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Carlo Forin: Lettera a SS. Benedetto XVI
18 Febbraio 2006
   

Santità,

oso rispondere alla Sua lettera enciclica Deus caritas est, mandata ai consacrati e a tutti i fedeli laici, sull’amore cristiano per unire in comunione il mio granello di senapa.

Ringrazio Giovanni Paolo II di aver esaudito la preghiera di non lasciarmi solo1 offrendomi la grazia del suo amico a successore. Un amico convinto dello Splendore della Verità.

Concordo con V. Santità: un problema di linguaggio è alla radice della nostra scarsa consapevolezza della ‘follìa’ dell’amore: siamo liberi di cedere all’amore di Dio, possiamo resistere ad Amor di Satana, ma non ne avvertiamo il pericolo.

Vorrei concorrere alla Sua ricerca, perché può forse essere approfondita sulla religiosità precristiana con spirito di verità.

Mi permetto di unire la mia riflessione partendo da Amor in Virgilio. Lei ci ha scritto:

«Tutte le altre potenze tra il cielo e la terra appaiono, così, d’importanza secondaria: “Omnia vincit amor”, afferma Virgilio nelle Bucoliche –l’amore vince tutto– e aggiunge: “et nos cedamus amori” –cediamo anche noi all’amore».2

Il Suo messaggio cristiano significa: non opponiamo resistenza all’amore di Dio, ma componiamo il nostro desiderio (eros) fino alla completa donazione di noi stessi (agape) attraverso l’esercizio paziente dell’amore (caritas).

Nella X ecloga delle Bucoliche Virgilio diceva giusto il contrario:

«I nostri affanni non potranno mutare il Dio [Amore]… Tutto vince Amore, e noi cediamo [fatalmente] ad Amore».3 «Amore crudele [che] non si sazia di lacrime»:4

Virgilio canta il disperato amore dell’amico Gallo per invitarlo a resistere ad Amore perché periva per amore (Gallus amore peribat). Canta per metterlo in guardia,5 ma le Pieridi,6 conclude, cambieranno il grido d’allarme in un canto bellissimo.

Nella VIII ecloga i suoi versi sono sembrati oscuri ai latinisti che lo vedono ancora come un Romano:

«Ora so che cosa sia Amore; tra aspri macigni il Tmaro o il Rodope o i remoti Garamanti ti generarono fanciullo non della nostra razza e del nostro sangue. Comincia con me, o flauto, comincia il canto menalio. Il feroce Amore insegnò alla madre a macchiarsi le mani del sangue dei figli; anche tu crudele, o madre! Ma fu più crudele la madre, o più malvagio il fanciullo? Malvagio il fanciullo; crudele anche tu, o madre».7

Si noti che tutta l’ecloga descrive la tentazione del poeta di ricorrere alla magia nera per conquistare l’amore di Dafni e alla fine se ne astiene

«Basta, canti, basta. Dafni ritorna alla città [e lascia noi pastori]».

Noi, che riconosciamo lo splendore della verità rivolgendoci a Colui che è Buono, non dobbiamo cedere al fanciullo malvagio.

Se queste due ecloghe dovessero apparire strane ed incomprensibili, si vada a rileggere l’incantamento di Didone ad opera di Cupido: la porterà al suicidio. An Phoebi soror?- domanda Enea alla madre non conoscendola, e lei non gli risponde, perché sorella di Erebo, l’inferno.

Virgilio ha narrato l’Eneide deliziando i Romani che si sono sentiti riconosciuti figli di Venere, stirpe divina. Maro, sacerdote etrusco devoto a Liber et alma Ceres,8 li ha esaltati sapendo di dipingerli come stirpe infernale, capaci di ricevere ospitalità ricambiandola con la morte.

Il problema di linguaggio, che Lei ci pone, si risolve individuando la lingua sumero-accada come matrice del latino, del greco e delle altre lingue europee.

Potremo così decifrare la parola terra < terra < TE ERRA, ‘entro materialmente in contatto con ERRA, nome di NER GAL nell’atto di amore con ERESH KI GAL, regina degli Inferi. ERESH KI (GAL) > KI ERESH, Ceres alma, Cerere celeste opposta alla Ceres infera.

Virgilio distingueva l’amore sacro, celebrato nell’incontro di Turno con Lavinia, ed Amor creatura infernale che indemonia Didone.

Padre Nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo nome… qui in Terra, dove siamo materialmente in contatto con Erra.

Come figli della luce potremo tornare al Padre grazie a Cristo Salvatore.

La radice ‘indoeuropea’ di terra < tersa si può scandire TER SHA, che rivela SHAT ER, ‘cammino ER di SHAT UR’, Sator, il seminatore (Saturno –dio della semina, maschio-femmina) colui che semina sul cammino. SHAT AN provvederà a sabotare la semina, ma non riuscirà ad impedire la presa di alcuni semi, perché Gesù ha costituito la sua Chiesa per resistere.

Lei, Pontefice che guarda al Cielo, tenga saldo il ponte: che non ruini in Terra.

Invoco la Sua benedizione e Le auguro lunga vita.

La mia preghiera del mattino e della sera è a Dio, che faccia la sua volontà passando per Lei, qui in Terra.

 

La saluto,

Vittorio Veneto, venerdì 17 febbraio 2006

 

Carlo Forin,

via Torricelli 3

31029 Vittorio Veneto (TV)

carlo.forin1@virgilio.it

www.siagrio.it >> Antares

 

 

 


1 Dai saluti a Karol della mia lettera alla quale il Pontefice mi ha risposto il 30/03/05 con la benedizione mandatami per la Segretaria di Stato dal mons. Gabriele Caccia.

2 Deus caritas est § 4.

3 V. 64 e v. 69 della X ecloga.

4 Vv. 28-29.

5 Non solo perché non verrà corrisposto, ma soprattutto perché Amore è malvagio. La doppia verità concorrente complica la comprensione.

6 Figlie di Piero, in gara con le Muse, cantano la gloria di Tifeo e quindi dei Titani cacciati nel Tartaro da Zeus-Juppiter. Perdono il confronto e vengono mutate in gazze.

7 VIII ecloga vv. 42-50.

8 Saturno. “Salve Terra Saturnia!”, saluto all’Italia delle Georgiche iniziate da Quid = QU DI, quale dio faccia liete le terre da semina.


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