Martedì , 23 Luglio 2024
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Critica della cultura > Arte e dintorni
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Maria Paola Forlani. Lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le arti 
A Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al 9 giugno
12 Marzo 2013
 

Critico raffinato e acuto, allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, assistente di Marcel Carnè per L’amore e il diavolo (Les visiteurs du soir, 1942), documentarista di valore – si vedano in particolare Gente del Po (1943-47) e N.U. (1948) – Michelangelo Antonioni, nato nel 1912, esordì nel lungometraggio con Cronaca di un amore (1950) che, pur nei suoi limiti, già si opponeva a taluni canoni del neorealismo.

A celebrare il maestro ferrarese si è aperta nella sua città natale, a Palazzo dei Diamanti, fino al 9 giugno 2013 (catalogo Ferrara Arte), una grande mostra, a cura di Dominique Païni – già direttore della Cinémathéque Française –, organizzata dalla Fondazione Ferrara arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara-Museo Michelangelo Antonioni, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, con il titolo “Lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le arti”. La rassegna ripercorre la parabola creativa di Antonioni accostando i suoi lavori a opere di grandi artisti, come De Chirico, Morandi, Rothko, Pollock, Burri e Vedova, e offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura e fotografia.

Venature politico-sociali, all’inizio del suo percorso creativo, sono presenti anche nei Vinti (1953), film in tre episodi, di cui soprattutto notevole quello ambientato in Inghilterra, in La signora senza camelie (1953) e Le amiche (1955), tratto da un romanzo di Cesare Pavese. Qui il neorealismo delle origini si sfalda in una rappresentazione che non ha trovato ancora una sua intrinseca ragion d’essere, ma sprigiona già grande originalità.

La crisi, grave e profonda, si ha dopo la metà degli Anni Cinquanta, e non è una crisi che colpisce soltanto Antonioni, ma la maggior parte dei registi italiani (e non italiani). Antonioni vi reagisce con un film in cui cerca di impostare il tema fondamentale della sua poetica, cioè la condizione dell’individuo in una società massificata, in termini radicalmente nuovi, sia nella costruzione del personaggio sia nella struttura drammatica dello spettacolo, Il grido (1957), variamente accolto dalla critica e disertato dal pubblico. Pur tra lacune e incertezze, quest’opera inconsueta e conturbante, lentamente si sviluppa lungo il tenue tracciato d’un racconto che non è altro che un viaggio verso la morte. Con L’avventura che può essere considerato il primo episodio di una tetralogia sulla condizione della donna nella società contemporanea, e più in generale della coppia, i cui altri episodi sono La notte (1961), L’eclisse e Deserto rosso (1964), quel linguaggio eminentemente figurativo, drammaticamente scarno, cadenzato su ritmi narrativi d’ampio respiro, trova un terreno estremamente fertile per una applicazione rigorosa. Il discorso esistenziale si fa sempre più scrupoloso, depurandosi delle scorie d’una drammaturgia che punta sulla psicologia dei personaggi, giungendo a volte alla stasi drammatica, alla «noia», come condizione esistenziale per cogliere dall’interno le contraddizioni dell’esistenza.

Primo esempio significativo del cosiddetto «cinema dell’alienazione», L’avventura, che descrive il caso banale della sparizione di una donna durante una crociera e le conseguenze che questo fatto provoca, tende a dilatare gli avvenimenti oltre i limiti consueti dello spettacolo sì da giungere a una sorta di contemplazione della realtà umana e naturale, da scoprire, a poco a poco, nelle sue implicazioni culturali più che sentimentali. La spietata analisi del comportamento individuale, che sottende un giudizio negativo sulla vita di relazione e una critica alle istituzioni della morale corrente, viene sviluppata da Antonioni nella Notte, una sorta di «spaccato» della vita di coppia borghese dai risvolti tragici; nell’Eclisse, il disincantato ritratto di un amore «impossibile», tra incontri e scontri senza fine, sullo sfondo di due differenti visioni del mondo; in Deserto rosso, in cui la «crisi dei sentimenti», nelle forme di una reale impossibilità a ristabilire autentici rapporti con gli altri, conduce a una totale inaridimento della coscienza. Questa crisi evolutiva si fece acuta a metà degli Anni Sessanta e provocò un mutamento d’indirizzo nel regista ferrarese, i cui risultati furono non soltanto di grande significato, ma furieri di ulteriori approfondimenti.

Da un racconto di Julio Cortàzar, Antonioni trasse nel 1967 Blow up, che si può tradurre tanto come «ingrandimento fotografico» quanto «esplosione».

La vicenda del giovane fotografo che ingrandendo una fotografia, scopre o gli pare di scoprire una realtà sconosciuta, misteriosa, probabilmente drammatica (un delitto?), acquista una chiara indicazione simbolica: la sua storia diventa la storia di ogni uomo, il suo fallimento, lo stesso fallimento dell’esistenza umana, costretta a «girare a vuoto» in un mondo incomprensibile, che rimanda continuamente ad altro. Zabriskie Point (1970), girato negli Sati Uniti, il cui filo conduttore è di una osservazione distaccata, fredda, analitica, racconta dall’«ingrandimento» degli atti consueti, dalla banalità quotidiana, all’«esplosione» multipla della casa sulla roccia, con lo sparpagliamento degli oggetti che invadono tutto lo schermo, immagine agghiacciante della società consumistica, con cui si chiude il film.

Questo cammino verso la chiarificazione dei problemi del reale e della sua interpretazione si conclude con Professione reporter. Forte di un esperienza documentaristica che ha portato alla straordinaria purezza rappresentativa di Ciung Kuo-Cina (1972), un ampio documentario televisivo girato in Cina, Antonioni sviluppa in questo film, contemporaneamente, il tema dell’incapacità dell’uomo di stabilire con la realtà un rapporto autentico, e quello dei limiti e delle funzioni del cinema come strumento di rivelazione e rappresentazione della realtà stessa.

Questa straordinaria carriera è raccontata, nelle sale espositive di Palazzo dei Diamanti a partire dal prezioso patrimonio di opere, oggetti e documenti relativi alla vita e al lavoro del regista di proprietà del Comune di Ferrara: i suoi film e documentari; le sceneggiature originali e le fotografie di scena, tra le quali spiccano quelle di Sergio Strizzi e Bruce Davidson; la biblioteca, la discoteca, gli oggetti personali e professionali che parlano delle passioni di Antonioni; l’epistolario, infine, intrattenuto con i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso, da Roland Barthes a Federico Fellini, da Andrej Tarkovsky a Giorgio Morandi.

Il percorso espositivo, articolato in nove sezioni, vede avvicendarsi un racconto cronologico e approfondimenti tematici su alcuni motivi chiave del lavoro del regista: le leggendarie nebbie della pianura padana, che ammantano gli anni della giovinezza di Antonioni e ritornano in molti dei suoi film, sono contrapposte alla luce abbagliante dei deserti aridi e polverosi delle pellicole della maturità; a loro volta, le visioni della metropoli moderna, spesso ispirate alla pittura metafisica, si alternano alle lucide premonizioni del disastro ecologico e della crisi finanziaria, sociale e ideologica che incombe sulla società dei consumi.

 

Maria Paola Forlani


Foto allegate

Articoli correlati

  Maria Paola Forlani. Musica per gli occhi
  Mauro Raimondi e Marco Palazzini. Milano Films 1896-2009
  Alberto Figliolia. Cinema e fotografia all'Oberdan
  Ferrara. SCHERMINQUIETI Antonioni e gli altri
  Ferrara. “A volte rido lo spazio di una notte”
  Maria Paola Forlani. Louise Nevelson a “Roma Museo”
  Maria Paola Forlani. Un Cinquecento inquieto
  Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky
  Maria Paola Forlani. Giacomo Manzù e il Concilio Vaticano II
  Maria Paola Forlani. TIZIANO
  Maria Paola Forlani. Verso Monet
  Maria Paola Forlani. Dal Giglio al David
  Andrea Nascimbeni. Andar per giardini, d’inverno
  L’Orlando Furioso a Migliarino
  Le avanguardie nella Parigi fin de siècle: Signac, Bonard e i loro contemporanei
  Maria Paola Forlani. Il Cammino di San Pietro a Castel Sant’Angelo
  La Ragazza con l’orecchino di perla
  Maria Paola Forlani. L’Ossessione Nordica
  Maria Paola Forlani. Padova è le sue mura
  Maria Paola Forlani. Magie dell’India a Treviso
  Maria Paola Forlani. Seduzione Etrusca
  Maria Paola Forlani. Il Sogno nel Rinascimento
  Maria Paola Forlani. La Maison Goupil
  Gian Luigi Zucchini. “L'imperatore, il re del mondo, il cavaliere” di Franco Cardini
  Maria Paola Forlani: ANTONELLO DA MESSINA
  Maria Paola Forlani. Le Stanze delle Muse
  Maria Paola Forlani. RAFFAELLO a Milano
  Maria Paola Forlani. Tiziano, Venezia e il papa Borgia
  Maria Paola Forlani. NUOVI MONDI
  Maria Paola Forlani. L’Ottocento a Bologna
  Le donne nella Bibbia
  Maria Paola Forlani. Zurbarán (1598 – 1664)
  Maria Paola Forlani. Il Gran Principe Ferdinando De’ Medici (1663 – 1713) Collezionista e Mecenate
  Maria Paola Forlani. La Primavera del Rinascimento
  Maria Paola Forlani. La Madonna del Latte
  Jacopo del Cosentino. E la pittura a Pratovecchio nel secolo di Giotto
  Maria Paola Forlani. Il Museo del Duomo di Milano
  Maria Paola Forlani. Andata e Ricordo. Souvenir de Voyage
  Franco Patruno. Il Dosso di Maria Paola Forlani
  Maria Paola Forlani. Manet. Ritorno a Venezia
  Maria Paola Forlani. Sacri Splendori
  Alla Biennale di Venezia: Il Palazzo Enciclopedico
  Ebraicità al femminile. Otto artiste del Novecento
  Maria Paola Forlani. Testimonianze di un Territorio
  Maria Paola Forlani. Sangue di drago Squame di serpente
  Maria Paola Forlani. Borderline: Artisti tra normalità e follia
  Maria Paola Forlani. “Nuovi” capolavori per la Pinacoteca di Rovigo
  Aldo Fallai. Da Giorgio Armani al Rinascimento
  I Colori del Sacro. Il Viaggio.
  Franco Cardini. I Borgia e il loro tempo
  Liberty. Uno stile per l’Italia Moderna
  Maria Paola Forlani. Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi
  Maria Paola Forlani. Autoritratti. Iscrizioni del Femminile nell’arte italiana contemporanea
 
 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 69.5%
NO
 30.5%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy