutte le ipotesi di reato cadranno come birilli, non ravvisando il dolo neppure nel danneggiamento e trasformazione del terreno (evidentemente le ruspe e gli escavatori se non vanno in giro da soli ad annettere le vigne di ignari confinanti); nella relazione al magistrato, Balgera “dimentica” persino il reato di invasione, che sparisce così, senza motivo, malgrado gli elementi evidenti di logica di segno opposto (e malgrado per tali ipotesi di reato fosse già in corso il processo avanti il Giudice di Pace), e neppure riscontra il dolo nelle false attestazioni presentate nel progetto.

Concentriamo l’attenzione su quest’ultimo aspetto, per evidenziarne i risvolti grotteschi.

 

IL COMMENTO

Come ottenere la sanatoria del manufatto? Come nascondere l’avvenuta invasione sulle tavole di progetto?

Semplice: con un pizzico di arbitrio e fantasia. È sufficiente modificare leggermente i confini così, se il terreno di proprietà dell’invasore è largo 4,5 metri, basta allungarlo” (sulla carta) fino a farlo diventare di 11,80 ml. e tutto si aggiusta.

Non solo si attesta che il manufatto è sulla proprietà, ma si rispettano pure i confini. Ora sono onorate le norme e l’U.T. può formalmente rilasciare la sanatoria.

Peccato che la perizia disposta dalla Procura, già depositata e di cui era stata data compiuta informazione ai tecnici comunali, sbugiardava clamorosamente le false attestazioni del tecnico.

Leggiamo l’informativa Taddei sul punto:

«A tal proposito lo scrivente ha constatato che può considerarsi errore (anche grave) la differenza di misurazione della base sud del terreno fra le misurazioni dell’Arch. DELLA PATRONA (ml. 8,70) rispetto a quelle del geom. DI CLEMENTE (ml. 4,5)… A questo punto l’arch. DELLA PATRONA rappresenta su mappa all’atto dell’acquisto che il lato base sud misura ml. 8,70 e successivamente presenta Richiesta Sanatoria in Comune di Sondrio su elaborato che riporta lo stesso lato base sud che diventa ml. 11,80 dal quale risulterebbe che il suo cliente non ha invaso proprietà altrui col canile, anzi addirittura tiene anche una certa distanza (mt. 1 e mt. 3) dai mappali confinanti. Dunque la prima mancanza viene considerata errore, mentre la seconda configura il Dolo e quindi il Falso».

Dopo 10 anni, decine di migliaia di euro spese, decine di procedimenti penali, amministrativi e civili, l’erede del legittimo proprietario ancora non vede riconosciuti i torti subiti né rientra in possesso dei suoi beni, mentre il Comune paga le spese legali in difesa dell’invasione.

Una storia semplice, all’italiana, con quelle caratteristiche equivoche che connotano migliaia di simili vicende passate e presenti della nostra penisola. Non di rado lo Stato si mostra forte coi deboli e debole coi forti, manca per primo al rispetto della norma e della procedura, si esprime attraverso l’arroganza e la certezza dell’impunità dei suoi funzionari, difende a spada tratta ingiustizie che dovrebbe combattere.

Sconsolati possiamo solo rendere omaggio al monito di Dürrenmatt che Leonardo Sciascia pose come epigrafe al suo breve ed efficace capolavoro Una storia semplice: «Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia».

Nel breve romanzo troviamo l’anziano professore di lettere schernire il Magistrato (colluso con la mafia), un tempo suo allievo. «L’italiano: ero piuttosto debole in italiano: ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, Procuratore della Repubblica…» «L’italiano non è l’italiano: è il ragionare» disse il professore. «Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto».

Sciascia ci dice che nella “parola” stanno le possibilità che forse ancora restano alla giustizia. Con modestia e determinazione, nel nostro piccolo, anche noi vogliamo dare il nostro contributo alla giustizia.

 

Giuliano Ghilotti

CARTA CANTA Rassegna di orrori documentali”

(da 'l Gazetin, marzo 2010)


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